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Grande Reserve Colchagua 2009 Los Vascos

Colchagua Valley

Chi ama lo stile bordolese non può fare a meno di assaggiare anche quei vini fatti dai grandi, famosi, produttori francesi in tutte le altre parti del mondo, perfino oltremare, oltreoceano. In altri climi, altezze e terreni, i loro vini non sono proprio uguali a quelli della Gironda, sia per la composizione organolettica sia per motivi economici, perciò vale davvero la pena rendersene almeno conto e poi, chissà, goderseli pure.
Colchagua è la valle del Cile in cui abitava la più combattiva delle tribù andine, quella dei cacciatori Chiquillanes. Nel XV secolo fu conquistata dagli Incas, che v’introdussero l’agricoltura. Nel XVI secolo, durante la conquista spagnola dell’America latina, i Gesuiti hanno cominciato a coltivarvi anche la vite per prodursi il vino necessario per la santa Messa, a partire dalla costa e dalla loro Missione di Pichilemu. Nel XVII secolo sorsero le tenute vitivinicole più grandi, grazie alla distribuzione delle terre concesse dal re di Spagna ai suoi ufficiali più meritevoli.
Dopo la conquista dell’indipendenza, nel 1810, vi sono stati introdotti i più nobili vitigni francesi, provenienti da Bordeaux e per molto tempo i vini prodotti nella valle di Colchagua sono stati imbottigliati per le grandi cantine di Santiago. Una ventina di anni fa, quando i produttori locali si sono decisi a introdurre le tecnologie necessarie per imbottigliare all’origine e si sono presentati in proprio sul mercato, si sono guadagnati un successo internazionale strepitoso.
Paesaggio viticoloIn questa valle, infatti, le condizioni pedoclimatiche sono le più adatte alla coltivazione delle nobili uve rosse bordolesi, tutte a piede franco. Almeno metà delle vigne sono piantumate a cabernet sauvignon. La seconda varietà per importanza è il carmenère, molto esigente e difficile da coltivare altrove, ma che qui a Colchagua vanta la seconda superficie vitata del mondo intero.
A seguire, merlot, syrah e malbec che si sono adattate perfettamente, mentre rimane uno spazio davvero molto limitato per le uve bianche. Il clima è davvero speciale, di tipo mediterraneo, mitigato dalle brezze che spirano dall’Oceano Pacifico e dai freschi venti della Cordillera delle Ande.
Nei mesi del periodo vegetativo della vite, tra novembre e aprile (siamo dall’altra parte del mondo), la temperatura media è di 22 °C, in primavera non ci sono le gelate e le escursioni termiche tra la notte ed il giorno vanno da -12 a + 35 °C, favorendo una maturazione ideale. Le piogge, circa 600 mm di precipitazioni l’anno, sono concentrate tra giugno e settembre, cioè in pieno inverno, mentre nel periodo delle vendemmie, tra la metà di febbraio e la fine di aprile a seconda dell’altezza e del vitigno, sono praticamente assenti. L’acqua eventualmente usata per il soccorso alle viti durante la siccità viene dalle nevi perenni delle Ande.
Viña Los Vascos si trova a una quarantina di chilometri dalla costa, a circa 130 metri di altezza media in località Peralillo, Cañeten Valley, una posizione invidiabile. Per più di due secoli questi terreni sono stati di proprietà della famiglia Echenique, di origine basca, che produceva vini di alta qualità da 220 ettari vitati compresi in una proprietà di 2.200 ettari di estensione. Dal 1983 Domaines Barons de Rothschild (Lafite), cioè i proprietari di Château Lafite Rothschild a Bordeaux, vi ha investito molti capitali prendendone in mano nel 1988 la conduzione tecnica, ristrutturando i vigneti e rinnovando le tecnologie di cantina.
Attualmente la tenuta comprende circa 3.600 ettari, 640 dei quali piantumati con cabernet sauvignon (85%), carmenère (5%), syrah (4%), malbec (1%), Chardonnay (5%) sia su terreni argillo-sabbiosi sia su terreni granitici, in vigne che hanno età medie di 15, 40/50 e oltre 60 anni. Altre uve di chardonnay e di sauvignon blanc sono invece acquistate da produttori di fiducia a lungo contratto di altre zone fresche come Casablanca, Leyda e Colchagua Andes.
Il livello qualitativo è migliorato ancora in modo esponenziale, cosa che ho notato nel confrontare la loro prima Grande Reserve Colchagua che degustato e poi bevuto, quella del 2002, con quella del 2009 e del 2012. Dieci anni di lavoro di grande valore, davvero notevole, portato al successo dal direttore Claudio Naranjo con l’agrotecnico Enrique Marquez e gli enologi Maximiliano Correa e Marcelo Gallardo.
Los VascosLa Grande Reserve Colchagua 2002 era prodotta da uve cabernet sauvignon in purezza provenienti da viti di età media di circa 30 anni coltivate con metodi tradizionali a una resa media di 70 quintali per ettaro. Buono, ne avevo scritto un pezzo per Enotime, che mi ha sopportato per ben 14 anni e che ha chiuso il portale per dedicarsi a nuove iniziative.
Quelle prodotte dal 2007 in avanti, invece, denotano una mano francese di altra levatura, partendo dalla scuola di pensiero girondina che predilige i tagli. Dopo i primi esperimenti di tagli diversi, infatti è un vino che si è consolidato, ormai, sul taglio di uve cabernet sauvignon al 75 % con carmenère al 10 %, syrah al 10 % e malbec al 5 %. L’annata 2012, l’ultima degustata, è stata caratterizzata da un inverno con molte precipitazioni che hanno fatto da riserva idrica per un’estate davvero siccitosa, perciò la maturazione è stata più lenta, dando acini un po’ più piccoli e compatti e un vino piacevole e rotondo.
Una bella sorpresa è stata poi l’annata 2009, che ha potuto godersi un clima ideale per questa valle, piogge normali nelle stagioni fredde, una primavera tiepida fin da subito, escursioni termiche tra notte e giorno che hanno dato una maturazione fisiologica eccellente dei tannini. Di colore rosso rubino intenso, nel calice sviluppa aromi di ribes nero, amarene e lamponi maturi, more, prugne selvatiche, su un bel fondo di alloro e spezie. In bocca anche delle belle note delicate di tabacco dolce e cannella, ma anche tostate. Ha una buona struttura e un’ampiezza gradevole, con un finale persistente ed equilibrato.
Un vino con un buon potenziale di ulteriore affinamento in bottiglia, da servire a 18 °C e godersi con carni rosse e bianche arrostite in padella, pollame e coniglio alla cacciatora, formaggi di latte misto mediamente stagionati, olive insaporite al peperoncino e finocchio.

Mario Crosta

Viña Los Vascos
Camino Pumanque KM 5 Peralillo VI Region, Cile
tel. +56.72.350900, fax +56.72.350967
sito www.lafite.com
e-mail losvascos@losvascos.cl

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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