Chiara Barioffi: la mia vita è a Le Casalte
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La prima cosa che non ho potuto fare a meno di notare è la presenza di cani e gatti, per la maggior parte trovatelli, se non ricordo male 10 gatti e 2 cani. Zeus fa da padrone di casa e ci accoglie affettuosamente appena arrivati. Davanti ai miei occhi un complesso di case di campagna ristrutturate con annessa una deliziosa cappella. Entriamo in casa ed ecco Guido, papà di Chiara, è stato lui 38 anni fa ad investire su questa terra, innamoratosene al punto da mettersi a studiare enologia e agronomia, ristrutturare quello che allora era un casale abbandonato e dedicarsi alla viticoltura. Chiara è subentrata giovanissima e da allora Le Casalte è diventata parte essenziale della sua vita, dapprima nei fine settimana (abitava a Roma) per poi trasferirsi definitivamente qui. “Se un giorno dovessi cedere l’azienda non so se sarei capace di fare un’altra attività, la mia vita l’ho impegnata a Le Casalte, le ho dedicato vent’anni e tutto il mio impegno, ormai questa terra è parte indissolubile della mia storia“.
Una volta pranzato scendiamo in cantina, vasche in acciaio, botti grandi, tonneaux, barriques, Chiara ama sperimentare, provare, il suo sangiovese deve parlare, sì, la lingua del territorio, ma anche rispecchiare la sua personalità, il suo gusto, la sua idea di Nobile di Montepulciano. “Dopo varie prove mi sono resa conto che il rovere di Allier è perfetto per i miei vini, quello di Slavonia tira fuori una nota amara e, in alcuni casi, li rende più scorbutici, quasi rustici“. Chiara non ha fatto tutto da sola, è con lei l’enologo Paolo Salvi, e per molti anni c’è stato il supporto fondamentale di quello straordinario uomo che più di ogni altro conosceva il sangiovese, Giulio “Bicchierino” Gambelli, è stato proprio lui a suggerirle di fare varie prove con le diverse botti, perché non esiste una formula precostituita, ogni legno può dare un contributo differente, l’importante è che non sia invadente.
Ne approfitto per fare un po’ di assaggi di 2012 e, in effetti, non posso che darle ragione, le botti sono di Garbellotto, da 32-35 ettolitri, quella di Allier tira fuori una florealità decisa, un’eleganza superiore. Le botti piccole mi convincono meno, anche se non cedono sentori vanigliati mi sembrano dare al vino un’impronta diversa, ma alla fine la massa si riunirà e il risultato finale porterà probabilmente a un maggiore equilibrio.
Emerge chiaro dai vari assaggi effettuati anche in bottiglia, che le ultime annate pari sono tutte mediamente superiori a quelle dispari, penso alla straordinaria 2008, ma anche all’appena imbottigliata 2010 e al futuro 2012. “Il 2009 non era proprio all’altezza, ho preferito non imbottigliarlo. Non che non fosse buono, ma non rispecchiava il mio vino, era al di sotto della qualità che pretendo e mi aspetto dal mio sangiovese. Con la 2011 è andata un po’ meglio, ma in questo caso ho comunque preferito imbottigliare solo il Rosso di Montepulciano e l’Igt”. Una scelta del genere testimonia la grande professionalità e serietà di Chiara, un gesto consapevole e coraggioso, soprattutto in questi tempi difficili di crisi.
Anche di fronte alle sempre maggiori difficoltà ha scelto di non abbassare il prezzo dei vini e di mantenere una qualità elevata. Il suo sguardo dice molte cose, racconta di una giovane donna di carattere, volitiva, coraggiosa, appassionata, consapevole, non si scoraggia mai e guarda le cose sempre dal lato positivo, il suo sorriso è sincero e diretto, solo occasionalmente velato di malinconia, questi anni sono davvero duri, per tutti, e Le Casalte non fa eccezione.
Dopo oltre mezz’ora il freddo della cantina vince la mia resistenza, usciamo a prendere una boccata d’aria, il tempo è stato clemente, c’è una bella temperatura, fresca, il cielo è coperto ma ogni tanto il sole spara i suoi raggi sulle vigne. Andiamo a vedere il vigneto Quercetonda, che prende il nome appunto da una quercia dall’evidente forma rotonda. Una parte è a cordone speronato ed un’altra, impiantata nel 2001, ad alberello, destinata interamente al Nobile Quercetonda. Il panorama è strepitoso, si vede il centro storico di Chianciano, alle spalle Montepulciano e in lontananza Cortona.
“Qui il terreno è decisamente argilloso, è necessario ogni anno smuoverlo, lavorarlo per evitare che si indurisca troppo e si secchi. Lavoro in biologico, unici trattamenti quando serve, rame e zolfo, dalla prossima vendemmia penso di fare uso del sovescio“. Poco più in là ci sono gli ulivi, attività che non manca quasi mai fra le aziende vinicole della Toscana, terra straordinariamente vocata per l’agricoltura.
Dai circa 13 ettari di vigna nascono il Nobile annata, il Rosso di Montepulciano, il Rosso IGT Toscana, il Nobile Quercetonda, il Vin Santo ed un bianco ottenuto da trebbiano, grechetto e malvasia, il Celius. Inutile sottolineare che qui dimorano solo le uve di tradizione, che per i rossi sono sangiovese, canaiolo e mammolo. Vini di cui vi racconterò nei prossimi giorni, oggi la protagonista è Chiara Barioffi, la sua storia, il suo amore che trapela anche nel rapporto con gli animali (la passione per i cavalli ne è un altro esempio). Qui Zeus, Giovedì e tutta la combriccola di gatti si sentono a casa, ed in effetti, persino per me che sono qui da poche ore è difficile andare via, mi sento già coinvolto.
Sarà forse per colpa mia, ma a Le Casalte non abbiamo parlato solo di vino, anzi, abbiamo dialogato su tante cose, dalla politica ai sentimenti, abbiamo parlato di progetti rinviati a tempi migliori, il vino ci ha accompagnato e ha rivelato con chiarezza cosa vuol dire, quando si concretizza positivamente, il rapporto fra l’uomo e la natura, nel calice ritorna tutto, il percorso di una vita, anno dopo anno, con la consapevolezza che c’è sempre da imparare, e il bello è proprio questo.
Ma è giunta l’ora, sono quasi le 19 e devo riprendermi la macchina, a Chiara l’onere di accompagnarmi dal meccanico. Saluto Guido e Zeus, mi soffermo ancora su questo lembo di terra, osservo quella deliziosa cappella, respiro a fondo l’aria pulita, e so che tornerò da Chiara. Mentre viaggio verso Fiano Romano, dove abito, ripenso alla giornata passata a Le Casalte, mi rendo conto, ma l’ho sempre saputo, di come il vino non può e non deve mai essere separato dal contesto e dalle persone che lo hanno generato, Mario Soldati lo sapeva bene, solo così si può davvero entrare dalla porta principale e conoscerne la storia, assaporarne i mille risvolti, coglierne le sfumature, e riportarne nel cuore tutta l’emozione.
Azienda Agricola Le Casalte |
“Ciao Chiara, finalmente ho trovato il momento per venirti a trovare, spero che il tempo regga perché desidero fare qualche foto tra le vigne, e non solo”. “Bene Roberto, ti aspetto a pranzo perché la mattina non ci sono! Saremo in tre, c’è anche mio papà“.













