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L’azienda che andiamo a conoscere oggi rappresenta una delle realtà più importanti del Friuli Venezia Giulia e non solo visto che la produzione varca anche i confini regionali fino ad arrivare negli splendidi territori del Chianti e del Sagrantino dove i Livon possiedono due rinomate realtà produttive. Ho il piacere di conoscere Valneo, all’interno di Villa Chiopris una delle cinque aziende di proprietà dei fratelli Livon. Sono accolto al mio arrivo da uno splendido paesaggio naturale, dove oltre ai vigneti la fanno da padrone un giardino di lavanda e fiori e prati curatissimi, che uniti alla gentilezza di Rossella, la lady Livon, mi fanno sentire subito a mio agio e ospite gradito.
Valneo mi racconta di come la storia dell’azienda trovi i suoi albori intorno all’anno 1964 quando suo padre Dorino con i soldi ricavati dal commercio di legnami dei boschi inizia a comprare i primi terreni sul Collio e a porre le basi per quella che sarebbe diventata una delle più grandi realtà vinicole friulane. Agli inizi degli anni ’80 con l’ingresso in azienda dei figli Tonino e Valneo si decide di diversificare la produzione dei vini sviluppando due differenti concetti strategici con la creazione di una linea Cru con produzioni limitate ottenute da vigneti particolarmente vocati ed i vini classici con quantità di produzione maggiori ma sempre qualitativamente rilevanti. Ma un altro periodo importante per la storia della famiglia Livon è rappresentato dal decennio che parte dal 1992 quando vengono acquistate in varia successione altre quattro aziende che amplieranno e diversificheranno in maniera consistente il portafoglio produttivo da offrire alla clientela italiana ed estera. Restando all’interno dei confini regionali vengono acquistate Villa Chiopris nelle Grave e la Tenuta Ronc Alto con vigneti adagiati sulla sommità della collina di Ruttars negli splendidi territori del Collio. Spostandoci invece nel centro Italia troviamo protagonisti i Livon con due marchi, l’Azienda Agricola Borgo Salcetino in Toscana in zona Chianti Classico e la Fattoria Colsanto in Umbria zona Montefalco. Una strategia globale d’azienda, quindi, estremamente diversificata attraverso i cinque marchi che capitanati dalla primogenita Livon, riescono a coprire differenti segmenti di mercato, proponendo vini tipici del Friuli ma anche autentiche primedonne nazionali come il Sagrantino e il Chianti, circa un milione di bottiglie prodotte nei circa 230 ha complessivi delle zone vitivinicole più prestigiose d’Italia.
Chi vi scrive ha avuto la fortuna di essere accompagnato da Valneo alla scoperta di quanto di bello riescono ad offrire le tenute aziendali. Incantevole a dir poco la cantina di Vencò destinata alla maturazione, sia in barrique che in botti, di tutti i vini rossi. Interessantissima la sala “privé” dove è gelosamente custodita una selezione di bottiglie provenienti dalle più prestigiose zone vinicole del mondo, molte delle quali hanno festeggiato il secolo di vita, ma Valneo ci giura, avendo avuto modo di recente di degustare qualche “anziana” prelibatezza, che sono bottiglie che non dimostrano gli anni che hanno viste le giovanili emozioni che riescono ancora a donare. Non meno vibrazioni riescono a trasmetterci i vigneti più importanti ubicati nelle colline di Ruttars, con paesaggi romantici e panoramiche mozzafiato che le cime delle colline ci permettono di apprezzare.
L‘azienda Livon può contare su altre due cantine che ho avuto piacere di visitare, quella di Masarotte, destinata a centro di vinificazione di tutta la produzione della linea Cru ed alla maturazione in barriques dei vini bianchi, e la cantina ubicata nella casa madre di Dolegnano dove vengono vinificati e stoccati i vini della linea “Classica”, oltre a essere la sede delle fasi di imbottigliamento per tutta la produzione. Nel piacevole girovagare, quello che ho notato è stata l’estrema cura e precisione prestata ad ogni cosa, si può andare dalla vigna alla cantina passando attraverso le sale di degustazione e i giardini della residenza, ma l’elemento comune è sempre lo stesso, nulla è lasciato al caso e tutto è fatto con classe e buongusto. Ma l’effetto a sorpresa finale con cui Valneo ha voluto stupirmi, è stata sicuramente la visita a un casolare ristrutturato e adibito ad acetaia, attività di famiglia a scopo non commerciale, dove vengono prodotti aceto di vino e soprattutto degli aceti balsamici che non esagero definire sontuosi, frutto di anni di maturazioni all’interno delle varie batterie di botticelle composta da legni di varia provenienza che sono ubicate all’interno della struttura e che seguono in linea di massima lo schema produttivo con cui si produce il famosissimo aceto balsamico tradizionale di Modena e Reggio Emilia.
Ma dopo tutto questo parlare di paesaggi incantevoli, vigneti curati e cantine modernamente attrezzate, non possiamo dimenticarci dei veri protagonisti della scena, i vini di casa Livon, il risultato di rese basse e di alte densità di impianto in vigna e di un lavoro certosino in cantina. Per parlare di tutte le marche commercializzate ci vorrebbe un articolo a parte vista l’ampia e importante produzione aziendale, ma senza fare torto a nessuno voglio ricordare quattro “figlioli” che meritano di essere portati all’attenzione del pubblico e che rappresentano alcune delle eccellenze dei vini Livon prodotti in regione. Per la categoria vini bianchi le nomination spettano al Braide Alte, delizioso assemblaggio di chardonnay, sauvignon, picolit e moscato giallo, e al Solarco che vede protagonisti gli autoctoni tocai friulano e ribolla gialla. Ospiti d’onore fra i rossi il Tiare Blu, assemblaggio di merlot e cabernet sauvignon, e il Riul un Refosco dal peduncolo rosso, dove entrambi testimoniano come anche in territori da sempre vocati per i vini bianchi, puntando sulla qualità in vigna e in cantina, si riescano comunque ad ottenere dei prodotti che non hanno nulla da invidiare a produzioni provenienti da terroir da sempre vocati a questa tipologia produttiva. A questo punto per far diventare la piacevolissima visita, indimenticabile, sarei dovuto andare in Toscana e in Umbria a toccare con mano le realtà aziendali fuori regione, ma meglio non esagerare e lasciare quei territori ancora inesplorati così in futuro avrò un allettante motivo per organizzare un gita fuori porta e visitare così due stupende aziende situate in due meravigliose regioni.
DIALOGANDO CON IL VIGNAIOLO
Il famoso marchio con la donna alata, simbolo delle bottiglie Livon, da dove deriva? Deriva da un disegno fatto dall’artista Erté che amo in modo particolare. Per chi non lo conoscesse parliamo di Romain de Tirtoff (1892-1990), russo trapiantato a Parigi che scelse come nome d’arte Erté, ossia la pronuncia francese delle iniziali del suo nome (R-T). Fra le sue opere più famose l’alfabeto e i numeri, una serie di gouaches raffiguranti uomini e donne che con i loro corpi simulano le lettere dell’alfabeto e i numeri. Il simbolo Livon è in pratica è un 5 specchiato che così rappresenta la C di Collio, simbolo per il quale dal ’82 ho acquistato i diritti d’autore.
Era il 1964 quando Dorino Livon acquista il primo appezzamento sulle colline del Collio, cosa vorresti recuperare di quei tempi lontani che ora non c’è più? Tempi lontani, io ero bambino, ma mi ricordo l’enorme entusiasmo che si respirava in famiglia, il desiderio di recuperare e migliorare quei territori abbandonati con il sogno di riuscire a produrre un giorno grandi vini. Devo fare i miei complimenti più sinceri a mio padre che ha avuto l’intuito di capire la straordinarietà del territorio del Collio, erano anni bui però ebbe il coraggio di investire risorse economiche ed umane con l’unico scopo di ottenere dei grandi prodotti.
Un’azienda da 230 ettari e più di un milione di bottiglie prodotte, quanto è vicina ad argomenti come il biologico e biodinamico? La nostra filosofia è quella di cercare di fare lavorazioni il più possibile naturali, evitando di inquinare e cercando di salvaguardare il territorio, avendo la massima cura in vigna per portare in cantina prodotti sani e di qualità. Nella nostra realtà la vite trova anche beneficio dalla presenza di olivi e alberi da frutto che oltre a darci altre qualità di frutta sono un prezioso alleato dei vitigni.
Viviamo in un periodo in cui il monopolio Italiano-Francese è finito e sul mercato internazionale l’offerta è molto variegata e competitiva. Quanto è importante saper comunicare oltre che con la bontà del vino anche attraverso operazioni di marketing e pubblicità? Diciamo che divido in parti uguali la capacità di creare un prodotto di qualità, disporre di un importante sistema di comunicazione e marketing e per finire essere dotati di un’efficiente organizzazione di vendita.
Cinque marchi d’azienda, solo un obiettivo di strategia globale per coprire differenti segmenti di mercato o c’è qualche altra motivazione alla base? Diciamo che l’obiettivo è stato quello di offrire un ampia gamma produttiva per ogni esigenza dei clienti, inoltre la volontà aziendale era anche quella di misurarsi con una realtà estremamente importante in termini di immagine e di qualità come quella del Chianti Classico e del Sagrantino di Montefalco, zone di grandi vini rossi.
Toscana e Umbria, due scenari stupendi dove arte, natura ed enogastronomia la fanno da padrone. Che differenze ci sono con la nostra realtà friulana, a parte la produzione che vede protagonisti principalmente i vini rossi? Sicuramente ci sono notevoli differenze per quello che concerne il clima e le caratteristiche del territorio, poi se parliamo di persone, beh diciamo che noi friulani siamo sicuramente più precisini rispetto alle popolazioni del centro Italia che sono forse un po’ più alla buona e meno maniacali lavorativamente parlando.
La crisi economica giocoforza costringe a razionalizzare le voci in uscita da parte dei consumatori, queste problematiche si fanno sentire anche nel settore vinicolo? Può essere però anche un momento in cui tirare le somme, nel senso chi ha lavorato bene verrà premiato a discapito di chi ha avuto gestioni più superficiali? Sicuramente la qualità è sempre fondamentale e ancor più nei momenti di crisi, quando chi riesce a offrire prodotti con un buon rapporto qualità e prezzo risulta sicuramente avvantaggiato. La crisi si sente eccome, i consumi si sono rallentati, ma non siamo ancora a un livello drammatico, anzi il vino di qualità e richiesto più di prima.
Qual è il paese estero che dà più soddisfazioni in termini di vendite e competenza della clientela? La Svizzera e la Gran Bretagna sono due ottimi mercati oramai consolidati, ma fra i paesi emergenti vorrei citare quelli Scandinavi che stanno interessandosi con sempre maggior interesse al mondo del vino.
Livon, con i suoi 230 ettari vitati nelle zone vitivinicole più prestigiose d’Italia ha raggiunto tutti i sui obiettivi primari o ci sono dei progetti futuri? Nella vita c’è sempre da poter migliorare qualcosa, ma ora siamo sicuramente a un buonissimo livello, il grosso del lavoro è fatto ed ora non resta che perfezionare il tutto giorno dopo giorno.
Oltre al vino, quali sono le tue passioni? Amo sicuramente la gastronomia che và a braccetto in maniera indissolubile con il mondo vinicolo. Poi amo in maniera incredibile i boschi e tutto il verde in generale e ne sono fedele testimonianza la cura e bellezza dei giardini che circondano Villa Chiopris e le altre proprietà. Poi sono anche amante del tennis che mi diletto a praticare e del calcio.
Braide Alte e Tiare Blu, io porto il vino tu ti occupi del cibo, cosa si mangia quindi a cena? Il Braide Alte lo considero un vino da tutto pasto, con cui possiamo accompagnare l’antipasto, passando per il capretto fino ad arrivare se vogliamo proprio esagerare a dei biscottini secchi con cui grazie alla morbidezza del Picolit contenuto al suo interno, non stona di certo. Il Tiare Blu invece trova fedeli alleati nella selvaggina, negli arrosti e nei formaggi stagionati.
Sagrantino e Umbria contro Chianti e Toscana, una bella sfida fra due “dream team”, ma purtroppo uno deve vincere… Due grandi vini prodotti in due grandi regioni, il Chianti è sicuramente più conosciuto nel mondo, ma il mio gusto personale mi porta a scegliere il Sagrantino, uno dei rossi più grandi che si producano in Italia, necessita di una lunga maturazione ma poi è in grado di donare emozioni uniche.
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