Roberto Alessi e il suo Buttafuoco Storico Vigna Badalucca

Una stradina che, se non fosse per una spalmata di asfalto, potresti definire una mulattiera, si snoda sinuosa tra anfiteatri di vigneti e ti conduce dolcemente, sempre più in alto, verso un luogo da cui derivano le uve dei vini della cantina, che si trova sulla sommità di questo rilievo. È il Poggio, l’Azienda Agricola di Roberto Alessi.
Siamo a Volpara, in una delle zone più elevate, delle colline dell’Oltrepò Pavese.
Appena sotto l’azienda di Roberto Alessi e, tutt’intorno, c’è una distesa di vigne che si adagiano sulle marne calcaree, proprio laddove un tempo c’era il mare.
Se ti metti a scavare un po’ più a fondo, rischi d’imbatterti ancora in reperti fossili lasciati lì in seguito al ritiro delle acque marine.
Ma la vigna da cui Roberto ricava il suo vino migliore, la Vigna Badalucca, da cui nasce il Buttafuoco Storico Vigna Badalucca non è qui ma sulle Colline Bronesi, a venti chilometri di distanza, per una buona mezz’ora di macchina.
La Vigna Badalucca, ha un’estensione totale di 4 ettari ma da soli 2000 mq. di superficie provengono le uve per il Buttafuoco Vigna Badalucca.

Si trova nel Comune di Broni, area Ghiaie, ad un’altitudine di 200 metri s.l.m., con esposizione Nord-Sud e uvaggio di Croatina 50%, Barbera 35%, Uva Rara 5%, Ughetta di Canneto 10%.
La famiglia Alessi abita al Poggio dal 1550, tanto che la località porta il loro nome, e ha sempre fatto vino, salvo un periodo d’inattività dal 1930 al 1997.
L’azienda attuale, fondata da Angelo Alessi, padre di Roberto, quinta generazione, ha una superficie di 62 ettari di cui 26 vitati, generalmente inerbiti, frazionati a quote tra i 350 e i 500 metri s.l.m., con esposizioni variabili.
La produzione complessiva è di circa 400 tonnellate d’uva, in parte conferita a terzi e in parte vinificata con la collaborazione dell’enologo Aldo Venco.
Oggi il titolare dell’azienda è Roberto, che si avvale della collaborazione della sua compagna Laura.
Entrambi classe ’73, hanno due figli, Mattia, quattordici anni e Federica, dieci, che spesso portano a “giocare” in cantina, per farli approcciare, già in tenera età, al mondo del vino.
Roberto è un contadino verace, coi piedi ben piantati per terra. Parla di cose concrete e rivendica orgogliosamente le sue origini: “Sono nato a Volpara e sono nato contadino, ma i miei avi erano notai in Stradella e l’azienda agricola, di quasi 1000 ettari, era condotta da mezzadri.
Ho fatto le scuole elementari a Volpara con la maestra Nicoletta Orsiprati di Pavia, che si doveva occupare di più classi contemporaneamente e le medie a Pometo.
Poi sono andato in collegio al Gallini ma non ho finito il corso perché non sopportavo di stare ‘recluso’ e, alla fine, mi sono diplomato geometra al Faravelli di Stradella.
Mi sono anche iscritto a geologia, all’Università di Pavia ma, dopo una quindicina di esami, ho deciso di smettere per dedicarmi a tempo pieno alla mia azienda.
Pian piano è venuta fuori la mia anima contadina e mi sono reso conto che l’unico lavoro che mi piaceva veramente, era quello del vignaiolo.
Mio padre mi ha spianato la strada e, negli ultimi venti anni, ho costruito la cantina e ho raddoppiato la superficie dell’azienda.
Nel 2009 vengo a sapere che è stata messa in vendita una delle vigne più prestigiose della zona del Buttafuoco, la Vigna Badalucca e decido di comprarla.
La Badalucca è su un pendio molto elevato, difficile da coltivare, è poco produttiva ma dà delle uve straordinarie.
È quella più a Nord della zona di produzione del Buttafuoco Storico.
Ha uno strato di sabbia e ciottoli, ricco di sali minerali, di circa un metro e mezzo.
Sotto alle viti, nel versante Sud, verso San Contardo, c’è una crosta di arenaria di colore rosso, mentre nel versante a Nord, che dà verso la Rocca di Stradella, il colore della terra è grigio.
Naturalmente la qualità delle uve varia a seconda della conformazione del terreno.
Nello strato rosso, la struttura è più importante, i profumi più forti, una grande finezza e una maggiore longevità del prodotto finale.

Nello strato grigio invece le uve denotano una struttura più grezza e profumi decisamente meno marcati ed è per questo che il Buttafuoco Storico lo produco solo con le uve della zona rossa di San Contardo.
La prima vendemmia l’ho fatta nel 2010 e mi sono sorpreso a trovarmi un vino che sapeva di pelle bagnata e animale selvatico.
Per me erano odori sgradevoli ma, solo dopo il primo anno di botte in rovere francese, il vino si è evoluto, sgravandosi di quei sentori primordiali e dopo altri due anni, quando l’ho messo in bottiglia, il vino sembrava trasformato: la pelle bagnata era diventata cuoio pregiato, il selvatico aveva preso una raffinata nota affumicata e la prugna cotta si era amalgamata perfettamente con le note speziate.
Ho capito che c’erano ancora spazi di miglioramento e il vino delle vendemmie successive l’ho messo in botti di legno grandi di Garbellotto, che hanno un minor rilascio di aromi vanigliati e burrosi, rispetto alla barrique, perché il vino deve sapere di vino e non di legno.
Ha fatto tutto madre natura da sola.
Quella che normalmente viene definita tecnica di cantina, cerco di ridurla ai minimi termini perché ottengo maggiori e migliori risultati quanto meno intervengo sull’uva che arriva in cantina.
Il vino non si fa, si ottiene, valorizzando un patrimonio naturale senza snaturarlo.
Dal 1° gennaio 2019, sono entrato a far parte del Club del Buttafuoco Storico.
Nel 2022, sarebbe già stato possibile assaggiare la prima annata di Buttafuoco Storico Vigna Badalucca, ma ho preferito farla affinare in botte grande per un ulteriore anno. Per vini di razza come questo, cinque anni sono il minimo per potersi evolvere completamente.
Sono vini con un’anima possente, che si svelano nel bicchiere orgogliosi di raccontare questo territorio, spesso maltrattato, dimostrando come sia possibile sottrarsi all’iniquità umana grazie al lavoro e alla coscienza di chi li ottiene.
Sono espressione di un grande lavoro artigianale e non temono il confronto con vini altrettanto grandi che affermano fieramente le potenzialità dell’invecchiamento.
Basta berli questi vini per coglierne la straordinaria personalità, avvertire l’armonia del gusto, percepire l’energia naturale che riconduce al cuore della terra da cui hanno avuto origine”.
Valerio Bergamini
Poggio Alessi
Via Poggio, 7 – Volpara (PV)
+39 0385 951019


