La Macedonia del Nord non è più “un Paese nuovo ma dal vino vecchio”

L’occasione per un aggiornamento sullo stato della vitivinicoltura nella Macedonia capita a fagiolo con la comparsa sul mercato dei primi vini imbottigliati con il nome Macedonia tre anni dopo l’accordo sul nome con il via libera da Atene. Per la maggior parte si tratta di vini decenti, di pronta beva, a buon mercato, dallo stile tecnologico, soprattutto quelli bianchi provenienti dalle uve dei vitigni internazionali, che oggi sono vinificate con maggiore attenzione per il largo consumo, ma a discapito della personalità. Per i miei gusti, però, quelli che sono ottenuti invece dai vitigni autoctoni sono un po’ più sapidi e sembrano avere delle prospettive migliori, in primis i rossi Vranec, Stanushina, Kratošija, Prokupec e i bianchi Temjanika e Žilavka, ma devono però viaggiare di pari passo con una qualità più regolare e una maggiore accessibilità.
In Macedonia del Nord ci sono ancora troppi piccoli vignaioli che d’abitudine conferiscono le uve alle grosse cantine il giorno dopo la vendemmia, dunque con quella fermentazione fuori controllo che s’innesca non appena sistemate sui carrelli dei trattori o sui pianali dei camion e che ne danneggia la qualità. Capita dunque che, insieme a vini sani, onesti, beverini e qualche volta anche davvero buoni, circolino pure quelli organoletticamente deboli o addirittura con quel gusto stantio, tra l’annacquato e l’ossidato, che s’incontrava spesso ai tempi della federazione jugoslava e che adesso non trova più molto spazio.
I produttori devono dunque rimboccarsi meglio le maniche e mettersi a lavorare sodo per modificare l’opinione piuttosto diffusa che la Macedonia del Nord è ”un Paese nuovo ma dal vino vecchio“. Eppure è il Paese che ha le migliori condizioni pedoclimatiche d’Europa in assoluto per la viticoltura. Possiede il record del numero dei giorni d’esposizione al sole e del numero di vigne situate alle quote più alte sul livello del mare, quelle che sfruttano la maggior ventilazione degli ottimi terreni di montagna dalle estati lunghe, calde, secche e perciò sono ideali per lunghi periodi di maturazione, tutti elementi che secondo alcune ricerche determinano la maggior concentrazione al mondo dei polifenoli del vino.

I suoi vini non sono, però, ancora particolarmente affascinanti per gli appassionati occidentali, con alcune rare, ma valide eccezioni. Ci sono ancora vigne arretrate, pochi investimenti privati, la recentissima privatizzazione piratesca ha consolidato la supremazia di un paio di colossi enologici che non remano certo a favore della qualità, anzi per troppi dei loro vini questa non è sicuramente da enoteca, sebbene dopo la proclamazione d’indipendenza, nel 1991, la qualità dei vini sia andata migliorando, grazie all’iniziativa privata e ad alcuni investimenti stranieri, in gran parte tedeschi.
Certamente non è più a un livello di serie B, anche se non è così evidente sui mercati internazionali, ma non è colpa del vino, che ha sofferto per troppo tempo la mancanza d’interazione con il consumatore occidentale dal palato fine, a causa della controversia che è durata trent’anni con la Grecia sull’uso del nome ”Macedonia” o dell’aggettivo ”macedone” sulle etichette di ogni prodotto che Skopje voleva far circolare nell’Unione Europea.
La gente comune non li conosceva come vini della Macedonia indipendente perché non poteva individuarli con quel nome ed era quindi impossibile che emergessero dall’anonimato in cui li aveva relegati la diffidenza per tutti i prodotti che arrivavano dai Balcani e perciò era difficile che potessero conquistare qualcosa di meglio dello scaffale più basso dei supermercati, a fianco dei bottiglioni con il tappo a corona.
Nel secondo dopoguerra, infatti, la grande patria di Alessandro il Grande era stata spartita in diverse parti assegnate a cinque stati diversi: a oriente alla Bulgaria, a occidente all’Albania, a Nord alla Serbia e a sud alla Grecia, mentre quella centrale nel 1993 era ormai diventata una repubblica indipendente riconosciuta sì dall’ONU, ma soltanto con la denominazione provvisoria di ”Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia” (Former Yugoslav Republic of Macedonia, in sigla FYROM) e solo nel 1995 si erano aperti dei difficilissimi negoziati con la Grecia sul nome da stabilire sia per il territorio indipendente sia per la regione che fa parte della Grecia.
La Grecia, infatti, aveva cominciato subito a dettare delle condizioni, inducendo la Macedonia indipendente perfino a togliere la stella a sedici punte di Vergina (il simbolo della dinastia macedone che si trova sulla tomba del Re Filippo II) dalla propria bandiera adottata appena tre anni prima. Negli anni successivi alla guerra dei Balcani del 1999 e al crollo di quella che fu la Jugoslavia, quando nei supermercati europei erano apparsi i primi rinnovati vini di questo Stato annidato fra i monti Šar Planina, Crna Gora, Maleshevo, Selechka e Pindus nei Balcani meridionali, c’era stata immediatamente una dura reazione.

La Grecia aveva chiesto per via diplomatica alla Germania e alla Slovenia di vietarne la vendita e poi, nel 2008, aveva pure bloccato i negoziati in corso per l’adesione all’Unione Europea e alla NATO, sempre a causa del nome. La Grecia, insomma, non voleva che si chiamasse ”Macedonia” e tutte queste scaramucce non avevano fatto altro che danneggiarne l’esportazione di vino.
I produttori, infatti, avevano registrato un effetto catastrofico sulle loro esportazioni, giacché hanno sempre rappresentato l’85% circa del vino prodotto e dato che il 20% circa del PIL nazionale è costituito dalla produzione di uva e di vino. Alla fine del 2009 le autorità tedesche avevano chiesto alla Commissione Europea un parere ufficiale sulla possibilità di vendere ancora i vini provenienti da Skopje con il nome ”Macedonia”, ma l’allora Commissario europeo per l’agricoltura aveva confermato che nell’Unione Europea sui documenti e sulle confezioni soltanto il vino della regione omonima della Grecia poteva portare quel nome.
Per avere un’idea dell’effetto di questa decisione basta pensare che almeno un terzo di tutti i vini prodotti nella Macedonia indipendente finisce in Germania e secondo le norme della Comunità Europea deve essere specificato in modo chiaro e inequivocabile il luogo in cui il vino viene prodotto, quindi gli veniva precluso il mercato tedesco, impoverendo il Paese. Inoltre la gran parte dei vini della Macedonia indipendente non era ancora protetta da nessuna denominazione di origine registrata all’estero, poiché quasi tutti esportati sfusi (più del 90%) in grandi cisterne per essere confezionati all’estero dagli stessi importatori.
Una situazione disperata che il governo aveva aggirato affrettandosi a istituire il catasto della superficie vitata, l’elenco delle varietà di uve ammesse alla produzione di vino e il registro delle tre regioni vinicole (Povardarie nei pressi della capitale, Pčinja-Osogovo a Ovest vicino al confine con la Bulgaria e Pelagonia-Polog a Est nei pressi del lago Ohrid, al confine con l’Albania) e degli allora 16 distretti con le denominazioni d’origine protette, tutti requisiti per liberare finalmente l’esportazione verso i Paesi dell’Unione Europea, che veniva accordata in franchigia (duty free) fino a 395.000 ettolitri. Chi non aveva ancora un proprio marchio già ben affermato, come le cantine di recente fondazione, oppure acquistate e ristrutturate da un’altra proprietà sotto un altro nome, non aveva fatto altro che togliere dall’etichetta la parola ”contesa”, sostituendola con la sigla FYROM.

Per fortuna che ce ne sono state tante di cantine così: una trentina di anni fa i vinificatori registrati erano soltanto 28, adesso ci sono 20.000 viticoltori su oltre 28.000 ettari con 99 cantine vinificatrici per circa 1 milione di ettolitri. E sono cresciuti anche con le idee più chiare in un Paese che imbottiglia soltanto un terzo del proprio vino. Hanno estirpato le vigne dai terreni meno indicati per la produzione di uve da vino e ridotto le rese, aumentando la densità degli impianti. Lo stato attuale della viticoltura nella Macedonia indipendente non è ancora conosciuto a fondo, ma questi pochi dati sono già in grado di dare un’idea piuttosto reale del quadro d’insieme in cui si muove questo Paese di lunga tradizione enologica, nata addirittura prima ancora dell’antico impero romano. Intanto è stato risolto il contenzioso con la Grecia. Il 25 gennaio 2019 il parlamento ellenico ha adottato l’accordo di Prespa, firmato dal primo ministro greco Alexis Tsipras e quello della Macedonia indipendente Zoran Zaev il precedente 17 giugno. Da quel giorno la Macedonia indipendente ha dovuto cambiare dappertutto il suo nome costituzionale con quello attuale condiviso di Repubblica della Macedonia del Nord e, in cambio, la Grecia ha smesso di porre il veto all’adesione di Skopje all’Unione Europea e alla Nato. Così il vino finalmente può circolare anche in Europa.
Fra i produttori più qualificati si trovano i seguenti: VV Tikveš, Povardarie AD, Skovin, Imako Vino, Lozar Pelisterka, Bovin, Fonko Wines, Pivka, Vinarija Grkov, Vinarija Elenov, Vinarija Popov, Popova Kula, Vardarska Dolina, Filovski, Ezimit Vino, Stobi, Dalvina, Vizba Valandovo, ZIK Kumanovo. Finalmente anche la qualità della confezione, cioè le bottiglie e i tappi, non ha niente da invidiare ai nostri, mentre prima faceva, in effetti, un po’ pietà. Avendo già parlato dei vini di Popova Kula e Dalvina in articoli precedenti, preferisco adesso descrivere in breve alcuni di qualche altro vino tra quelli che mi sono fin qui piaciuti, in attesa di… assaggiare e descrivere tutti quelli che verranno prodotti con una qualità superiore, magari anche presto!
”Alexander” Vranec Grand Cru – Vizba Valandovo
Questo vino secco proviene da una selezione di uve Vranec delle migliori vigne in agro di Valandovo. È di colore rosso rubino e ha il caratteristico aroma fruttato di prugne mature e secche del vitigno Vranec, reso intrigante da una bella speziatura. In bocca è piacevole ed equilibrato tra i tannini, l’acidità, l’estratto e l’alcool. Affina in barrique. Affina in barrique. Accompagna bene le carni scure, gli arrosti, i formaggi a una temperatura di 18-20 °C.

Vranec ”Markov Manastir” – Skovin
È stato il primo dei premium wines della Repubblica di Macedonia e prende il nome dal monastero sul monte Vodno, sopra la tenuta, a una dozzina di km da Skopje. Proviene da uve Vranec coltivate in località Markova Reka. È secco, di colore rosso rubino, con aromi esuberanti di mirtilli e una ricchezza di tannini dolci che gli dà un bel vigore. Perfetto con carni alla brace e arrosti di maiale a una temperatura di 18-20 °C.
Merlot – Elenov
Proviene da uve Merlot di un vigneto in agro di Demir Kapija che fu di proprietà del re Alessandro di Serbia. È un vino secco di colore rosso rubino e ha grande armonia ed equilibrio. Nell’aroma, ricco di fruttato, c’è una spiccata nota di ciliegie mature, il gusto è ricco ed elegante, con tannini morbidi. Lo raccomando con prosciutti affumicati e carni di vitello e di agnello a una temperatura di 18-20 °C.
Dissan – Bovin
È un vino rosso secco da uve selezionate di Vranec che provengono dalle vigne in agro di Negotino. Corposo e di colore intenso, rosso rubino dai riflessi porpora, ha un bel bouquet di ciliegie, mirtilli e confetture, è molto rotondo e fine, pieno, come un Amarone. In bocca è succoso e persistente. Si abbina bene con arrosti e grigliate di maiale, di agnello, di alcuni pesci grassi e con tutte le varietà di formaggi stagionati e piccanti a una temperatura di 15-17 °C.

Kale – Skovin
È un vino rosso secco ottenuto da Merlot, Cabernet Sauvignon e Vranec coltivate a Markova Reka, a una dozzina di km da Skopje. Ha un colore rosso scuro intenso, un bouquet complesso, fruttato e floreale con aromi di more, mirtilli, ribes e viole. Molto estrattivo, di buona struttura, cioccolatoso. Indicato con arrosti e grigliate di maiale e di agnello a una temperatura di 16-18 °C.
Alexandar – Bovin
È un superbo vino rosso che viene dalla tenuta di Negotino ed è prodotto da Merlot (40%), Cabernet Sauvignon (40%) e Vranec (20%). Di colore rubino intenso con riflessi viola, ha un bouquet fruttato e complesso con un aroma marcato di mirtilli, note di terra e di erbe. In bocca ribes, tabacco e spezie. Ideale per carni cotte con cavoli e verdure, agnello in crosta con erbe fini e aglio, roast beef e specialità alla griglia a una temperatura di 15-17 ºC.
Temjanika – VV Tikveš
È un vino bianco abboccato che proviene da uve Temjanika coltivate nella tenuta in agro di Kavaradaci e che si caratterizza per il colore paglierino e verdolino. Ha un bel bouquet ricco, floreale, delicatamente profumato di toni moscatosi, con note distinte di violetta, rosa e mandarino, frutta esotica. Un vino vispo, equilibrato, rotondo, con un’acidità che lo mantiene fresco e asciutto nel finale, che è persistente. Davvero attraente e interessante. Gustoso con pesci e carni bianche in salse dolci, vitel tonné, paté, latticini e formaggi caprini e ovini freschi a una temperatura di 10-12 °C.

Barovo – VV Tikveš
Nato dalla collaborazione con l’enologo francese Philippe Cambie, è fatto con Vranec e Merlot provenienti da una vigna esposta alle brezze che arrivano dal mare a Barovo in agro di Demir Kapija, nel cuore dei monti Kozhuf. Giornate calde, secche, arieggiate da venti freschi e notti fredde ma temperate ne fanno un vino secco e di colore scuro, denso, che si presenta lussuoso, potente e morbido, con aromi di more, fragoline di bosco, lamponi, tannini maturi, un fondo terroso e un finale persistente, come un bel vino del nostro meridione. Ottimo con l’agnello, le costine alla brace, la selvaggina e le carni scure a una temperatura di 16-18 °C.
Bela Voda – VV Tikveš
Nato anch’esso dalla collaborazione con l’enologo francese Philippe Cambie, proviene da una vigna di Bela Voda in agro di Krusevac che giace su terreni argillosi dal clima mediterraneo ed è fatto di Vranec e Plavec. Poco legno, per fortuna. Vino dal colore rubino intenso e con aromi vinosi, toni erbacei, un buon fruttato di piccoli frutti di bosco, cacao e con una bella struttura. Ideale con la selvaggina e le carni scure in salse nobili a una temperatura di 16-18 °C.
Kratosija – VV Tikveš
Si tratta di un vino rosso secco che è prodotto da uve Kratosija della tenuta in agro di Kavaradaci, di colore rosso intenso e con un bouquet ricco di aromi di amarena e ribes. In bocca è equilibrato, fresco, pieno e gradevole. Potenzialmente è uno dei vini più longevi. Accompagna bene le pietanze alla griglia e i formaggi stagionati e piccanti a una temperatura di 18-20 °C.
Mario Crosta




