Albugnano 549, una scommessa vincente
Fotografie di Danila Atzeni

L’anno scorso abbiamo simpaticamente “scommesso” sull’ascesa dell’Associazione Albugnano 549. Questo particolare territorio vitivinicolo piemontese è situato fra la provincia di Torino, a soli 20 km dal capoluogo di regione, e quella d’Asti, lontana circa 40. La DOC omonima è stata istituita il 17 maggio 1997. Personalmente ho poi avuto la possibilità di recensire, durante tutto il 2023, le dieci etichette facenti parte del progetto capitanato da Valeria Gaidano (in veste di presidentessa) avviato nel 2017. Per tutti coloro che desiderano saperne di più, di seguito il mio approfondimento.

Circa otto mesi fa, inoltre, per implementare le attività turistiche del territorio di Albugnano e promuovere in tutto e per tutte queste affascinanti colline astigiane, è nata la quindicesima Enoteca Regionale del Piemonte che va finalmente ad aggiungersi ad un paniere ben nutrito a livello regionale. Troverete qui maggiori dettagli. L’areale vitivinicolo sopracitato, compreso tra i comuni di: Albugnano, Pino d’Asti, Castelnuovo Don Bosco e Passerano Marmorito, tutti in provincia di Asti, è ricco non soltanto a livello paesaggistico per via dei tanti vigneti, orti, seminativi, boschi – insomma tanta biodiversità – svariati sono anche i monumenti e i luoghi d’interesse per un turismo “intelligente”.

Tra i più affascinanti vi è senza ombra di dubbio l’Abbazia di Santa Maria di Vezzolano, edificio religioso in stile romanico e gotico, da molti esperti considerato tra i più importanti monumenti medievali situati in Piemonte. Risiede in Località Vezzolano in Albugnano, ed è inserita nell’Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa Transromanica. Un altro stupendo luogo da visitare a tutti i costi, se passate da queste parti, è il Belvedere Motta di Albugnano. Una sorta di spianata, ombreggiata da alcuni cedri, ubicata a 549 metri sul livello del mare; da qui il nome dell’Associazione omonima. In questa occasione siamo stati un po’ sfortunati per via della foschia, tuttavia in giornate con cielo terso è possibile ammirare uno straordinario panorama a 270 gradi sul paesaggio monferrino. In loco è presente una tavola della rosa dei venti, utilizzandola a dovere si possono distinguere le principali montagne delle Alpi.

Veniamo dunque al sodo: questa scommessa l’abbiamo vinta o persa? Dal 20 al 22 febbraio, corrente anno, si è tenuto il primo press tour ufficiale – rimandato più volte per colpa del Covid – dell’Associazione Albugnano 549 rivolto a giornalisti ed esperti di settore provenienti da tutt’Italia. Non potevamo dunque mancare. La “scommessa”, scherzi a parte, riteniamo di averla abbondantemente vinta. In primis perché la qualità dei vini si è dimostrata all’altezza delle aspettative, più avanti entreremo nel vivo della degustazione, inoltre, avendo presenziato personalmente al tour, ho avuto la possibilità di respirare, dal primo all’ultimo istante, uno spirito di squadra/associazionismo che talvolta manca in troppi territori vitivinicoli italiani, da nord a sud.

Una carta vincente che servirà a far (ri)nascere questo prezioso lembo di terra piemontese e ad attirare l’attenzione del grande pubblico, non solo, anche dei mercati nazionali ed esteri. L’Associazione Albugnano 549, ai giorni nostri, è supervisionata a livello enologico da Gianpiero Gerbi, colui che ha guidato anche la masterclass tenutasi il 21 febbraio scorso presso l’Enoteca Regionale di Albugnano. Abbiamo avuto la possibilità di assaggiare una decina di etichette presentate direttamente dalle dieci aziende associate, relative a tre annate in particolare: 2019, ultima in commercio, 2018 e 2017.
Di seguito il mio punto di vista sui vini degustati. Per evitare di ripetermi riguardo la trama cromatica: l’Albugnano è un vino che veste una tonalità rubino con riflessi granata, in gioventù, gli stessi che andranno via via intensificandosi mediante l’affinamento; un po’ come tutti i grandi Nebbioli piemontesi d’altronde.

Albugnano Superiore Il Tato 2019, Ca’ Mariuccia
Gestita in tutto e per tutto da Andrea Pirollo, ex presidente dell’Associazione Albugnano 549, attualmente ricopre lo stesso ruolo riguardo l’Enoteca Regionale omonima. Trattasi di azienda agricola etica e biologica, situata all’interno del comune sopracitato, orientata ai principi della permacultura e alla diffusione di metodi e pratiche sostenibili. Il Tato 2019 e un Nebbiolo dal timbro olfattivo importante che sa di amarena matura, spezie orientali e cardamomo, toni balsamici in chiusura. In bocca il tannino è mordente: struttura, potenza, tuttavia capacità di restituire un sorso armonioso e privo di alcol percepito; la freschezza non latita. Ancora giovane.
Albugnano Superiore Nebula 2019, Nebbia Tommaso
Tommaso Nebbia è la più giovane azienda vitivinicola associata, nata 2016, e situata fra le colline di Albugnano. La stessa vanta tuttavia un’esperienza che ripercorre tre generazioni; è inoltre proprietaria del vigneto più alto del territorio, ubicato a circa 531 metri sul livello del mare. Il Nebula 2019 offre un naso molto fresco, di stampo “valtellinese” per intenderci, dove il frutto croccante, e il fiore fresco, giocano a rincorrersi: ribes rosso, arancia sanguinella, rosa, genziana e toni mentolati su una coltre di erbe officinali; austero non c’è che dire. Vino caratterizzato in tutto e per tutto da verticalità gustativa, dunque acidità in primo piano, corrispondenza di toni agrumati, ricca sapidità e media struttura. Colpisce l’allungo da fuoriclasse. Tra i migliori dell’intera batteria.

Albugnano Superiore Va’ Anait 2019, Alle Tre Colline
Alle Tre Colline è un Azienda Agricola molto attiva, ad Albugnano (AT), che si occupa di svariate attività legate non solo alla viticoltura, ma anche all’accoglienza e alla ristorazione. Circa 35 ettari totali che comprendono noccioleti, seminativi, orticoli e frutteti, insomma tutta una serie di prodotti che hanno reso noto il territorio astigiano in tutto il Bel paese. Il Va’ Anait 2019 ha un timbro olfattivo intenso e si apre a percezioni di amarena matura, grafite e pepe rosa, terriccio umido. Un quadro olfattivo ancor leggermente viziato da un ricordo di legno; son certo che grazie ad un prolungato affinamento scomparirà del tutto perché la materia è viva più che mai. Palato ricco, materico, tannino incisivo e lodevole progressione. Da riassaggiare tra due anni.

Albugnano Ultimum 2018, Terre dei Santi
Terre Dei Santi è una vecchia conoscenza dei lettori di Lavinium, viticoltori dal 1953, ho già avuto il piacere di presentare la suddetta Cooperativa grazie ad alcune etichette provenienti da territori vitivinicoli confinanti. Veniamo dunque all’Albugnano Ultimum 2018, le cui uve nebbiolo vengono allevate a Castelnuovo Don Bosco (AT. Respiro intenso, i frutti rossi di bosco e la ciliegia matura hanno la meglio su una trama floreale piuttosto variegata: distinguo violetta, anche in caramella, garofano selvatico e una coltre balsamica che sa di eucalipto; liquirizia dolce in chiusura. Corpo per nulla adombrante, media sapidità, freschezza in primo piano e tanta coerenza di toni fruttati; la morbidezza è accentuata da un tannino già piuttosto coeso.
Albugnano Superiore 2018, Roggero
L’Azienda Agricola Roggero nasce ad Albugnano (AT) nel 1850. Ben cinque generazioni di uomini, soprattutto padri e figli, intenti a tramandare le tradizioni di un territorio vocato dove il nebbiolo viene coltivato da sempre, considerato il vino del quotidiano e al contempo un prodotto ambito da consumare nei giorni di festa; tutto dipende dalla bottiglia scelta in cantina s’intende. Bruno e Marco, consapevoli delle proprie radici, continuano il viaggio: 7 ettari di proprietà allevati cercando in tutti i modi di preservare l’ambiente circostante e di intervenire il meno possibile e al solo scopo di tutelare il sano sviluppo della pianta. L’Albugnano Superiore 2018 è piuttosto arioso e tutto ciò appare evidente sin dal naso, di media intensità, poca immediatezza, va ricercato lentamente all’interno del calice. Frutti rossi disidratati, lasciano ben presto spazio al tamarindo, ad un lieve ricordo salmastro rinfrescato da una stimolante ventata balsamica che sa di mentolo. Vino di medio corpo/struttura, l’acidità è data dal frutto croccante; forse si accomoda un po’ sul finale. A mio avviso risente di un’annata indubbiamente poco espressiva, tuttavia ritengo sia ancora troppo presto per giudicare la sua vera identità, attendiamo fiduciosi.

Albugnano Superiore 2018, Tenuta Tamburnin
Valeria Gaidano, titolare di Tenuta Tamburnin, ricopre la carica di Presidente dell’Associazione Albugnano 549 da circa 9 mesi, affiancata da Mauro Roggero, vicepresidente. La proprietà ha origini piuttosto antiche, si parla di fine Settecento, ed è in mano alla famiglia Gaidano dal 2004. Situata a Castelnuovo Don Bosco, nel cosiddetto Monferrato Astigiano, sono ben nove gli ettari vitati accorpati in un solo appezzamento; la certificazione biologica è tale dal 2020, una scelta coraggiosa che dimostra quanto l’Azienda tenga al territorio e al rispetto dell’ambiente circostante. L’Albugnano Superiore 2018 al naso è un continuo andirivieni di sensazioni fruttate dolci e fiori freschi: caramella al lampone, violetta, mandorla glassata, ciliegia matura e un curioso accento di macchia mediterranea; in chiusura toni boschivi/balsamici e lieve grafite. In bocca il vino mostra tutta la sua giovinezza, guai se non fosse così: tannino mordente, vibrante acidità, risulta un sorso ancora nervoso che tuttavia lascia in bocca un piacevole ricordo balsamico e lievemente ammandorlato.
Albugnano Superiore Parlapà 2018, Cantina Mosso
Il Parlapà 2018 è un Albugnano Superiore che arriva dritto da un’Azienda di Moncucco Torinese. La stessa riconoscendone il potenziale ha investito su queste particolari colline astigiane. Un totale di 13 ettari distribuiti tra il comune dov’è ubicata la sede e Castelnuovo Don Bosco. L’orientamento è quello della promozione degli autoctoni piemontesi. Il vino ha un profilo olfattivo dolce, sinuoso, incentrato su frutta sciroppata (pesca in primis) arancia rossa sanguinella, un accenno di pietra polverizzata, violetta e liquirizia. Al palato segue più o meno le stesse orme: slanciato, tanta freschezza e ritorni agrumati, manca un po’ di corpo e profondità per completare un insieme tuttavia ben realizzato.

Albugnano Superiore Oltre 500 2017, Orietta Perotto
Trattasi di giovane Azienda, nata nel 2015, capitanata da Orietta Perotto che le dà il nome. Appassionata visceralmente del territorio dov’è cresciuta tanto da sfruttare la DOC astigiana per avviare la sua attività vitivinicola a conduzione familiare. Nel 2017 diviene socio fondatore dell’Associazione Albugnano 549. “Oltre 500”, ormai è fin troppo facile capire perché da queste parti le etichette si chiamano così, è un vino che ho già recensito l’anno scorso, di seguito il link per i più curiosi che intendono approfondirne l’evoluzione. Ad oggi ritrovo un frutto maturo, lievemente disidrato, che sa di frutti rossi di bosco, tamarindo, sbuffi mentolati e pietra polverizzata; con lenta ossigenazione una eco salmastra. Fresco, slanciato, il finale si “siede” un po’, risente dell’annata siccitosa; in ogni modo un vino godibile, già piuttosto equilibrato che non teme abbinamenti a base di carni stufate piemontesi.
Albugnano Carpinella 2017, Pianfiorito
La famiglia Binello ha sempre sostenuto questa denominazione, ha divulgato con tenacia e passione il verbo anche in periodi bui, tempi in cui la stessa era da considerarsi poco più che una curiosità da studiacchiare durante qualche corso sul vino. Ho visitato personalmente la Cantina e sugli scaffali, ancor oggi, è possibile trovare bottiglie ad esempio dell’annata 2001. Avendo recensito, tempi addietro, tutte le 10 etichette dell’Associazione Albugnano 549 dell’annata 2017, anche in questo caso troverete qui) il mio punto di vista. Degustato ai giorni nostri il Carpinella 2017 mostra un profilo olfattivo compiuto dove il frutto è ben maturo, lontano da toni esausti nonostante l’annata torrida: amarena, susina rossa, arancia rossa sanguinella e spezie dolci/aromi che ricordano la marinatura di alcune carni rosse. Trascorsi 15-20 minuti dalla mescita il quadro si ingentilisce palesando pennellate floreali di violetta appassita, grafite e caucciù. Sorso centrato, sapidità dirompente supportata da una buona spalla acida in totale assenza di alcol percepito; chiude lungo, ammandorlato e privo di qualsivoglia forzatura. Un gran bel vino giunto forse a metà del suo lungo cammino.

Albugnano Eclissi 2017, Cascina Quarino
Una superficie vitata di sette ettari nel pittoresco borgo di Aramengo (At), è questo il fulcro e cuore pulsante di Cascina Quarino, proprietà della famiglia Fasoglio, tra i soci fondatori dell’Associazione Albugnano 549. Trattasi, come spesso accade da queste parti, di azienda agricola a conduzione prettamente familiare che da tre generazioni dedica tutto il proprio impegno alla coltivazione della vite; un viaggio intrapreso allo scopo di mantenere le tradizioni del luogo attraverso tutta la maestria del far vino in maniera essenziale, artigianale, pur non disdegnando i mille vantaggi della modernità, soprattutto in cantina. Qui troverete la recensione dell’anno scorso. Riassaggiato dopo 12 mesi esatti, mostra un frutto ben più definito, dolce, così come le spezie, affiancate a suggestioni boschive, di pellame e tè nero. In bocca il tannino è maggiormente coeso, tanta sapidità e un’acidità meno sconnessa rispetto al passato; colpisce l’assenza di alcol percepito nonostante i 15% vol. Riassaggiato una seconda volta a distanza di qualche minuto, ritengo possa tranquillamente tener testa a tanti Nebbioli piemontesi ben più blasonati, solo a livello di nome s’intende.
In chiusura non posso che ringraziare, per l’invito e per la stupenda accoglienza, Valeria Gaidano, Gianpiero Gerbi, i produttori, e tutti coloro che collaborano attivamente al progetto Albugnano 549 tra cui Stefano Bosco e Valentina Casetta. Sono stati tre giorni piuttosto impegnativi che mi hanno permesso di ammirare, per l’ennesima volta, le bellezze del paesaggio monferrino e carpire il potenziale di un territorio dove il Nebbiolo è di casa da sempre.
Andrea Li Calzi


