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Podere la Regola a Riparbella: terra di vino, arte e storia

Podere La Regola

Siamo in provincia di Pisa. Terra di etruschi, magnifico popolo evoluto e già amante del vino, apprezzato in vita dagli antichi ma anche legame silente con l’oltretomba. Terra di poesia, dove il poeta Carducci già nel ‘800 ne cantò le bellezze.

…Ma di lontano
pace dicono al cuor le tue colline
con le nebbie sfumanti e il verde piano
ridente ne le piogge mattutine. (Rime Nuove 1885)

Terra di arte e di grandi artisti, che qui hanno lasciato il segno.
Terra soprattutto di vini, bagnata dal fiume Cecina a pochi chilometri dal mare Tirreno, con escursioni termiche perfette e terreno sabbioso di origine pleistocenica e marina.

Famiglia Nuti
Famiglia Nuti

Il Podere la Regola prende il nome dalla vigna storica di circa 2 ettari in località la Regola, nel comune di Riparbella, Pisa, acquistata dal capostipite della famiglia alla fine dell’800 e ha una storia che parte ben cinque generazioni fa. Noi incontriamo Valentino, enologo interno, figlio di Flavio Nuti, avvocato e amministratore della Cantina, che insieme al fratello Luca, agronomo, hanno dato vita a partire dal 1990 all’azienda moderna, fino ad allora gestita ad uso familiare.   
La zona per intenderci è a pochi chilometri a nord di Bolgheri, dove  in quegli anni iniziava il fermento e il successo di alcuni nomi, non da meno la Regola è emersa tra le prime realtà consolidate e vincenti del territorio.

Podere La Regola vigneti

Riparbella era di fatto ancora vergine, e le prime etichette sotto il nome Podere La Regola, fino da allora Azienda Agricola Nuti Luca, sono del 1997, con produzione del 1995. L’azienda si amplia e dai due ettari storici si arriva oggi ai 26, tutto in conduzione biologica (dal 2015), divisa in vari appezzamenti, vicino alla cantina, tra il fiume Cecina e fino a Palazzi, una zona a tre chilometri dal mare. Una delle prime etichette ancora visibili sono quelle del Vallino, affinato nelle barrique vecchie in disuso dove si elevava il Sassicaia. D’altronde, l’azienda agricola la Regola ancora impianta vigneti nelle aziende di Bolgheri.
La produzione viene considerata ancora artigianale, con 130mila bottiglie, quindici varietà per tredici vini e tutti Igt. I bianchi in prevalenza con rese un po’ più alte, mentre per i rossi le produzioni sono molto basse (50 quintali ettaro al massimo). Le viti hanno circa 25/30 anni, i terreni rimangono inerbiti, con grande rispetto per l’ecosistema e la capacità del suolo di rigenerarsi. Ridurre la quantità e aumentare la qualità è un discorso che fa gioco in questi tempi “nuovi” per gusto e andamento del mercato.

Flavio e Luca Nuti in vigna
Flavio e Luca Nuti in vigna

Due enologi (oltre a Valentino, Nicolò figlio di Luca) e un agronomo in famiglia, ma l’enologo di riferimento per un cambio di marcia che parte dal 2014 è Luca Rettondini, che ha preso il posto di Luca d’Attoma (rimasto a Podere La Regola dal 2003 al 2013).  Si inizia a puntare molto sul Cabernet Franc in purezza, perché oltre alle mode e alle guide, qui raggiunge una qualità incredibile. La fascia di Riparbella e Bolgheri permette una maturazione ottimale e in queste zone la varietà si sposa magnificamente con un territorio che ne esalta il potenziale.

I suoli sono sulla parte bassa, rispetto a Riparbella che è alta e vulcanica e basaltica, qui ci sono sabbie da erosione e ritiro dei mari, plioceniche e pleistoceniche, ricche di fossili di natura marina che donano, insieme alla vicinanza del fiume, grandi escursioni e notti fresche. La val di Cecina si apre verso il mare e i venti trovano canali dove insinuarsi, mantenendo le uve sane e i precursori ben definiti.
Nel febbraio 2024 per volontà di Flavio Nuti che ne è il presidente, è stata costituita l’Associazione Vignaioli Colline di Riparbella con il preciso intento di valorizzare questo territorio vitivinicolo unico e vocato.

Podere La Regola vigneti

Spumanti sulla costa. L’Eccezione (alla Regola)
La produzione si concentra sui bianchi e dal 2008 (la prima azienda della costa toscana) si fa metodo classico, da Manseng sul mare (impiantato nel 2003). L’avvio è partito dal consiglio di un vivaista che ha indicato proprio questo come vitigno adatto grazie ad acidità alte e ph bassi. Dal 2014 si trova la quadra per uno spumante di qualità con tre linee brut pas dosè, una di Pinot Nero piantato appunto in una zona molto bassa, vicino al fiume, 24 mesi sui lieviti. Manseng (80%) e Chardonnay (20%) 36 mesi e sempre Manseng (90%) e Chardonnay, il 60 mesi 2015 millesimato brut nature (premiato con 95/100 da Doctor Wine).
Tanti i riconoscimenti e il favore della critica, un inanellamento di premi all’entrata ne è la prova. Toscana terra di rossi e non solo, Podere La Regola ne è testimone, che fa del Vermentino un bianco di grande freschezza e carattere. E poi il Cabernet Franc in purezza, un rosso di eccellenza, che si merita una sfilza di Tre Bicchieri Gambero Rosso, il primo nel 2019 con l’annata 2015 firmata Rettondini, vino iconico dell’azienda che ha anche ricevuto con l’annata 2021 il Platinum di Wine Hunter 2026.

La cernita
La cernita

La cantina
L’ingresso in cantina è fonte di stupore, la bellezza e la modernità e soprattutto una linea che non è affatto usuale. Infatti, veniamo a sapere che la nuova struttura è stata progettata nel 2016 dall’architetto Sergio Scienza, nipote di Attilio. Anche lui trentino, che ha portato il suo modo di pensare con un’idea di cantine eleganti e semplici capaci di immergersi nel territorio con forme, colori e materiali ecocompatibili come il biocemento. La lavorazione delle uve avviene tutta su un piano e la parte superiore è dedicata agli eventi aziendali e culturali e all’enoturismo, che viene anticipato già dal 2016, con una attitudine assolutamente visionaria, visti i tempi. Visite e degustazioni si fanno dal lunedì al sabato e una sala ampia si adatta bene alle grandi occasioni. In gran parte tutto è sostenuto da energia solare (tranne la vendemmia, ma rimane un obiettivo).
Nella Tinaia, al piano terra, oltre a un impianto di fermentini in acciaio, si trovano piccoli contenitori di cemento vetrificato (per stoccaggio e post fermentazione), e contenitori più  moderni di cemento naturale per le fermentazioni e gli affinamenti dei vini rossi. I vini base non passano per il legno e riposano in cemento e acciaio. Le barrique sono nuove e di secondo e terzo passaggio. I Grand Cru, lo Strido (Merlot) e La Regola (Cabernet Franc) sono destinati alla barricaia. Il Vallino che è il vino intermedio fa talvolta barrique ma sempre meno nelle ultime annate. Insomma, ogni vino ha un suo percorso, anche in base alle caratteristiche della vendemmia.

Bottaia

Podere La Regola e l’arte. Somnium di Stefano Tonelli
Parliamo di arte, perché la cantina al suo interno dedica uno spazio alla magnifica opera di Stefano Tonelli, artista di Montescudaio, paese dal lato opposto della valle di Cecina. Da un’amicizia di infanzia con lo zio, ha voluto donare qualcosa alla famiglia e alla struttura, ricollegando la storia del luogo, qui gli etruschi coltivavano la vite già nel VII secolo a.C., con quello che la Regola è oggi. Una barricaia maestosa, monumentale, invasa da una luce diffusa e musica in sottofondo, e sulle pareti installazioni, disegni di figure celesti, gioiose, ispirate a Keplero. Appunto Somnium. Danzanti e sognanti, accompagnano il visitatore come in un antro alla scoperta dei sogni che il vino sa generare. Come in un grande banchetto che strizza l’occhio agli etruschi e alle loro abitudini. Sulla grande parete in fondo, si distende ampio il disegno, sempre di Tonelli, di una serie di piccole figure umane, dormienti e meste, a occhi socchiusi. Il messaggio è un monito all’umanità di risvegliarsi, di vivere una vita in pienezza e non lasciarsi sopraffare dalla mancanza di legami reali e dalla incapacità di guardare, oltre a semplicemente vedere. Le barrique immerse nel suono, un ritmo tibetano a 432 hertz, sembrano vibrare e danno la sensazione di corpi che riposano, cullati dalle note che non è escluso abbiano un’interferenza sul vino (la sperimentazione era già di Beppe Vessicchio). Questa è anche la culla dell’ultimo mese di remuage del metodo classico. Un inno vero alla grandezza di questo posto, che sa legare il vino all’incedere inarrestabile della vita, rivalutandone l’aspetto spirituale ed emozionale.

Restiamo Umani

Restiamo Umani è il messaggio in polistirolo e calce che giace sul terreno su un lato dell’edificio e che si può leggere affacciandosi dal piano superiore. Una scritta caustica, in parti spaccata (per lo sforzo di resistenza alla pressione degli eventi), ricorda Burri e il Cretto, tutta in colore bianco, che fissa lo spettatore senza altro da aggiungere. Preludio al Parco dell’Umanità che la famiglia Nuti e l’artista hanno concepito, con la realizzazione di motivi colorati e figure umane lungo i cancelli ad accompagnare il visitatore.  L’arte e il vino si sposano qui con eco intrepide.


LA DEGUSTAZIONE


L’Eccezione 60 Mesi Millesimato

L’Eccezione Rosato 24 Mesi Brut, da uve Pinot Nero, seconda produzione e da vigne di nove anni. Agrumato e fresco, finale di pesca bianca. Ottima la bollicina.

L’Eccezione 36 Mesi Brut, da uve Manseng 80% e Chardonnay 20%, esprime l’acidità elevata del Manseng. I sentori sono agrumati, buccia d’arancia, assaggio citrico. Subentrano note di miele e pasticceria.

L’Eccezione 60 Mesi Millesimato 2015 Brut Nature, da uve Manseng 90% e Chardonnay 10%, dopo la sboccatura rimane almeno 4 anni in affinamento.  Molto fresco, naso tipico di un’evoluzione ossidativa, al gusto sentore di lime, agrume, molto tagliente. Persistente e appagante, si presta bene alla gastronomia.

la Regola Bianco e Rosègola

Costa Toscana Bianco IGT La Steccaia 2024, da uve Vermentino, uno dei primi per questa varietà prodotto sulla costa. Profumato e persistente, complesso al gusto grazie all’apporto di tre vitigni distinti.

Costa Toscana Rosato IGT Rosègola 2024, da uve Merlot e Syrah. Il rosa è provenzale, elegante, tenue, discreto. La pressatura soffice estrae con delicatezza, in bocca il vino è di carattere, erbaceo e fragrante, richiama la macchia mediterranea.

Costa Toscana Rosso IGT Ligustro 2023, Sangiovese (50%), Syrah (40%) e Merlot (10%), da terreni con sabbie ricche di ferro. Affina qualche mese in cemento e acciaio, il Syrah è evidente con le sue note erbacee (timo e origano), il palato è fresco, il sorso è pieno.

Costa Toscana Rosso IGT Vallino 2021

Costa Toscana Rosso IGT Vallino 2021, Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Cabernet Franc. L’annata bella e regolare regala un vino molto buono, schietto, immediato ma anche complesso, grazie alla sosta in barrique (secondo o terzo passaggio) e cemento. Un vino storico, molto esportato e vincente sul mercato.

Vini La Regola

Costa Toscana Bianco IGT La Regola 2022, è stato presentato due anni fa e premiato come Top Wine da Slow Wine. Da uve Chardonnay 60% e Sauvignon Blanc 40%, rimane due anni in bottiglia. Un bianco da invecchiamento pari ai vini del nord Italia. Lo Chardonnay fermenta e affina in anfora Tava, il Sauvignon invece fa barrique francese per otto mesi. Avvolgente e di carattere, rimanda a sentori di frutta esotica, spezia dolce. Complesso al gusto grazie al Sauvignon raccolto un po’ più maturo, che ha preso il posto del Viognier un tempo utilizzato per questo blend ma poi eliminato, dando vita al Regola Bianco come lo conosciamo oggi. La 2021 è la prima annata consolidata.

Costa Toscana Rosso IGT La Regola 2020, Anche questo vino di fascia media, nasce prima come Sangiovese, poi taglio bordolese e adesso lo assaggiamo come Cabernet Franc in purezza. La prima annata è stata la 1998, fermenta in cemento. L’affinamento in barrique nuove di Bordeaux e Borgogna, per 18 mesi. Intenso, tipico, esemplare.  Un vino già pronto che nel tempo si evolve e risulta molto elegante.

Toscana Rosso IGT Strido 2020, Merlot in purezza da vigna storica. Fermenta e fa malolattica in cemento e affina in barrique nuove. Intenso al naso, si apre a note balsamiche, mantiene una viva freschezza e un’agile verticalità grazie a una scia minerale che accompagna il finale. Vino pulito che sostiene una certa intensità al gusto, vestito di un tannino setoso.

Bianco di Toscana IGT Sondrete 2008

Bianco di Toscana IGT Sondrete 2008, da Trebbiano, Malvasia e Colombana, passa almeno  dieci anni in caratello e 12 mesi in bottiglia. Più che un Vin Santo assomiglia a un passito. Diversi i riconoscimenti, tanto per citarne un paio, Wine Critics, 96/100 e James Suckling, 97/100, magnifico con gli erborinati, la sua evoluzione è sempre una sorpresa, per certi versi indecifrabile fino alla sua uscita. L’acidità è una spalla che rende molto piacevole il sorso. Fico secco, frutta candita e mallo di noce si susseguono, tenendolo nel bicchiere sa esprimersi magnificamente.

Con prezzi che vanno dai 15 euro per i base ai 110 euro per i cru, la gamma di Podere La Regola soddisfa i gusti, e arriva oltralpe e all’estero con un favore di pubblico molto ampio. Dalla Svizzera, alla Germania e Austria vola in Giappone, toccando Stati Uniti e Canada. Si punta all’America del Sud e all’India, in un mercato come l’Asia ancora molto altalenante.

Susanna Schivardi

Susanna Schivardi

Amante della letteratura classica, consegue la Laurea in Lettere, indirizzo filologico, con una tesi sperimentale sull’uso degli avverbi nei testi arcaici della tradizione classica. Appassionata di viaggi e culture nel mondo, dai suoi studi impara che la tradizione è fondamentale per puntare all’innovazione, e si avvicina al mondo del vino dopo vari percorsi, facendone un motivo conduttore di tante esperienze. Conoscere le aziende da vicino, i territori e la visione da cui nasce una bottiglia, rimane una ricerca alimentata da una curiosità che si rinvigorisce viaggio dopo viaggio. Affianca al vino la pratica di uno sport come l’arrampicata, che richiede concentrazione, forza di volontà e perseguimento di obiettivi sempre più alti. In questo riconosce un’affinità forte con i produttori di vino, che investono vite intere per conseguire risultati appaganti, attraverso ricerca e impegno. Da quattro anni cura la rubrica Sulla Strada Del Vino finora online sulla testata giornalistica gliscomunicati.it, grazie alla collaborazione di Massimo Casali, sommelier da anni e studioso del vino. Attualmente lavora in Rai, ed è giornalista pubblicista dal 2005.

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