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Dolce, buono e naturale: il miele

 

 

irrorazione

Il miele ha origini antichissime, e per millenni ha rappresentato l’unico dolcificante zuccherino utilizzato dall’uomo nella sua alimentazione. Esso infatti non necessita di ulteriore lavorazione per essere consumato, essendo prodotto interamente dalle api, che lo trasformano a partire dal nettare, una sostanza zuccherina che viene secreta dai fiori proprio per attirare gli insetti e renderli “trasportatori” del polline che viene portato su altri fiori e così favorire la fecondazione. Le api possono raccogliere il nettare solo da quei fiori che vengono definiti “melliferi”, e cioè adatti ad essere raggiunti dalla proboscide (ligula) dell’ape. Il miele tuttavia può anche essere prodotto a partire dalla linfa degli alberi che alcuni insetti succhiano in grande quantità e che poi espellono, come eccesso di zucchero, sotto forma di melata, che si deposita in gocce sulla superficie dei rami e delle foglie. Da qui le api la raccolgono e la lavorano per produrre miele.

Si può dire quindi che il miele ha origine sia animale che vegetale, ma sono convinta che sia l’opera instancabile delle api, che raccolgono, trasformano ed elaborano le sostanze vegetali di partenza, ad essere di fondamentale importanza.

Purtroppo negli ultimi anni la mortalità delle api è salita a livelli molto alti, e ciò è stato provocato soprattutto dall’uso massiccio di antiparassitari, insetticidi e altre sostanze chimiche nell’agricoltura in periodi in cui non sono strettamente necessari, un utilizzo volto ad ottenere una produzione più intensiva e uniforme a scapito della biodiversità e che in breve tempo porta alla morte delle api sia per intossicazione sia per mancanza di cibo con cui nutrirsi, venendo ridotte di gran numero le diverse specie di piante.

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La produzione del miele “organizzata” dall’uomo si chiama apicoltura, e si caratterizza per essere una vera e propria attività di allevamento avente aspetti particolari: all’apicoltore infatti viene richiesta una conoscenza approfondita del territorio dove stanzia i propri apiari, in modo da garantire l’equilibrio dell’intero sistema naturale sia nel numero di specie vegetali, sia nel numero di quelle animali. Ma non solo: soprattutto in caso di produzione di miele unifloreale, l’apicoltore deve essere abile nel valutare il periodo di fioritura delle piante da cui si vuole produrre il miele, al fine di evitare l’inquinamento con il nettare di altre piante.

Gli apiari inoltre possono essere definiti “stanziali”, quando gli alveari restano fissi in una postazione, oppure “nomadi”, quando gli stessi vengono spostati in diverse zone geografiche inseguendo le fioriture delle piante interessate.

Come detto poc’anzi, il miele può essere definito unifloreale quando deriva da un’unica specie botanica ed ha precise caratteristiche organolettiche (aspetto, profumo, gusto) che lo rende talvolta più unico che raro.

In tutti gli altri casi, il miele viene detto “millefiori” proprio perché non si è in grado di definire con precisione tutte le specie vegetali e floreali da cui deriva. Questo non significa che sia di minore qualità, anzi, talvolta le combinazioni di piante da cui deriva presenta caratteristiche costanti ed esclusive. I più importanti mieli millefiori sono ad esempio il millefiori di montagna o il millefiori dell’Appennino, entrambi di colore e sapore variabile a seconda dell’annata.

miele

L’opera dell’uomo si manifesta naturalmente, oltre che per gli aspetti sopra descritti, nella fase di smielatura: essa avviene quando l’apicoltore sposta in laboratorio il melario (la cassetta dove sono contenuti i favi dentro i quali le api hanno deposto il miele) separandolo dall’alveare, e procede alla disopercolatura, cioè all’eliminazione dello strato di cera che le api hanno sovrapposto alle cellette, facendo così fuoriuscire il miele che viene estratto all’interno dello smielatore, un macchinario che utilizzando la forza centrifuga preleva il prezioso prodotto. Il miele in questa fase è ancora allo stato grezzo, quindi viene successivamente filtrato e infine sottoposto a decantazione per un periodo di circa 20/30 giorni, durante i quali il miele espelle le ultime eventuali sostanze non pure.

In cucina ma non solo, il miele riveste un largo impiego: oltre ad essere un alimento energetico naturale, adatto agli sportivi, esso non contiene sostanze poco digeribili o dannose per l’organismo e quindi diventa prezioso alleato anche per gli anziani o i bambini.

Api

A tavola, sono noti gli usi del miele come accompagnamento a diversi tipi di formaggi, ma anche su alcuni salumi come il lardo o semplicemente gustato su una fetta di pane o utilizzato per dolcificare tisane o latte.

Da ultimo ma non meno importante, ricordiamoci di leggere bene l’etichetta: al miele che acquistiamo, per legge, non possono essere aggiunte sostanze alimentari come coloranti o additivi, e deve essere chiaramente riportato il termine minimo di conservazione, il Paese o i Paesi di origine, il lotto di produzione, la ragione sociale del produttore e la quantità contenuta.

Francesca Valassi

Originaria dell'Oltrepò Pavese ma per metà spagnola. L'interesse per il mondo del cibo e del vino nasce in famiglia, grazie a papà salumiere e formaggiaio, e mamma cuoca provetta, e dal territorio in cui è nata, dove colline e vigneti si perdono a vista d'occhio. Pratica corsa, bici e nuoto e sta scoprendo come la buona cucina possa sposarsi con scelte consapevoli a tavola. Dal 2009 collabora con il blog Soul&Food e con Lavinium. Dal 2015 è assaggiatrice ONAV e membro del consiglio provinciale di Milano. Ama scrivere e scattare foto per ricordare i luoghi e i sapori che ha vissuto e le piace scoprire nuovi locali nella città dove vive, Milano, dove gira sempre in bicicletta, per non lasciarsi intrappolare dalla frenesia dei suoi ritmi. Se volete fare breccia nel suo cuore, regalatele un dolce al cioccolato, il più fondente possibile.

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