Amaracmand, una storia romagnola

Nel cuore della Valle del Rubicone, tra le colline di Sorrivoli di Roncofreddo, nel Forlivese, prende forma Amaracmand. Il nome nasce da un’espressione dialettale – “mi raccomando” – che qui non suona come un ordine, ma come un gesto d’affetto. È la frase pronunciata sulla soglia di casa, quando si saluta qualcuno con premura: un augurio silenzioso a custodirsi, a fare attenzione, a tornare.
A raccontare il percorso sono Marco Vianello e suo cugino, con quella pacatezza che appartiene a chi ha imparato a misurare il tempo sul ritmo delle stagioni. L’origine del progetto ha i contorni di una svolta inattesa: una nevicata improvvisa, una cantina in crisi, un’abitazione da preservare. L’intervento nasce per difendere un luogo, ma finisce per salvaguardarne qualcosa di più profondo: la sua vocazione agricola.
Da quell’atto istintivo si è sviluppata un’azienda costruita per gradi, seguendo le inclinazioni naturali dei terreni. Oggi Amaracmand coltiva tredici ettari di vigneto in regime biologico. A suggellare questa evoluzione, una nuova cantina progettata da Fiorenzo Valbonesi, già autore del Castello della Sala, immersa in una cornice di dieci ettari di bosco che funziona da barriera protettiva. Le vigne si estendono tra i 260 e i 350 metri sul livello del mare, esposte a sud e sud-ovest, in un’area dove l’aria marina incontra quella appenninica, creando un equilibrio climatico peculiare.

Il metodo produttivo è improntato a una disciplina rigorosa e a una ricerca quasi ossessiva della purezza. L’assenza di solfiti aggiunti e di allergeni impone standard igienici elevatissimi: ogni dettaglio conta per ottenere vini nitidi, essenziali, anche a costo di accettare un lieve deposito naturale in bottiglia pur di evitare trattamenti invasivi.
Tecnologia e sostenibilità procedono di pari passo. Sistemi di controllo digitale regolano temperature e consumi energetici, limitando gli sprechi. In vigna, il lavoro si confronta con suoli complessi – argille blu, arenarie, tufi – messi alla prova da eventi climatici sempre più estremi, come l’alluvione del 2023, e da vendemmie che tendono ad anticipare. La conduzione agronomica segue criteri puntuali: potature e raccolte manuali su impianti tra i dieci e i venticinque anni, allevati a Guyot e cordone speronato.

La cura del paesaggio è parte integrante del progetto. Fossi e aree boschive vengono mantenuti con attenzione costante; l’erba è gestita per migliorare la qualità del suolo e ridurre i rischi di incendio. Nei filari, i raspi d’uva sono riutilizzati per rafforzare la struttura del terreno e favorire la biodiversità spontanea. Vinacce e fecce diventano compost aziendale, mentre le acque meteoriche vengono raccolte e reimpiegate per garantire stabilità idrogeologica. Un impianto di fitodepurazione consente inoltre di recuperare le acque di cantina, destinate poi all’irrigazione e ai trattamenti.
La scelta di etichettare i vini come IGT Rubicone, rinunciando alla DOC, va letta come un’affermazione di identità. Il Rubicone evoca un passaggio irreversibile, il gesto di Cesare che segna un prima e un dopo. Qui diventa metafora di una decisione consapevole: oltrepassare i confini dell’agricoltura convenzionale e definire uno stile autonomo, prima ancora che aderire a un disciplinare.
I VINI
Madame Titì IGT Rubicone Spumante Brut Nature Bio 2023: circa 85% Bombino Bianco per il resto Grechetto Gentile, Albana, Trebbiano della fiamma, l’idea nasce da un progetto di ricerca sui vitigni locali e la loro ancestrale vocazione alle rifermentazioni e alle bollicine, ottenute con metodo charmat. Tagliente, fresco e dal misurato accento acido.
Perimea IGT Sangiovese Rubicone Bio 2024: 100% Sangiovese, un vino che parte da un progetto di ricerca sulle caratteristiche peculiari del Sangiovese tradizionalmente coltivato in loco e prodotto da fermentazione naturale a base di lieviti indigeni. Rustico, fruttato, spigoloso.
Imperfetto IGT Rosso Rubicone Bio 2023: 85% Sangiovese, per il resto Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Syrah, Alicante, rappresenta il primo progetto dei titolari (Marco e Tiziana, sua consorte), ovvero l’imperfezione che vuole rendere unico ogni vino. Sottilmente tannico, complesso, speziato.
Liburnio Rubicone IGP Bianco 2024: circa 85% Bombino Bianco, 15% Grechetto Gentile, Incrocio Manzoni Bianco, Trebbiano della fiamma, con l’intento di puntare sui vitigni bianchi locali e quindi valorizzare le loro peculiari caratteristiche. Tonico, snello, vibrante.



