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Odilio Antoniotti e il suo Bramaterra

Odilio Antoniotti

È una giornata di sole di primavera inoltrata ed io e il mio compagno ci troviamo nelle colline di Gattinara per trascorrere un weekend alla scoperta del novarese. Grazie al consiglio di un nostro caro amico, fissiamo un appuntamento nell’azienda vitivinicola di Odilio e Mattia: ci accolgono quasi come se ci conoscessero da tempo, e in men che non si dica siamo già a bordo del loro fuoristrada, pronti per portarci in vigna.

Una volta scesi, Odilio ci racconta la storia della sua famiglia: sette generazioni di viticoltori hanno portato avanti l’azienda fino ad oggi, a partire da quando, nel 1861, vennero per la prima volta acquistati 4400 metri quadrati di vigneto nella regione denominata Martinazzi. All’epoca, in quei terreni non si lavorava solo in vigna, ma si coltivavano frutteti e si allevavano cavalli. Con il passare degli anni e grazie allo spostamento del lavoro in città, si abbandonarono via via le attività rurali in campagna, ma il settore vitivinicolo rimase fortunatamente ben saldo in famiglia.

Vigneto

Oggi, Odilio e suo figlio Mattia, contando con estrema passione ed umiltà sulle proprie forze, coltivano Nebbiolo, Croatina, Vespolina e Uva Rara, nei quasi 5 ettari di vigneti di proprietà situati in un’area microclimatica d’eccezione: soleggiata e ventilata quanto basta, e che presenta un terreno a base di porfido, una pietra di origine vulcanica a reazione acida, dura da lavorare ma molto ricca di sostanze organiche. Recentemente, è stato acquistato un ettaro e mezzo di terreno adiacente, dove hanno iniziato i lavori per produrre un Cru di uvaggi e dal quale Odilio e Mattia hanno alte aspettative. Durante la cura delle vigne, non vengono utilizzati diserbanti ma solo rame e zolfo in quantità limitate: questo perché i vigneti sono già in ottime condizioni così come l’uva, e l’aria è sempre ben ventilata.

È il momento di risalire in auto e tornare in cantina, dove ci aspetta una sorpresa: notiamo infatti due tini che hanno l’aspetto di essere molto antichi, ed in effetti Mattia ci spiega che erano stati scavati dal suo bisnonno a mano nella roccia, uno nel 1901 e l’altro nel 1920. Successivamente poi, per poter fare vinificazioni più piccole e per produrre i Cru, i due tini sono stati a loro volta separati in due con una parete divisoria e rivestiti prima in cemento, e sopra con resina alimentare. La temperatura in cantina è ottima: si va dai 9,5 gradi d’inverno ai 13,5 d’estate; non usando lieviti selezionati in quanto la cantina ne è già impregnata, il cemento fa da scambiatore termico naturale e il mosto si mantiene sempre ad una temperatura ideale.

BramaterraSaremmo rimasti ad ammirare la vecchia cantina ancora per un po’, ma Odilio e Mattia ci invitano in sala degustazione per assaggiare i loro vini e di certo noi non ci siamo tirati indietro. E’ arrivato finalmente il momento di parlarvi del loro Bramaterra!

Bramaterra 2011 – Antoniotti Odilio
Posso dire con certezza che molta della passione che Odilio e Mattia dedicano al loro lavoro è qui, dentro il loro Bramaterra: un vino prodotto da vigneti che hanno oltre 40 anni, situati sulla collina del monte Cincignone, in località Martinazzi. Le vigne, esposte tutte a Sud, godono di un microclima eccezionale e di un terreno acido e molto ricco di sali minerali. Il Bramaterra di Antoniotti, che non viene filtrato, è un cru composto dal 70% di nebbiolo, 20% croatina, 7% vespolina e 3% uva rara; l’utilizzo dell’uva rara, non obbligatoria per il disciplinare, viene utilizzata proprio perché, grazie alla bassissima acidità, riesce ad equilibrare quella conferita dal terreno. Viene affinato in botti di rovere per un minimo di tre anni. Dal bel colore rubino, il Bramaterra 2011 rivela subito profumi profondi ed eterei di fragola, di spezia (ecco la Vespolina che fa capolino), ma anche di quella viola che mi emoziona sempre trovare. Ma non è tutto: insieme a questo bouquet, esce una mineralità che, poi, si esprime completamente nell’assaggio: al gusto infatti, questo vino regala la caratteristica sapidità dovuta al terreno vulcanico, che pulisce la bocca, non senza lasciarla con un leggero e piacevole tannino e una lunga, sorprendente persistenza.

Francesca Valassi

Francesca Valassi

Originaria dell'Oltrepò Pavese ma per metà spagnola. L'interesse per il mondo del cibo e del vino nasce in famiglia, grazie a papà salumiere e formaggiaio, e mamma cuoca provetta, e dal territorio in cui è nata, dove colline e vigneti si perdono a vista d'occhio. Pratica corsa, bici e nuoto e sta scoprendo come la buona cucina possa sposarsi con scelte consapevoli a tavola. Dal 2009 collabora con il blog Soul&Food e con Lavinium. Dal 2015 è assaggiatrice ONAV e membro del consiglio provinciale di Milano. Ama scrivere e scattare foto per ricordare i luoghi e i sapori che ha vissuto e le piace scoprire nuovi locali nella città dove vive, Milano, dove gira sempre in bicicletta, per non lasciarsi intrappolare dalla frenesia dei suoi ritmi. Se volete fare breccia nel suo cuore, regalatele un dolce al cioccolato, il più fondente possibile.

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