Castello di Bossi, Terre di Talamo e Terre Darrigo: tre cantine del gruppo Bacci Wines

Dopo un passato vincente nel campo della moda e dell’immobiliare, Marco Bacci – classe 1959 – fonda nel 1984 il gruppo Bacci Wines, realtà vitivinicola dislocata in una delle aree vitate più importanti d’Italia, alludo al Chianti Classico in provincia di Siena. Lo fa per onorare il suo grande amore per la viticoltura. Il progetto nasce con un’idea ben precisa: consentire a tutte le persone appassionate – ma anche ai consumatori che amano gustare un buon bicchiere di vino a tavola – l’occasione di apprezzare ottimi prodotti provenienti da diverse aree vocate della Toscana e del bel Paese. Riguardo la produzione esclusivamente regionale raccoglie, mediante una serie di aziende biologiche, i frutti delle tre principali Docg: Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Morellino di Scansano.

Le cinque cantine toscane: Castello di Bossi, Tenuta di Renieri, Barbaione, Renieri e Terre di Talamo sviluppano la propria produzione mediante 900 ettari di terreni, di cui 200 vitati, in grado di dar vita a 21 etichette di vino. Le stesse comprendono svariate tipologie: rossi, bianchi, rosè, dolci e spumanti; prodotti che nel corso degli anni hanno conquistato traguardi a livello internazionale. Marco Bacci, coadiuvato dall’impegno costante di suo figlio Jacopo e dell’imprenditore Serguei Beloussov, guida ormai stabilmente il gruppo da quarant’anni promuovendo in giro per il mondo le eccellenze vitivinicole toscane e non solo. Di recente acquisizione è per l’appunto l’azienda Terre Darrigo situata in Sicilia nel Comune di Linguaglossa (CT), a circa 650/700 mt sul livello del mare. Tra queste colline, ricche di preziosi minerali, vengono prodotti vini facenti parte della denominazione Etna Doc. Filari e dunque vitigni che si affacciano sul vulcano da un lato, e sul mare dall’altro. Un vero spettacolo della natura.

Il nostro protagonista sostiene che una produzione vitivinicola degna di questo nome non possa prescindere dalla sostenibilità, e anche se l’ambiente pedoclimatico è complesso non bisogna arrendersi. Allude a suoli misti, climi differenti e molteplici esposizioni – dunque varie altitudini; occorre dare il massimo per raggiungere i propri obiettivi in termini di salvaguardia dell’ambiente. A tal proposito tutti gli ettari del gruppo sono certificati biologici, e all’interno della tenuta di Castello di Bossi, in Chianti Classico, è stato realizzato un campo fotovoltaico che conta otto ettari. Quest’ultimo consente alla struttura di essere a credito di energia, inoltre l’azienda adotta spesso packaging sostenibili. Lo staff enotecnico è capeggiato dal giovane enologo Stefano Marinari, classe 1986, affiancato giornalmente da una squadra affiatata, giovane e soprattutto competente. – Lavorare per Bacci Wines dà l’opportunità di confrontarsi con tanti territori, microclimi e varietà di uve differenti. L’obiettivo è valorizzare al massimo il legame tra varietà e territorio – queste le sue parole.
Abbiamo già detto che il gruppo Bacci Wines lavora su 900 ettari, di cui 200 vitati, la parte rimanente comprende olivi e altre essenze autoctone come il tartufo che è possibile trovare nelle riserve all’interno della tenuta del Castello di Bossi. La produzione annuale ammonta a circa 1.200.000 bottiglie. Il 95% della produzione viene esportata in 10 paesi in tutto il mondo: Usa, Canada, Uk, Thailandia, Germania, HK, Russia, Singapore, Svezia, Danimarca ed alcune regioni della Francia.
Di seguito il mio punto di vista su tre etichette degustate.

Toscana Vermentino 2023 – Terre di Talamo
Uve vermentino 100%, vinificazione in acciaio. Manto paglierino, tonalità solare. Media consistenza ed estratto, al naso riconosco profumi ancora parzialmente derivati dalla fase prefermentativa. Con lenta ossigenazione affiora un ricordo di glicine, ginestra, pera Williams e pesca nettarina; erbe aromatiche in chiusura. Sorso slanciato, fresco, piuttosto nervoso nel suo incedere sapido e di buona persistenza. Risotto agli asparagi.

Etna Rosato 2023 – Terre Darrigo
Nerello mascalese in purezza, la vinificazione avviene esclusivamente in acciaio. Osservando il calice ritrovo una trama cromatica vivace, solare, un bel rosa cerasuolo con riflessi salmone. Respiro intenso, il frutto domina in questa fase: mela annurca, arancia rossa sanguinella, ribes rosso, cipria e un ricordo di ruggine, financo smalto accompagnato da un’eco salmastra. Quest’ultima ritorna anche in bocca per via di un’impronta salina accompagnata da una morbidezza rassicurante. Il quadro gustativo viene ravvivato, inoltre, da una buona corrispondenza in termini di acidità derivata dal frutto croccante. In chiusura si avverte forse un po’ l’alcol, pur tuttavia occorre ricordare che è un vino ancora estremamente giovane; il tempo lo “diluirà” naturalmente a mio avviso. Paccheri cozze, pomodori Pachino e cipolla di Giarratana.

Chianti Classico 2021 – Castello di Bossi
Le uve sangiovese, vinificate in purezza, vengono allevate a Castelnuovo Berardenga in provincia di Siena, tra i comuni storici della Docg Chianti Classico. Il vino non viene filtrato e affina in legno per un anno. Tra il rubino e il granato, estratto medio. Il suo respiro è piuttosto stimolante: geranio selvatico, pepe verde, cardamomo, ciliegia matura e un ricordo di liquirizia dolce; trascorsi 10-15 minuti dalla mescita affiorano effluvi minerali e una spezia dolce frammista a note lievemente boisé. In bocca impegna senza strafare, non fa sentire il peso dei suoi 14% Vol. ed imprime un ricordo di piacevolezza, di estrema coerenza nei confronti del territorio e del varietale. Coniglio in umido alla toscana con olive.
Andrea Li Calzi




