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Valentino Butussi: tre generazioni, tre verticali

Azienda Valentino Butussi

Si sa, il Friuli-Venezia Giulia è una terra di confine, cerniera tra l’Occidente e l’Oriente che ha subito nel tempo l’influenza dell’Impero Romano e poi dei Longobardi, dei Veneziani, degli Austriaci e degli Slavi: un mix che ha condizionato tutto, anche la viticoltura. Qui non è mai andato perduto l’expertise in termini di competitività che continua imperterrita a portare i segni dell’eleganza veneziana fuso alla disciplina austriaca.
E si sa bene anche che, spesso e volentieri il vino sa tirare fuori il meglio di un uomo, dimostra di saper valorizzare il territorio e riesce a generare fascino e prestigio. Il vino è arte, il vino è poesia, ma è soprattutto e fortunatamente passione di coltivare la terra.

Filippo, Tobia e Mattia Butussi
Filippo, Tobia e Mattia Butussi

È con questo pensiero che la famiglia Butussi, ormai giunta alla terza generazione, persegue il suo obiettivo di “essere vignaioli”: una scelta di vita dove il lavoro in vigna e in cantina richiede una dedizione assoluta ed una cura maniacale. Esigenza e tradizione si mescolano sapientemente nel loro sistema, accumunato da una passione sconfinata per il Colli Orientali, ma sempre pronti a scommettere su nuove sfide.
La cantina nasce precisamente nel 1910 a Corno di Rosazzo e prende il nome dal suo fondatore, Valentino, nonché capostipite della famiglia, il quale attua la conversione della loro produzione agricola piantando i primi vigneti, assecondando la vocazione dell’area pedecollinare morenica.

Angelo Butussi
Angelo Butussi

Una famiglia lungimirante nel comprendere le potenzialità del territorio che, non a caso, completa la conversione culturale, nei primi anni ’70 con l’ingresso in azienda di Angelo, figlio di Valentino, investendo dunque sulla produzione di qualità e sulla trasformazione del mercato da locale a nazionale.
L’operato, già prospero, si perfeziona poi con l’ingresso dell’attuale discendenza dove i tre fratelli Filippo, Tobia e Mattia, non solo proseguono la seria filosofia aziendale di tradurre con chiarezza il più genuino carattere friulano, ma ampliano i mercati fuori dai confini nazionali, sia in Europa che in Cina e Stati Uniti.

vigneto Valentino Butussi

Circa 30 ettari, 18 dei quali vitati, suddivisi in varie zone: Godia, Madonna d’aiuto, Dolegnano, Lucchitta, Gramogliano, Braida, in un territorio costituito da depositi di origine eocenica, che si presentano come un’alternanza di strati di marne e arenarie per arrivare in vallata con depositi calcari-alluvionali.
I vitigni utilizzati sono quelli che contraddistinguono da sempre la regione, quali il Friulano, la Ribolla gialla, lo Schioppettino, il Pignolo, il Picolit, il Refosco dal Peduncolo Rosso, il Verduzzo Friulano a quelli più internazionali come il Merlot, il Cabernet Franc, il Sauvignon Blanc, il Pinot Grigio e lo Chardonnay. Mentre la forma di allevamento scelta è la Cappuccina mono o bilaterale, che consente di limitare la produzione e aumentare la qualità del frutto, tenendo conto della sua particolarità e della tradizione territoriale.

vigneto Valentino Butussi

Ed è ancora risaputo che i Colli Orientali del Friuli, devono la loro rispettabile reputazione alla concentrazione e alla purezza dei loro vini bianchi, i quali combinano un’elevata percentuale di estratti e una struttura che accarezza il palato con una fragranza vivace e briosa. Pur non essendo i vini più emblematici d’Europa, essi possiedono un senso di classe e di completezza pressoché unico nel panorama dei bianchi italiani, grazie alla loro spiccata acidità e ad un’elegante sapidità.

verticale Ribolla Gialla Valentino Butussi

È il caso della Ribolla Gialla che in una memorabile verticale (1974-2022) mette in evidenza un’integrità, un’evoluzione e una piacevolezza davvero non ordinarie. In particolare, la 2022 mostra fieramente il varietale con profumi delicati nei toni vegetali e floreali, per poi proseguire in corpo e salinità in bocca. La 2005 e la 2009, estremamente lunghe e corpose, giocano con assoluta eleganza sui profumi terziari, dimostrando sorsi di grande maturità e lunghezza. Infine, nella 1974 è disarmante l’integrità tra morbidezza e acidità palatale.

verticale Genesis Valentino Butussi

Anche il Genesis (2000-2021), Sauvignon Blanc in purezza, non scherza affatto con punte di grande finezza e dove l’identità territoriale viene fuori con un leit motiv di freschezza e sapidità mediterranea che, effettivamente, li lega indissolubilmente. Eccezionali la 2000, la 2014 e la 2018 per complessità di frutto ed aromi floreali, molto buona la 2004 e decisamente riuscita la 2021 per la polpa fine associata ad un puro aroma varietale.

verticale Santuari Valentino Butussi

Infine, dulcis in fundo, spazio anche ai rossi con un superbo Santuari (1996-2019), 100% Cabernet Sauvignon, dove soprattutto la 2013 e la 1996, oltre a esibire componenti aromatiche fini e sottili, esprimono appieno le caratteristiche delle annate in questione in struttura e croccantezza di frutto.

Lele Gobbi

Lele Gobbi

Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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