Nagy-Somlói Olaszrizling 2018 Károly Kolonics

Quando sono stato a Somló la prima volta, una quindicina di anni fa, non sapevo proprio nulla di Károly Kolonics. Non era un produttore famoso né tra quelli almeno nominati dai miei amici enomaniaci polacchi che da quelle parti scorrazzavano già in avanscoperta. La località è sperduta sulle pendici di un enorme cono vulcanico visibile nella piana da lunga distanza, ma non è una meta turistica. L’unico albergo locale era in ristrutturazione e non era stato facile, non parlando il magiaro, trovare un posto in un alloggio agrituristico, che è stato trovato proprio presso Károly Kolonics.
Ne valeva però la pena perché mi aspettavano un sacco di scoperte enologiche grazie alla famiglia Kolonics che faceva il vino a Somló già nel XIX secolo. Uno dei suoi antenati produttori doveva essere György Kolonics, il cui viso baffuto, fotografato nel 1882, compariva già allora sulle etichette delle bottiglie in vendita diretta e attualmente anche via internet. Károly Kolonics ha ereditato il patrimonio famigliare all’inizio del secolo e per fare il vino ha ristrutturato la vecchia casetta circondata dai vigneti ai piedi del cru dűlő Apátsági, trasformandola in una confortevole pensioncina che può ospitare fino a una dozzina di persone.
Nel seminterrato, da oltre un secolo e mezzo, si trova l’antica cantina con il soffitto a volta, dove si fa il vino. La tecnologia di produzione è molto tradizionale. Dopo una breve macerazione sulle bucce, il mosto viene versato nelle vecchie botti di capacità da 500 a 2.500 litri, dove fermenta sui propri lieviti. Dopo la fermentazione i vini maturano nelle stesse botti per un periodo di 2 o 3 anni e vengono poi decantati più volte per separare le fecce e stabilizzarli in modo naturale, prima di essere imbottigliati. Qui non si aggiungono enzimi né zucchero e non si applica la disacidificazione.
Per le botti, oltre al rovere rigorosamente ungherese si utilizza anche l’acacia locale. L’olaszrizling (riesling italico) che a Somló è considerato come una varietà di pronta cassa ma non è molto apprezzato, occupa invece un posto di rilievo in queste vigne e in questa cantina. Qui, però, il suo vino conquista le vette più alte della sua espressione e dà forse la migliore delle sue interpretazioni di tutta la regione.
Kolonics richiama l’attenzione sulla microflora unica della sua vecchia cantina che determina la personalità dei vini esattamente come il territorio e il vitigno. Si riferisce in modo veramente mistico ai processi naturali coinvolti nella produzione del vino e ricorda alcuni fra i principi della biodinamica, ma invece di far affidamento sull’influenza della luna e dei pianeti consegna i suoi vini alla cura delle autorità ungheresi santificate, i cui nomi compaiono su ogni botte, incisi con i caratteri runici dell’antica lingua magiara. Queste dediche non compaiono sulle etichette dei vini, però, perché il contenuto delle singole botti è assemblato prima dell’imbottigliamento.
I vini di Kolonics riflettono pienamente un approccio tradizionale alla vinificazione, lontano da ogni intervento tecnico. Possono essere imprevedibili, selvatici negli aromi, spesso con un’acidità elevata e talvolta anche con una leggera ossidazione, ma non gli si potrà mai negare complessità, concentrazione e stile. Va sottolineato il livello di uguaglianza fra annate differenti. Questi vini molto minerali, duri, quasi di pietra, non piaceranno certo a tutti, ma non c’è dubbio che essi sono tra i più interessanti di Somló. È difficile credere che un produttore di questa classe sia rimasto a lungo noto soltanto a una ristretta cerchia di addetti ai lavori.
Il Nagy-Somlói Olaszrizling 2018 Károly Kolonics è stato vinificato con una macerazione di 12 ore e poi è stato affinato per un anno nella botte St. Laszló da 15 ettolitri. Di colore giallo luminoso, all’attacco emana un profumo di prato appena falciato. Il bouquet è ricco di aromi di frutta matura (pere, mele, pesche) e di erbe aromatiche (camomilla, iperico, verbasco, curry). In bocca il vino è ben strutturato, non pesante, quasi etereo, con un fruttato concentrato, pieno, fresco, fra note di composta di pere, confettura di pesca e sfumature di torta di pasta frolla su fondo minerale, si sente il goudron. Il finale è molto pulito e rinfrescante come l’acqua di sorgente, molto lungo, fresco di mela ed erbe aromatiche, di gran classe. È già in commercio anche l’annata 2019 ma in bottiglia renana e con titolo alcolometrico del 13,5%.
Mario Crosta
Tipologia: DHC Nagy-Somlói
Vitigni: 100% olaszrizling
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: KOLONICS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 13 a 15 euro




