I punti dell’Anteprima Amarone 2012

Secondo una tradizione ormai consolidata l’Anteprima Amarone 2012, andata in scena a fine gennaio presso il Palazzo della Gran Guardia di Verona, anche quest’anno ha ufficialmente inaugurato la stagione delle degustazioni “en primeur” del panorama produttivo enologico italiano.
Sotto la regia del Consorzio di Tutela Vini Valpolicella, 74 aziende hanno presenziato all’evento, circa un terzo delle oltre 200 realtà aderenti, tra imbottigliatrici e cantine cooperative. Nel calice di operatori del settore e del pubblico di consumatori ogni azienda poteva versare un paio di annate, la 2012 ovviamente, sia essa già imbottigliata e in vendita piuttosto che ancora in fase di affinamento in legno (come nella maggioranza dei casi), e un’altra a suo libero arbitrio, scelta spesso culminata con la 2010, caratterizzata da un’accattivante freschezza di beva.
Altrettanto tradizionale il convegno inaugurale che nella mattinata di sabato avrebbe come obiettivo il raccontare lo “stato di salute” di questo vino e descrivere caratteristiche e peculiarità dell’annata presentata, in questo caso 2012, per preparare “mente e palato” per le degustazioni svolte nel pomeriggio.
Sul palco Christian Marchesini, presidente del Consorzio di tutela vini della Valpolicella, l’enologo Diego Tomasi del Centro di ricerca per la viticoltura Cra-Vit, e Denis Pantini, responsabile del progetto Wine Monitor, l’osservatorio di Nomisma sul mercato del vino e sulle tendenze dei gusti dei consumatori. In mezzo il giornalista Andrea Scanzi, a suo agio nel non facile compito di moderare gli interventi e di stimolare il convegno porgendo puntuali quesiti o approfondimenti che hanno permesso di analizzare diversi aspetti del “fenomeno Amarone”.
Amarone in crescita, il perché del successo
Per il presidente Marchesini sono varie le chiavi del successo di questo vino nel mondo, a cominciare dall’unicità delle uve, del metodo e del territorio in cui viene prodotto.
In Valpolicella in 19 comuni si coltivano 1.200 ettari di vigneti (circa il 15% del territorio vitato del Veneto, prima regione produttrice italiano di vino), dove si raccolgono al 97% uve autoctone (Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara, Oseleta).
E’ fondamentale preservare la varietà delle coltivazioni, infatti per questo molto spesso i vigneti sono inframmezzati da uliveti e da ciliegi, legame che rafforza il concetto di unicità di questo territorio, così come di altrettanta importanza vitale è mantenere il senso di comunità dei piccoli borghi, recuperando le strutture delle case storiche.
Una varietà di colture e di paesaggi che si perde indietro nei secoli, ma che purtroppo con le ciliegie in questi ultimi anni si è un po’ impoverito, causa un significativo calo di coltivazione: Marchesini lancia quindi un appello agli agricoltori a tornare a coltivare il ciliegio per salvaguardare questa biodiversità di colture, poiché ribadisce che il territorio si caratterizza e preserva grazie all’intervento dell’uomo: un esempio classico la costruzione dei muretti terrazzati, le cosiddette “marogne”, o le “pergole”, che si stanno rivelando di estrema importanza per difendere le uve dagli eccessi di calore in quest’epoca di cambiamento climatico.
I consumatori dei mercati trainanti come il Nord Europa e il Nord America dimostrano di apprezzare enormemente il consumo di questo vino così strutturato e complesso, morbido e fruttato, che ben si addice alla loro abitudine di berlo spesso fuori pasto. E’ stato inoltre riscontrato che in stati come il Canada, che beve Amarone ricorda le atmosfere e le emozioni provate nel soggiorno in Italia oppure ha familiari di origini italiane, e quindi conosce le tradizioni del nostro Paese e la qualità del Made in Italy: ecco quindi che ancora una volta emerge quanto sia importante, oserei dire vitale, per l’economia italiana far conoscere i nostri territori all’estero per suscitare l’interesse a venire a soggiornarci per scoprire ed apprezzare il nostro immenso patrimonio enogastronomico e culturale.
I dati del mercato
Denis Pantini ha quindi cercato di concretizzare questo successo: circa 100 mila ettolitri di Amarone imbottigliato nel 2015 per un fatturato di 315 milioni di euro, di cui almeno il 60% derivante da vendite all’estero (percentuale a mio avviso sottostimata sulla base di quanto dichiarano i produttori, che arrivano a vendere fuori dai confini fino al 90% del loro Amarone), con Germania, Svizzera e Canada che da sole assorbono circa il 45% dell’export, seguite dalla Scandinavia.
Analizzando i dati sul consumo di vino rosso, dominano USA e Cina con 13,6 e 11,1 miliardi di euro, con un aumento rispettivamente del 24% e 72% nell’ultimo quinquennio.
L’aumento significativo in Cina è anche dovuto al significato beneaugurante che viene dato al vino rosso, sebbene ad oggi il consumo pro capite non superi i 2 litri. La sua prospettiva di crescita dei consumi è quindi altissima, stimata oltre al 50%, così come è significativa quella del Canada (16,7%) e quella americana (10%). La crescita di consumo di vino rosso della Russia (negli ultimi 5 anni del 51%) pare sia rallentata causa il calo del prezzo del petrolio che ha ridimensionato ricchezza e potere d’acquisto.
In Italia sta aumentando la vendita diretta al consumatore, stimata attorno al 12% con le piccole aziende che arrivano anche fino al 20%, mercato associato al turismo e all’offerta gastronomica nel territorio. Il mercato italiano negli ultimi anni è stato trascurato: per aumentare vendite e consumo occorre puntare sulla sua unicità, sulla abbinabilità ai piatti della cucina italiana (a parte a mio avviso che non si ecceda con la morbidezza) e sulla varietà di tipologia di Amarone in base alle caratteristiche delle 5 zone principali di produzione.
Il cambiamento climatico
L’enologo Diego Tomasi non ha dubbi nell’affermare che il cambiamento climatico degli ultimi vent’anni ha avuto un impatto notevole sull’Amarone. E’ determinante arrivare al periodo che precede la vendemmia con uve sane, cercando di gestire al meglio gli eccessi di umidità, come nel 2014, piuttosto che di calore, come lo scorso anno. Ecco quindi ribadire l’importanza della pergola che, strutturata e potata in maniera diversa rispetto a 30 anni fa, con l’altezza da terra e più strati fogliari riesce a svolgere meglio il compito di preservare l’uva dai raggi solari, mentre con il guyot è più difficile mantenere l’equilibrio dell’apparato fogliare.
Inoltre per fronteggiare questo fenomeno sono state riscoperte uve autoctone come lo Spigamonti e l’Oseleta, che ben si prestano all’appassimento.
Sul fronte delle malattie della vite l’Università di Verona sta studiando cloni di Corvina e Corvinona resistenti alla peronospora e all’oidio, assolutamente no OGM, bensì puntando unicamente sul gene della resistenza alle malattie. In ben 1.800 ettari inoltre la lotta alla tignola si combatte attraverso la confusione sessuale.
Annata 2012
Tomasi ha quindi tracciato un’analisi dell’annata 2012, ennesima testimonianza del cambiamento climatico in corso, un’annata difficile e impegnativa dove è stata estremamente importante una gestione accorta del vigneto. Il sistema di coltivazione a pergola si è rivelato migliore del guyot, ideale per proteggere i grappoli dalla forte radiazione solare e preservare la freschezza e gli aromi delle uve (acini all’ombra con temperatura di 8/9°C inferiore a quelli al sole).
L’andamento climatico ha visto succedersi a una primavera umida che ha stimolato un buon sviluppo vegetativo, un’estate torrida, che ha creato alle vite non pochi problemi di stress idrico. Una prima ondata di caldo intenso si è registrata a giugno nella fase della fioritura, che ha contribuito alla formazione di grappoli spargoli perfetti per l’appassimento, causa di una ridotta allegagione (minori acini per effetto negativo delle alte temperature sulla fecondazione) e di una frequente acinellatura (acini di piccole dimensioni per una resa inferiore del 10-15% rispetto alla media decennale).
Le successive fasi di calore intenso che si sono avute a inizio luglio e per buona parte di agosto, oltre a prosciugare le riserve idriche, hanno influito anche sulla buccia degli acini, che è risultata più sottile e con meno cere, e sulle concentrazione di zuccheri, risultate maggiori rispetto al triennio precedenti, senza invece compromettere la maturazione fenolica (estraibilità degli antociani e maturità tannica).
La vendemmia è iniziata attorno al 20 settembre con temperature ottimali e le caratteristiche delle uve (ridotte dimensioni degli acini e spessore della buccia, grappolo meno compatto e minori cere) hanno accelerato il processo di appassimento, simile all’annata 2011.
In sintesi il grande calore estivo del 2012 ha portato:
– una perfetta maturità fenolica e ricchezza in zuccheri
– tannini non aggressivi per vini più morbidi e di beva più corposa e invitante
– una ben definita riconoscibilità organolettica dell’annata, dove spiccano le note di frutta matura e una discreta balsamicità
– netta differenziazione tra zone di produzione, con migliori risultati a quote maggiori e in terreni con migliore capacità di trattenere l’acqua
Degustazioni
Complice anche un disciplinare di produzione per certi versi “elastico”, in questo momento credo che il consumatore possa quasi certamente bere l’Amarone che più soddisfi i propri gusti e bisogni. Il limite minimo di affinamento di tre anni permette infatti sia di realizzare dei vini di beva più fresca e immediata, più snelli, meno corposi e complessi. Anche nel caso dell’annata si possono trovare prodotti di questo stampo già in commercio dal gennaio dello scorso anno, filosofia produttiva adottata ad esempio da diverse grandi case produttrici e da cantine sociali.
Al contrario molti produttori medio-piccoli preferiscono affinare il loro vino per periodi maggiori in legno o in bottiglia per estrarre il massimo del potenziale, in termini di struttura e complessità, prima di metterli in commercio, non rinunciando per questo all’Anteprima, che affrontano presentando dei campioni prelevati direttamente dalle botti (nell’ultima edizione ben 44 sui 78 vini in degustazione). In questo caso risulta però a mio avviso molto difficile dare un giudizio utile e affidabile per il consumatore, rischiando oltretutto di penalizzare dei prodotti che in commercio potrebbero poi rivelarsi molto buoni.
In questo panorama vasto e variegato, iniziando dalle giovani leve, ho registrato la conferma dell’azienda agricola Flatio di San Pietro in Cariano, guidata da un paio d’anni da Flavio Fraccaroli. Il suo Amarone 2012, che affinerà parte in barrique e in botte da 25 hl e parte in acciaio fino a marzo 2017, per poi essere messo in bottiglia un anno dopo, si contraddistingue per un buon corpo unito ad altrettanta pulita e dolce freschezza.
Caratteristiche che si smussano lasciando spazio a maggior speziatura, complessità e persistenza degustando il 2009, annata attualmente in commercio (18 euro a privati franco cantina) con un grado alcolico di ben 16° e un residuo zuccherino che sfiora i 5 gr/litro, merito anche dell’apporto di uva Terodola a fianco delle rituali Corvina, Corvinone e Rondinella appassite per quattro mesi.
Un altro giovane con le idee chiare sul proprio lavoro l’ho incontrato presso l’azienda agricola La Dama di San Vito di Negrar. Il titolare Gabriele Dalcanale, di origini trentine, prosegue nel suo cammino di conversione biologica dei suoi vigneti di Corvina, Rondinella e Corvinone. Il suo Amarone 2012, che andrà in bottiglia a maggio con 16° e appena 4 grammi/litro di residuo dopo un anno e mezzo di affinamento al 30% in barrique e il 70% in botte grande, si contraddistingue fin d’ora per i netti sentori di frutta fresca e la sapidità e piacevolezza nella beva (25 euro).
Spicca per tipicità e autenticità l’Amarone 2012 dell’azienda Le Bignele di Marano di Valpolicella, gestita da Luigi e dal fratello Angelo Aldrighetti con i figli Nicola e Silvia, con note di frutta matura, una buona acidità e un buon rapporto tra alcool svolto e zuccheri residui che ne facilitano l’abbinamento a tavola (20 euro).
Ideale per accompagnare i robusti piatti della tradizione veneta anche l’Amarone 2012 di Cesari di Cavaion Veronese che non eccede in alcolicità per far spazio alla balsamicità e sapidità. Di incredibile freschezza e gioventù, oltre a una struttura di tutto rispetto, la selezione “Il Bosco” annata 2000, che viene prodotta solo quando le uve provenienti da un singolo vigneto di circa vent’anni sono perfettamente sane e di grande qualità (60 euro).
Sul tema della struttura, un maestro nel gestire dei potenziali molto elevati senza snaturare o rendere stucchevole il prodotto è senza dubbio Tiziano Accordini, titolare dell’azienda Accordini Stefano di Fumane. Il suo “Acinatico” 2012, da uve provenienti dalle colline di Fumane, Marano e Negrar, sviluppa ben 16,5° e circa 7 gr/l di residuo: un vero “must” per chi è alla ricerca di potenza, morbidezza e buona bevibilitá (30 euro)!
Su questa falsariga il “Campedel” 2012 (16° e 7 gr/l) dell’azienda agricola Gamba di Marano di Valpolicella, proveniente dal vigneto a Nierega, che andrà in commercio a Natale 2016 dopo tre anni di affinamento in barrique, con un tannino deciso e importante, frutto anche dell’apporto di uva Oseleta (30 euro). Un tannino che però con l’affinamento in bottiglia si ingentilisce, risultando al palato più levigato, come ho percepito degustando l’annata 2007.
Gli fa eco Bennati di Cazzano di Tramigna con un Amarone 2012 molto carico di colore e di struttura rispetto alla freschezza (25 euro); estratto ancor più marcato (16° e 10 gr/l) nel “Riserva di famiglia” 2008 affinato in tini da 5 hl per 36 mesi (50 euro).
Punta sulla freschezza, ricchezza ed eleganza Albino Armani di Dolcé, come nel caso del “Cuslanus” 2012 ottenuto vinificando uve da Marano, appassite in fruttai a 600 metri per preservarne i sentori di frutta fresca, che non vengono meno nemmeno dopo il lungo affinamento in botti da 30 hl (29 euro). Curiosità: Cuslanus era il nome di una divinità adorata dagli Arusnati in epoca etrusca che segnava il passaggio delle stagioni, così come questo vino vuole essere legato al tempo che passa.

Potenza e rusticità contraddistinguono il “Lena di Mezzo” 2012 (29 euro) di Monte del Frá, più contenute nello “Scarnocchio” 2008, dal vigneto più vecchio dell’azienda di quasi quarant’anni a oltre 500 metri di altitudine e su un suolo vulcanico (48 euro), così come nell’Amarone 2012 dell’azienda Corte Lonardi di Marano di Valpolicella.

Senza eccessi e senza pretese l’Amarone 2012 di Ca’ Rugate, dotato però di un’invitante e fresca beva (35 euro).



