Il “Rosa” secondo Matilde Poggi: verticale di Ròdon Chiaretto di Bardolino Le Fraghe

Vini rosati: dal non essere considerati, al diventare oggetto di discussione divisiva e parecchio intrigante, soprattutto se, a dire la sua, è qualcuno che, sull’argomento, investe con lungimiranza da anni. La signora italiana del rosa, oggi, è certamente Matilde Poggi, dell’azienda Le Fraghe, a Cavaion Veronese, tra il lago di Garda e la Valdadige.
Tra i fondatori FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che ha guidato dal 2013 al 2021 – è una vignaiola pioniera che, alle mode, antepone puntualmente l’identità territoriale. E quella, se espressa con la verità meticolosa della Poggi, resterà attuale sempre. Dal 2021 Matilde Poggi è presidente di CEVI – Confédération Européenne del Vignerons Indépendants – in altre parole, è la prima italiana a dar voce ai Vignaioli Indipendenti a Bruxelles dove, in materia di politiche agricole, vengono prese le decisioni che contano. E non è finita perché la Poggi è anche socia di Rosés de Terroirs, associazione internazionale nata in Francia nel 2021, per promuovere il segmento dei vini rosati che sono indizio inequivocabile dell’identità territoriale.

Ci è sembrato opportuno fornire qualche dato in più, allo scopo di distinguere un lavoro svolto nel nome della propria terra, dalle produzioni rosé a caccia di trend di mercato.
Matilde Poggi guarda le bottiglie e li chiama “i miei rosa”, spostando i riflettori dall’indagine sul colore (che, lì da lei, rosa per definizione non lo è mai) all’impatto del sorso: fresco, sapido e diretto. Inoltre <<Rosa era il nome di mia madre che in greco diventa Ròdon, come il mio Chiaretto di Bardolino>>. Vini che sono figli del vento, della brezza, del lago, di un suolo fatto di sassi: i rosati non sono semplici né da produrre, né da comunicare. Il rischio è quello di calcare troppo la mano, oppure di posarla troppo leggera, sfuggendo così a quel potenziale di cui possono essere capaci: i rosati sono, innanzitutto, vini, con tutta la dignità che la definizione comporta, in grado di attraversare la nostra giornata dall’aperitivo al dopocena, se si ha il coraggio di Matilde quando decide di scommettere anche sulla loro longevità. Libera. Padrona di fare i vini che piacciono a lei, secchi e fermi, e capace di consegnare questa libertà in ogni sorso.

Né bianco, né rosso. Verissimo, il rosato è entrambe le cose: è freschezza e verticalità, ma anche struttura e il Ròdon Le Fraghe (ma anche il successivo Traccia di Rosa, sempre Chiaretto di Bardolino DOP) è tra i pochi vini rosa italiani a fare affinamenti più lunghi prima di uscire sul mercato. A dispetto di chi continua ad osservarli come vini di pronta beva e, per così dire, “da barca”.
Verticale di Ròdon Chiaretto di Bardolino DOP Le Fraghe
Lo stesso vino, prodotto dalla stessa azienda, assaggiato in diverse annate per indagarne i cambiamenti nel tempo. Prodotto, come da disciplinare, con uva corvina e rondinella. Dal 2006 Matilde Poggi utilizza il tappo a vite, scelta che trova perfetta per l’affinamento dei suoi vini, tutti certificati biologici dal 2009. Un biologico che da lei ha motivo di esistere perché suolo e microclima lo favoriscono naturalmente, <<avrebbe poco senso un biologico che poi comporta processi eccessivi in vigna, certamente poco sostenibili per l’ambiente>>. Il rosa, il biologico, il tappo a vite, l’assenza di legno per l’affinamento (preferendo acciaio, cemento ed anfora): in più riprese, ci è arrivato forte e chiaro il messaggio che le scelte, lì da loro, si fanno per vocazione, competenza e nel pieno rispetto di un lavoro ereditato quasi senza accorgersene. Trenta ettari di suolo morenico, un sasso che drena e che quindi aiuta anche in caso di forti piogge. Scarsa umidità e quel vento amico che aiuta ad asciugare la pianta. Per le caratteristiche pedoclimatiche, la zona del Bardolino viene spesso paragonata al sud della Francia.

2023
Profuma di ciliegie e di ribes rosso, il sorso è fragrante, sapido. Di piacevolissima freschezza, un vino decisamente versatile, dotato di quell’agilità molto richiesta dal gusto contemporaneo e dalle nuove tendenze della cucina di qualità.
2022
Di un bel cerasuolo decisamente gioioso, con piccoli riflessi violacei. Profuma di fragola e di rosa canina, con un sorso che si rivela più diretto e tonico. Di ottima persistenza, sorprende per l’equilibrio stabile tra sapidità e freschezza.
2020
Color rosa salmone, molto delicato, restituisce profumi di fiori bianchi e sbuffi talcati. Naso fresco che apre il campo ad accenni di idrocarburo. Al palato diventa più deciso, ricordando soprattutto la ciliegia. Gran bella personalità, lo sfideremmo volentieri con una frittura di paranza in riva al mare.

2016
Ottima annata un po’ per tutti. Gli anni si fanno sentire e sono migliorativi, indoviniamo intense note floreali in un quadro generale che continua a restituire freschezza e ottima corposità. Sorso di lunghissima persistenza.
2015
Altra annata generalmente favorevole. Qui lo ritroviamo rosso cerasuolo con intensi riflessi violacei, elegante e complesso da farci pensare di berlo anche da solo dopo cena. Interessante la struttura che, ora, si veste di gradevoli intrecci di acidità e morbido tannino. Molto persistente.
Nadia Taglialatela
Azienda Agricola LE FRAGHE
Loc. Colombare, 3 – 37010 Cavaion Veronese (VR)
+ 39 045 7236832
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