Breve viaggio nella Côte d’Or. 1a parte: la Côte de Nuits

I vigneti della Côte d’Or si estendono per poco più di 30 miglia, dalla periferia di Digione a nord fino a poco a sud di Santenay, una zona molto complessa ed eterogenea.
In passato l’immagine della Côte d’Or veniva sbrigativamente ridotta all’intervallo geografico da Gevrey-Chambertin a Chassagne-Montrachet (primo ed ultimo comune ad ospitare dei Grands Crus). Questa interpretazione semplificata tagliava però fuori diversi comuni (con relativi vini e vigne) del nord come del sud, meritevoli d’attenzione come del resto altri nel mezzo (ad esempio Premeaux-Prissey o Saint-Romain). Tutta una serie di vigneti ancora da approfondire e celebrare posti alle estremità settentrionali e meridionali della Côte, così come altri nel mezzo.
Questa breve panoramica dei vigneti della Côte inizia, dunque, alla prima periferia di Digione, la cui espansione urbana ha risucchiato terreni che un tempo ospitavano la vite. I primi vigneti sono a Chenôve, anche se è a Marsannay-la-Côte che i centri commerciali e le zone industriali lasciano finalmente posto a distese di vigneti ininterrotti. In questo primissimo tratto i pendii sono dolci ed anche se, al momento, non ci sono premiers crus, la situazione potrebbe cambiare in futuro se gli attuali sforzi per migliorare una parte dei vigneti avranno successo. Alcuni produttori utilizzano già adesso i nomi di singole parcelle, che i francesi chiamano “lieu-dit”, dei vigneti. È il caso di Longeroies, probabilmente il miglior sito di Marsannay, Clos du Roy, che si trova nel comune di Chenôve, ed Es Chezots, noto non solo per la sua pronuncia (“Echezots”) che suona come il ben più blasonato Les Échezeaux ma anche per la qualità del suo vino. Ci sono altri comuni che si stanno muovendo nella stessa direzione per migliorare la qualità dei propri vini ed includono Nuits-Saint-Georges, Pommard e Saint-Romain, ma per quanto giustificate siano le loro pretese, credo che quello di Marsannay sia quello più accreditato.
Proseguendo verso sud attraverso Couchey, che fa ancora parte della denominazione Marsannay, arriviamo a Fixin, i cui pochi premiers cru sono i più alti del comune, tutti situati sopra i 300 metri e confinanti con la foresta. In totale ammontano a circa 20 ettari mentre i restanti oltre 100 ettari si qualificano per le denominazioni Fixin o Côte de Nuits-Villages. Il più noto dei premiers crus è Les Hervelets, un climat che comprende i lieux-dits di Le Meix-Bas e, contemporaneamente, Les Arvelets. Quest’ultimo può essere vinificato come vino separato anche se ciò avviene raramente.
Da Fixin prima di arrivare a Gevrey-Chambertin si trova Brochon, la cui fascia di vigneti a sud è inclusa già nella denominazione Gevrey. I più conosciuti sono Les Evocelles e Les Jeunes Rois, il primo in alto sul pendio e facilmente individuabile grazie alla sezione del Domaine de la Vougeraie piantata ”en foule”, cioè con una elevatissima densità di ben 30.000 ceppi per ettaro. Per gli amanti delle curiosità l’angolo di Evocelles fuori dal confine del comune di Gevrey cambia la sua ortografia in Evosselles.

Gevrey-Chambertin è come abbiamo detto il primo comune sede di grands crus, ne sono ben nove ed una sfilza di premiers crus. In ciascuna categoria ci sono vigneti che giustificano pienamente il loro status, soprattutto Chambertin e Chambertin-Clos de Bèze (una delle accoppiate di vigneti più apprezzati di tutta la Côte d’Or) con quest’ultimo che può essere etichettato semplicemente come “Chambertin” mentre non è consentito il contrario. Nella migliore delle ipotesi questi due Grands Crus producono vini di maestosità e sostanza, capaci di un lungo invecchiamento, il Chambertin forse più robusto e forte del Clos de Bèze dai fondamentali più leggiadri. Insieme formano un blocco oblungo di circa 28 ettari, largo circa 300 metri e lungo meno di un chilometro. La Route des Grands Crus costituisce il loro confine orientale e percorrendone l’asse nord sud la pendenza è appena percettibile. È necessaria una salita verso il bosco e ritorno per notare il dislivello di circa 25 metri dal basso verso l’alto. Gli altri sette grands crus sono satelliti di Chambertin di cui riportano tutti il nome in etichetta in quanto contigui ad esso o al Clos de Bèze (sebbene nel caso di Ruchottes il collegamento fisico geografico sia davvero sottile e quasi impercettibile). Mazis-Chambertin confina a nord con il Clos de Bèze e si trova sotto Ruchottes-Chambertin, che si estende invece fino al limite degli alberi oltre i 300 metri. Latricières-Chambertin è, invece, il vicino meridionale di Chambertin. Il fianco occidentale di tutti questi vigneti, ad eccezione di Mazis e parte di Clos de Bèze, confina con la foresta, il che significa che lì le viti vanno all’ombra degli alberi molto prima durante la giornata rispetto a quelle della parte orientale. In tal modo, l’ubicazione di questi Grands Cru non rispetterebbe il principio spesso ripetuto secondo cui i Grand Cru si trovano sempre a metà del pendio, ammortizzati sopra e sotto da cru minori. I restanti quattro Grand Crus Chapelle-Chambertin, Charmes-Chambertin, Griotte-Chambertin e Mazoyères-Chambertin (solitamente etichettato come Charmes) si trovano sull’altro versante e nel caso di quest’ultimo arrivano fino alla strada principale dove praticamente non c’è pendenza, una situazione tutt’altro che ideale che rischia di svalutare il nome di Chambertin. I vini di sette satelliti possono essere ottimi ma raramente superano le vette raggiunte dalla prima coppia.
Ci sono anche due dozzine circa di premier cru a coprire gli oltre 80 ettari della denominazione e ne includono almeno uno, il Clos Saint-Jacques, degno dello status di Grand Cru. Si trova sopra il villaggio con una perfetta esposizione a sud-est, esattamente al centro di una mezzaluna di altri premiers cru che cinge il fianco della collina. Il suo essere riconosciuto unanimemente un Grand Cru di fatto non deve meravigliare dal momento che presumibilmente fu trascurato a suo tempo unicamente perché non era contiguo a Chambertin. La Côte de Nuits raggiunge la sua massima estensione a Gevrey. Dal suo estremo occidentale, nel punto preciso del premier cru La Bossière, si estende per oltre 4 chilometri fino al vigneto La Justice di 18 ettari, che si trova sul lato meno vocato della strada principale ma che, sebbene pianeggiante, può produrre vini vigorosi e degni della loro denominazione.

Dopo il fascino del nome Chambertin è comprensibile che quello di Morey-Saint-Denis abbia meno prestigio e meno riconoscimenti immediati. È un comune compatto, che non copre più di 2 chilometri da nord a sud, ed è sede di quattro Grands Crus ed un frammento. Il frammento sarebbe Bonnes Mares che viene, però, generalmente trattato come se risiedesse interamente a Chambolle -Musigny.
I quattro si dividono facilmente in due coppie: Clos de la Roche e Clos Saint-Denis a nord, e Clos des Lambrays e Clos de Tart a sud. A differenza dei Grands Crus di Gevrey, questi si trovano a metà pendenza, a cavallo del comune in successione lineare. Sebbene sia indiscusso l’alto lignaggio di tutti e quattro, Clos de Tart è quello dal fascino maggiore per la bellezza e la particolarità delle mura tra cui è racchiuso, mentre la coppia settentrionale è la portabandiera di Morey, con Clos de la Roche generalmente considerato il migliore dei due, anche se la sua maggiore visibilità tra i consumatori è dovuta alle sue dimensioni, con una superficie inferiore a 17 ettari è quasi tre volte più grande del Clos Saint-Denis. I due comprendono una dozzina di lieux-dits, tra cui la Maison Brulée. Sebbene Clos des Lambrays e Clos de Tart abbiano, di contro, più o meno la stessa dimensione (rispettivamente 8,8 e 7,5 ettari), le loro forme differiscono notevolmente, il rettangolo pulito di quest’ultimo fa sì che i confini del primo sembrino irregolari al confronto. In passato non ha aiutato la fama di Morey, il fatto che questa coppia raramente fosse all’altezza del proprio potenziale e, nonostante miglioramenti significativi degli ultimi anni, si potrebbe ancora sostenere che la loro reputazione non sia così alta come quella di Clos de la Roche e Clos Saint-Denis. Per quanto riguarda i Premiers Crus di Morey, essi si raggruppano principalmente a valle dei Grands Crus, anche se alcuni dei migliori, come il Monts Luisants, si trovano al di sopra, tra i 300 e i 350 metri, Premier Cru sicuramente conosciuto per il vino rosso ma anche, se non soprattutto, per un famosissimo bianco, l’Aligoté del Domaine Ponsot che dimostra come da quest’uva trascurata si possa ottenere un vino meraviglioso. A livello di “Village”, infine, il Clos Solon, adiacente alla strada principale, produce un vino memorabile nelle mani di Jean-Marie Fourrier.

Chambolle-Musigny è nota per i vini di grazia ed eleganza, ma la sua coppia di Grands Crus difficilmente può essere considerata come le due facce della stessa medaglia per come sono diversi tra loro. Bonnes Mares e Musigny sono geograficamente i poli opposti di Chambolle, separati dal villaggio stesso e da una fascia di premiers cru che corre tra di loro. Provenendo da Morey, Bonnes Mares è il primo vigneto che si incontra, un ampio rettangolo di 15 ettari che attraversa il confine del comune, di cui circa il 90% a Chambolle. È difficile generalizzare su Bonnes Mares, perché c’è una differenza radicale tra i suoli nella parte superiore e inferiore del vigneto. Ciò che si può affermare è che, rispetto a Musigny, produce un vino più corposo, più speziato ed ha un carattere certamente più selvaggio. Se gli manca qualcosa della grazia sensuale ed odorosa di Musigny, il suo impatto è più immediato e viscerale. Musigny si sovrappone all’angolo superiore di Clos de Vougeot e comprende tre lieux-dits: Les Musigny, Les Petits Musigny e La Combe d’Orveau. Il suo confine orientale è completamente formato dalla Route des Grands Crus – o almeno così appare, finché un attento esame della mappa rivela un lembo di vigneto che si trova dall’altra parte della strada rispetto al corpo principale. Si trova su un gradino di terreno in cima al monopole Clos de la Perrière di Bertagna ed ospita un paio di centinaia di viti picchettate individualmente. È così piccolo che difficilmente è degno di menzione, ma poiché appartiene a uno dei Grands Crus più celebri della contea, vale la pena coltivarlo. Un’ultima peculiarità che distingue Musigny da tutti gli altri Grands Crus della Côte de Nuits è che lì è consentito piantare Chardonnay, sebbene de Vogue sia l’unico produttore a produrre un Musigny blanc.
È un’affermazione banale che Musigny sia la regina della Côte d’Or mentre Chambertin sia il re, un’osservazione memorabile, anche se poco profonda, che può essere liquidata come una vecchia perla di falsa saggezza. Eppure resiste all’esame accurato. La potenza e la concentrazione di Chambertin sono assenti in Musigny, sostituite da qualità più moderate di eleganza e compostezza. C’è forza, ma è la forza raffinata del ballerino, non la versione esibita del pesista. Una straordinaria intensità di profumi complessi e sapori fruttati che si aprono stratificati. Tra i premiers crus di Chambolle, Les Amoureuses, a valle di Musigny, si distingue sugli altri e gli viene concesso lo status di presunto grand cru, proprio come Clos Saint-Jacques a Gevrey. A causa dell’attività estrattiva avvenuta in epoche precedenti, Amoureuses presenta un aspetto più disordinato rispetto ai suoi vicini. La derivazione del suo nome, invece, è terreno fertile per la speculazione. Forse era un luogo per torridi incontri ma più prosaicamente si suggerisce che il terreno quando è bagnato s’avvinghia alla collina con la presa di un amante.

Sebbene Musigny e Clos de Vougeot condividano la stessa classificazione dei vigneti e condividano effettivamente un confine di un paio di centinaia di metri, lungo il quale sono separati letteralmente da un tiro di sasso, un enorme abisso di fama li divide. Laddove i superlativi la fanno da padrone con Musigny, è difficile scrivere di Clos de Vougeot senza scivolare nel cliché che per generazioni ne hanno illustrato più i difetti che i pregi. Si tratta di un appezzamento di vigneto grosso modo quadrato, di circa 50 ettari, un po’ più lungo sulla diagonale che va dall’angolo sud-est oltre lo “château” fino a Musigny. Il solito paesaggio della Côte d’Or di piccoli vigneti di varia forma, costellati di strade, sentieri e muretti a secco, sono assenti qui, dove le viti sembrano estendersi fino all’orizzonte. Ha più di ottanta proprietari, molti dei quali rivendicano minuscoli appezzamenti.

Un tempo aveva un unico proprietario, l’ordine cistercense, ma la Rivoluzione li vide espropriati e il loro vigneto più importante svenduto come “bien national” (bene nazionale). All’inizio la frammentazione fu lenta, ma nel corso del XX secolo accelerò fino al punto in cui lo si vede adesso. I migliori vini si collocano tra i migliori della Côte d’Or, portando con sé la convinzione e l’energia che dovrebbero essere presenti in un Grand Cru, ma allo stesso tempo evidenziano anche le carenze degli altri. Sapere dove si trovano le viti è utile ma chi le coltiva e produce il vino è fondamentale, qui più che in qualsiasi altro Grand Cru, ad eccezione del gemello meridionale di Vougeot, Corton, un altro colosso che potrebbe essere decisamente migliorato. Clos de Vougeot contiene sedici lieux-dit che non sono ufficialmente registrati e riconosciuti e quindi raramente visti, a parte Le Grand Maupertuis, utilizzato da Anne Gros, e l’uso intelligente di Musigny da parte di Gros Frère et Soeur. Sembra sorprendente che quasi nessun altro produttore li utilizzi per creare un’identità semi-separata, anche se è indubbio che l’aggiunta di nomi come Quartier du Marais Haut o Montiotes Basses aggiungerebbe lustro al nome Vougeot – probabilmente il contrario. A livello di premier cru Vougeot continua a confondere, perché il più prestigioso, è inaspettatamente un bianco Le Clos Blanc, un monopole del Domaine de la Vougeraie.

Una ulteriore critica spesso citata al Clos de Vougeot è che corre dritto fino alla strada principale, con una pendenza trascurabile nella sua parte inferiore, mentre sopra di essa, e in una posizione migliore, si trovano i due Grands Crus di Flagey-Echezeaux: Les Grands Echezeaux ed Echezeaux, considerati a tutti gli effetti parte del comune vicino, Vosne-Romanée, sede dei vigneti più celebri del mondo. La Romanée-Conti, La Tâche, Richebourg, La Romanée, Romanée Saint-Vivant e La Grande Rue nel loro insieme coprono circa 28 ettari di vigna, non molto più della metà dell’area di Clos de Vougeot. Non è possibile sopravvalutare la fama di cui godono questi Grands crus, in particolare, i due monopoli di proprietà del Domaine de la Romanée-Conti. L’omonimo vigneto è un quadrato grezzo di 1,8 ettari ed è contrassegnato da una croce scarna, che lo rende facilmente individuabile e riconoscibile. Si tratta di un luogo di pellegrinaggio per gli amanti del vino provenienti da tutto il mondo. La Tâche (l’altro monopole) è separata da esso da La Grande Rue, mentre La Romanée è contiguo sul lato ovest e si è ipotizzato che un tempo facesse parte di Romanée-Conti. Dei restanti grands crus, Richebourg (confinante con Romanée Conti a nord) produce un vino di carne e sostanza, struttura e profondità, variamente descritto come “sumptuous”, “opulento” e “voluttuoso ed il “lieu-dit “alla sua estremità settentrionale, Les Verroilles, gira leggermente a nord-est, facendo maturare le uve un po’ più tardi rispetto al resto del vigneto. Romanée Saint-Vivant si trova sotto Richebourg, vicino al villaggio omonimo, e prende il nome dalla vicina abbazia di Saint Vivant a Curtil-Vergy. Il vino è profumato, aggraziato ed elegante. Les Grands Echezeaux e Echezeaux non godono della stessa fama, il che non sorprende nel caso di quest’ultimo, dato che comprende ben undici lieux-dits per un totale di 38 ettari. Qui valgono più o meno le stesse critiche mosse al Clos de Vougeot. La considerazione fondamentale quando si ricerca la qualità deve essere il nome del produttore. Grands Echezeaux, su una pendenza appena percettibile, è separato da Clos de Vougeot da una strada stretta e, con un terreno più profondo che fornisce più peso al vino, è generalmente considerato superiore a Echezeaux.

Dopo il festival dei Grands Crus a Vosne-Romanee, il comune successivo a sud, Nuits-Saint-Georges, non ne ha nessuno e viene ricordato per dare il suo nome alla Côte de Nuits. La città a sua volta prende il nome dal suo vigneto più prestigioso, Les Saints-Georges, al limite meridionale del comune e presumibilmente il primo appezzamento ad essere piantato a Nuits, nell’anno 1000. Sono in corso tentativi per elevarlo allo status di Grand Cru ed è probabilmente l’unico dei Premier di Nuits a meritare la promozione insieme a quello di Aux Boudots proprio all’altra estremità del comune, confinante con Vosne. La denominazione Nuits prosegue verso sud fino a Premeaux-Prissey, sede dei grandi monopoli Clos de I’Arlot e Clos de la Marechale. Successivamente la costa viene stretta dalle rocce a Comblanchien e Corgoloin, dove i vigneti lasciano il posto alle cave che formano il tendine pietroso che collega la Côte de Nuits con la Côte de Beaune. L’ultimo vigneto appartiene al Domaine d’Ardhuy, il cui imponente edificio è arretrato rispetto alla strada e circondato dalle viti del suo monopole Clos des Langres.
Fabio Cimmino



