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Anteprima Amarone: dieci anni compiuti, in ballo l’annata 2009

L'ingresso al Palazzo della Gran Guardia di VeronaTav, ovvero Treno ad Alta Velocità, da molti erroneamente pronunciato al femminile. Mentre la quasi totalità dell’impianto a rotaie sta andando in malora, le carrozze che viaggiano a trecento chilometri orari sembrano già vecchie. Non ho potuto fare a meno di pensarlo, durante il viaggio di ritorno dall’Anteprima Amarone che si è svolta sabato 26 gennaio nelle sale del Palazzo della Gran Guardia di Verona. Il vagone cigolava e sobbalzava, il rumore era elevatissimo, ero in economy certo, ma ogni vagone è attaccato all’altro, quindi deve funzionare altrettanto bene per garantire un viaggio sicuro e, possibilmente, confortevole. Non ho idea di quale sia la vita media di uno di questi treni, Frecciarossa, Frecciargento, ma indubbiamente è un po’ presto perché una carrozza si riduca già in questo stato, e tralasciamo i sedili rotti e la sensazione di trascuratezza e approssimazione, la qualità dei materiali, ad un prezzo comunque non proprio abbordabile…
Ma siamo qui per parlare di vino, dicevamo dell’Anteprima Amarone. L’evento compie dieci anni e, mi sembra, ogni anno è quello che apre le danze, a fine gennaio. Quello dell’Amarone resta un caso emblematico nella storia del vino italico, la crisi non sembra neanche sfiorarlo grazie al suo successo nei Paesi esteri: è molto apprezzato nel nord Europa fino in Islanda, in USA, Canada, Giappone, Australia, Cina, Vietnam, Thailandia, India, Russia, Ucraina, Brasile, persino in Armenia e nelle isole Cayman. Quasi l’80% della produzione viaggia fuori dei confini nazionali, e questo è il suo grande punto di forza, probabilmente nessun altro vino italiano arriva a tanto. Un altro dato che conferma il successo dell’Amarone è fornito dalla superficie vitata, che ha raggiunto i 7345 ettari e con il 2012 ha avuto una produzione di oltre 13 milioni di bottiglie.
Intanto il clima sta cambiando profondamente, in Valpolicella ci sono vigne quasi in pianura, attorno ai 150 metri slm, e fino a 600 metri, ne consegue un progressivo cambiamento delle maturazioni della vite: le stagioni sempre più calde stanno favorendo le zone più alte e meglio esposte, che arrivano a maturazioni ottimali senza perdere acidità, mentre più si scende, più le piante soffrono caldo e siccità. La cartina mostra chiaramente il processo di cambiamento che sta coinvolgendo anche questa regione.

Numero medio di giorni all'anno con temperatura massima maggiore di 30°C

C’è da dire però che, al di là dei dati forniti dal consorzio durante il convegno di sabato mattina, è ormai un decennio che l’Amarone si attesta mediamente su gradazioni che superano con scioltezza i 16°, con residui zuccherini che inevitabilmente tendono ad aumentare (in alcuni casi superano i 12 g/l), spesso a causa di fermentazioni che si interrompono spontaneamente, perché anche i migliori lieviti oltre una certa soglia di alcolicità cessano la loro attività.

Vigneto nell'area di Fumane

E qui la questione si fa complessa, perché ad un certo punto del convegno, Daniele Accordini, enologo e produttore dell’azienda omonima, riferendosi al sempre maggiore aumento delle temperature medie (+ 1,3 gradi la media estiva degli ultimi 20 anni) e alla riduzione delle precipitazioni ( – 20% negli ultimi dieci anni rispetto alla media trentennale), ma soprattutto la loro differente distribuzione durante l’anno, concentrata in periodi meno utili alla ), ha ipotizzato la possibilità di un cambio del disciplinare affinché sia consentita l’irrigazione della vite, perlomeno laddove questa si presenti indispensabile. Una scelta che mi sembra un po’ sbrigativa e, sicuramente, non risolutiva; ad esempio già ora oltre il 90% dell’acqua di cui dispone il pianeta finisce in agricoltura, e sappiamo bene che la disponibilità di questo elemento indispensabile alla vita sta riducendosi in modo drammatico.
Tutta quest’acqua va via soprattutto a causa dell’agricoltura intensiva, dello sfruttamento eccessivo delle terre e del loro conseguente impoverimento. Ipotizzare di irrigare anche la vite (come avviene già in altri Paesi), non fa che accrescere un problema che potrebbe essere in questo caso evitato, semplicemente lavorando diversamente in vigna (non sta a me trovare le soluzioni migliori, ma basterebbe vedere cosa succede nelle vigne lavorate in biodinamica per rendersi conto di come la vite regge nettamente meglio gli stress idrici, grazie anche ad una maggiore capacità di sviluppare le proprie radici in profondità) e spostandosi progressivamente verso zone più elevate, come del resto sta già accadendo in molte delle nostre regioni, e in parte nella stessa Valpolicella.
D’altronde basta riflettere sui dati: se le precipitazioni sono diminuite mediamente del 20% in un solo decennio, vuol dire che le risorse idriche stanno diminuendo, che i fiumi hanno minor volume d’acqua, tanto che d’estate se ne trovano molti completamente prosciugati, allora andare a irrigare le vigne mi sembra una strada assai poco saggia da intraprendere, certamente non può risolvere il problema in modo definitivo.

L'arena di Verona

Quest’anno abbiamo avuto in degustazione 58 Amarone dell’annata 2009, purtroppo più della metà prelevati dalla botte. E questo è un altro problema che prima o poi dovrà essere affrontato. Ha senso degustare in anteprima dei vini che non hanno neanche effettuato il percorso minimo di affinamento in bottiglia? Bene, nel caso dell’Amarone pare non ci siano alternative, spostare l’anteprima il numero di mesi necessari a risolvere il problema non sembra possibile, il vino si vende nel giro di poco tempo, pertanto a chi può interessare una degustazione a posteriori?
Io la penso diversamente, il mercato va educato, non subito, soprattutto quando ci si trova in una prolungata fase di successo. Vi riporto la giusta riflessione di Andrea Fasolo, autore dell’articolo scritto l’anno passato sull’Amarone 2008, che condivido in pieno: “…come riuscire a giudicare assieme vini usciti da alcuni mesi, vini imbottigliati e prossimi ad uscire, vini in botte che saranno imbottigliati a breve e altri ancora in botte che finiranno in bottiglia anche tra un anno e mezzo? Perché non obbligare tutti ad entrare in commercio non prima dell’Anteprima? Come accade per il Novello. Non ad imbottigliare: ma ad entrare in commercio. Così l’Anteprima potrebbe riacquistare un senso di “anteprima”, ovvero di presentazione dell’annata. E chi non è pronto? Niente degustazione di campione da botte, ma possibilità di essere presenti con un proprio banco, con l’ultima annata in commercio”.
Ecco, io ho scelto già da tempo di non degustare i vini che stanno ancora maturando in botte, quindi perdonatemi se la selezione di quelli che mi hanno più convinto riguarda un panel di soli 26 vini.

La degustazione degli Amarone 2009La degustazione
Mi fa piacere constatare che un’azienda storica come Bertani, stia da qualche anno tornando su livelli estremamente convincenti, mantenendo il suo rigore e la sua classicità ma a mio avviso con una precisione stilistica migliore. L’Amarone Villa Arvedi proviene dall’area della Valpantena, una delle più riconoscibili per la sua eleganza, dona vini dal carattere floreale, di grande freschezza e balsamicità. La versione 2009 profuma di mirto, liquirizia, lavanda, non trascurando dolci note di ciliegia in confettura e una vena balsamica molto piacevole. Bocca che guadagna in struttura senza perdere quell’eleganza che lo contraddistingue, il tannino si distende piuttosto bene, a tratti si percepisce il contributo del legno in sfumature tostate e di caffè, ma stiamo parlando veramente di un bambino in fasce.
Ca’ Rugate propone un Amarone convincente, ben dosato e senza troppi compiacimenti su toni dolci, vince una speziatura fine di cardamomo e cannella, con riverberi di liquirizia, su una base piacevolmente eterea. Particolare dell'Arena di VeronaAl gusto rivela un giusto equilibrio tannico e una freschezza confortante con rilanci balsamici nel lungo finale.
Il Torre d’Orti dell’azienda Cavalchina, punta più su una certa concentrazione materica che porta i profumi su toni scuri, più mora che ciliegia, sfumature di menta e tabacco, ancora liquirizia. Non manca di freschezza al gusto, il legno deve ancora integrarsi, il tannino asciutto rallenta la progressione del vino, tutti elementi che il tempo assesterà a vantaggio di una sicura piacevolezza.
Non nego una certa predilezione per l’Amarone di Corte Sant’Alda, la sua struttura indubbiamente solida e sontuosa si compensa magnificamente in un carattere dinamico, limpido, fresco, estremamente vitale. Note di humus e tabacco affiorano in un tessuto fruttato pieno e avvolgente, presto arriverà il cuoio e alle note balsamiche si affiancherà un terziario sempre più avvincente.
Roccolo Grassi gioca sul filo del rasoio fra potenza e profondità con il suo Amarone della Valpolicella 2009, ma questa è un po’ la sua caratteristica; frutta rossa in confettura e sotto spirito, noce moscata, eucalipto, pellame, cacao, sfumature minerali, sono solo alcuni aspetti di un ventaglio odoroso che si amplificherà col trascorrere del tempo. La bocca conserva questa forza, c’è densità e corpo, la dolcezza di un probabile residuo sopra i 7 grammi non disturba grazie ad una massa equilibrata e ad un tannino vitale ma ben domato, il legno chiede ancora un po’ di tempo, ma il futuro sembra dalle tinte sicure e profonde.
Una sorpresa per me l’azienda Salvaterra, che non conoscevo e di cui ho potuto apprezzare anche un Valpolicella tanto semplice quanto vero, bevibilissimo e leggiadro. L’Amarone non si discosta poi così tanto da un approccio che gioca più sugli equilibri che su una massa esuberante, a tutto vantaggio di una beva al di sopra della media, uno di quei vini che, caso non così frequente per un Amarone, non stancherà a tavola con piatti certamente di cacciagione ma non solo.
Una citazione, infine, per il Vigneto Calandra di Zecchini, altro Amarone proveniente dalla Valpantena e, direi, quasi didattico, riccamente floreale, con sfumature di lavanda, fieno, rose, erbe di campo, mentre al palato vira progressivamente su toni più speziati e complessi, mantenendo sempre un tocco equilibrato e non debordante.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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