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Area di produzione – comprende i seguenti comuni del Polesine, situati in provincia di Rovigo: Adria, Arquà Polesine, Bosaro, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Ceregnano, Costa di Rovigo, Crespino, Fiesso Umbertiano, Frassinelle Polesine, Fratta Polesine, Gavello, Guarda Veneta, Lendinara, Lusia, Occhiobello, Papozze, Pettorazza Grimani, Pincara, Polesella, Pontecchio Polesine, Rovigo, San Bellino, San Martino di Venezze, Villadose, Villamarzana, Villanova del Ghebbo, Villanova Marchesana. Varietà: Avorio, selezionata dai biotipi locali. Descrizione del prodotto – è una pianta con bulbi di colore bianco brillante uniforme data l’assenza di striature di altro colore, di forma regolare e compatta, leggermente appiattiti nel punto di inserimento dell’apparato radicale. Le foglie, lanceolate e strette hanno una colorazione verde/azzurra. Il bulbo deve essere di forma rotondeggiante, regolare, con un leggero appiattimento della parte basale, di colore bianco lucente ed esente da fitopatologie. Il bulbo è costituto da un numero di bulbilli variabile che risultano tra loro uniti in maniera compatta e con una caratteristica curvatura della parte esterna. I bulbilli che lo compongono devono essere perfettamente adiacenti l’uno all’altro. Le tuniche che li avvolgono hanno colorazione rosata di varia intensità nella parte concava, bianca in quella convessa. Caratteristiche al consumo – deve presentare bulbi: – sani, consistenti, puliti, in particolare privi di terra e di residui visibili di fertilizzanti o di antiparassitari; – esenti da danni da gelo o da sole, da tracce di muffa e da germogli esternamente visibili; – privi di odore o sapore estranei e di umidità esterna anormale. Lo stato del prodotto deve essere tale da consentire il trasporto e le operazioni connesse. Il prodotto dovrà avere i requisiti previsti dalle norme di qualità per le classi “Extra” e “Prima”. In particolare per la categoria: – “Extra” calibro minimo di 45 mm. – “Prima” calibro minimo di 30 mm. L’aglio bianco polesano è immesso sul mercato in trecce, treccioni, grappoli e grappoloni, in confezioni retinate e sacchi aventi un numero di bulbi variabile. Il taglio dello stelo deve essere netto e l’apparato radicale va asportato o completamente o in modo da lasciare le radici appena presenti con la loro parte iniziale. Metodo di ottenimento – ROTAZIONE COLTURALE: è una coltura da rinnovo e nell’ambito della rotazione deve seguire una coltura a semina autunnale o comunque una coltura che permetta l’aratura e la preparazione del terreno entro l’epoca di semina prevista. Non può ritornare sullo stesso appezzamento prima di tre anni. Il ciclo di coltivazione è annuale con semina autunno/invernale. PRODUZIONE DEL SEME: L’ottenimento dei bulbilli per la semina caratterizza la tecnica di produzione dato che la riproduzione avviene per via vegetativa. Infatti ogni azienda seleziona manualmente la quota di prodotto necessaria per produrre il seme. Qualora l’zienda agricola non sia in grado di produrre il materiale di riproduzione o quello prodotto non sia sufficiente al suo fabbisogno, può reperirlo presso altri produttori dell’area inserita nel sistema di controllo della DOP, purché accompagnato dal certificato che ne attesti l’assenza di nematodi. Le fasi per l’ottenimento del materiale da seminare prevedono: 1. la selezione manuale dei bulbi, detti “teste”, dai mazzi di aglio della partita destinata alla semina; 2. l’eliminazione manuale dei bulbilli esterni al bulbo detti “denti” o “natte”; 3. lo schiacciamento dei bulbi che può avvenire manualmente o meccanicamente; 4. l’eliminazione, mediante ventilazione ed asporto manuale, delle tuniche esterne di contenimento e dell’apparato radicale; 5. la selezione dei bulbilli detti “spigoi” ottenuti dalle operazioni precedenti. Essa può avvenire con modalità completamente manuale oppure con l’ausilio di una selezionatrice meccanica che contemporaneamente effettua anche la ventilazione. In questo caso si effettuerà una successiva selezione manuale finale dei bulbilli adatti ad essere seminati. EPOCA E MODALITA’ DI SEMINA: la semina deve essere effettuata dal 1° ottobre al 31 dicembre. Essa può avvenire manualmente, con macchine agevolatrici o essere totalmente meccanizzata con seminatrici pneumatiche. E’ ammessa la concia del seme. Il sesto di impianto, 10/15 cm sulla fila e 33/40 tra le fila, deve essere tale da evitare lo scalzamento delle radici durante l’inverno o una moria per asfissia radicale, ed inoltre deve consentire l’agevolazione delle operazioni colturali in particolare la sarchiatura meccanica. A tal fine il numero massimo di piante per mq. non dovrà superare le 30. La quantità di “seme” da impiegare varia a seconda della dimensione dei bulbilli, e deve essere compresa tra 750 – 1.000 Kg./ha. CONCIMAZIONE E IRRIGAZIONE: è obbligatorio predisporre un piano di concimazione che preveda l’esecuzione dell’analisi del terreno almeno una volta ogni cinque anni. Il tipo e la quantità di unità fertilizzanti da impiegare saranno correlati ai risultati dell’analisi e terranno conto dell’asporto operato dalla coltura. Nella concimazione vanno distribuiti al max 150 kg/ha di fosforo, 200 kg/ha di potassio, l’azoto, che non deve superare i 200 kg/ha, va distribuito con più interventi o con un unico intervento se si usano concimi a lenta cessione. Sono ammesse le concimazioni fogliari per l’apporto di macro e microelementi. L’eventuale somministrazione di letame deve avvenire sulle colture precedenti per ridurre la possibilità di sviluppo dei marciumi e per non influenzare il tipico colore bianco lucente. Qualora si effettuino irrigazioni alla coltura, andranno sospese entro il 20 giugno per permettere una migliore maturazione del bulbo e non comprometterne la successiva conservazione. RACCOLTA: sulla base del grado di senescenza del fogliame e della maturità fisiologica delle piante, il produttore decide il momento in cui inizia la fase di raccolta. Essa può avvenire completamente a mano, con l’ausilio di macchine agevolatrici o essere completamente meccanizzata. Dopo essere stato estirpato il prodotto deve subire una essiccazione naturale. Essa può avvenire sia in pieno campo che in azienda. Il prodotto finito deve essere commercializzato tra il 30 luglio e 31 maggio dell’anno successivo. La produzione massima dell’aglio destinato alla commercializzazione non dovrà superare le 10 t ad ettaro di prodotto secco. Le fasi specifiche della produzione che devono avvenire nella zona di produzione sono: la produzione del materiale da seminare, la coltivazione dell’aglio, le operazioni di essiccazione, le tradizionali lavorazioni eseguite a mano della treccia, del treccione, del grappolo e del grappolone.
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