L’Alto Piemonte tra nebbiolo e vespolina

Sono passati almeno una dozzina di anni dalla prima volta che sono “salito” in Alto Piemonte, una terra sorprendente che ha il solo handicap di una produzione suddivisa in drappelli di piccole denominazioni abbastanza ravvicinate che, se da una parte sono giustificate dalle differenze storiche, territoriali e climatiche, dall’altra rendono più difficile il lato squisitamente promozionale e commerciale, fattore che mette l’intera area (che è bene ricordare, coinvolge ben quattro province: Novara, Vercelli, Biella e Torino) in una posizione secondaria rispetto agli arcinoti rossi di Langa.
Del resto in passato ci avevano provato a proporre una unica denominazione “Alto Piemonte”, ma mettere tutti d’accordo sarebbe stato un vero miracolo…
Tanto per fare un esempio la doc Carema, punta nord del capoluogo piemontese, ha una superficie vitata di soli 13 ettari, la maggioranza dei quali confluiscono nella Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema, che vanta una settantina di piccoli conferitori, mentre 3 ettari sono dell’azienda Ferrando. Punto.
La doc Boca, in provincia di Novara, nel 2007 era composta da 6 produttori su un totale di neanche 10 ettari vitati, ora sono un po’ di più, ma parliamo sempre di piccoli numeri. Stessa situazione per la doc Sizzano, sempre in provincia di Novara, con i suoi 13 ettari ripartiti fra tre produttori.
Poi c’è la doc Bramaterra, circa 30 ettari vitati a cavallo fra Biella e Vercelli, suddivisi fra Tenute Sella, Odilio Antoniotti, Anzivino, Le Pianelle, Colombera & Garella, La Palazzina, La Prevostura, Noah, La Ronda, Giuseppe Barni, Roberto Diana, Paolo Mussa, Roccia Rossa, Matteo Baldin, Tenuta Monolo e Stefano Vampari (forse ne ho dimenticato qualcuno).
La Doc Lessona (in provincia di Biella) è al momento la più piccola, con neanche 7 ettari, la doc Fara nel Novarese è vicina ai 20 ettari, con la docg Ghemme si sale a poco più di 50, mentre la docg Gattinara ha il primato con una superficie intorno ai 95 ettari. Queste sono le denominazioni più importanti, tutte con il nebbiolo come protagonista, a volte da solo a volte accompagnato da altre uve tipiche della zona.
Ma i vini di cui vi racconterò non sono tutti caratterizzati dalla presenza del nebbiolo, la selezione che ho fatto è legata più ai produttori che alle tipologie di vino, non è rappresentativa di un territorio così variegato ma è sufficiente per offrirvi uno spaccato delle tante realtà interessanti di cui si compone.
Colline Novaresi Vespolina 2012 – Francesco Brigatti – Gradazione 13%
Siamo a Suno, un piccolo comune che vanta la presenza di alcuni produttori decisamente interessanti, uno di questi è sicuramente Francesco Brigatti, di cui vi ho più volte raccontato, ma per quanto riguarda la sua Vespolina, vitigno che da queste parti ha un’importanza tutt’altro che secondaria, ero fermo alla 2006, non certo perché non valesse la pena scriverne, ma semplicemente perché non è possibile seguire tutte le tipologie di vino anno per anno, neanche le migliori guide sono in grado di farlo.
Comunque la 2012 è un piccolo gioiello, un esempio perfetto delle caratteristiche espressive di questo vitigno; nel calice è un bel rubino con venature granate, profuma di viole di montagna, ciliegie mature, pepe e liquirizia.
Bocca fresca e balsamica, con una presenza tannica vivace che ne esalta la carica espressiva, ha un linguaggio nitido, lineare, molto ben espresso e denota una condizione solida, in grado di garantire una interessante evoluzione per almeno altri 4-5 anni, ma non mi stupirei di ritrovarlo ancora più coinvolgente e complesso nel 2026.
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Colline Novaresi Vespolina 2010 – Enrico Crola – Gradazione 13%
Quella di Enrico Crola è una giovane realtà, nata esattamente dieci anni fa con sede ad Oleggio, ma i vigneti si trovano essenzialmente nell’areale del comune di Mezzomerico. Vi segnalo, non ne scrivo qui solo perché non rientra nelle tipologie “rosse”, un sempre più affascinante “Hallé Rosé” Metodo Classico ottenuto da uve nebbiolo, che nella versione 2011 ha subito cinque diversi periodi di sboccatura, l’ultima delle quali risale a novembre 2015, dopo ben 42 mesi a contatto con i lieviti, semplicemente superbo! Purtroppo si tratta di poco meno di 2000 esemplari divisi nei cinque periodi, quindi una vera chicca, ma se decideste di passare da quelle parti, fermatevi da Gianluca Zanetta de La Capuccina (0322/839930), un eccellente agriturismo a due passi da Cureggio (NO), che è forse l’unico dove potrete trovare quasi la totalità dei vini delle Colline Novaresi, ma direi dell’Alto Piemonte.
Questa è un’altra vespolina che merita attenzione, versione 2010, quindi non sarà facile trovarne ancora, ma è solo per farvi capire quanto questi vini non temano il tempo. Ha colore granato pieno, ancora bello luminoso, accostato al naso comincia a raccontare dei primi effluvi terziari, si avvicina al fungo ma in forma ancora molto fresca, sottobosco, sempre quella sottile vena pepata che caratterizza la vespolina; basta lasciarlo respirare ed ecco che vira sulla liquirizia e un frutto maturo ma non cotto, più di prugna che di ciliegia.
L’impatto al gusto conferma che questo vitigno non è privo di tannino, non è un caso che possa convivere con il nebbiolo senza alterarne la longevità, dalla sua ha una bella freschezza e quelle suggestioni pepate e di liquirizia che rendono la beva stimolante. Vino tutt’altro che arrivato all’apice, ma se lo trovate godetevene una bottiglia ora.
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Colline Novaresi Vespolina Il Recetto 2014 – Tiziano Mazzoni – Gradazione 12%
Questa volta ci spostiamo a Cavaglio d’Agogna, nel cuore delle Colline Novaresi, dove dimora una nostra vecchia conoscenza, il bravo Tiziano Mazzoni, il cui Ghemme rappresenta a mio avviso una delle più affascinanti espressioni del nebbiolo dell’Alto Piemonte.
Ma per ora spostiamo l’attenzione sulla sua Vespolina “Il Recetto”, ovvero il rifugio dove i cittadini di Ghemme, ma anche dei comuni vicini, si nascondevano durante i frequenti saccheggi che avvenivano in epoca medievale a causa delle lotte fra le due opposte fazioni dei guelfi Brusati e dei ghibellini Tornielli. Questa 2014 vanta un colore rubino acceso e un bouquet fresco e giovane, giocato fra note floreali di viola e giaggiolo e una bella ciliegia croccante, con qualche guizzo verso il lampone e la fragolina di bosco.
Meno strutturata delle precedenti, ha dalla sua un sorso gustosissimo e un tannino quasi più gentile, il contenuto tenore alcolico la rende particolarmente indicata per il pasto quotidiano, quello che non richiede cotture complesse e impegnative, ma dall’antipasto al secondo si può giocare con salumi, formaggi a pasta molle, crostini, pasta con le polpette di manzo, involtini con speck e toma erborinata.
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Colline Novaresi Vespolina Favolalunga 2012 – Boniperti – Gradazione 13%
Siamo a Barengo, 6 km a sud di Cavaglio d’Agogna, qui dimorano 3,5 ettari di vigna divisi in quattro particelle a base nebbiolo, vespolina e barbera. L’azienda ha 13 anni sulle spalle, quindi piuttosto giovane, ma si è fatta subito notare soprattutto per il suo Fara Barton, dal vigneto omonimo reimpiantato nel 2003.
La Vespolina Favolalunga 2012, macerata per una decina di giorni e fermentata e maturata in acciaio, merita assoluta attenzione: grande pulizia esecutiva e un’energia espressiva che si sente appena la si accosta al naso, colpisce il bell’intreccio di more e ciliegie appena mature, note boschive, pepe nero e una punta di cacao amaro.
L’assaggio è luminoso, freschissimo e ricco di frutto, con un tannino delicato e una trama dagli accenti sapidi e delicatamente balsamici, molto bello e coinvolgente. Altro vino che non avrà problemi se lo dimenticherete qualche anno in cantina.
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Colline Novaresi Nebbiolo Valentina 2009 – Il Roccolo di Mezzomerico – Gradazione 14,5
Ci spostiamo più ad est, a pochi chilometri dal confine lombardo, a Mezzomerico dove sorge l’azienda di Margherita e Pietro Gelmini.
I vigneti, sette ettari, sono collocati in zona collinare a circa 300 metri di altitudine, 4 ettari di nebbiolo, da cui nasce il Valentina 2009, dedicato alla primogenita, un rosso strutturato che matura in piccole botti di rovere francese.
Ha un bel colore granato classico di buona intensità, accostato al naso al primo impatto trapela la presenza del legno, ma poi si distende e rivela note profonde e complesse, una bella speziatura fine, toni di ciliegia nera, prugna, cacao, liquirizia e una venatura di grafite e cenere.
Al palato ha un’ottima materia, freschezza e un tannino ben dosato, fine e levigato, il legno si sta assorbendo molto bene e l’allungo finale ci fa capire che è un vino dalle forti prospettive, nato per essere goduto appieno anche dopo un decennio. Quattro chiocciole alte.
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Colline Novaresi Nebbiolo Giulia 2010 – Enrico Crola – Gradazione 13%
Con piacere torno a scrivere di un’azienda che apprezzo particolarmente, nata nel 2006 nel comune di Oleggio (NO), che ha iniziato la sua produzione proprio con questo rosso dedicato alla figlia Giulia.
L’annata 2010 si è giovata dell’ingresso in cantina di una pressa pneumatica che ha consentito una pigiatura molto soffice, inoltre il 30% del vino ha subito l’affinamento in barrique. Avevo già scritto di questoo millesimo quattro anni fa, quando è uscito in commercio, sottolineando che era un “vino in sicura salita”. Allora il tannino era ancora aggressivo, come ci si aspetta da un nebbiolo giovane, i profumi altrettanto freschi seppur già variegati.
Lo ritrovo in gran forma: colore granato caldo, bouquet con richiami alla rosa appassita, toni di prugna e ciliegia, ginepro, cardamomo, leggera liquirizia, ancora lontano dai riflessi terziari, chiude con una sottile nota di china.
In bocca mantiene un’elevata freschezza, mentre il tannino ha intrapreso una evidente fase di integrazione con il corpo, più elegante che potente, qui la liquirizia torna più decisa insieme ad un sottofondo minerale, con qualche sfumatura che ricorda la grafite.
Gran bel vino che non ha alcun problema a proseguire il suo lungo cammino. È a un passo dalla quinta chiocciola.
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Colline Novaresi Nebbiolo 2012 – Conti – Gradazione 13%
Elena, Paola ed Anna Conti sono ormai un’istituzione nel territorio del Boca, non dimenticherò mai la bellissima →verticale che con Alessandro Franceschini facemmo da loro nel 2007: undici annate di Boca dal 1996 a scalare fino al 1984. In questi nove anni il loro vino di punta è andato crescendo, sempre più preciso e profondo, ma mai eccessivo nella struttura (nonostante Christoph Künzli ritenesse che un po’ più di materia gli avrebbe giovato).
Ma questa volta voglio parlare del loro Nebbiolo delle Colline Novaresi, uno di quei vini che passano ingiustamente in secondo piano e che invece dimostra ottime carte da giocare: granato luminoso con riflessi ancora rubini, profumo netto di rosa e viola mammola, una ciliegia bella, nitida, pulita, affiancata da sfumature di lampone e un piacevole richiamo alle erbe aromatiche sono un ottimo biglietto da visita.
Piacevolissimo all’assaggio, freschissimo, tanto da far sembrare il frutto masticabile, croccante, con un tannino ancora brillante che la dice lunga su quanto anche questo nebbiolo sia in grado di andare avanti per parecchio tempo, ma il tannino si risolve a tavola con i piatti giusti, mentre se aspettassimo troppi anni perderemmo la freschezza del frutto e le note floreali che ritornano anche dopo, mentre il vino ha già superato l’esofago.
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Colline Novaresi Nebbiolo Carlin 2011 – Boniperti – Gradazione 13,5%
Secondo vino di Gilberto Boniperti, non meno interessante, debbo dire per certi versi quasi spiazzante per quanto è particolare. Proviene da due appezzamenti siti un due comuni distinti, Và e Tens, vede solo acciaio e macera a contatto con le bucce per circa 20 giorni.
Granato vivace con leggero rubino al centro, il ventaglio odoroso parte con note di erbe medicinali per poi aprirsi alla ciliegia e al lampone, leggera menta e macchia mediterranea, molto bello e sempre più stimolante man mano che si ossigena.
L’assaggio rivela una trama sapida, quasi salina e una freschezza incisiva che accompagna una miscellanea di frutta e note boschive; l’incedere è appassionante, ha l’eleganza di un Fara o di un Ghemme, una bevibilità sorprendente e un lungo cammino futuro. Da non perdere!
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Colline Novaresi Nebbiolo 2008 – Il Chiosso – Gradazione 14%
Con Marco Arlunno e Carlo Cambieri entriamo nel comprensorio di Gattinara, si tratta di un’altra azienda giovanissima, nata nel 2007, che in realtà ha vigneti sparsi in diverse zone, Arlunno era già produttore di Ghemme mentre Cambieri possiede vigneti in Gattinara, un enologo e un ingegnere che hanno trovato insieme un amore comune per il vino e stanno già riscuotendo notevole successo.
Questo Nebbiolo 2008 fermenta in acciaio a temperatura controllata di 28-30°C e matura in grandi botti di rovere francese, una piccola parte dimora in tonneau per almeno 24 mesi.
Presenta un colore granato caldo e compatto, il profilo olfattivo è caratterizzato da note boisé, ciliegia matura, prugna, liquirizia, cenni di tabacco e cuoio, spezie fini.
Il sorso è potente, intenso, la buona acidità e un tannino già rotondo, la vena sapida fitta e il legno ben integrato accompagnano una materia fruttata e speziata di grande impatto. Ad occhi chiusi potrebbe essere scambiato per un Gattinara, del quale riporta l’eleganza e il calore. Quattro chiocciole più che abbondanti.
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Sizzano Monsecco 2009 – Zanetta Sergio e Valter – Gradazione 14%
Monsecco era un’azienda storica di Gattinara dal lontano 1872, nel 1994 entra a far parte del patrimonio della famiglia Zanetta, nel 1940 Lorenzo Zanetta fonda l’azienda familiare a Borgomanero, ma da poco più di vent’anni si è trasferita a Sizzano, dove con i marchi aziendali “Lorenzo Zanetta” e “Monsecco” commercializza i vini locali di propria produzione, ovvero Sizzano, Ghemme, Fara, Boca e i vini delle Colline Novaresi.
La versione 2009 del Sizzano è ottenuta da nebbiolo in prevalenza con una quota di vespolina e uva rara, come da disciplinare, ha colore granato intenso, profuma di frutta macerata, ciliegia e prugna, ginepro, liquirizia, tabacco, fumo.
Al palato ha carattere, tannino importante che accompagna una materia ricca e scura, austera, ma pervasa da una notevole freschezza, altro vino che ha le spalle per evolvere a lungo.
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Bramaterra Cascina Cottignano 2010 – Colombera & Garella – Gradazione 13,5%
Il Bramaterra 2010 di Carlo e Cristiano si colloca senza problemi fra i più interessanti della denominazione, ottenuto da nebbiolo, croatina e vespolina, matura per 24 mesi in barrique usate e affina in vasche di cemento per altri 3-4 mesi.
Presenta un colore granato con ricordi rubini di bella intensità, profuma di rose scure, confettura di amarene e prugne, fichi rossi, leggero timo, spezie fini, riverberi officinali.
Affascinante all’assaggio, rivela tutta la freschezza di queste terre e una notevole eleganza, un tannino praticamente perfetto, che tocca le gengive senza aggredire, la materia è finissima, minerale, dal peso quasi leggero ma questo è un pregio e la testimonianza di un vino che rispecchia perfettamente la terra e il clima da cui proviene. Da berlo a occhi chiusi e senza riserve.
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Bramaterra 2011 – Le Pianelle – Gradazione 14%
Altra nuova realtà dove c’è ancora l’abile mano di Cristiano Garella, giovane enologo che sta dimostrando grande intelligenza e sensibilità nel modo di approcciare il vino. Dopo la diraspa-pigiatura la fermentazione si è svolta in tini tronco-conici di rovere francese per una durata di 28 giorni, poi sosta in barrique di secondo passaggio e in botte grande.
Sebbene il vino comprenda una piccola quota di vespolina e croatina, è il nebbiolo a dominare la scena. Nel calice è evidente la presenza del nobile vitigno piemontese nel cuore granato profondo, i sentori si schiudono senza difficoltà rivelando una notevole eleganza fra effluvi floreali e un fruttato maturo composito dove ciliegia, amarena e lampone vengono affiancati da sfumature minerali, cenni di tabacco e sottobosco.
Ottimo l’impatto al gusto, c’è un perfetto equilibrio nel sorso, austero ma pervaso da freschezza, sapidità e tannino levigato, che accompagnano la materia fruttata e speziata rivelando una persistenza lunga e ricca di fascino.
Un altro vino “nordico” da tenere assolutamente in considerazione, anche se il prezzo non è proprio per tutte le tasche (di poco sotto i 50 euro), ma del resto si sa, le cose rare e buone sono preziose.
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Boca 2008 – Davide Carlone – Gradazione 13,5%
La maggior parte dei vini di cui vi sto scrivendo non sono le nuove annate, ci tengo a precisarlo, poiché in molti casi sarebbe un infanticidio degustarle ora, molto meglio descrivervi vini che, quantomeno, hanno raggiunto il giusto livello per essere apprezzati e compresi. Davide Carlone viene da una famiglia che da generazioni sta nel mondo del vino, piccola realtà di Grignasco, uno dei cinque comuni votati alla produzione del Boca.
E il suo 2008 merita proprio di essere raccontato: ha un colore granato scuro, profondo, come profondo è il suo profumo imperniato di note boschive e speziate, richiami agli odori di un camino spento, il frutto c’è ed è anche molto vivo, ma passa quasi in secondo piano rispetto alla ventata di sensazioni particolari che il vino emana, a tratti rivela spunti ferrosi ed ematici, denso di fascino.
Al gusto non delude per nulla, si sente uno stile coerente e “traditional”, non ci sono ammiccamenti, il tannino è quello del nebbiolo di queste zone, asciutto e quasi virile, ma non stona affatto all’interno di un contesto espressivo come questo. È un tannino che si scioglie velocemente e si rivelerà indispensabile con le carni, dal tapulon al “filetto di fassona rosato in crosta di fiori di maggengo”, uno dei piatti che non ci si può perdere andando da Pinocchio a Borgomanero, il ristorante di Piero Bertinotti rimane un punto di riferimento nella ristorazione del novarese.
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Gattinara Pietro 2008 – Paride Iaretti – Gradazione 13%
Paride è una gran persona, sempre disponibile e pronto a raccontarti del suo lavoro quotidiano in vigna, ma anche delle difficoltà che deve affrontare per far capire che 18 euro in cantina per il suo Gattinara non è assolutamente una cifra alta. Vecchio problema le cui ragioni secondo me affondano in quanto ho espresso all’inizio dell’articolo. Difficile scrollarsi di dosso il “peso” di Barolo e Barbaresco, basterebbe informarsi per scoprire che si tratta sempre di nebbiolo, di una docg con un disciplinare che prevede un invecchiamento analogo, di vigne spesso anche più difficoltose da lavorare.
Ma veniamo al “Pietro” 2008, un gran bel vino non c’è che dire, del resto proviene da una vigna di circa 55 anni, ha un colore granato acceso e luminoso, profuma di rosa e foglie macerate, ciliegia, sfumature di cannella e liquirizia.
Quasi setoso al palato, il tannino è uno dei più risolti fra quelli assaggiati in quest’occasione, c’è una fitta vena balsamica che accompagna il frutto con eleganza, freschezza e persistenza caratterizzano il coinvolgente finale.
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Ghemme Oltre il Bosco 2010 – Francesco Brigatti – Gradazione 13,5%
Gran bella etichetta questa del Ghemme di Brigatti, con l’albero che indica chiaramente un limite, un confine, dove inizia il bosco che un tempo rappresentava la trincea fra le rivali Suno e Ghemme.
Questo 2010 è la seconda annata prodotta di Ghemme, che subisce una macerazione di 25 giorni in vasche di cemento, matura due anni in botti di rovere di Slavonia e affina almeno sei mesi in bottiglia.
Ha un colore granato profondo con ricordi rubini, profuma di viole macerate, ciliegia, susina rossa, effluvi di liquirizia, cipria, sottobosco, timo e leggerissima china.
Al palato si sente tutta la sua scalpitante giovinezza nella bella vena acida e nel tannino pimpante ma dall’astringenza a breve termine; torna evidente la liquirizia alla quale si aggiunge una nota di cioccolato fondente, finale intenso e prolungato, elegante, che lascia il segno.
Un vino che promette grandi cose, chiede solo pazienza affinché si esprima al massimo, ma non ci vorrà molto.
La quinta chiocciola è già assicurata.
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Ghemme ai Livelli 2008 – Tiziano Mazzoni – Gradazione 13,5%
Non poteva mancare questo ennesimo gioiello di Tiziano Mazzoni, ormai una vecchia conoscenza di Lavinium, che non smette mai di stupirmi per la costanza qualitativa dei suoi vini, evidenziata nella →bellissima verticale che ho dedicato al suo Ghemme dei Mazzoni per Garantito Igp.
Questa volta andiamo alla selezione “ai Livelli” 2008, stessa vigna dell’altro Ghemme, ma ottenuto dalle piante più “vecchie”, fa una macerazione di circa un mese e matura per un anno in tonneau e un altro anno in botte grande di rovere; la “mossa” finale è di farlo affinare in bottiglia per quasi due anni.
Ecclolo nel calice, dal colore granato trasparente che più classico non si può; accostato al naso lascia fluire un elegante bouquet floreale di viola, rosa e giaggiolo, per poi offrire un frutto di bosco vivo, non stramaturo bensì fresco, ciliegia in primis, ma non mancano sfumature verso il lampone e il gelso, a cui seguono rintocchi di timo, ginepro e una ventata di liquirizia su rimandi minerali.
Il sorso è fresco e profondo, con una chiara impronta minerale, fruttata e speziata, frammista a sentori boschivi. Bellissimo incedere grazie anche ad un tannino elegantissimo e ad una materia di enorme carica espressiva, vien voglia di riassaggiarlo anche senza cibo, accidenti quanto è buono!
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Roberto Giuliani



