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La “rinascita” della Kiuva

Famiglia Joly
Famiglia Joly

Il paesaggio vitivinicolo valdostano, sdraiato sulle pendici delle Alpi Graie, rappresenta la cartina di tornasole di come l’uomo interagisce con il proprio territorio. Nei filari letteralmente strappati dalle rocce metamorfiche, friabili, talvolta anche porose, le radici delle piante, dopo aver esplorato i suoli a disposizione (il cui substrato è morenico-sabbioso acido, con percentuali importanti di limo e bassissime invece di argilla per il ritiro dei ghiacciai), riescono a insinuarsi per approfittare dell’abbondanza di umidità e dei tanti sali minerali. I materiali utilizzati sono un giusto e autentico esempio di Km 0: la pietra come elemento costituente fondamentale e il legno, castagno e salice su tutti, per legare le viti. Non stiamo disquisendo se nella viticoltura di montagna sia esagerato definirla “estrema” o “eroica”: le insidie e le asperità che attendono i vigneron sono oggettivamente più forti che da altre parti. L’imposizione di una necessaria e delicata manualità di lavoro non basta, perché la caparbietà e la sapienza nel saper controllare le erosioni nei versanti con pendenze, ben al di sopra del 30%, è quello che qui sorprende.

piatti preparati a La Kiuva

Ciò detto, la fillossera ha dato il suo fondamentale non-contribuito: ha depredato il vigneto europeo a fine Ottocento, ma non ha attecchito in quest’area, permettendo, nell’ambito ampelografico, la salvaguardia di varietà autoctone – curate molto spesso quasi fossero l’orto di casa – davvero invidiabile per le dimensioni di questo fazzoletto di terra (circa 400 ettari vitati, attualmente, in totale).
Nella parte meridionale della regione valdostana (chiamata anche Bassa Valle), specificatamente ad Arnad, deliziosa località a circa 350 m slm, rinomata soprattutto per il lardo, la coltivazione della vigna è praticata da tempo immemore e ha contribuito a definire un paesaggio estremamente suggestivo formato da imponenti terrazzamenti con muretti a secco coltivati a vite su pergole dette sul posto topie, il cui elemento distintivo è costituito dai piloni di sostegno delle pergole, costruiti proprio sul ciglio dei terrazzamenti con una duplice funzione: sostenere le travi orizzontali in legno dei pergolati e immagazzinare il calore del sole restituendolo di notte, riscaldando il terreno e mitigando gli sbalzi di temperatura particolarmente intensi in questa zona.
Infatti, non c’è poco da visitare qui: la splendida Chiesa di San Martino, l’esempio più rilevante di architettura romanica della Valle d’Aosta; il Santuario della Madonna delle Nevi, nascosto tra i castagni nel Vallone di Machaby, con origini antichissime e statue in pietra ollare; il Castello Vallaise, ora in fase di restauro, ma magnifico e raro esempio di dimora barocca della regione; il borgo medievale di Ville e la Casaforte dell’Otha, curioso complesso signorile potenziatosi attorno a una torre medievale.

piatti preparati a La Kiuva

Un’offerta stimolante che viene poi completata dall’encomiabile lavoro della cooperativa La Kiuva, fondata nl 1975 e ora condotta un po’ eroicamente da Ivo Joly, che porta avanti, al contempo con simpatia e serietà, l’obiettivo di valorizzare le materie prime del territorio e offrirle in tavola, attraverso la ristorazione.
La parola Kiuva che, in dialetto valdostano Patois, sta a indicare il covone di foglie secche realizzato in autunno e utilizzato nel periodo invernale come foraggio per le capre, animali un tempo molto allevati dalle famiglie locali. Inoltre, la volontà di utilizzare tale simbolo per l’azienda rappresenta un significato ben preciso, ovvero le tante face di foglie riunite vogliono rispecchiare il legame che accomuna i soci della cooperativa. Già, una ventina che coltivano (10 ha circa) principalmente il superbo Picotendro (Nebbiolo) e conferiscono le uve in cantina (80.000 circa).
Oltre alla cantina, un piccolo macello per le carni per la selvaggina e un delizioso ristorante che propone una cucina schietta nel rispetto della territorialità, come frutto sincero delle relazioni tra uomo e ambiente.
Tra gli antipasti spiccano l’immancabile lardo di Arnad DOP servito con castagne e un filo di miele millefiori, ma anche altri tipici salumi come la tipica mocetta e il boudin (il sanguinaccio in versione valdostana insaporito dalle spezie e caratterizzato dalla presenza nell’impasto di patate e barbabietole); il salame di cinghiale, quello di puro suino e il cotto di capra. Tra i primi, deliziose si presentano le crespelle alla valdostana (con prosciutto e fontina), così come gli gnocchi di patate con fonduta al Blue d’Aosta, pancetta e tocchetti di pere e la polenta concia. Per quanto riguarda i secondi ottima la carbonade di manzo cotto nel loro vino bianco con polenta macinata a pietra; succulento il cotechino con fonduta su patate prezzemolate e insuperabile la tagliata di cinghiale al rosmarino con patate saltate al burro. Troviamo ancora tanti formaggi misti valdostani in accompagnamento alla gelatina di Picotendro. Infine, i dolci più apprezzati sono sicuramente la torta di mele e la panna cotta.


IN DEGUSTAZIONE


Picotendro 2019 La Kiuva

Picotendro 2019: un autentico Nebbiolo di montagna, di gran carattere, fragrante e arioso all’olfatto (erbe mediche, cuoio, viole); palato fresco e balsamico, ricamato da tannini fini e caratterizzato da una spiccata vena acida e dal finale di grande dinamismo gustativo.

Arnad - Montjovet Superieur 2019 La Kiuva

Vallée d’Aoste Arnad – Montjovet Superieur 2019: prodotto con almeno 70% Nebbiolo, 10% merlot e il restante tra Gros Vien, Nus, Cornalin e Fumin sui pendii della Bassa Valle tra i 350 e i 500 metri, si ottiene un nettare dalle spiccate erbe di montagne e spezie dolci; succoso e naturale nel sorso, contrastato, salino e pepato nella lunga chiusura.

Extra Brut Metodo Classico Traverse

Extra Brut Metodo Classico Traverse: da uve 100% Nebbiolo con un minimo di 40 mesi, al naso si presenta con note di rosa canina e di agrume; la bocca è particolarmente tesa, oltremodo sapida ma anche tanto floreale, di pregevole allungo gustativo.

Lele Gobbi

Lele Gobbi

Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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