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Al Beef Bazaar di Roma tre aziende toscane si raccontano. Prima parte: Il viaggio di Landò

David Landini al Beef Bazaar
David Landini al Beef Bazaar

Quello del vino italiano è un mondo in continua evoluzione, la nascita di nuove realtà vitivinicole è un processo che non subisce rallentamenti, prosegue la sua strada mosso da un entusiasmo e una passione che prescindono dalle classiche leggi della domanda e dell’offerta. Qualunque appassionato sa bene che ormai il numero di etichette disponibili è semplicemente immenso, decine se non centinaia di volte superiore a quello che possiamo ritrovare anche nelle più voluminose guide.
Per fortuna la curiosità spinge la maggior parte delle persone a provare nuovi vini, consapevole che la qualità è quasi sempre più che buona, questo significa che c’è ancora spazio per farsi conoscere, ma vanno considerate con attenzione quali carte vanno giocate per ottenere i risultati sperati.
Fare buoni vini non è più sufficiente, oggi conta enormemente anche l’etichetta, che deve potersi distinguere su uno scaffale, deve suscitare curiosità e dare l’impressione che dentro la bottiglia ci sia qualcosa che vale la pena comprare.

La vigna di Landò

Un altro tassello fondamentale è la comunicazione, qualcosa di cui nessuna azienda può più fare a meno, pena finire nel dimenticatoio. Uno dei modi più diffusi è quello di presentarsi in un locale spazioso e in grado di fornire buone pietanze, magari anche abbinabili ai vini proposti.
Per fare questo ci vuole il supporto di un’agenzia preparata che conosca il mondo del vino e il suo linguaggio, una di queste è certamente “Comunicazione enogastronomica” di Roberta Perna, donna del vino che mette professionalità e passione in ogni suo lavoro, non a caso cura eventi come Life of Wine, Terre di Toscana, Vini d’Autore e organizza incontri e serate come quella che si è svolta lunedì 25 settembre presso il Beef Bazaar in via Germanico 136 a Roma, dove un folto numero di giornalisti ha incontrato i rappresentanti di tre aziende toscane provenienti dalle province di Pisa, Firenze e Grosseto: Il Viaggio di Landò, La Sala del Torriano e La Vigna sul Mare.
Tre realtà che rappresentano territori e stili del tutto diversi, ma che hanno in comune l’entusiasmo e la voglia di portare avanti nel migliore dei modi la loro “visione”. Un’occasione ghiotta che non mi sono lasciato sfuggire, sicuro che Roberta, che conosco da tanti anni, avrebbe portato cantine di assoluto interesse.
Il Beef Bazaar è stato un luogo perfetto per la presentazione, a pranzo abbiamo avuto modo di assaporare alcuni piatti, va detto che il cuore della cucina è la carne, che ha molteplici provenienze (non si chiama Bazaar a caso): Argentina, Australia, Bavaria (Scottona), Stati Uniti (Black Angus e Tomahawk Steak), Danimarca (Manzo), Finlandia, Galizia (Vaca Veja, Minhota), Inghilterra, Irlanda, Giappone (Kobe Wagyu), Polonia (Manzetta prussiana), Nuova Zelanda, Paraguay e Uruguay, non male no? Io però ho gradito la loro versione dell’Amatriciana, con l’inserimento di una vellutata di pomodorini gialli, che gli ha dato una nota dolce-agro, leggera ma stimolante e sgrassante, niente male.

La vigna di Landò

IL VIAGGIO DI LANDÒ: dietro questo nome, guarda caso, c’è lo zampino di Roberta, che ha compreso subito la filosofia di David Landini, che prima di intraprendere questa nuova avventura, ha effettuato un paziente e meticoloso percorso di ricerca, senza fretta, seguendo i ritmi necessari, cercando quei vigneti che servivano allo scopo, “vecchi” il giusto, a caccia del terroir necessario per forgiare quei vini che lui aveva già nella testa, ma essendo tutt’altro che interventista, dovevano in qualche modo parlare da soli, raccontare un mondo passato con uno sguardo al presente e al futuro. David, classe 1975, dottore in agraria ed enologia, è persona aperta e sincera, nel suo intervento di presentazione ha rivelato tutte le difficoltà, i limiti di un’impresa che chiede tempo per realizzarsi completamente, non ha inventato storie ma si è messo a nudo, perché la sua natura è questa, essere chiaro e diretto e non nascondere nulla. Il nome dell’azienda, dunque, racchiude il percorso che David sta effettuando e prende a prestito l’appellativo con cui viene chiamato dagli amici: “Lando”.

Logo Il Viaggio di Landò

Il logo, che viene proposto anche nelle etichette dei due vini, Prima e Seconda Fermata (anche questi due nomi sono opera di Roberta), è stato forgiato nientemeno che dal mitico Sergio Staino, giornalista, fumettista, vignettista e regista nato in una delle mie località del cuore, Piancastagnaio, in provincia di Siena, meta frequente di mie vacanze di gioventù. Lo ricordo per il personaggio di Bobo, ideato nel 1979, attraverso il quale ha espresso una satira mai volgare ma molto incisiva sul mondo politico, con uno sguardo particolare alla sinistra di quegli anni. E nel logo Staino ha voluto raffigurare i due personaggi a lui più cari, Bobo e Bibi, su una carrozza a forma di spicchio di Luna, sospesa tra cielo e terra e avvolta dalla vite colma di grappoli, felici di questo viaggio d’amore e con il calice pieno di vino.

David Landini

Ma chi è David Landini? Classe 1975, dottore in agraria ed enologia, ha lavorato come agronomo tra il 2003 e il 2007 presso le aziende del Mugello di proprietà dei Frescobaldi (Pomino, Fattoria di Corte, Fattoria Senni e Il Palagio); dal 2008 al 2014 ha prestato la sua esperienza agronomica ed enologica presso le aziende degli Antinori: Tenuta di Monteloro, Le Mortelle, Le Rigattaie/Val Mora, Castello di Fosini; sempre nel 2014 è stato responsabile tecnico e aziendale delle tenute toscane del Gruppo Bertani Domains, a Montalcino, Montepulciano e Castellina in Chianti.
Dal 2015 è amministratore e direttore tecnico di Villa Saletta, tenuta storica e frazione di Palaia in provincia di Pisa, proprietà della famiglia inglese Hands che ha ristrutturato questa meraviglia composta da boschi, vigneti, uliveti, campi coltivati a grano ed erbe aromatiche, tartufaie, pioppeti, l’intero borgo trecentesco e diversi casolari. Ed è proprio a Villa Saletta che, per ora, produce i suoi due vini.

Prima Fermata 2020 Il Viaggio di Landò

PRIMA FERMATA 2020: ottenuto da uve canaiolo, allevate a doppio capovolto e doppio cordone in vigneti di circa 90 anni sulle colline di Palaia a 180 metri s.l.m., con una densità di 3000 ceppi/Ha e una resa che non arriva ai 60 hl. per ettaro.
I grappoli, in assenza di ossigeno, sono stati caricati in vasca provenienti in parte da diraspatrice per il 60% e per il 40% interi. Le fermentazioni sono avvenute in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata inferiore a 22° C con lieviti indigeni.
Dopo una macerazione di qualche settimana ed una leggera pressatura delle uve il vino è rimasto per 6 mesi nei tini, prima di essere affinato in bottiglia.
Premessa: David ha voluto proporci il vino a temperatura da vino bianco, cosa che inizialmente mi aveva un po’ preoccupato. In realtà i profumi erano perfettamente percepibili (rosa, viola, lampone, ribes, ciliegia, visciola, leggera mentuccia e timo) e all’assaggio esaltava gli aspetti più aromatici e freschi, senza caricare l’impatto tannico. Lasciato “riscaldare” per qualche minuto, ho notato ovviamente un maggiore equilibrio, un’acidità meno aggressiva e più in sintonia con la polpa. Nel complesso l’ho trovato un vino fine, piacevole, sapido, pieno di brio, senza orpelli ma molto “puro”, diretto, come prima annata davvero promettente.

Seconda Fermata 2021 Il Viaggio di Landò

SECONDA FERMATA 2021: prima annata in commercio, è ottenuto da trebbiano per l’85% e malvasia per la restante parte, anche qui ci troviamo tra vigne di 90 anni nel comune di Palaia, in compenso le rese sono di soli 30hl per ettaro.
Anche in questo caso i grappoli, in assenza di ossigeno, sono stati diraspati per il 60%, la fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata inferiore a 15° C si è svolta con i lieviti indigeni.
La malvasia ha subito una macerazione di una settimana, il vino è rimasto in acciaio per altri 6 mesi.
Forse è il vino che mi ha colpito di più, l’ho trovato particolarmente espressivo, minerale, con note che ricordano gelsomino, ginestra, pesca bianca, una balsamicità naturale, venature agrumate molto piacevoli. Al palato è coerente, di bella intensità e freschezza, un bianco succoso da non bere di fretta, perché ha molte cose da raccontare.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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