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Il 4 novembre 2009 i produttori del Carso hanno presentato al Tar del Lazio il ricorso contro il decreto del ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, che prevede la creazione della nuova Doc Prosecco interregionale Veneto e Friuli Venezia Giulia. Non si è quindi verificato quello che in cuor mio speravo, vale a dire che il buonsenso prevalesse, per la soddisfazione di tutti. Se da un lato era così tutelato il Prosecco e, quindi, soprattutto i produttori veneti che ne producono il 98% esportando ogni anno più di 160 milioni di bottiglie in tutto il mondo, dall’altro i viticoltori e agricoltori del Carso avrebbero avuto qualche risorsa in più per sviluppare il territorio e garantirsi un futuro più roseo e ricco di speranze. Invece nubi plumbee si affacciano all’orizzonte. Non solo è stato presentato il ricorso, ma il Tar del Lazio lo ha considerato ammissibile fissando per il 26 aprile 2010 la prima udienza della vertenza. Come mai? Ed io che mi ero illuso che come per magia tutto si fosse risolto per il meglio. Altro che “volemose bene” e risolviamo tutto a “tarallucci e vino”, la disputa è invece ancora lungi dall’essere conclusa. Il ministro Zaia resta fermo nelle sue rigide posizioni dichiarando in un’intervista: “La storia ci darà ragione, sui portali delle cantine del Friuli dovranno scrivere chi è causa del suo mal pianga se stesso”.
Secondo la mia umile e modesta opinione, quello che non si capisce o si fa finta di non capire, è che questo non è un problema che riguarda il Friuli Venezia Giulia, ma esclusivamente il territorio del Carso. Inutile fare troppi giri di parole o usare il politichese, la nuova Doc Prosecco permetterà principalmente di tutelare un business del quale gli indiscussi protagonisti sono i produttori veneti, che con gran merito, questo bisogna sottolinearlo, hanno creato un mercato che li vede e li vedrà ancora primeggiare in tutto il mondo. In Friuli gli ettari vitati a Prosecco sono pochissimi e di quei pochi una delle fette principali, ad esempio, è di proprietà della famiglia Zonin che non mi sembra sia d’origini friulane o carsoline. Il premio assegnato di recente dall’AIS FVG al Ministro Zaia (“per aver realizzato una Zona DOC interregionale tra Friuli Venezia Giulia e Veneto per lo sviluppo e la promozione del Prosecco che consentirà di coltivare il vitigno e produrre questo vino anche in Friuli Venezia Giulia”) trova delle valide giustificazioni perché in futuro si apriranno delle invitanti prospettive anche nella nostra regione, ma farei solo una piccola modifica nella motivazione del premio, perché la nuova DOC interregionale non consentirà di coltivare il vitigno e produrre il Prosecco anche in Friuli Venezia Giulia, ma solo nel Friuli e Venezia. Nei territori carsici tutto resterà immutato, perché oggi non ci sono i terreni per coltivare la Glera e non ce ne saranno nemmeno in futuro se non saranno concessi i finanziamenti che permetteranno di rilanciare la viticoltura e tutto il comparto agricolo del territorio e se non saranno divelti i numerosi paletti burocratici che ad oggi rappresentano un ostacolo invalicabile per le prospettive di crescita del territorio.
I produttori carsolini non sono rimasti però con le mani in mano e dopo la presentazione del ricorso, stanno cercando di far conoscere all’opinione pubblica quali sono le reali motivazioni che hanno portato a quest’azione estrema. Una delegazione triestina guidata dal presidente dell’Associazione agricoltori Franc Fabec, da Sandi Skerk per il Consorzio di tutela vini “DOC Carso” e da Dario Zidarich per il Consorzio caseario “Moisir” e per la Dop olivicola “Tergeste”, è stata ricevuta dal vicepresidente e assessore all’Agricoltura della Regione Veneto Franco Manzato per spiegare che per numeri e intenti i viticoltori carsolini non intendono, né possono, far concorrenza ai viticoltori veneti. E’ stata organizzata inoltre una conferenza stampa alla Camera di Commercio di Trieste, per spiegare come alla base del ricorso ci sia il venir meno di certe promesse che erano state fatte dal ministro Zaia dopo aver simbolicamente piantumato una barbatella di Glera nel centro di Prosecco. Queste iniziative a parer mio sono molto importanti perché bisogna far cadere il muro di cose non dette, dette parzialmente o in maniera non corretta, che rischiano di mettere in cattiva luce le giustificate azioni dei viticoltori carsolini. Leggendo vari articoli su giornali o siti online, molte volte mi sono trovato a veder trattato l’argomento in maniera molto superficiale o con elucubrazioni non in linea con la realtà dei fatti. Ecco perché ho voluto fare un paio di domande ad alcuni produttori del Carso nella speranza di chiarire alcuni punti che forse non a tutti sono completamente limpidi. Ho riassunto le varie risposte raggruppandole in una sola testimonianza che ad onor del vero è quasi totalmente coincidente con le varie voci che ho avuto modo di sentire.
E’ vero, come ho letto in qualche articolo, che con la presentazione del ricorso al Tar del Lazio avete in pratica iniziato una sorta di guerra nei confronti dei viticoltori veneti ai quali intendete fare una spietata concorrenza? Questo non è assolutamente vero. Non vogliamo in nessun modo fare la guerra ai produttori veneti e questo è un dato di fatto indiscutibile. Eravamo e siamo entusiasti di partecipare a quella che potrà essere una grande occasione di sviluppo sia commerciale sia territoriale, ben consapevoli che per numeri noi siamo piccoli e nemmeno in futuro potremo sognarci di competere con quelle zone che da sempre sono le indiscusse protagoniste, quando si parla di Prosecco. Il ricorso è stato presentato per il venir meno di certe promesse che ci sono state fatte al momento di coinvolgerci attivamente nel progetto, utilizzando la località di Prosecco e il vitigno autoctono Glera come attori protagonisti e indispensabili dello stesso. Le nostre problematiche erano chiare dall’inizio e altrettanto rassicuranti sembravano le promesse che la politica ci aveva fatto. Con il ricorso speriamo di guadagnare un po’ di tempo nella speranza che si possa trovare un punto d’intesa soddisfacente per tutti. Se ciò accadrà bene, altrimenti noi continueremo a lavorare duramente come abbiamo sempre fatto, a piccoli passi cercando di valorizzare questo nostro territorio che tanto amiamo e che speriamo di veder crescere e migliorare sempre. Se siamo così piccoli ed “insignificanti”, come si sente dire da qualcuno, da non poterci permettere delle rivendicazioni, possono anche pensare di andare avanti nel progetto senza di noi e fermare i confini della DOC PROSECCO a livello di Monfalcone (inizio zona DOC ISONZO). Noi continueremo per la nostra strada, tenendoci stretto il nostro vitigno autoctono Glera e la nostra località di Prosecco, e andremo avanti come abbiamo sempre fatto con i pochi mezzi che abbiamo a nostra disposizione, ma sempre con tanto entusiasmo.
Il vino è nato nel paese di Prosecco, ma ha trovato a Valdobbiadene e a Conegliano la sua capitale commerciale. Il 98% della produzione viene dal Veneto, perché allora, come ho avuto modo di leggere in qualche articolo, volete la sede e quindi capitale del Prosecco presso i vostri territori? Non vi sembra una richiesta esagerata? Non abbiamo mai chiesto che la sede del Prosecco fosse locata sui nostri territori. E’ giusto che la base operativa e politica sia fatta dove si svolge la quasi totalità delle operazioni commerciali e quindi in Veneto. Noi chiediamo solo la realizzazione di una filiale dove poter promuovere il nostro territorio e tutti i prodotti della terra, non solo quelli vinicoli ma anche i formaggi, il miele, l’0lio. Se arriva un turista alla ricerca dei luoghi dove è nato il Prosecco, è giusto che possa trovare un punto di riferimento che lo possa accogliere e consigliare per il meglio. Sarebbe quindi solo una centro di coordinamento per le attività promozionali del territorio Carso, e non la capitale del Prosecco che spetta sicuramente ad altri.
Quel giorno d’agosto, quando il Ministro Zaia accompagnato da una folta rappresentanza politica regionale piantava in quel di Prosecco una simbolica barbatella di Glera, quale era il vostro stato d’animo e cosa pensavate che da lì in avanti sarebbe cambiato? Si è trattato di un gesto simbolico, ma eravamo contentissimi che il Ministro fosse venuto di persona a conoscere il territorio e le persone che vi ci lavorano, assaggiando quanto di buono siamo capaci di produrre. S’iniziava un percorso condiviso con il Veneto e il resto del Friuli Venezia Giulia, che collaborando assieme avrebbe portato in alto il nome del Prosecco. Un progetto cui credevamo tanto, e al quale eravamo felicissimi di potervi partecipare attivamente.
Oggi invece, dopo quattro mesi, cosa resta delle promesse che vi furono fatte? C’era tanta carne al fuoco, ma di concreto per ora è restata solo una nube di fumo. Tante pacche sulle spalle, tante promesse, tante possibili aperture, ma la realtà è che la quasi totalità delle richieste sono per ora lungi dall’essere soddisfatte.
Siete fiduciosi? Pensate che ci siano dei margini di trattativa e che da qui alla prima udienza del 26 Aprile ci sia la possibilità di trovare un accordo e mettere fine a questa contesa che non giova a nessuno? Siamo ottimisti per natura. Se così non fosse non saremmo in grado di affrontare e superare le difficoltà che il territorio quotidianamente ci presenta. Ma amiamo la nostra terra e questo ci ha permesso di ottenere in questi anni degli ottimi risultati. Quindi ottimisti anche sulle possibilità di trovare un accordo in tempi brevi, sperando che alla fine prevalga il buon senso nella consapevolezza che alla fine chiediamo solo di avere mezzi migliori per lavorare bene e con maggiori risultati, garantendo un futuro anche alle generazioni che verranno dopo di noi.
Natale si avvicina, se Babbo Natale vi portasse sotto l’albero una carica a honorem della durata di un giorno come ministro delle Politiche Agricole e avreste la possibilità di fare delle leggi che entrino in vigore in tempo reale, cosa fareste per tutto il territorio carsico? Beh le richieste sono note un po’ a tutti anche se per ora inascoltate, quindi se avremo questa “magica”possibilità cercheremo di rendere operativi tutti i quattro punti che sono alla base delle nostre richieste: 1) sistemazione del costone carsico per creare le condizioni ottimali alle attività agricole/vitivinicole. Questo forse è l’unico punto dove qualche timido segnale si ode all’orizzonte, ma siamo ancora lontani da quelle che sono le nostre reali esigenze; 2) piano per il rilancio delle attività e delle produzioni agricole tipiche sul Carso; 3) semplificazione o quantomeno adeguamento delle norme derivanti dalla direttiva Natura 2000 nelle zone ZPS e SIC e di vincoli urbanistici e di altra specie che molto spesso condizionano molto negativamente le potenzialità di sviluppo dell’agricoltura sul territorio. Noi viticoltori siamo i primi a voler preservare il territorio. L’agricoltore non rovina l’ambiente, ma anzi è il primo ad essere sensibile a tutto quello che di naturale lo circonda e che vuol contribuire a preservare in tutta la sua bellezza e purezza. La natura ha i suoi cicli fisiologici, gli animali sono parte attiva di un ecosistema che ha degli equilibri che vanno rispettati. Un certo tipo d’agricoltura come la nostra è quello di più ambientalista possa esserci, ecco perché vogliamo che siano semplificate le norme in vigore, rivedendo certi vincoli che ci sembrano esagerati e a volte controproducenti per l’ambiente stesso; 4) predisposizione nella località di Prosecco di un centro per la promozione del vino e delle attività del Consorzio del Carso. Queste sono le cose che desideriamo fare. Si dovrebbe fare un’analisi di tutto il territorio per vedere dove mettere i vigneti e come impostare adeguatamente lo sviluppo dell’agricoltura e delle altre produzioni. Vogliamo sottolineare che desideriamo rimanere dei piccoli artigiani che producono prodotti di nicchia e d’elevata qualità, non c’interessano le logiche di mercato dei grandi numeri e del profitto ad ogni costo al di sopra di tutto il resto. Sarà anche il territorio che ci porta da sempre verso questa direzione, ma vogliamo sì crescere ma senza perdere la nostra identità e le nostre tradizioni.
Prendiamo in prestito la macchina del tempo e facciamo un giretto nel futuro nell’anno 2019. Ci ritroviamo tutti con qualche ruga e capello bianco in più, ma cosa pensate che troverete di cambiato nella vostra terra? Diciamo che potrebbero esserci due visioni, quella ottimistica e quella pessimistica. Partendo dalle buone notizie, c’immaginiamo un territorio curato, bellissimo, dove l’ambiente è in perfetto equilibrio, dove flora e fauna sono in armonia fra loro, dove si fanno dei prodotti d’altissima qualità e soprattutto sani e genuini. Un territorio dove i giovani sono riusciti a diventare operativi portando il loro entusiasmo nelle nuove realtà produttive che sono nel frattempo nate. Magari oltre a valorizzare maggiormente le nostre varietà autoctone, si sarà creato un crù di Prosecco gestito dai piccoli produttori che saranno riusciti a creare un prodotto di nicchia che sarà fedele rappresentante del terroir Carso. Spero non accadrà mai, ma l’incubo principale è quello di svegliarsi una mattina e vedere la nostra terra rovinata dallo sfruttamento edilizio. Case e ville a schiera dappertutto che avranno preso il posto delle vigne e dei boschi, montagne di cemento che porrebbero fine a quanto rende unico e caratteristico il Carso, con tutte le sue difficoltà ma soprattutto con tutte le sue bellezze che non vogliamo assolutamente perdere.
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