Podere Rocche dei Manzoni, vini senza tempo

Le cantine dove dimorano le bottiglie atte a e quelle già pronte, o quelle di vecchie annate lasciate lì per scelta, per abbattere il confine del tempo e dimostrare la loro potenza. Questo è Podere Rocche dei Manzoni a Monforte d’Alba, con vigneti tutti intorno alla cantina, luoghi preposti all’invecchiamento e la magnifica cupola, splendore e magnificenza che col vino, specialmente il Barolo, si sposano senza timori.
L’edificio è poderoso, denso di colore giallo ocra, spicca tra il nebbioso marrone di gennaio delle vigne dormienti, la luce di un sole fievole che si affaccia al calar del giorno, timido. Dall’epoca del patron Valentino a oggi che ha preso il suo posto il figlio Rodolfo, il Barolo e le altre etichette dell’azienda corrono veloci sui binari di una produzione attentissima a mantenere la qualità sempre all’altezza del suo glorioso passato.
Il Barolo trova dimora nelle barrique, diciamolo subito. E le barrique sono protagoniste assolute di ben tre delle quattro cantine che seguono il viaggio del vino fino al suo ultimissimo affinamento, prima di volare verso l’eternità.

Uno degli assaggi sorprendenti della giornata e vorremmo subito sottolinearlo, è il Barolo Castelletto Riserva Madonna Assunta La Villa 2012. Siamo nella parte nord di Monforte, dominata da marne grigie e azzurre, dove il corpo dei vini si fa intenso, i tannini rotondi, si esprimono le spezie e i sentori erbacei con più disinvoltura. Questo vino rimane in barrique per tre anni, poi 6/7 anni in bottiglia. Il profumo è vivissimo, delicato e intenso, elegante, e invita a un sorso di incredibile freschezza dove l’acidità è rimasta intatta. Il tannino è nevrile e il gusto ancora nel suo pieno vigore. Un vino memorabile.

La cantina storica
Nel 1974 Valentino Migliorini arriva qui dall’Emilia Romagna e compra la struttura, un tempo casa e cantina del titolare. Tutto è rimasto uguale fino a oggi, come la prima cantina storica dove entriamo per vedere le botti degli assemblaggi. Valentino era un grande pioniere di Langa e ha fatto il primo grande assemblaggio del 1976 il Bricco Manzoni con 80% Nebbiolo e 20% Barbera. Nel 1978 ha prodotto il primo Spumante di Langa, Il Valentino Elena, con Chardonnay al 70% e Pinot Nero 30%. I primi due anni le uve diverse rimangono in barrique separate e poi si assemblano nelle botti grandi per 6/8 mesi. Poi passano altri 6/8 mesi in contenitori ovoidali di cemento e infine 12 mesi in bottiglia. All’interno, scendendo pochi gradini in pietra, troviamo una bellissima sala degustazione dell’epoca, ancora arredata, un angolo riservato e ricco di memoria, ai muri anche i piatti del buon ricordo perché la famiglia Migliorini era di osti, in Caorso. Nel 1989 hanno chiuso il ristorante e si sono dedicati al vino. Tutti gli ettari, oggi 60, sono nel comune di Monforte di Alba. Ogni anno si producono 250mila bottiglie. La filosofia mette in secondo piano la quantità a favore della qualità.

Le cantine del Barolo
Il paradiso delle barrique, una distesa di legni piccoli infinita, a perdita d’occhio e sullo sfondo una parete rossa con una V enorme al centro. E molte nuove perché a ogni nuova annata la barrique viene rinnovata. Ogni anno si comprano 450 barrique dalla Francia. Il Barolo vive qui per tre anni. È la sua casa naturale. Poi le barrique vengono spostate nella cantina successiva, dove la temperatura è più bassa. Le barrique usate vengono utilizzate per le basi spumante. Il Valentino Elena è l’unico a non passare in legno piccolo. Gli altri spumanti ci rimangono per sei, otto mesi prima dell’imbottigliamento. Poi è il momento della grande barricaia. Ogni anno verso luglio le barrique della cantina Elena arrivano qui. Per la rimozione dei sedimenti attraverso i travasi e mai con i filtraggi. Infine, la cantina delle uova di cemento. Contenitori dove il vino e i sedimenti sulla parete si muovono in maniera circolare e aiutano ad aumentare la struttura. Il materiale è puro cemento in calce con acqua di terme. Un materiale che fa respirare il vino.
Maestosa è la cupola, un luogo solenne dove riposano le più vecchie annate dei cru di Rocche dei Manzoni. Bottiglie accatastate a formare muri di storia, apparentemente silenti, dentro nicchie nascoste. Un affresco di Guy Rivoir riveste l’ampio soffitto con scene idilliache, la musica di Ezio Bosso in sottofondo a cullare le bottiglie.

Continuiamo con gli assaggi
Barolo Perno Cappella di Santo Stefano 2021. Vino emblematico, un barolo che rompe gli schemi. Pieno di energia giovanile e vitale, con tannino fresco, ampio al sorso, complesso ricco di freschezza. Arancia sanguinella, frutto rosso piccolo, sentori balsamici, eucalipto. In bocca sorso piacevole, la frutta ritorna insieme a note di karkadè.
Valentino Zero Brut 2012, sboccatura 2025. Un sorso citrico, intenso e lungo. Subentrano frutti gialli, la complessità sul finale si arricchisce di spezie. L’attesa sui lieviti lo arrotonda, gli conferisce importanza, un vino ampio, bollicina molto persistente.
Tra i bianchi Langhe Chardonnay L’Angelica 2023, al palato molto morbido e vellutato. Fresco e minerale, richiama al sorso con note di polvere, gesso, molto lungo sul finale, si apre e diviene complesso, con una tensione gustativa imprevedibile.
Susanna Schivardi




