Val d’Oca presenta le nuove etichette Rive Signature

Val d’Oca è il cosiddetto marchio d’eccellenza di Cantina Produttori di Valdobbiadene. Continua, dunque, il nostro viaggio all’interno di quelle che amo definire realtà vitivinicole corali. Stiamo parlando di un’importante cooperativa veneta nata nel 1952 grazie al coraggio e all’intuizione di 129 soci fondatori, che con tenacia hanno posto le basi per quella che oggi è un’azienda affermata della viticultura italiana. Ai giorni nostri i soci sono diventati seicento, distribuiti su oltre mille ettari di vigneto, ognuno dei quali vendemmia manualmente la propria piccola vigna per partecipare, anno dopo anno, a una storia in continua evoluzione.

Val d’Oca è anche il toponimo di una collina coltivata a glera, nota cultivar allevata tra i rilievi divenuti Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2019. Sorvolando idealmente il territorio mediante l’ausilio di un drone immaginario, è possibile ammirare un piccolo numero di case intervallate da una strada che si inerpica a zig-zag costeggiando un’albereta; alludo al suggestivo paesaggio compreso tra le Prealpi Trevigiane, nella fascia collinare fra Valdobbiadene e Conegliano. Val d’Oca nasce proprio qui nel 2008. Sin dal suo avvio è partecipata al 100% e soggetta a direzione e coordinamento di Cantina Produttori di Valdobbiadene, che aveva come compito commercializzare e promuovere i prodotti della cooperativa.

Dall’inizio degli anni Novanta, il suddetto brand, diventa indicazione del marchio dei vini destinati in esclusiva al canale HoReCa. A giugno 2023 il 98% di Val D’Oca Srl viene ceduta a Valdobbiadene Impresa S.C., società cooperativa senza mutualità prevalente e costituita dai soci di Cantina Produttori di Valdobbiadene, oltre che dalla Cantina stessa.
Abbiamo avuto la possibilità di approfondire le cosiddette tre Rive del Prosecco Superiore che nascono sulle ripide colline di Valdobbiadene. Rive Signature è l’insieme di questi vini, una collezione che sigilla e rafforza la riconoscibilità delle storiche etichette sopracitate. L’inedito packaging include una nuova bottiglia personalizzata e impreziosita dal logo – un grappolo stilizzato durante l’allegagione – realizzato con la tecnica dell’embossing. – Desideriamo che i nostri clienti ed estimatori percepiscano l’eccellenza del vino già al primo sguardo – spiega il Direttore Generale Stefano Gava – La nuova immagine di Rive Signature vuole rappresentare al meglio ciò che è il nostro Prosecco: autenticità e legame con il territorio –.

Rive Signature è il risultato di uve coltivate alle pendici di tre ripide colline nell’areale del Valdobbiadene Prosecco Superiore: Rive di Santo Stefano, Rive di San Pietro di Barbozza e Rive di Colbertaldo. Come per qualsiasi territorio vitivinicolo vocato al mondo lo studio dell’ambiente pedoclimatico è fondamentale, lo stesso comprende anche la composizione dei suoli che determina la qualità finale del vino e le differenti peculiarità ad esso annesse. Lo vedremo in seguito.
Veniamo al nostro punto di vista relativo ai tre vini presentati da Val d’Oca relativi all’annata 2023, prodotti mediante uve glera 85%, 15% blend di alte uve. La vendemmia viene eseguita a mano, solitamente attorno all’ultima decade di settembre, con selezione in vigna. La fermentazione avviene alla temperatura controllata di 16-18°C. In seguito, il vino affina naturalmente sulle proprie fecce. Viene poi spostato in autoclave dove avviene la presa di spuma; a questo punto riposa in autoclave e successivamente viene imbottigliato.

Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive di Santo Stefano Extra Brut
I terreni che caratterizzano le Rive di Santo Stefano sono composti da tanta argilla e scheletro ed elevata profondità. Stiamo parlando di alcuni tra i vigneti situati più a nord della denominazione. I versanti più a sud di queste Rive, situati alle pendici del Monte Cesen, sono quelli maggiormente coltivati a vite. Qui le temperature sono quasi sempre inferiori alla media, dunque anche le escursioni termiche acquisiscono maggior rilevanza. Il residuo zuccherino è pari a 2 g/l. Veste paglierino con riflessi verdolini, perlage minuto e continuo. Il timbro olfattivo è spiccatamente floreale, con piccoli fiori di campo e zagara; il frutto sa di pesca noce e scorza di lime, un lieve accento salmastro-iodato chiude il cerchio. Sorso teso, vibrante, caratterizzato da una freschezza citrina allineata ad una punta di sapidità che lo rende tutt’altro che banale. Lungo. Tartare di salmone con pepe rosa ed erba cipollina.

Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive di San Pietro di Barbozza Brut
Le Rive di San Pietro, composte da terreni franco limosi con prevalenza di substrati morenici dalla tessitura scheletrica, sono situate ad un’altitudine che varia dai 160 ai 320 metri sul livello del mare ed esposte a sud; le pendenze sono leggermente più dolci rispetto alle altre Rive. Il residuo zuccherino è pari a 10 g/l. Paglierino molto luminoso, bollicine fini e regolari. Lo avvicino al naso e riconosco tutta una serie di profumi erbacei, freschi e stimolanti, su tutti il lemongrass; idem la parte floreale in tandem con un frutto croccante, spigliato, che sa di mela Granny Smith e litchi. Anche in questo caso, nonostante il residuo zuccherino maggiore, il vino dispensa doti di slancio, bevibilità e una scia sapida convincente in grado di contrastare diversi abbinamenti gastronomici a base di torte salate vegetariane.

Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive di Colbertaldo Extra Dry
Le Rive di Colbertaldo si sviluppano da est a ovest e presentano versanti ripidi, con un’altitudine che varia dai 150 ai 300 metri s.l.m. La composizione dei suoli è principalmente franco argillosa e la profondità media delle radici incontra un substrato roccioso. Il residuo zuccherino è pari a 14 g/l. Paglierino con riflessi beige-verdi, bollicine fini e copiose. Respiro intenso, fragrante e ricco di suggestioni fruttate che vanno dalla pesca noce all’albicocca matura; qua e là dolci ricordi di erbe aromatiche (maggiorana in primis) e glicine, tiglio. Nonostante il residuo zuccherino vi è tensione acida intrisa di ritorni fruttati mai privi della giusta vivacità. Anche in questo caso la chiusura non risparmia quella punta di sapidità che non guasta e rende il sorso accattivante. Particolarmente indicato all’ora dell’aperitivo, dove salumi e formaggi in Veneto non mancano mai. L’importante è che siano tendenzialmente poco stagionati.
Andrea Li Calzi




