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Le DOC dell’Emilia Romagna: Gutturnio

Le Doc dell'Emilia Romagna: Gutturnio


❂ Gutturnio D.O.C.
(Approvato con D.M. 21/7/2010 – G.U. n.181 del 5/8/2010; ultima modifica P.M. 12/7/2019 – G.U. n.178 del 31/7/2019)


zona di produzione
● in provincia di Piacenza: è suddivisa in più comprensori che comprendono totalmente il territorio collinare del comune di Ziano Piacentino e il territorio collinare parziale dei comuni di Agazzano, Alseno, Borgonovo Val Tidone, Carpaneto Piacentino, Castell’Arquato, Castel San Giovanni, Gazzola, Gropparello, Lugagnano Val d’Arda, Nibbiano, Pianello Val Tidone, Piozzano, Ponte dell’Olio, Rivergaro, S.Giorgio Piacentino, Vernasca e Vigolzone.
La zona di produzione delle uve che possono essere destinate alla produzione dei vini “Gutturnio Classico Superiore e “Gutturnio Classico Riserva è quella definita dal decreto del Presidente della Repubblica 9 Luglio 1967 ed è suddivisa in tre comprensori: A), B), C) e comprende totalmente il territorio collinare del comune di Ziano Piacentino e parzialmente i territori collinari dei comuni di: Borgonovo Val Tidone, Carpaneto Piacentino, Castell’Arquato, Castel San Giovanni, Gropparello, Lugagnano Val d’Arda, Nibbiano e Vigolzone;


base ampelografica
● frizzante, superiore, classico superiore, riserva, classico riserva: barbera dal 55 al 70%, croatina (localmente detta bonarda) dal 30 al 45%;


norme per la viticoltura
per la produzione di tutti i vini a D.O.C. “Gutturnio” sono da considerare idonei unicamente i vigneti ubicati in zona collinare-pedemontana, bene esposti, su terreni argillosi, preferibilmente di natura calcarea o calcarea-argillosa, spesso ferrettizzati, ciottolosi e ghiaiosi;
per la produzione dei vini a D.O.C. “Gutturnio”, “Gutturnio” Frizzante, “Gutturnio” Classico Superiore, “Gutturnio” Superiore, “Gutturnio” Riserva e “Gutturnio” Classico Riserva non sono da considerare idonei i vigneti posti al di sopra dei 350 metri di altitudine, fatte salve le deroghe per gli appezzamenti bene esposti, vocati e situati ad altitudini anche superiori. Sono inoltre esclusi i vigneti male esposti, rivolti verso nord e nord-est, nei fondovalle, in zone umide, nei pressi di fiumi e torrenti;
è ammessa l’irrigazione di soccorso per un massimo di due volte all’anno prima dell’invaiatura;
i vigneti di nuovo impianto e reimpianto devono essere composti da almeno 3.000 ceppi ad ettaro per tutte le tipologie di vino;
la resa massima di uva per ettaro in coltura specializzata dei vigneti e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo, devono essere i seguenti:

  • Gutturnio: 10 t/ha e 12% vol.
  • Gutturnio Classico Superiore: 10 t/ha e 12% vol.
  • Gutturnio Superiore: 10 t/ha e 12% vol.
  • Gutturnio Riserva: 10 t/ha e 12,5% vol.
  • Gutturnio Classico Riserva: 10 t/ha e 12,5% vol.

norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione, compreso la presa di spuma, la rifermentazione in bottiglia o in grandi recipienti, l’invecchiamento, l’affinamento in bottiglia e l’imbottigliamento di tutti i vini a D.O.C. “Gutturnio”, con esclusione delle tipologie “Gutturnio” classico Superiore e “Gutturnio” Classico Riserva, debbono essere effettuati in provincia di Piacenza, salvo quanto specificatamente previsto nel presente articolo, per salvaguardare la qualità e la reputazione, nonché garantire l’origine e assicurare l’efficacia dei controlli;
è consentito di effettuare le operazioni di vinificazione, compreso la presa di spuma, la rifermentazione in bottiglia o in grandi recipienti, l’invecchiamento, l’affinamento in bottiglia e l’imbottigliamento di tutti i vini a D.O.C. “Gutturnio” negli stabilimenti delle ditte site nel comune di Rovescala a est del torrente Bardoneggia in provincia di Pavia;
per i vini a D.O.C. “GutturnioClassico Superiore e “GutturnioClassico Riserva le operazioni di vinificazione, invecchiamento obbligatorio, affinamento in bottiglia e imbottigliamento debbono avvenire nell’ambito del territorio comprendente i comprensori A), B), C) precedentemente descritti. È consentito effettuare le predette operazioni negli stabilimenti situati nel comune di Rovescala a est del torrente Bardoneggia, in provincia di Pavia;


norme per l’etichettatura e il confezionamento
in considerazione della consolidata tradizione è consentita la commercializzazione di vino, avente residuo zuccherino superiore a quanto previsto dal presente disciplinare, necessario alla successiva fermentazione naturale in bottiglia, con la dicitura D.O.C. “Gutturnio” purché detto prodotto sia confezionato in contenitori non a tenuta di pressione di capacità da 5 a 60 litri;
per tutti i vini a denominazione di origine controllata “Gutturnio” è obbligatorio apporre sull’etichetta l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;
il vino a D.O.C. “Gutturnio” Superiore e “Gutturnio” Classico Superiore può essere immesso al consumo solo in bottiglie di vetro tipo bordolese di capacità da 0,200 a 6,000 litri e solo dopo il 1° aprile dell’annata successiva a quella della vendemmia;
Il vino a D.O.C. “Gutturnio” Riserva e “Gutturnio” Classico Riserva deve essere immesso al consumo solo in bottiglie di vetro tipo bordolese di capacità 0,200 a 6,000 litri, dopo almeno 24 mesi di invecchiamento e affinamento (di cui almeno 6 mesi in legno) a partire dal 1° settembre dell’annata di produzione delle uve;
per i vini a D.O.C. “Gutturnio” sono ammessi tutti i tipi di chiusure previsti dalla norma, ad eccezione dei tappi a corona, di quelli in plastica e salvo quanto previsto dal presente articolo;
i vini a D.O.C. “Gutturnio” nella tipologia frizzante sono immessi al consumo in bottiglie di vetro, nelle capacità da 0,200 a 4,500 litri, possono essere confezionati con tappo “a fungo” ancorato, di sughero o di materiale sintetico ammesso, pieno (tipo “elastomero”), con eventuale capsula di copertura della chiusura di altezza non superiore a 7 cm.;
i vini a D.O.C. “Gutturnio” nella tipologia frizzante, ottenuti da rifermentazione naturale in bottiglia, dove è evidente la presenza del tipico “fondo di rifermentazione” in bottiglia, è consentito l’utilizzo del tappo a corona. I tappi in plastica sono ammessi esclusivamente per i contenitori da 5 a 60 litri non a tenuta di pressione;


legame con l’ambiente geografico
A) informazioni sulla zona geografica
Fattori naturali rilevanti per il legame
Vocazionalità ambiente e terreno
Per Piacenza, tradizione enologica e priorità nella cura del vigneto sono due pilastri su cui si fonde la conoscenza e l’immagine dei vini Doc “Colli Piacentini”. Da qui il grande impegno dei viticoltori, delle proprie associazioni e degli istituti di ricerca verso studi sulla vocazionalità territoriale alla viticoltura e al vitigno e sul miglioramento delle tecniche e delle operazioni di elaborazione e vinificazioni dei vini.
Significative le ricerche svolte dall’Istituto di Viticoltura dell’Università Sacro Cuore di Piacenza dal 1988 al 1991 e dal Consorzio di Tutela in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole dal 1993 al 1995.
I metodi di indagine utilizzata presentano degli aspetti innovativi che si basano sull’elevato grado di interdisciplina dello studio dell’interazione <<genotipo per ambiente>>. Scopo della continua ricerca è la valutazione dell’effetto del pedotipo (insieme delle caratteristiche geologiche del suolo e della morfologia del paesaggio ad esso associato) sulle presentazioni vegeto – produttive e qualitative di alcune varietà di diversa destinazione enologica.
Da un punto di vista climatico ambientale, la zona di produzione del Gutturnio risulta caratterizzata da condizioni diversificate in modo significativo anche su distanze relativamente brevi per la presenza di conformazioni vallive parallele.
Gli allineamenti vallivi, l’esposizione dei pendii, le depressioni orografiche particolarmente protette dai complessi collinari circostanti, sono fondamentali nel definire tali climi locali. In linea di massima si può quindi dire che la particolarità dei suoli può dare luogo localmente a sezioni vallive ben esposte all’insolazione e protette dalle correnti atmosferiche più fredde de umide, oppure a climi particolarmente ventosi sui contrafforti collinari e nelle valli maggiormente esposte alle masse d’aria instabili di origine marina. L’attiva ventilazione che caratterizza il comparto è legata alla circolazione di brezza e interviene sia ostacolando l’accumulo di umidità, sia l’intensità delle gelate.
Le pendenze dei terreni vitati favoriscono la percolazione dell’acqua e la parziale disidratazione del suolo nel periodo di maturazione delle bacche, facilitando il deposito, negli acini, degli zuccheri e delle altre sostanze nobili della qualità. Le pendenze sono spesso ragguardevoli, per cui i costi di produzione risultano generalmente alti.
Ambiente climatico
Il clima dell’area di produzione della Doc Gutturnio è quello temperato subcontinentale, con temperatura media annua compresa tra 10 e 14,5°C; da uno a tre mesi estivi la temperatura media è superiore a 20°C.
La indicazione generale ha consentito nell’arco di 20 anni l’elaborazione di indici climatici, capaci di determinare i diversi microclimi al fine di definire su basi scientifiche una programmazione viticolo, i vitigni per ogni sottozona. La collina rispetto alla pianura è soggetta a minori escursioni termiche giornaliere ed annuali. In questa fascia altimetrica, soprattutto se ci si colloca nelle esposizioni più meridionali e relativamente distanti dai fondovalle, la temperatura media dei mesi più freddi risulta di 1-2°C più alta di quella della pianura, dando così origine ad inverni più umidi e con minore frequenza di gelo. Anche la temperatura dei mesi estivi risulta inferiore di 1-2°C a quella della pianura in virtù della maggior altitudine e del regime delle brezze, quindi l’estate è meno torrida e siccitosa rispetto alla pianura, con un bilancio idrico conseguentemente meno negativo. Sotto il profilo pluviometrico l’area viticola del territorio piacentino viene classificata nel regime sublitoraneo appenninico, che si caratterizza con una distribuzione di frequenza che presenta un massimo principale in autunno ed un minimo principale in estate, nonché un massimo secondario primaverile.
Le precipitazioni annuali vanno da un minimo di 700-800 mm nella fascia pedo collinare a circa 1.000-1.100 mm al limite dei 500-600 m di altitudine. In conclusione il clima della fascia collinare si configura meno continentale e più temperato rispetto a quello della pianura e della montagna e, quindi, particolarmente adatto alla coltura della vite.
La difesa altimetrica della prima e media collina, situata indicativamente tra i 200 e i 500 m. di altitudine, seppur ricompresa nel territorio a clima temperato sub continentale e a regime pluviometro sub litoraneo appenninico, presenta una singolarità climatica che la rende particolarmente vocata ad ospitare la viticoltura di qualità. Questa fascia è collocata al di sopra dello strato atmosferico interessato nel semestre freddo al fenomeno dell’inversione termica tipico della pianura (i primi 100-200 m.s.l.m.) ed è pertanto mediamente soggetta a minori escursioni termiche giornaliere ed annuali.
Poiché inoltre la temperatura media mensile dei mesi più caldi risulta inferiore di 1-2°C a quella della pianura in virtù della sua maggiore elevazione e del regime delle bozze, l’estate è mediamente meno torrida e siccitosa con un bilancio idrico conseguentemente meno negativo.
Con la continua ricerca, si tenta di affrontare l’argomento spinoso delle differenze comportamentali che si verificano durante la maturazione in ecosistemi differenti, seguendo un itinerario di studio e di comportamento il più possibile integrato, pur perseguendo l’obbiettivo di dare risposte pratiche e convincenti all’ambiente viticolo circa l’individuazione degli abiti ottimali per l’ottenimento di uve di qualità.
Prese in considerazione sei distinte zone delle colline Piacentine (AVT-BVT-AT-BVA-AVA-AVS), diversificate altimetricamente e controllando il comportamento sia Barbera e croatina che di altri vini, si sono ottenute risposte interessanti. La disposizione termica della fascia dei territorio collinare, utili per la coltura della vite viene usualmente sintetizzata dagli indici bioclimatici di Winkler e di Huglin; l’indice di Winkler in questa fascia oscilla tra 1500 e 1800°C con i valori più alti in corrispondenza dei versanti meridionali e delle altitudini inferiori, mentre l’indice di Huglin risulta compreso tra 1800° e 2000°C circa; questo campo di variabilità degli indici corrisponde sperimentalmente alle condizioni migliori di produzione di vitigni piacentini a bacca rossa, quali Barbera e Bonarda.
La fascia altitudinale 200-450 m.s.l.m. del territorio centrale/orientale della provincia di Piacenza è l’area in cui l’indice assume i valori 1600-1700 e risulta centrale nella fascia altitudinale delimitata.
Nell’ambito delle varie ricerche svolte è stato dimostrato infatti che per i vitigni controllati (Barbera e Bonarda per il vino Gutturnio), a parità degli altri fattori ambientali, esiste un optimum termico per fertilità delle gemme e per il grado zuccherino attorno a valori dell’indice di Winkler di 1600-1650 gradi giorno.
Per ottenere prodotti che si distinguono dal punto di vista qualitativo, molto importante è capire e valutare la reazione che il vitigno ha con l’ecosistema nel quale è inserito.
Determinante diventa l’ottimizzazione del rapporto tra vitigno e ambiente, cioè la scelta delle condizioni pedoclimatiche e colturali che consentono a quel vitigno di manifestare appieno le proprie potenzialità genetiche.
L’analisi dei risultati, ottenuti correlando fra loro lo studio dell’evoluzione della maturazione e l’analisi sensoriale, ha permesso di classificare i diversi ambienti geopedoclimatici sulla base della interazione vitigno per ambiente a conferma delle capacità intrinseche della varietà di rispondere in modo differenziato ed estremamente preciso ai condizionamenti ambientali dimostrando di essere uno strumento di monitoraggio ambientale più sensibile rispetto ad una mera descrizione dell’ambiente per quanto sofisticata essa sia.
Per quanto riguarda l’aspetto geopedologico il territorio della collina piacentina, vista la presenza di numerose valli, si presenta con una notevole variabilità.
Infatti i dati riguardanti l’analisi dei terreni evidenziano l’alto contenuto di argilla, con tessitura fine, nei suoli localizzati in Val Tidone dove, peraltro, si riscontra una maggior ricchezza di K rispetto ai suoli della Val D’Arda e delle altre valli centrali della provincia.
In Val Nure e Val Trebbia la maggior parte dei terreni presenta una granulometria con prevalenza di particelle limose con tessitura franco-limosa; una piccola parte presenta una tessitura equilibrata, a medio impasto, mentre un’altra buona parte ha una tessitura argillosa. Il 45% dell’area ha terreni subacidi, il 45% è neutro, mentre il restante 5% è subalcalino.
L’area della Val Chero e della Val D’Arda è caratterizzata da terreni molto eterogenei. Nel 10% dell’area abbiamo suoli argillosi (parte centrale), nel 65% sono presenti suoli a tessitura franco-limosa, nella rimanente parte (25%), verso sud sono presenti suoli a tessitura equilibrata o grossolana (a medio impasto, franco sabbiosa e sabbiosa franco).
La forma di allevamento più diffusa è quella a Guyot doppio Nessuna frase di carattere sembra essere stata scritta proprio per la vitivinicoltura piacentina come <<Bacchus amat colles>>.
Piacenza, nella storia della viticoltura nazionale, rappresenta un caso più unico che raro, racchiudendo nella sua origine, tradizione e vocazione tutti quegli elementi che ne fanno – senza presunzione – il simbolo più completo e più vero dell’<<Enotoria tellus>>.
Fattori umani rilevanti per il legame
Piacenza da sempre produce vini e ed il vino è coltura e tradizione; Piacenza è <<Terra di vini>> da epoche remote: hanno impiantato viti i paleoliguri, gli etruschi, i romani; hanno fatto il vino dalle nostre parti i legionari latini, i galli, i celti.
Cultura Greca Etrusca
Ma l’origine e la tradizione proviene ed è fondata sulle conoscenze greche: i viticoltori piacentini hanno sempre allevato la vite in forma bassa con le <<carasse>> (<<vinae characatae>> di Columella) sostenendo che <<è il palo che fa l’uva>>.
L’antica nobiltà dei vini piacentini è suffragata da tanti reperti e testimonianze uniche e inconfutabili.
E con l’età del ferro, al primo millennio a.C., che gli abitanti delle terre mare palafitticole vicino al Po emigrarono verso le colline piacentine, fondando l’importante centro culturale e termale di Veleja e impiantando le prime viti.
Tra il IV e il II sec. a.C. popolazioni galliche scesero in pianura padana (Gallia Cisalpina) e vi portarono le loro conoscenze vitivinicole, compreso un nuovo modo di conservare il vino e trasportarlo: la botte di legno assai più forte e robusta della terracotta.
Famoso nel mondo è il Fegato Etrusco (trovasi nel museo di Palazzo Farnese a Piacenza): ritrovato nel 1877 a Settima di Gossolengo, datato II sec. a.C., è un reperto bronzeo che riproduce l’organo anatomico di un bovino e presenta diverse iscrizioni fra cui quella del dio Fufluns, cioè un’ aruspice di abbondanza e di protezione, sia enoica che salutare.
Gli etruschi erano colti, di carattere mite, il vino nei banchetti, rappresentava un elemento di amicizia e di convivialità, di uso parco non smodato: l’etrusco Saserna, il più noto agricoltore in terra piacentina, nel II sec. a.C. racconta che alla sua tavola si beveva il <<Kilkevetra>>, il vino di bosco dell’Appennino piacentino. La presenza degli etruschi, però, anche a Piacenza, è segnata da importanti ritrovamenti archeologici: molti dei quali parlano della vite e di vino.
La presenza degli etruschi, però, anche a Piacenza, è segnata da importanti ritrovamenti archeologici, molti dei quali parlano della vite e di vino.
Attribuibili al periodo fra il XX e il VII sec., a.C., l’epoca dei primi insediamenti fissi delle terramare palafitticole piacentine, durante scavi archeologici svolti nel 1862, a Castione Marchesi e a Montata dell’Orto, furono ritrovati diverse viti fossili, vinaccioli, patere, pedali di natura e origine senz’altro preromana.
La presenza di radici fossilizzate di vitis vinifera sativa costituirebbe un elemento fondamentale per testimoniare la coltura della pianta di vite domestica, non selvatica, anche se a quell’epoca l’uva era sicuramente utilizzata solo come alimento diretto e coltivato in modo promiscuo.
Cultura Latina
Risalendo del buio di ere così remote, troviamo più vaste e più ricche documentazioni: i numerosi cocci di vasi vinari affiorati in Val Trebbia e in Val Nure, la preziosa patera trovata nel tardo ottocento sulle colline di Bicchignano; il bel vaso metallico decorato a sbalzo con tralci di vite e grappoli d’uva, dissepolto a Veleja nel 1760.
I vini piacentini dovevano essere già più che famosi ai tempi dei romani.
Basta sfogliare i classici latini per scoprire, per esempio, che dei nostri vini parlava perfino Cicerone quando nel Senato di Roma apostrofava il suo avversario e collega piacentino Pisone (padre di Calpurnia, moglie di Giulio Cesare) accusandolo di bere calici troppo grandi di vino di Piacenza. È sicuramente di questo periodo storico, nel massimo splendore dell’Impero Romano, la ricca forgiatura del primo grande bicchiere <<gutturnium>>.
Invece Licino Sestulo, che preferiva le lodi aperte alle frecciate polemiche, predicava nel Foro che <<vinum merum placentium laetificat>>, cioè che il vino schietto di Piacenza aiuta a rasserenare lo spirito.
Il Gutturnium
Il reperto enoico più importante in terra piacentina, però è senz’altro il famoso vaso o boccale o coppa denominata <<gutturnium>> riaffiorato, o meglio casualmente pescato, fra le sabbie limacciose del Po a Croce S. Spirito nel 1878, da un fortunato quanto ignaro pescatore.
Il boccale d’argento originale riccamente lavorato, con manico, è tuttora conservato nel museo capitolino di Roma. Il gutturnium può essere definito il primo <taste vin> del mondo.
Il gutturnium veniva riempito di vino e a turno i commensali, a fine cena, bevevano il sorso dell’amicizia; quello che in epoca storica successiva qualcuno definirà <<bicchiere della staffa>>, cioè l’ultima bevuta prima di partire a cavallo, con i piedi già infilati nella staffa della sella.
Sulla viticoltura di collina e montagna piacentina, il santo irlandese Colombano, ebbe una grande influenza. A Bobbio, in alta Val Trebbia, fondò prima del VII secolo l’ordine monastico che per sette secoli governò e istruì le popolazioni montane alla coltivazione dei campi, ma soprattutto della vite.
Indici di nobiltà dei vini piacentini ne troviamo un po’ ovunque nella storia.
Particolarmente ricca di documenti, disegni e riferimenti antichi, datati dall’anno 789 al 1310, è la raccolta e gli scritti che ricordano le misure e vari tipi di contenitori del vino piacentino.
Sappiamo che, verso la fine del Duecento, <<un vino alettissimo che si faceva sui colli di Piacenza>> veniva esportato in Francia.
Quasi duecento anni dopo, la corte viscontea gradiva <<di molto>> gli omaggi di vino piacentino che le venivano inviati dai nobili feudatari.
Vino dei Papi
Così come amavano i nostri vini per <<lo gusto, et la prelibatezza>> gli Sforza, il Piccinino ed il Colleoni.
Beveva vini piacentini anche papa Paolo III Farnese <<et anco ne mandava a pigliare – come scrive in una sua memoria il dispensiere pontificio Sante Lancerio – anco se fosse a Ferrara et a Bologna>>.
Tra un capolavoro e l’altro, si ristorava con i vini dei Colli Piacentini addirittura anche il grande Michelangelo, che li riceveva in botticelle (che poi il grande artista faceva travasare in fiaschi) dal piacentino Giovanni Durante, un faccendiere al quale Buonarroti aveva affidato la riscossione delle gabelle (circa 600 scudi d’oro all’anno) per i traghetti e l’uso del porto sul Po a Piacenza.
Il diritto a gabellare, Michelangelo lo aveva avuto da Papa Paolo III Farnese, finalmente nel 1535 come pagamento degli affreschi della Cappella Sistina.
Nella <<De Naturali Vinarum Historia>> di Andrea Bacci, edita esalta la qualità dei nostri vini, definendoli <<vina valida, synceriora ac multae laudis>>.
Vino dei Re
Il celebre generale piacentino conte Felice Gazzola li fece assaggiare a Carlo III di Spagna che gustandoli con soddisfazione esclamò: <<Sono vini eccellenti! Mai ne bevvi di migliori in vita mia>>.
Invece Filippo V quasi li esigeva dal suo primo ministro, il piacentino cardinale Giulio Alberoni, il quale li faceva giungere in Spagna in speciali fiasche, attraverso le valige diplomatiche in cui erano stipati anche il formaggio grana ed i prelibati salumi piacentini.
Antichi documenti e cronache del tempo dimostrano che nella seconda metà del ‘600 i vini piacentini erano esportati in Francia.
Vino di pregio
Ma arriviamo al presente che fa pienamente onore ad un così illustre passato.
Un vino rosso piacentino di <<pregio>> nel 1911, ottenne un riconoscimento e un premio speciale all’Esposizione Internazionale di Torino, fra i migliori 18 prodotti nazionali presenti.
Il Ministero dell’Agricoltura, nella stesura del primo elenco di vini <<tipici e di pregio>> nel 1914, elencava a questo importante rango un <<Rosso>> profumato fruttato, di corpo pieno, nobile, prodotto nel piacentino, senza ombra di dubbio il capostipite dei vini rossi piacentini, <<Il Gutturnio>>.
Nel 1941 sulla G.U. viene pubblicato un D.M. con annessa tabella dei vini di pregio, tra cui il Gutturnio Nel 1987 l’Office Internationale de la Vigne et du Vin ha insignito Piacenza dell’ambito titolo di “Città Internazionale della Vite e del Vino”, un prestigioso blasone che riconosce l’alta qualità e la nobiltà dei nostri vini.
B) informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente
attribuibili all’ambiente geografico
L’origine geologica dei suoli caratterizzati da alta presenza di argilla e limo e la piovosità media della zona inducono una buona vigoria della vite, stemperata dalla ricorrente siccità estiva e dalle temperature utili piuttosto elevate ( indice Huglin 1800-2000 ) sono premesse per un buon accumulo di zuccheri unitamente ad elevate concentrazioni di acido tartarico e malico. Premesse per produrre vini base atti alla rifermentazione e dunque alla produzione del Gutturnio frizzante.
L’aumento medio delle temperature osservato negli ultimi 15 anni è direttamente correlato con l’aumento della frazione tannica soprattutto sul vitigno Croatina e all’aumento del grado alcolimetrico potenziale del Barbera.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi della lettera A) e quelli della lettera B)
L’interazione tra clima, suolo e le pratiche colturali del territorio piacentino si esprimono nella diversificazione del vino prodotto. Barbera e Bonarda fanno misurare indici di maturazione diversa soprattutto il funzione dell’esposizione e dell’altezza sul livello del mare. La frazione polifenolica delle uve e dei vini è funzione anche della tecnica colturale che prevede densità d’impianto medio-alte Il Gutturnio delle zone più calde viene di norma presentato nelle versioni superiore o riserva grazie ad un maggior contenuto in alcool e della frazione polifenolica. Nelle zone più alte dove il contenuto acidico è più elevato e la gradazione zuccherina delle uve è più contenute si ottengono vini base ideali per la rifermentazione per la produzione di Gutturnio frizzante.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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