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L’altro Vulture

La Basilicata è una regione che, per la sua collocazione geografica, risente dello stato di depressione che affligge tutto il sud Italia.
A metà settembre ho avuto modo di effettuare una breve escursione nel Vulture, zona situata a nord di Potenza, che insiste su un vulcano, attivo nell’era pleistocenica e spentosi circa 300.000 anni fa. La conformazione del territorio è ondulata e collinosa, ad una altezza che va dai 300 ai 650 metri ed il terreno è costituito da strati di depositi piroclastici prodotti dell’attività esplosiva e strati di lava, prodotti eruttivi che defluivano dal cratere, sovrapposti gli uni agli altri.

Il terreno sotto la vigna

Terre fertili, coltivate ad uliveti, cereali e viti; è, inoltre, una zona ricca di acque.

Panoramica sul Vulture

Ho alloggiato in una struttura molto grande, immersa nella natura incontaminata delle campagne tra Acerenza e Forenza: nello splendido borgo “Le Masserie del Falco“; ci sono appartamenti da 90 mq tutti con giardino, suites prestigiose, piscina e tanti altri comforts.
Tutti noi, meccanicamente, abbiamo pensato: la classica “Cattedrale nel deserto”. Per raggiungerla da Venosa abbiamo percorso 23 km di “Strada Provinciale del Vulture” semideserta e disconnessa! La struttura di accoglienza è privata, a conduzione familiare e si regge soprattutto sull’entusiasmo dello staff.

L'hotel Le Masserie del Falco

E questa “Cattedrale” si è dotata anche di un ristorante gourmet, nel quale, da oltre un anno, è stato chiamato uno chef lucano: Gianfranco Bruno, cresciuto con aglianico, podolica e crusco, il famoso peperone di Senise essiccato. Ha mano felice nella scelta e nel trattamento delle materie prime locali, è dotato di ottima tecnica e di una fantasia sconfinata!

Alice nel Paese delle Meraviglie

Girando nel territorio si vedono enormi distese dedicate alla coltura di cereali, alcuni campi con le restoppie bruciate (per aumentare la fertilità del terreno), altri già arati a maggese; questi ultimi mostrano le grandi e variegate qualità dei terreni: spesso, nello spazio ristretto di 50 metri, la variazione cromatica del terreno va dal bianco gessoso, alle argille, al fertile rossiccio-marrone, al nero lavico.

Le colline lavorate

Quando fu colonizzata dai Greci, oltre duemilaseicento anni fa, furono impiantati i primi vigneti ed il vitigno utilizzato, con ogni probabilità, era proprio il progenitore dell’attuale aglianico.
Oltre duemila anni fa il sommo Orazio, nato a Venosa, ne esaltò le grandi qualità; e tuttora l’Aglianico del Vulture viene ricordato fra i migliori vini d’Italia. Al naso si propone con frutta matura (ciliegie, more e susine nere) e cenere, che, con l’invecchiamento, vira verso profumi d’incenso; le botti grandi, nelle quali viene lungamente stipato per una lenta maturazione, addomesticano i potenti tannini e conferiscono una gradevole speziatura, che, uniti alla peculiare acidità del vitigno, ne rendendo possibile il godimento già dal quarto o quinto anno dalla vendemmia.
Siamo, quindi, in un contesto molto contrastato, dove esistono potenzialità immense, strutture eccellenti, ma dove per ottenere una linea telefonica è cosa molto difficile: ad un anno e mezzo dalla richiesta senza esito, attraverso un amico di un amico, la si può ottenere, invece, in soli quindici giorni!
Ed è proprio in questo contesto che le aziende Grifalco e San Martino hanno promosso una manifestazione atta a diffondere la conoscenza del territorio, dell’eccellenza dei suoi prodotti e le potenzialità ancora tutte da esplorare.
Partendo dalla constatazione che, oltre ai soliti quattro o cinque produttori riportati sulle guide più diffuse, c’è poca conoscenza degli oltre trenta produttori di Aglianico del Vulture, hanno ideato e realizzato il progetto “L’altro Vulture“, in collaborazione con il GAL Vulture Alto-Badano, nei locali del Centro Civiltà dell’Aglianico, di recente inaugurazione dopo un accurato restauro.

Centro Civiltà dell'Aglianico

L’idea è stata semplice, ma efficace e, soprattutto, generosa. All’arrivo al Centro Civiltà dell’Aglianico abbiamo trovato circa 40 vini, di cui 10 tra bianchi e rosati: c’erano anche i vini di tanti altri produttori, in modo da poter comporre un quadro d’assieme dei tanti vini del territorio.
E i vini, naturalmente, erano accompagnati da altri prodotti della tradizione alimentare del Vulture.
Ricordo con piacere un’ottima mozzarella di bufala del caseificio Az. Agricola Sabino (ma i loro formaggi non erano di certo da meno); i salumi dell’Azienda Sileno; il pane, la focaccia, i tarallini ed i tozzetti portati da Dolce Forno Lucano; infine i peperoni essiccati ed uno straordinario olio evo D.O.P. Vulture.

I prodotti alimentari

È stato bello vedere che tutte le aziende erano rappresentate da giovani; probabilmente è questa la chiave di volta: riusciranno i nostri giovani a tenere vive le tradizioni, valorizzarle e far conoscere gli eccellenti prodotti che quella terra offre?

Altri prodotti alimentari

Ma torniamo alla degustazione. Oltre ai vini di Grifalco (Venosa) e San Martino (Forenza), abbiamo potuto assaggiare i vini provenienti da:
Maschito (Musto Carmelitano e Casa Maschito)
Venosa (Cantina Bonifacio e Madonna delle Grazie)
Ripacandida (Eleano ed Eubea)
Rapolla (Camerlengo)
Melfi (Carbone)
Barile (Basilisco, Mastrodomenico e Tenute D’Auria)
Rionero in Vulture (Tenuta I Gelsi)

Parlare dei singoli e/o tracciare una classifica sarebbe oltretutto scorretto: lo scopo non era il confronto fra i vini, bensì offrire una panoramica dei prodotti del territorio; con sfumature e tonalità differenti, ma con una matrice unica: aglianico coltivato sulle pendici del monte Vulture.

Vini in esposizione

Comunque, siccome più si va avanti con l’età e più si diventa incorreggibili, non riesco a trattenermi dal segnalarne qualcuno per lo stato di grazia in cui l’ho trovato; ma solo qualche aggettivo.
Tra i bianchi Accamilla 2013 (Camerlengo) si è confermato un vino da tavola anche “robusta”, non certo un vino da salotto; mentre Gelso Bianco 2014 (Tenuta I Gelsi) si è distinto per i profumi floreali, sapori fruttati e persistenti.
Pian del Moro 2010 (Musto Carmelitano): croccante, fresco e complesso!
Portale Adduca 2012 (Casa Maschito): Monumentale! Frutta intensa, cenere spenta, salino, tannini imponenti e fini, acidità infinita!
Certamen 2009 (Cantina Bonifacio): frutti neri, vinoso, sapido, speziato, intatto; eppure è del 2009!
Grifalco ha portato 5 etichette, tutte in grandissima forma; ma passano in secondo ordine dopo aver assaggiato il Damaschito 2007, di cui parlo in fondo.
Liscone 2010 (Madonna delle Grazie): una beva scorrevole e piacevole; tannino giovane e scalpitante, ma l’acidità e la speziatura compensano.
Eleano 2011 (Eleano): susine e cenere al naso; frutta matura, tanninone e speziature a deliziare il palato.
E’ un grande dilemma scegliere fra Nero Carbone 2012 e Stupor Mundi 2012 ambedue di Sara Carbone; poi mi stupisco anch’io e propendo oggettivamente per il secondo: un “macho” elegante e completo, con profumi e sapori “ad alta definizione”: frutta croccante, mentolato, balsamico, speziato, fresco e tannini risolti!
Basilisco 2009 (Basilisco); fra i più maturi, forse il vino nello stato più avanzato di evoluzione; alterna note di gioventù, di freschezza e di frutta croccante a note di evoluzione e di cuoio.
Likos 2011 (Mastrodomenico): trovo che questo vino si mantiene, anno dopo anno, sempre su standard qualitativi di eccellenza; susine cenere e giuggiole mature al naso; il tannino è potente, ma è bilanciato da un frutto ancora croccante, dall’acidità, dalla sapidità e dalla speziatura.
Kamai 2010 (San Martino); è un’azienda giovanissima, fondata da un giovane enologo, nonché figlio d’arte: Lorenzo Piccin. Il vino è di grande equilibrio fra note fruttate, minerali, speziatura e tannino.
Ma la “festa” vera è stata completa proprio perché abbiamo assaggiato tutte le etichette dei produttori sopra citati.
La due giorni continua con la visita del borgo medievale di Acerenza e della sua splendida Cattedrale del 1.100.

Cattedrale di Acerenza

Una visita completa dei vigneti e della cantina dell’azienda Grifalco, dove abbiamo degustato una splendida magnum di Damaschito 2007: la sua firma sui nostri palati ha lasciato un piacevole e duraturo ricordo!

Andrea Piccin

Sulla via del ritorno non potevamo non fermarci a Barile per vedere le suggestive cantine scavate nel tufo lungo i tornanti che portano al centro storico: lavori di consolidamento del territorio e l’assenza di alcuni proprietari non ce ne hanno permesso la visita; sarà per la prossima volta!

Barile

Antonio Di Spirito

Antonio Di Spirito

Il vino ha sempre fatto parte della sua vita; dal 1974 vinifica le uve acquistate e nel 1981 ha impiantato una piccola vigna che coltiva tutt'oggi, sempre per il consumo familiare. Dal 2006 si è dedicato interamente al mondo del vino; dopo aver seguito tanti corsi, ha ricoperto il ruolo di docente alla Rome Wine Academy School, organizzando e guidando degustazioni, partecipando alla stesura di una Guida annuale ai Migliori Vini e curando la pubblicazione del New Wine Journal online. Dal 2011 è Free Lance Wine Journalist. Dal 2013 collabora con "Lavinium" e dal 2014 anche con "LucianoPignataro WineBlog". Dal 2014 è Giudice Internazionale al "Concours Mondiale de Bruxelles" e dal 2016 è Membro delle Commissioni di Valutazione del Concorso Enologico Internazionale "La Selezione del Sindaco". Nel 2015 ha partecipato alle selezioni ed alla scelta dei vini della guida Slow Wine 2016 per la Sardegna e nel 2016 ha fatto parte del panel di degustazione per le selezioni e la scelta dei vini della guida Guida "I vini d'Italia" de L'Espresso.

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