Carravel 2017 Adega Algueira

Un gran bel vino che è il frutto di una temeraria scommessa vinta dall’audace González Riveiro che nel 1980, insieme con la moglie Ana, aveva fondato in Galizia la tenuta Algueira nella DO Ribeira Sacra, una delle più giovani di Spagna, riconosciuta soltanto nel 1996. È vero che oggi la DO Ribeira Sacra è sulla bocca degli appassionati di vino di tutto il mondo poiché sembra diventata uno dei luoghi più promettenti per la produzione di vino in tutta Europa, ma alla fine del secolo scorso in questa terra non c’era speranza nella vinificazione.
Quest’area dal paesaggio estremamente tormentato è sempre stata evitata da tutte le principali rotte commerciali della Storia, incluso l’affollatissimo percorso di pellegrinaggio medievale verso Santiago de Compostela. Fin dall’epoca romana, in queste valli fluviali del Miño, del Sil e del piccolo Bibei si produceva vino dove le pendenze dei terreni erano abbastanza affrontabili dalle mani e dagli attrezzi dei vignaioli. A metà del secolo scorso, però, sono state costruite le centrali idroelettriche che con le loro dighe hanno innalzato notevolmente il livello d’acqua dei fiumi e rallentato drasticamente la corrente, così molti vigneti sono spariti inglobati nelle pianure alluvionali e quei pochi che si arrampicavano più in alto avevano dovuto affrontare la sfida di un microclima completamente cambiato dai nuovi bacini di acqua calma che avevano moltiplicato l’umidità dell’aria e diffuso tutte le malattie fungine avverse alla vite. I venti che un tempo scendevano a raffiche dalle montagne e venivano trasportati con l’effetto imbuto dalle correnti rapide dei fiumi, con il rallentamento e la stagnazione di queste acque avevano perso le loro salutari proprietà essiccanti e perciò curative. La vitivinicoltura in queste zone divenne così marginale che perfino una pubblicazione del Ministero dell’Agricoltura spagnolo del 1975 non associava più le colture locali ad alcuna tradizione vitivinicola, pronosticandone il progressivo regresso. Resistevano però alcuni visionari sempre più convinti del potenziale dei vigneti estremi che crescono su terrazzamenti strappati alle montagne.
Parlo di Luis Buitrón, Pedro Rodríguez, Raúl Pérez e di Fernándo González Riveiro che, insieme alla moglie Ana, nel 1980 ha avuto il coraggio di fondare la tenuta che oggi si chiama Algueira. A quei tempi il mondo enologico anche spagnolo si stava lasciando condizionare dai cabernet sauvignon e dai merlot osannati dalla scala dei punti di Parker, invece Fernándo, con quella sua caparbietà controcorrente che sembrava una completa follia, si è concentrato sulla produzione di vini leggeri, freschi e acidi ottenuti dalle varietà autoctone dell’entroterra galiziano. Lavorando con costanza nei singoli vigneti per esaltarne il terroir e la fermentazione spontanea ad esso associata, Fernándo ha attirato l’attenzione di critici, riviste di vino, investitori e consumatori prima locali e poi nazionali verso questa denominazione praticamente sconosciuta, diventando uno dei migliori enologi del mondo, quelli che chiacchierano poco e lavorano tanto.
Algueira è un’azienda a conduzione famigliare di Doade, con pochi vigneti, circa 23 ettari, una piccola cantina costruita nel 1998 e tanto lavoro davanti a loro. Le sue vigne si trovano in montagna sulle rive del fiume Sil, su pendenze di 75 gradi di inclinazione (alcune perfino 85 gradi!) con le uve bianche godello, treixadura, albariño, loureiro e le rosse mencía, caíño, sousón, brancellao e merenzao. La viticoltura di montagna è capricciosa, i pendii ondeggiano in diversi orientamenti seguendo il fiume tortuoso, tanto che è possibile trovare due versanti con orientamenti opposti nello stesso punto del fiume e lungo il suo corso variano coprendo praticamente tutti i punti cardinali. Diversi orientamenti per diversi profili di vino. Temperature diverse, microclimi diversi. Anche i terreni hanno una grande diversità di composizioni geologiche: si va dall’ardesia allo scisto, dal quarzo allo gneiss.
Le uve coltivate in ogni parcella mostrano le sfumature tipiche del terroir in cui maturano, mantenendone l’impronta. Il vitigno mencía è stato importato qui dalla regione del Bierzo dopo la strage della fillossera ed è diventato il cavallo di battaglia dell’intera denominazione, anche se ha dato molti problemi ai viticoltori a causa della tendenza a perdere acidità insieme alla piena maturità fenolica delle uve, cosa che le ha destinate quasi sempre al taglio con altre varietà più acide. Se ben governate, però, fanno miracoli anche da sole, come in questo caso.
Il Carravel 2017 è un vino ottenuto da uve mencía in purezza coltivate senza pesticidi di sintesi, concimi ed erbicidi su suoli di ardesia con esposizione pienamente a sud. Macerazione prefermentativa a freddo, fermentazione in vasche di acciaio inox con il 20% di raspi e senza inoculo di lieviti. Malolattica in botte. Maturazione per 24 mesi in barriques di rovere francese. Tenore alcolico del 13,5%. Questa è una versione di mencía potente e matura. Gli aromi di vaniglia, panna dolce, cedro e tabacco da sigaro scuro si fondono con quelli di ciliegie, fragoline di bosco, more e mirtilli. Più in profondità si esprimono quelli di molti fiori rossi, marmellata di fragole ed erbe aromatiche, in particolare il timo. In bocca c’è piena armonia degli aromi con una vivace acidità e un tannino ben domato, con un finale lungo e intenso.
Mario Crosta
Tipologia: DO Ribeira Sacra
Vitigni: 100% mencía
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: ALGUEIRA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 28 a 33 euro



