Statistiche web
Assaggi dall'Italia e dall'EsteroIl vino nel bicchiereItalia

Una gradevole giornata a Villa Favorita 2012: racconto a due voci

Aurelio Del Bono - Casa CaterinaCRISTINA
È stata per me la prima visita in assoluto a questa bella manifestazione, giunta già alla IX edizione, che ha raccolto quest’anno più di 130 produttori italiani e stranieri di vini naturali, oltre ad alcuni rappresentanti di prodotti alimentari, come formaggi, birre e salumi. Per questo primo appuntamento ufficiale a Villa Favorita, oltre alla compagnia sempre gradevole dell’amica e collega Monica Massa, avevo bisogno di un cavaliere che mi introducesse alla filosofia del naturale e la sorte ha voluto farmi incontrare con Andrea Fasolo, giovane sostenitore ancorché studente universitario.

ANDREA
VinNatur infatti è una delle principali e più autorevoli associazioni di produttori di Vino Naturale. Ruota attorno alla persona di Angiolino Maule, proprietario dell’azienda La Biancara, una delle più conosciute di questo mare così vicino – quasi senza soluzione di continuità – a volte, così lontano altre, al grande mare del vino.
Quello che più mi piace di VinNatur è la sua grande attenzione per la Ricerca: dalla diminuzione di rame e zolfo in vigna (ovviamente non a favore di molecole di sintesi ma a sistemi di lotta biologica, biodinamica, naturale) al contenimento della solforosa per una maggiore facilità per i lieviti a fermentare (e una maggiore attenzione – a volte è proprio ansia! – del produttore a condurre la fermentazione), il tutto passando per la certificazione non solo a parole, ma anche concreta e tangibile nelle analisi multiresiduo fatte a tutti i vini dei produttori associati.
Mentre quest’anno i produttori di Reinassance (biodinamici) sono “tornati” a Vinitaly, nello spazio dedicato al ViViT (di cui ho sentito molte perplessità, primo fra tutti Joly stesso), Villa Favorita sembra non temere molti rivali, e Verona non sembra tentare Maule: i soldi che raccoglie con la manifestazione – dice – li usa in ricerca, e se tornasse a Vinitaly questo non sarebbe più possibile.

MistralCRISTINA
Villa Favorita, oltre a dare il nome alla manifestazione, è una splendida dimora Settecentesca nella campagna vicentina, a Sarego, nella frazione di Monticello di Fara. La villa si erge su di un’altura da cui domina la visuale con l’agilità del suo timpano e delle sue colonne classicheggianti; ai lati, due barchesse invitano a percorrere lo spazio centrale verso l’ingresso e a salire la gradinata imponente per entrare.
Il fascino degli ambienti è palpabile: pareti affrescate e lunghi tendaggi rosa antico rivestono le sale dove si mescolano volti e linguaggi provenienti da ogni dove, tutti qui per uno scopo comune, ovvero la condivisione della filosofia del naturale.
E naturale, senza forzature, è anche il modo di partecipare e vivere la giornata. Qui non c’è l’etichetta e l’eleganza che vige in altre manifestazioni, qui non bisogna apparire a tutti i costi, qui c’è un gruppo di persone rilassate che desidera solo spiegarti i propri prodotti e farteli assaggiare. Anche gli spuntini che acquisteremo per pranzo al bar interno alla manifestazione sono deliziosi, nulla a che vedere con gli anonimi e insipidi panini che propinano alle masse affamate durante altri eventi enologici più affollati.

Grenache - LunatiqueANDREA
Dopo aver salutato all’entrata le mie due compagne di viaggio, partiamo in un viaggio senza una meta precisa, con un itinerario costruito dalle impressioni, le idee, gli spunti.
Iniziamo dagli spumanti, e cominciamo più che bene con Casa Caterina e il grande Aurelio del Bono. Partenza tutt’altro che semplice e leggera: gli spumanti di Aurelio, tutti con pochissimo residuo zuccherino, sfidano i più buoni Champagne. La qualità in vigna è a livelli molto alti, e la durata degli affinamenti sui lieviti (ovviamente in bottiglia) dura dai 5 anni in su. Grande struttura, profondità ed austerità: parliamo dell’abbinabilità, tra noi, ed in effetti non sono vini quotidiani, anche se il loro fascino e l’eleganza li rendono degli ottimi compagni di molti momenti, soprattutto a tavola.
Non soltanto spumanti però: un buon rosso a base Cabernet, insospettabilmente del 2000, vista la grande freschezza e vivacità, e poi l’Estro, creazione a base Sauvignon, Viogner e Marsanne di cui abbiamo provato una versione “giovane” (2006) profumato e stimolante nel cercare di riconoscerne le voci, sentirne il racconto della terra da cui nasce così stranamente trasmesso da una triade così inusuale. Aurelio aveva alcune magnum riscoperte in cantina risalenti al 2000. Più di undici anni di cantina, in silenzio, ci fanno capire il potenziale di evoluzione nel tempo. La trama non ci fa dubitare sull’identità del vino, ma s’impreziosisce di sentori più evoluti, e un comportamento a livello gustativo più elegante, esigente d’attenzione, più che di particolari capacità di comprensione.
Scendiamo al piano interrato.

Rosado Eco-logico Vina EnebroCRISTINA
La giornata scorre via serena e noi intervalliamo le degustazioni con i riposini sul prato che si apre sul lato destro della Villa, dove alcuni hanno organizzato pic-nic portandosi le coperte e facendo scorrazzare cani e bambini. Incontro parecchi amici, alcuni dei quali, fino a quel momento solo virtuali perché contatti di facebook e di twitter, magicamente qui prendono anche una voce e un sorriso.
Tra questi, l’enologo Maurizio Donadi, de La Basseta, che ci offre da assaggiare il suo Colfòndo Casa Belfi, con Glera al 100% (Veneto IGT). Gradevolissimo, fresco e fruttato, coi profumi di mela verde e agrumi in primo piano, questo vino mi colpisce per un paio di particolarità: innanzitutto ha una certa qual dolcezza che, apprendo da Maurizio, è data solo dalla presenza dei lieviti e non da residui zuccherini; il secondo elemento peculiare è che questo vino non solo non è filtrato, ma, come anche gli altri prodotti di Casa Belfi, è a “ResiduoZero”, ossia non vi sono residui di fitofarmaci poiché non viene usata la chimica di sintesi né in vigneto né in cantina e ciò è doppiamente importante in un vino non filtrato, perché in caso contrario lo sventurato cliente si berrebbe insieme ai lieviti anche tutti i residui chimici.
Maurizio ci offre poi in assaggio altri due vini: il Bianco e il Rosso Igt delle Venezie, composti rispettivamente il primo da Incrocio Manzoni al 30% e Chardonnay al 70% e, il secondo, da 30% Raboso del Piave e 70% Cabernet. Nonostante sia un’accanita sostenitrice dei vitigni autoctoni, trovo interessante il secondo vino, specialmente per la gradevolezza e l’equilibrio, e per quei frutti rossi e quelle spezie che per me permangono come elementi di grosso fascino.

Maurizio Donadi: l'orgoglio del proprio prodottoANDREA
E poi vengono gli spagnoli, vero? Una bella conoscenza, sia le persone, che i vini. Mi spiace non essermi fatto lasciare un biglietto da visita, un indirizzo e-mail: non è prerogativa dei vini naturali – offenderei tutti i bravi artigiani che non fanno vino secondo questa via – ma è questo quello che cerco insaziabilmente, e in questi contesti esce sempre. Storie: storie, di persone, di popoli, di comunità che si sono ritrovate e hanno vissuto attorno ad un paese, attorno ad un’attività e a volte anche ad un vino!
Ho portato a casa un bel ricordo di Juan Pascual Lopez Cespedes e della Monastrell.
Abbiamo provato diversi vini, quasi tutti a base di quest’uva che ha forti legami con la Mourvedre, varietà diffusa in molte zone della Francia meridionale. Il primo assaggio mi ha spiazzato: un bianco ottenuto da quest’uva (a bacca nera) prodotto in sole 150 bottiglie nell’ultima vendemmia. Aveva vissuto una certa ossidazione a cui è seguita una protezione dall’ossigeno che ho già sentito altre volte, e non so quanto questo influisca sulle sensazioni del vino. Un’espressione tuttavia singolare e originale, piacevole nella sua imprecisione nel nascere. Ho apprezzato molto di più invece il rifermentato in bottiglia, rosato, prodotto in un migliaio di bottiglie e molto piacevole, tra il fruttato fresco a un dolce floreale: l’ideale per un aperitivo che non sia banale prosecco o estroverso cocktail.
il monastrellI due rossi poi mi hanno fatto sentire l’aria calda e asciutta che trascorre in quei vigneti: Vino Tinto, la versione maturata in acciaio, e il Quercia Red, affinato in legno, con il calore e la forza passionale dei vini nati sulle aride terre che si affacciano al Mediterraneo. Chiudiamo con un passito rosso, di cui non si trovano bottiglie in commercio. Un passito rosso secco, con l’uva posta ad asciugare per diversi mesi fino alla primavera, fatto poi fermentare ed affinare: un ricordo di Porto, senza tuttavia quelle ossidazioni, e un altro di Amarone, anche se per fortuna sempre più raro così morbido – e quasi sempre sgraziato, se nato nel veronese.
E poi vengono i francesi. Gli ottimi Champagne Tarlant, di grande eleganza e forte personalità, anche se finora fra gli spumanti metodo classico naturali più avvicinabili che ricordi. Oltre al piacere di conoscere finalmente dal vivo Benoit, ho potuto provare i suoi prodotti, la sua capacità a trasmettere un terroir che tanti hanno magnificato nei secoli.
E poi la Vallée du Rhône, con il Domaine Rouge Bleu di Jean-Marc Espinasse: Dentelle Rosé 2011 e rosso 2010, e poi Mistral 2010 e il Lunatique, vigneti di oltre 70 anni, coltivati in maniera naturale.
I due Dentelle sono frutto di un uvaggio tra Carignan e Grenache, entrambi vinificati in cemento. Il primo è un rosato profumato di ciliegia e denso in bocca, con una acidità timida che va incoraggiata servendo il vino fresco, mentre il secondo è un rosso fresco d’annata che non smentisce l’impronta anche qui mediterranea del terroir da cui nasce, con una calda nota di frutta matura e spezie. Il Mistral poi, è un vino importante, ottenuto dalla selezione della Grenache proveniente dalle vigne più vecchie, e dopo un anno di cemento fa un anno di botte vecchia. Qui, oltre alla maggiore complessità dovuta all’età delle piante, concorrono a impreziosire questo vino anche Mourvedre, Syrah e Roussanne: non solo frutta matura, veicolate da un alcol più garbato e gentile, ma anche erbe aromatiche; in bocca il liquido è dinamico grazie all’acidità mantenuta.
Champagne TarlantFare viticoltura in queste terre è sempre una sfida per il vignaiolo, e ogni tanto, se l’annata lo permette, si fa un regalo, si prende una soddisfazione in più imbottigliando il Lunatique. Grenache in purezza, qualche migliaio di bottiglie: un altro piccolo gioiello.
Chiudo raccontandovi di una certezza, di un grande vino conosciuto agli inizi del mio percorso nel mondo del vino. Fra le bottiglie del cugino, Audrey Vidal nasconde quella prodotta dal padre, a Chateauneuf-du-Pape. Ogni volta mi appassiona sentire la storia che racconta (Audrey o il vino, fate voi…). Domaine du Banneret, una piccola azienda artigianale di tre ettari di sabbia, argilla rossa, rocce calcaree e “galets”, dove si coltivano in maniera naturale e rispettosa tredici vitigni diversi, probabilmente gli unici a farlo ancora.
Grande eleganza nei profumi, delicata speziatura, poco frutto, cotto, tannino vellutato e composto, ben bilanciato fra freschezza e intensità, anche se si sente chiaramente la gioventù del vino.
Purtroppo ormai la giornata volge al termine: molti produttori che avrei voluto incontrare sono costretto a lasciarli (ma per fortuna molti li vedrò a breve) in questa stupenda villa.
Spero ti sia divertita, e questi vini ti siano piaciuti!

CRISTINA
E come no? Inoltre al termine della giornata mi sento sorprendentemente in forma, nonostante i numerosi assaggi. Né lo stomaco né la testa si lamentano, al contrario di quanto mi accade di solito dopo molte degustazioni coi vini “standard”…un’ottima scusa per iniziare a bere “naturale”!

Cristina Fracchia e Andrea Fasolo

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio