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AnteprimeIl vino nel bicchiere

Anteprima Amarone 2005: anche l’Amarone può essere nervoso

Anteprima Amarone 2005L’euforia che avevamo percepito l’anno scorso, negli sguardi, girando per cantine e soprattutto scorrendo i numeri, impressionanti per quantità e margini di aumento, sia di produzione che di vendite, non è né scomparsa, né apparsa ridimensionata alla luce dell’annunciata ed oramai certificata crisi economica mondiale. E dire che le voci che arrivano dall’estero, soprattutto dagli States, non sono delle più confortanti, anzi, sfiorano in alcuni casi il catastrofismo. Proprio gli Stati Uniti sono uno dei mercati di riferimento per questa denominazione, anzi, per questa particolare tipologia che nasce in Valpolicella, che esporta complessivamente circa il 75% della propria produzione oltre confine. Nel 2008 sono state vendute, tra Amarone e Recioto, 8 milioni e 570 mila bottiglie (nel 2007 poco meno). Sicché, o l’Amarone, anche se sugli scaffali dei wine shop oltre oceano sfiora quasi sempre prezzi da capogiro, è l’unico vino a non sentire la crisi, o sono comparsi nuovi mercati vergini dove diffondere il verbo del vino prodotto da uve appassite più famoso al mondo, oppure entrambi gli aspetti. O chi scrive non ha ancora capito come, quando e se, la crisi investirà anche il comparto vitivinicolo italiano. Se scorriamo i numeri dal ’97 ad oggi, si rimane folgorati da una crescita sempre più inarrestabile (da circa un milione di bottiglie ai numeri attuali).
Quasi 30 milioni di Kg di uve per la produzione di Amarone e Recioto nel 2008 (25,7 nel 2007 e 8,2 nel 1997) con investimenti, in termini di rinnovamento dei vigneti, che anche nell’anno appena trascorso non si sono fermati, anzi, sono aumentati rispetto al 2007. Insomma, al di là delle nostre ed altrui analisi circa la qualità dell’annata ora in commercio, al di là delle nostre critiche che, qui come altrove, vengono rivolte alla preoccupante scomparsa di un vino come il Valpolicella “base” (meno costoso e più versatile a tavola) a scapito del più oneroso Amarone, al di là dei rischi, anche e soprattutto economici, dell’aumento del quantitativo di uve che ogni anno vengono messe a dimora nei moderni fruttai in Valpolicella, i dati reali dicono chiaramente che il mercato continua a premiare l’Amarone. O la vera crisi si sentirà soprattutto nel 2009 o, realmente, come dice Luca Sartori, Presidente del Consorzio per la Tutela Vini della Valpolicella, l’Amarone è “l’antidoto alla crisi”. Come ammettono lo stesso Consorzio, “contro ogni logica e prudente previsione” sono state messe a riposo per l’appassimento un quantitativo di uve doppio rispetto al 2005 (nessuno si spaventa a dire che arriveranno intorno ai 16 milioni di bottiglie prodotte) e gli investimenti nella comunicazione e nel marketing si intensificheranno, a partire dalla stessa manifestazione, giunta quest’anno alla sesta edizione, che consente ad appassionati e stampa di testare in anteprima le nuove annate, che sbarcherà anche all’estero.

La sala con i banchi d'assaggioÈ quasi, quindi, frustrante dover affermare che anche quest’anno, dopo aver testato 64 campioni dell’annata 2005, gli interrogativi e i dubbi che più non ci convincono, sono rimasti gli stessi: troppi vini sovraestratti, quando la tipologia non ne avrebbe affatto bisogno, ancora troppi, anche se forse meno dell’anno scorso e quindi rispetto all’annata 2004, i vini con residui zuccherini debordanti ai limiti della stucchevolezza, che volutamente “reciotizzano” e infine ancora troppi i vini, pur con tutte le cautele del caso dovute al fatto che sono o appena stati imbottigliati o prelevati da botte, segnati dai sentori apportati dal legno, in molti casi con un finale di bocca amaro e sgraziato.
Sono, evidentemente, aspetti che non frenano la crescita del comparto, che il mercato premia con i fatti e i numeri, nonostante da tempo altre denominazioni stiano percorrendo altre strade, che cercano di prediligere scorrevolezza, bevibilità, operando in “sottrazione” in cantina e non in senso inverso. Niente di tutto questo in Valpolicella: il mercato li vuole così, pettinati, muscolosi e sfacciati, i produttori si adeguano, i sorrisi si stampano sui radiosi visi, ed evidentemente nei portafogli, di chi fa parte di questo piatto ricco e fruttuoso. Sembra quasi di voler apparire a tutti i costi cassandre malefiche quando ci si chiede, oramai da anni: ma quanto durerà? Quando il mercato non sarà in più in grado di assorbire questi numeri, cosa succederà? Non si sta esagerando? Per ora l’Amarone non sbaglia un colpo e la sua cavalcata non si arresta. Probabilmente rallenterà o molto semplicemente si assesterà, ma sempre su dati positivi anche se magari meno eclatanti. Ben inteso, non si può essere che contenti quando si vede qualcuno in salute e sereno circa le prospettive future.

Etichetta Amarone di Pietro Clementi Sulla degustazione
È possibile pensare di esprimere giudizi secchi, esaustivi e definitivi dopo aver testato durante una fredda e nevosa mattinata di inizio febbraio, 64 campioni di Amarone della Valpolicella? No, punto. Al fine di sgombrare dubbi, legittimi, ma a volte francamente pretestuosi, circa l’attendibilità dei risultati che emergono dopo degustazioni del genere, le cosiddette anteprime, è bene chiarire un concetto, basilare quanto meno per chi sta scrivendo in questo momento: durante queste impegnative maratone degustative, in particolar modo quando si tratta di Amarone, si ha l’occasione di poter donare un primo sguardo sull’annata, di prendere confidenza con profumi e strutture che andranno poi riascoltate, con calma e possibilmente più volte, in altre sedi. A casa propria, dal produttore o, test sempre importante, a tavola. Nonostante l’allenamento aiuti e la capacità di discernere i tratti salienti di un vino si affini sempre di più col passare degli anni, margini di errore sono ampiamente da mettere in conto. Le sensazioni gusto-olfattive, inevitabilmente si allentano; i bicchieri, come normalmente capita, non vengono rinnovati ad ogni vino e, di conseguenza, diventano contenitori fuorvianti, a tratti inguardabili nel caso dell’Amarone. Consideriamo poi che spesso i campioni testati “in anteprima”, non solo, come è logico che sia, scontano la inevitabile gioventù e il poco tempo passato in bottiglia, ma sono sovente prelevati dalla botte. Per non parlare poi della composizione delle batterie.

Etichetta Amarone della Valpolicella ClassicoL’annata
Non si può dire che di acidità quest’anno non ce ne sia stata: o quanto meno la sua percezione. Sembra contraddittorio rispetto a quanto poco sopra enunciato, ma se c’è una critica che non mi sento di rivolgere a questa vendemmia è sulla mancanza di freschezza (tenendo bene in considerazione che stiamo parlando di vini ottenuti da uve appassite e dai quali non possiamo, comunque, aspettarci doti di freschezza e bevibilità tipiche altrove), certamente più percepibile rispetto al 2004. È l’equilibrio complessivo, invece, che appare più controverso e difficile da analizzare. Come da altre parti (mi viene in mente il comprensorio del Barbaresco a parità di millesimo), l’annata non è stata delle più agevoli e nonostante l’appassimento tenda a mitigare annate nervose e scorbutiche come questa, una certa separazione tra materia estrattiva, non esuberante come nel 2004, e componente acida è presente e non sarà semplice da ricomporre.
Come i dati dello stesso Consorzio confermano, l’annata in questione è stata difficile, a causa non tanto e solo del consistente quantitativo di pioggia caduto, quanto dal suo arrivo quando era bene ci fosse il sole. Affermare che il centro bocca non fosse pieno, sarebbe scorretto, anzi: opulenza e densità, come tipologia vuole, non sono mancate, ma scarsa integrazione con le componenti più dure, più percettibili, ma avulse dal contesto complessivo, questo si. Manca, in questa fase, l’esplosività aromatica del 2004, che probabilmente non ci sarà mai nonché quella struttura complessiva alla quale siamo stati abituati negli ultimi anni. Aspetto che certo non ci dispiace, specie per un vino che fa della bevibilità e dell’abbinabilità a tavola una sfida quasi impossibile da raggiungere. Concludere, come molti dicono, che sarà, quindi, un’annata elegante e addirittura longeva, è però un azzardo.
Ci possiamo trincerare, classicamente, nella rassicurante affermazione: “Vini giovani, bisogna aspettare”, ma, francamente, non credo sia più nelle corde di molti produttori puntare a vini pronti in prospettiva. Sarebbe contraddittorio con i dati di mercato, che premiano l’immediatezza.

Chi e perché
Ci dilunghiamo in modo più dettagliato su 10 campioni e nella voce “Altri” ne segnaliamo alcuni, che ci hanno convinto meno, ma comunque meritevoli di essere citati.

Antolini Pierpaolo e Stefano – Amarone della Valpolicella Classico Moròpio 2005
Non c’è che dire, è una cantina da seguire, con vivo interesse: riprovato qualche giorno dopo l’anteprima con più calma durante una serata dove il produttore presentava in verticale le annate del suo Amarone dal 2000 (prima annata in commercio) ad oggi, Il Mòropio 2005 si fa bere, con maggior slancio del 2004, anche se con minor espressività e complessità al naso. Frutta dolce e sfumature speziate in buon equilibrio ed una trama gustativa dove tannini ed acidità devono ancora assestarsi, ma invitano già ora al riassaggio.

Cav. G. B Bertani – Amarone della Valpolicella Valpantena Villa Arvedi 2005
Qualche nota ridotta, presente anche al secondo riassaggio, ma una buona fattura olfattiva, terrosa e di sottobosco, con sfumature di erbe officinali ed un frutto di ribes e ciliegia di bella espressività. Residuo zuccherino percepibile ma accettabile, non manca di freschezza e buona espansione.

Bixio Produttori – Amarone della Valpolicella Classico 2005
Una prima sorpresa, non completamente convincente, ma da verificare. Note vegetali forse in eccesso al naso, e buone sfumature non solo fruttate, ma addirittura floreali. Tannino mordente ed una tensione acido/sapida di discreta levatura.

Corte Rugolin – Amarone della Valpolicella Classico Crosara de le Strie 2005
Note mentolate e cioccolatose insieme, un frutto dolce, forse anche troppo, ma mai stucchevole. Bocca di piacevole slancio, fresca e pulita. Coniuga facilità ed un tocco “ruffiano” che non dispiace.

Gnirega di Clementi Pietro e C. – Amarone della Valpolicella Classico 2005
Questo è il classico caso, dove il primo assaggio donava un’impressione, non certo negativa, quanto incerta, ed il secondo, a bicchiere pulito e senza essere ingabbiato dai vini che lo precedevano e seguivano, ha, non dico ribaltato, ma sicuramente agevolato la sua comprensione. Il naso è decisamente intrigante, minerale e fruttuoso insieme: scontroso in bocca, sconta la gioventù più di altri ma la buona persistenza e l’originalità complessiva, richiedono un approfondimento.

Guerrieri Rizzardi – Amarone della Valpolicella Classico Calcarole 2005
Al momento è un po’ troppo coperto dal legno al naso ed ha in impostazione molto in linea con il mercato: quindi grande dolcezza del frutto, note di caffè e cioccolato ed un’alcolicità fin troppo accentuata. Tannini ben smussati in bocca e un’acidità che si nasconde dietro il volume ed il residuo zuccherino. All’interno della sua categoria, è tecnicamente bene fatto e da tenere in considerazione.

Monte del Fra’ – Amarone della Valpolicella Classico Tenuta Lena di Mezzo 2005
Buona la definizione del frutto, affatto banale e con sfaccettature di ciliegie, visciole e marasche con una balsamicità di bella finezza sia al naso che in bocca. Potente, muscoloso, con alcolicità a tratti prorompente, mostra una più che discreta freschezza.

Novaia – Amarone della Valpolicella Classico Selezione Corte Vaona 2005
Avevamo recentemente recensito il 2004 nella rubrica dedicata ai produttori. Il bel mix di spezie, quasi pizzicanti e di frutto sia in forma più marmellatosa che ricorda quasi una crostata fumante, che più elegante di ribes, ritornano anche in questo caso, così come le sfumature di fieno. Il finale forse un po’ troppo amaro ed il centro bocca meno equilibrato rispetto al 2004 lo rendono al momento non completamente convincente, ma comunque di piacevole interesse.

F.lli Recchia – Amarone della Valpolicella Classico Enorama 2005
Il corredo di spezie colpisce per precisione e fattura: cannella, tabacco, chiodi di garofano. Piacevoli sfumature di china e amarene definiscono un quadro olfattivo di buona finezza. Meno convincente all’esame gustativo, dove è presente una certa vena acida, ma anche un finale amarognolo.

Zardini – Amarone della Valpolicella Classico Corte Zardini 2005
Note carnose ed un frutto di piacevole maturità, che riesce a giocare bene tra sfumature in forma di marmellata e più fresche. Accettabile la freschezza, che dona slancio ad una trama potente, alcolica con tannini ancora in via di assestamento.

Altri
Accordini Stefano – Amarone Classico della Valpolicella Acinatico 2005
Aldrighetti – Amarone Classico della Valpolicella 2005
Gerardo Cesari – Amarone Classico della Valpolicella 2005
Gamba Gnirega ss. Di Aldrighetti – Amarone Classico della Valpolicella Campedel 2005
Nicolis Angelo – Amarone Classico della Valpolicella 2005
Tenuta Sant’Antonio – Amarone della Valpolicella Campo dei Gigli 2005

Alessandro Franceschini

Alessandro Franceschini

Giornalista free-lance, milanese, scrive di vino, grande distribuzione e ortofrutta, non in quest'ordine. Dirige il sito e la rivista dell'Associazione Italiana Sommelier della Lombardia, è docente in vari Master della Scuola di Comunicazione dell’università Iulm di Milano, è uno dei curatori della fiera Autochtona e collabora con testate come Myfruit, l'Informatore Agrario e le pagine GazzaGolosa della Gazzetta dello Sport. In passato, oltre ad aver diretto la redazione di Lavinium.com, ha collaborato con la guida ai ristoranti del Touring Club e con la guida ai vini de L'Espresso. È stato uno degli autori dell'Enciclopedia del Vino di Dalai Editore, del volume "Vini e Vignaioli d'Italia" del Corriere della Sera e del libro "Il vino naturale. I numeri, gli intenti e altri racconti" edito dalla cooperativa Versanti.

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