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AnteprimeIl vino nel bicchiere

Derthona 2.0 2023: anteprima di un Timorasso che vola alto

Locandina Derthona 2.0

Il Timorasso piace, parecchio. Se ne sono accorti anche all’estero, tanto che cominciano a pensare che l’Italia non è solo un Paese di grandi vini rossi. Anche se bisognerebbe fargli capire che ci sono pure il Verdicchio dei Castelli di Jesi e di Matelica, ci sono le Vernacce di Oristano e di San Gimignano, c’è il Trebbiano d’Abruzzo, che poi è il bombino bianco (ma nel teramano lo chiamano anche passerina), c’è il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo, C’è la Ribolla Gialla, ci sono il Grillo, il Catarratto, la Garganega, il Pigato, il Minutolo, certe Malvasie e certi Moscati, il Bianco d’Alessano, la Verdeca, il Greco bianco, l’Ansonica e via discorrendo, il problema è solo di comunicazione, perché non c’è un solo territorio dove non nascano vini bianchi capaci di lunga vita, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia.

Mappa Colli Tortonesi

Ma è anche culturale, soprattutto da noi, perché per troppo tempo si è assecondato l’immaginario collettivo che i bianchi si bevono solo giovani, freddi e d’estate; ci sono ancora molti produttori che non hanno capito le potenzialità delle loro uve bianche, avendole sempre vinificate pensando alla vendita immediata.
La promozione va fatta su un’intera denominazione o su un intero territorio, altrimenti rimane un fenomeno individuale, isolato, chi è più bravo e ha più mezzi riesce, gli altri restano a casa.
C’è il problema dei volumi, quanto vino bianco si produce in quella zona? È sufficiente per un mercato così vasto e globalizzato? Ma c’è anche il problema della qualità, che deve essere alta perché di vino piuttosto buon ormai se ne fa in gran parte del pianeta; poi c’è quello della fascia di prezzo nella quale inserirsi, solo per citarne alcuni.
Nei Colli Tortonesi la riscoperta del Timorasso ha contribuito a smuovere il territorio e stimolare nuove visioni e obiettivi, c’è una sempre maggiore consapevolezza delle grandi potenzialità di questa cultivar, anche se non va dimenticata l’importanza della Barbera, che qui ha un proprio carattere e una storia da raccontare. C’è spazio di crescita, è un territorio dove molte zone vitate erano state abbandonate e possono essere progressivamente recuperate, ma il fenomeno va gestito, se ci si allarga troppo e troppo in fretta si rischia di perdere il controllo e gli obiettivi qualitativi e identitari da cui si è partiti.

Area vitata di Cascina Giambolino a Carbonara Scrivia
Area vitata di Cascina Giambolino a Carbonara Scrivia

Quella del Timorasso è una storia antica, sebbene i documenti reperiti che ne citano il nome risalgano al 1833 (Cronaca manoscritta della Comunità di Monleale), è molto probabile che l’uva fosse presente nel territorio tortonese parecchi secoli più addietro. Indicativo che verso la fine del 1800 il 20% delle uve tortonesi fosse costituito da timorasso. Negli anni ’60, in parte per l’arrivo dell’industrializzazione, la coltivazione del timorasso ha iniziato il suo declino, fino ad arrivare a 0,5 ettari nel 1987, una singola parcella come testimonianza di un vitigno che stava per scomparire.

Emanuele Bassi di Cascina Giambolino
Emanuele Bassi di Cascina Giambolino

Non mi addentro sulla storia seguente, perché è ormai risaputo il contributo pionieristico di Walter Massa, uomo chiave della rinascita di questo vitigno locale dalle origini ancora non del tutto chiarite, il suo impegno rappresenta qualcosa di eroico, un amore indiscutibile che lo ha portato a esporsi in prima persona coinvolgendo un sempre più vasto numero di viticoltori, lavorando con un impegno che ha pochi eguali per smuovere le coscienze sul valore di questo vitigno dimenticato. Il suo costante entusiasmo ha fatto sì che nel 2000 gli ettari vitati fossero diventati 3, nel 2009 arrivarono a 25; oggi sono ben 330 su 1250 totali dei Colli Tortonesi! In poco più di 20 anni, quindi, si è avuta una crescita che ha pochi eguali in Italia, un processo che non accenna minimamente a rallentare, tanto che a breve gli ettari arriveranno a sfiorare quota 500. In pratica si è raggiunto il milione di bottiglie prodotte, con l’obiettivo di arrivare a quota 3 milioni.

Vigneti Cantine Volpi
Vigneti Cantine Volpi

C’è però un ostacolo che non si può non considerare, ovvero un clima sempre più caldo e siccitoso in una terra che già tradizionalmente è calda e poco piovosa. Sappiamo ormai che la mancanza di acqua, che un tempo riguardava Paesi a latitudini del tutto diverse dalla nostra, ora è arrivata anche qui, rendendo l’agricoltura sempre più a rischio, prime fra tutte le risaie, non solo, ma la crescente riduzione della portata d’acqua dei nostri fiumi sta creando fenomeni molto pericolosi, come l’ingresso dell’acqua marina nel Po, che dalla foce sta viaggiando progressivamente nell’entroterra con danni incalcolabili. Vedere vette di oltre duemila metri quasi prive di neve, significa non avere riserve per le stagioni calde.
Si può, allora, progettare un qualsiasi sviluppo agricolo, compreso quello della vite, senza tenerne conto? Sono domande che non riesco a non pormi, perché ignorare il problema ora, nella spinta di un successo, può significare dover fare i conti dopo, con conseguenze sicuramente non piacevoli.

Carlo Volpi
Carlo Volpi

Forse, prima di aumentare ulteriormente gli ettari vitati, si dovrebbe correre ai ripari creando le condizioni nel territorio affinché quel po’ di acqua che ancora arriva, purtroppo spesso concentrata in pochissimi giorni e in quantità enormi, non vada perduta ma immagazzinata in modo da farne scorta per i periodi di crisi. Non solo, ma il territorio deve essere preservato, protetto, i boschi, la coltura promiscua, gli equilibri di un ecosistema già in seria difficoltà non devono essere ulteriormente disattesi. Certo questa è una riflessione a tutto tondo, potrei dire a livello nazionale, ma in un territorio che sta crescendo in maniera esponenziale come quello dei Colli Tortonesi, forse la questione si fa ancora più urgente, perché si può intervenire prima per evitare errori. Quindi piantare nuove barbatelle va bene, ma tenendo conto delle pendenze, delle direzioni dei filari, delle esposizioni (oggi è quasi meglio l’esposizione a nord, un tempo impensabile), dei sistemi per fare defluire le acque e recuperarle, per evitare danni in vigna in caso di piogge torrenziali e avere delle riserve in caso di estati torride e siccitose.

Vigneti Massa a Monleale
Vigneti Massa a Monleale

In ogni caso il controllo dello sviluppo deve essere fatto, non bisogna inseguire pedissequamente (come è già accaduto in altre zone) le richieste del mercato sull’onda di attraenti successi economici. Intanto il prezzo di un appezzamento di terra tortonese è lievitato in pochi anni, come del resto quello dei vini…
Parlando sempre di Timorasso, un altro tema tutt’altro che secondario è la necessità di riuscire a far emergere nei vini le diverse caratteristiche di una denominazione che si sviluppa all’interno di 6 valli (Scrivia, Ossona, Curone, Grue, Spinti e Borbera), lunga 50 km e larga 25, costituendo lo sperone sud-est della provincia di Alessandria, impresa onerosa che richiede tempo e una serie di passi da fare in diverse direzioni. Ad esempio le valli si sviluppano da nord a sud ma i terreni da est a ovest, la disposizione dei vigneti all’interno di una stessa valle è eterogenea: versanti diversi ed esposizioni diverse, così come terreni e soprattutto altitudini (si va dai 100 ai 500 metri nella parte settentrionale, da 140 a 1000 metri in quella centrale, fino a toccare i 1700 metri in quella meridionale. C’è poi l’intervento umano (riscontrato in fase di degustazione) che incide non poco sul risultato finale, è ovvio che se si adottano diversi metodi di vinificazione e maturazione dei vini, sarà ancora più difficile rilevare i caratteri territoriali e i tratti peculiari del vitigno. Geologicamente il tortonese è affine alle Langhe, soprattutto nell’area centrale, dove si ritrovano le famose marne di Sant’Agata Fossili, originate 20 milioni di anni fa, caratterizzate da forte presenza di conglomerati calcarei inframmezzati da strati argillosi.

Walter Massa
Walter Massa

Gli assaggi in anteprima di 41 campioni del 2021, 8 del 2020, più 1 singolo vino per le annate 2019, 2018, 2017 e 2016, hanno messo in evidenza prima di tutto la qualità di questi vini, alcuni aspetti peculiari come la buona acidità e una base sapida che in alcuni casi diventa quasi tattile; nell’annata più giovane la componente agrumata è un leit motiv, ed è proprio andando indietro negli anni che si intuiscono le vere potenzialità del Timorasso.
Com’è andata l’annata 2021? Il timorasso si raccoglie mediamente tra il 10 e il 15 settembre. I dati ufficiali della stagione meteo vengono presi a Costa Vescovato. La 2021 ha avuto una fase invernale abbastanza breve ma con uno sprazzo di neve a gennaio. Estate asciutta, marzo senza piogge, massime superiori ai 30 gradi per periodi abbastanza lunghi, la cosa positiva è che ci sono state ottime escursioni termiche ad agosto, a partire dal 17 del mese si è arrivato a toccare 15 gradi di differenza tra giorno e notte.

LA DEGUSTAZIONE
Come avevo accennato, gli assaggi hanno evidenziato una certa eterogeneità, che non è un fatto negativo, anzi, ma ovviamente rende più difficile riuscire a percepire i tratti distintivi delle diverse zone di provenienza. Detto questo la 2021, probabilmente in virtù dell’andamento climatico, ha presentato dei vini in buona parte maturi e godibili, anche se l’equilibrio è ancora lontano, così come la complessità, elementi che sopraggiungeranno sono dopo anni di affinamento. Di seguito i miei preferiti in ordine di degustazione.

Degustazione Timorasso

Boveri Luigi Michele: naso fine, fruttato, agrume appena maturo, richiami floreali, pompelmo dolce, al palato è molto fresco, piacevole, mantiene la stessa finezza, alcolicità non fastidiosa, buona persistenza e finale sapido.

Luca Canevaro – Ca’ degli Olmi: profumi di erbe aromatiche, susina, pesca, minerale; acidità vivace al palato, corpo asciutto e scattante, buona corrispondenza gusto-olfattiva.

Volpi – Colli Tortonesi Timorasso: cedro, ribes bianco, anche floreale, al palato ha freschezza, molto giovane, buona risposta fruttata, non particolarmente complesso ma decisamente vitale e progressivo.

Cascina I Carpini – Colli Tortonesi Timorasso Rugiada del Mattino: oro intenso e luminoso, naso che si apre poco alla volta, note di fiori di camomilla, tè, pesca gialla, leggero idrocarburo; al palato ha buona freschezza già integrata nella polpa, ottima materia, sapidità, vino molto sincero, con richiami boschivi, profondo e avvolgente.

Cascina Montagnola: arancia, ananas, alloro; al palato si sente leggermente l’alcol, la freschezza non manca, c’è già un buon equilibrio, incedere piacevole e di buona persistenza.

Borgogno: oro caldo, naso affumicato, frutto maturo, minerale, non potente nella spinta olfattiva ma di notevole eleganza; al palato ha carattere, pulitissimo, salino, lungo, di grande stoffa, tanta materia, grande persistenza, un piacere per i sensi.

La Colombera: oro molto luminoso, naso che richiama i fiori, poi l’agrume maturo, la pesca, leggera banana essiccata; al gusto esprime una bella energia, freschezza e sapidità, finale non lunghissimo ma indubbiamente ben fatto.

Oltretorrente: naso di buona maturità, minerale, fumé, pesca bianca; al palato l’acidità è ancora spiccata, giocato molto sulla spinta agrumata, finale ancora minerale e sapido, convincente e promettente.

Poggio Ezio – Terre di Libarna Archetipo: oro chiaro e lucente, fiore di camomilla, mandarino, bocca con buona freschezza, succoso, piacevole, di ottima bevibilità.

Vigneti Massa a Monleale

Pomodolce – Grue: leggero idrocarburo, fieno, in bocca ha spiccata acidità, ma è anche salino, interessante sebbene abbia bisogno di tempo per equilibrarsi, ha grinta ed energia, futuro radioso.

Tenuta Garetto: naso preciso e agrumato, al palato è gradevole, senza particolare corpo, per ora è nella fase iniziale ma i tratti sono precisi e delineati.

Terralba – Piccolo Derthona: oro quasi ambra, naso da vino passito, pesca e albicocca disidratate, anche al palato, se non fosse secco, penseresti a un passito, invece mostra una bella stoffa, sapido, buona energia e freschezza, lungo, convincente, davvero atipico e tutt’altro che leggero per la tipologia.

Valli Unite: oro antico, sembra un vino macerato, leggermente ossidato; al palato mostra una buona materia, visionario nell’incedere, non cade nell’ossidazione ma tiene botta perfettamente, sicuramente non è un vino scorrevole, chiede maggiore impegno ma non è certo noioso, sicuramente fuori dagli schemi.

Vignaioli Battegazzore: qui naso più definito, piacevole, un bel frutto non troppo maturo, anche rimandi floreali; all’assaggio ha una bella stoffa, eleganza, profondità, allungo, uno dei migliori.

Vigne Marina Coppi – Colli Tortonesi Timorasso Francesca: trama olfattiva ben giocata fra il floreale e il fruttato, con gli agrumi in primo piano; il sorso rivela una bella vena sapida, freschezza, pulizia, non ha volume ma finezza, didascalico.

Vigneti Boveri Giacomo – Lacrime del Bricco: naso molto fine, preciso, con un bell’agrume non maturo, macchia mediterranea; palato molto piacevole, intenso, più materico ma sempre con grande misura, sapido, godibilissimo e persistente.

Repetto – Quadro: oro luminoso, bouquet fine e minerale, con rimandi agrumati e floreali; al gusto presenta buona struttura, freschezza, personalità, sapido, di carattere, molto buono.

Vite Colte: oro chiaro e lucente, naso di cedro e pesca bianca, anche floreale; assaggio coerente, qualitativamente ben fatto, rifinito, si sente una buona qualità della materia prima, freschezza giusta.

Carlo Daniele Ricci: naso di buona finezza, agrumi appena maturi, richiami fumé; sorso dal frutto dolce, fresco, di buon corpo, finale leggermente segnato dallo slancio alcolico.

Area vitata di Cascina Giambolino a Carbonara Scrivia

Annata 2020: inverno mite, germogliamento anticipato, intorno al 20 aprile, estate fresca ma anche calda, questo perché da aprile a settembre c’è stata una discreta piovosità, temperatura massima 32 gradi.

Luca Canevaro – Ca’ degli Olmi: oro intenso, qui ritornano le sensazioni varietali, agrume appena maturo, anche erbe essiccate; al palato ha buona freschezza, giusto corpo, ha personalità definita e stimolante.

Vigneti Fassone – IMAI: oro luminoso, leggero zafferano, pesca e agrume maturi, al palato ha una buona acidità e una struttura giusta, lineare, salino, tende all’idrocarburo, particolare e progressivo, lungo.

Volpi: paglierino intenso, naso di buona precisione, sensazione leggera di idrocarburo, cedro, palato coerente, buona materia fruttata, freschezza, fatto molto bene, senza sovraccarichi, preciso e godibile, sapido.

Vigneti Boveri Giacomo – Lacrima del Bricco: naso ancora giovane e agrumato, una punta di pesca e susina, al palato è preciso, varietale, piacevolissimo e di buona lunghezza, altro buon esempio di timorasso.

Vigneti Repetto – Quadro: naso pulito, con un bel frutto ben espresso, anche al palato mostra vitalità, buon allungo, corpo medio, sapido e godibile.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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