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La febbre era salita troppo in alto per l’attesa del taglio del nastro di questo nuovo evento, costruito, immaginato, e sotto l’attenta regia e l’egida di ►Acquabuona è potuto nascere, sgorgare dalla roccia più pura, secondo quel fil rouge che da sempre si lega a Terre di Toscana, a quella lettura consapevole dei vini e produttori che sono e/o diventeranno orgoglio e simbolo di qualità della realtà vitivinicola del nostro paese. Di assoluto spessore la location prescelta ovvero il Chiostro di S. Agostino all’interno della chiesa omonima, costruita dai Padri Agostiniani con considerevole aiuto economico offerto dai mercanti lucchesi intorno alla metà del secolo XIV°. Necessario entrare in sintonia con la magia del luogo, è questa la sensazione che si percepisce, la scelta non poteva essere più indovinata e fortunata, perché intrinsecamente capace di convogliare l’attenzione di tutti i visitatori in un comune stimolo, in un indirizzo di condivisa scoperta dei sapori e profumi che galleggiano nel cortile del chiostro. Gli addetti, o quantomeno le persone più vicine al mondo del vino in tutte le sue molteplici sfaccettature, non potevano non intuire e apprezzare il lavoro svolto dagli organizzatori, non solo per il posto prescelto, ma anche per la notevole efficienza e capacità organizzativa e, cosa tutt’altro che secondaria per la splendida selezione delle cantine e dei vignaioli proposti.
Possiamo sicuramente affermare che il lavoro svolto è stato di assoluto spessore: vignaioli di nicchia, cantine assolutamente trasversali alle grandi etichette che normalmente fanno bella mostra, nelle più blasonate manifestazioni e rassegne enologiche nazionali ed internazionali (e questo è anche merito di un grande conoscitore del vino come Fernando Pardini). Sono state fatte scelte oculate, mirate, ben precise e ponderate, capaci di cogliere le zone più significative del nostro bel Paese. Gli organizzatori sono stati capaci, ma oserei dire sensibili a quei terroir, che chiedevano umilmente un poco di luce, un minimo di ribalta, per poi nella forza delle proprie vigne, dei propri terreni, nel lavoro certosino in cantina riuscire a farsi notare, e sicuramente nel tempo, ma nemmeno troppo lungo, affermarsi. Essendo personalmente un poco poeta del vino, e chi ha avuto la possibilità di leggere e di rileggersi all’interno del testo “vino al vino” di Mario Soldati, potrebbe ritrovarsi umilmente ad appuntarsi queste nuove fragranze, quei vitigni autoctoni scomparsi o mai conosciuti, in una finalmente genuina riscoperta del ruolo del vino in quanto tale e letto come tale, non… enologicamente. Credo che i bravi organizzatori abbiano sperato e voluto che gli appassionati, entrando dentro il chiostro di S. Agostino, percepissero questo aspetto, lo respirassero a pieni polmoni, e credo anzi sono certo che il loro disegno sia stato appieno centrato e condiviso.
Il titolo dell’evento era chiaro, non era una ricerca d’effetto, puro marketing d’immagine, no, era e ed è riuscito ad essere l’auspicio di un messaggio nuovo, diverso, ricompreso in quello che tutti coloro che sono intervenuti all’evento hanno e avrebbero dovuto trovare nel bicchiere, un’opera…. un’opera d’arte, che bacchetta il bicchiere e cambia il messaggio a seconda di come lo ruoti, e come lo leggi. Durante la visita all’evento mi sono trovato davanti a un produttore piemontese, che dopo aver presentato la sua azienda, le sue uve, l’esposizione dei terreni, le caratteristiche idrogeologiche, la superficie vitata, ha offerto il suo prodotto finale. Presentandomelo come un “acquarello” nei suoi colori sfumati, nella profondità di campo espressa in quel disegno immaginario. Credo che gli stessi organizzatori, se si fossero trovati accanto a me in quel momento, si sarebbero emozionati, non solo per le parole e il senso compiuto dell’immagine del vino, ma perché avrebbero capito di avere fatto centro. Il loro messaggio era arrivato, il titolo del loro evento sicuramente efficace ed efficiente, la loro attenta ricerca, il loro impegno, assolutamente premiati.
Potrei sicuramente avventurarmi nell’esposizione e presentazione dei vini e terroir presenti, potrei anche fornire una sorta di classifica se non di merito e/o di preferenza, quanto meno di presenza e presidio di una nuova realtà vitivinicola, ma preferisco solo segnalare alcune etichette di cui sono rimasto piacevolmente impressionato. Penso a G.D Vajra e il suo Barolo Bricco delle Viole 2008 con quelle note di rosa appassita e violetta….strepitose. Interessante e particolarmente gradita la scoperta di etichette locali , quale per esempio l’azienda Montepepe di Massa, con il suo Montepepe Rosso 2009 che nasce dalla commistione di vitigni quali Il massareta, di cui molto probabilmente molte persone non sapevano dell’esistenza, che a braccetto con uve syrah, esprime note speziate interessanti e una buona acidità. Ho trovato degno di menzione anche il prodotto proposto dalle Cantine Di Marzo, ovvero il Taurasi Albertus 2009, che al naso sprigiona sentori profondi di liquirizia e spezie ,ed in bocca si mostra di lunga persistenza e i tannini veramente fini e delicati. Di significativo spessore anche il Verdicchio di Matelica Riserva Mirum 2010 dell’azienda La Monacesca al naso è un concerto senza fine di aromi e profumi, in bocca è profondo, piacevolmente sapido e ricco. Ultima nota di sapore la dedico all’azienda Gulfi realtà Ragusana e la sua bella interpretazione del territorio e delle sue infinite potenzialità, messe in evidenza con uno splendido Cerasuolo di Vittoria 2011.
Beh, entrando nel chiostro di S. Agostino per “Vini d’Autore” respiri essenze diverse, profumi insoliti, colori e sfumature che devono essere continuamente rilette ed interpretate, ma innanzitutto condivise, è questa la cosa importante, finalmente trovi persone e gente affamate di cultura del vino, e questo è tanto vero perché finalmente possiamo parlare di interculturalità dell’enologia nel senso più ampio e apprezzato dalla gente più semplice e di tutti i giorni. Non è però immaginabile dimenticare e non dare la giusta evidenza al parterre degli “Artigiani del Gusto“, che tante ricchezze gastronomiche hanno reso possibile poter gustare ed apprezzare: il Salumificio Triglia ha fatto bella mostra dei suoi sontuosi salumi, come d’altronde la stessa Macelleria Masoni e la Bonuccelli Salumi hanno dato evidenza della loro produzione di insaccati di qualità. Di rilievo la presenza e i profumi dello Scoppolato di Pedona e il Bruschino, stupendo formaggio di pecora in cera d’api dell’azienda Tenuta Gallagiuliva. Per poi rendere merito alla selezione gastronomica curata e assortita di Rosso Rubino, e la bontà delle proposte dolci e sfiziose del biscottificio I Fortini. Infine la magia di colori dell’arte in bottiglia proposta da Lombardi & Visconti. Desidero ricordare la sinergia messa in campo e creatasi, tra gli organizzatori e i ristoranti per quei menu degustazione “Terre d’Italia“, che Alex, Enoteca Marcucci, Il Cerbero, Champagneri, La Bottega, Nonna Lory, La Volpe e L’uva, Filippo e il Gatto Nero hanno offerto. Questo evento è sicuramente nato bene, e senza alcun dubbio crescerà in modo senza uguali, perché è stata individuata la ricetta giusta e gli ingredienti sono perfettamente equilibrati, e tutti contribuiscono in modo significativo alla riuscita del piatto. Terre d’Italia nasce sotto una buona stella che sicuramente gli organizzatori sapranno con diligenza mantenere lucida e brillante, senza dover e poter cambiare le carte in tavola, apportare le eventuali correzioni che in corso d’opera potrebbero rendersi necessarie, ma come ho scritto e detto la ricetta è giusta e di sicuro successo ed incisività.
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