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Cà du Ferrà, perla della Riviera Ligure di Levante

Davide Zoppi e Giuseppe Aieta
Davide Zoppi e Giuseppe Aieta

Siamo a Bonassola con Davide Zoppi, titolare insieme al marito Giuseppe Aieta dell’azienda Cà du Ferrà. Dopo tanti anni, il cambio di passo con un’enologa di fama internazionale, Graziana Grassini.
Casa del Fabbro, ecco che cosa significa Ca du Ferrà, azienda di Bonassola nata nel 2000, da un’antica esperienza legata ai genitori di Davide Zoppi, Aida e Antonio che hanno cambiato vita e valorizzato il territorio coltivando un sogno da queste terre a picco sul mare.
Davide e il marito Giuseppe hanno voluto riprendere questa visione e fare qualcosa che appartenesse alla loro sensibilità, per raccontare il vino ligure in modo originale.
Ci troviamo in un fazzoletto di terra aperto su una magnifica vista fino alle isole di Gorgona, Capraia e l’Elba, spingendosi alla Riviera di ponente, e le Alpi Marittime innevate, e prolungando ancora lo sguardo si tocca Saint Tropez nelle giornate terse.

Cà du Ferrà panorama

Le origini sono quelle di una piccola azienda, quattro parcelle su un territorio compreso in mappali diversi, per conferire le uve fino al 2013 quando prende forma l’idea di vinificare e nasce Bonazolae, da tre uve autoctone, Vermentino, Albarola e Bosco.
All’oggi l’azienda produce 30mila bottiglie l’anno per raggiungere il sogno delle 50mila. Sono stati recuperati i vecchi cru un tempo abbandonati, territori incolti e cultivar insoliti e oggi contano 5 ettari tra i 50 e i 400 metri slm, per vendemmie manuali e talvolta a spalla, quando i terreni impervi non permettono la meccanizzazione, laddove ancora resiste la tradizione dei muretti a secco.
Di che terreni parliamo? Verso il mare una prevalenza di arenarie, ricche di scheletro e molto drenanti. Sulle parti più alte frutto di sollevamento di placche marine, abbiamo molta terra rossa, ferro, argille e sali.
Davide e Giuseppe si impegnano a raccontare una Liguria nuova e contemporanea, una sfida dettata dalla natura di questi territori aspri, tutti tesi alla verticalità, come dice Davide “vi riscopro la stessa tensione verso la scoperta e l’intraprendenza dei navigatori che da qui sono partiti. Nella nostra visione creiamo qualcosa che sia duraturo, che valga nel tempo, nella convinzione che il vino debba elevare lo spirito, rappresenta una concezione di vita”.

Cà du Ferrà vigneti

Tra le sfide quella del Ruzzese, varietà dimenticata e adesso riportata agli antichi splendori grazie ad uno studio che parte dal lontano passato, testimonianze e racconti che ne ricompongono il giusto lustro. Antesignano dello Sciacchetrà e amato da Papa Paolo III Farnese che pare lo bevesse durante le grandi tramontane, grazie alla sapienza del suo bottigliere personale, Sante Lancerio che glielo proponeva come vino di ottima qualità. La fillossera ne ha segnato la scomparsa ma adesso, complice un seminario di alcuni anni fa a Vernazza e l’audacia di Davide e Giuseppe che ne hanno fatto una bandiera, questa varietà, a cui è stata anche dedicata la “Comunità Slow Food per la protezione e valorizzazione del Ruzzese del Levante Ligure”, a Cà du Ferrà prende il nome di Diciassettemaggio, nella versione bianca passita. Dedicato alla data di nascita di Giuseppe per volere di Davide, è anche simbolo della loro unione.
Graziana Grassini, enologa, considerata una delle personalità più influenti del panorama enologico internazionale, ha incontrato Davide e Giuseppe un anno fa circa, ed è stato amore a prima vista. “Enologa con il cuore – la definisce Davide – ha una lettura dei vini entusiasmante, emozionale”. Per la prima volta hanno degustato con lei le uve in campo, decidendo poi di parcellizzare le varie vigne per la vinificazione che risulta puntuale nella purezza del prodotto. “Ha un laboratorio vivente nel suo apparato gusto-olfattivo, una sensibilità mai riscontrata prima”.
Affascinata da questa terra e senza dubbio dalla lucida sensibilità di Davide e Giuseppe, la Grassini ha dichiarato che con loro “avrà libera ispirazione al suo animo bianchista”.

Cà du Ferrà vini

Liguria di Levante Rosato Igp Magia di Rosa 2022, da uve Sangiovese, Vermentino Nero e Syrah, ha il colore rosa tenue della Provenza, con un animo profondamente ligustico, quindi minerale. Si sente la rosa canina ma anche la speziatura data dal Vermentino nero e perché no dal Syrah. Ne apprezziamo la raffinata eleganza, il sorso agile e il sottofondo di fragolina di bosco, avvolgente e appagante.

Colline di Levanto Bianco Dop Bonazolae 2022, dal nome classicheggiante frutto degli studi liceali di Davide. Vino sapido per eccellenza, sentori di erbe aromatiche, un riverbero di mediterraneo grazie alle parcelle che si affacciano sul mare. L’assemblaggio di tre uve, Vermentino, Albarola al 30% che conferisce la freschezza e il Bosco. Un vino dritto, immediato, che non manca di regalare note di frutta matura su un finale piacevole.

Colline di Levanto Vermentino Dop Luccicante 2022 Cà du Ferrà

Colline di Levanto Vermentino Dop Luccicante 2022. Dal romanticismo e dalla bellezza di questi paesaggi nasce un vino che sta facendo impazzire guide e pubblico tanto da meritarsi una bella manciata di premi ((Il Sole della Guida Oro di Veronelli, i 3 bicchieri Gambero Rosso e i 5 Grappoli Bibenda). Nasce da una terrazza a picco sul mare e il nome è un inno al sole che sullo specchio d’acqua crea magnifici abbagli di luce. “Un abbraccio morbido – lo definisce Davide – dove sole e vento rendono questo vino meraviglioso”. Il colore giallo paglierino, con sentori di camomilla, erbe mediterranee, poi arriva la polpa succosa del frutto bianco, un bel corpo, persistente, sul finale la mandorla fresca. Invita al sorso e rimane impresso nella memoria come un bel tramonto estivo in Liguria su una distesa azzurra e limpida.

Per il rosso abbiamo una bella degustazione del Colline di Levanto Dop Ngilù 2022, dedicato al nonno Angelo. Ci troviamo alla Torre degli Ardoino, un terrazzamento a picco sul mare, a 250 metri. Qui è stato recuperato il terreno un tempo pieno di rovi, e impiantate sei varietà diverse, in una sorta di viaggio Pan Mediterraneo. Sangiovese, Ciliegiolo, Merlot, Grenache, Vermentino nero e Syrah. Ngilù viene realizzato con tutte le uve sopra menzionate, giocando sulle diverse caratteristiche, dal rosso fresco, ai sentori di frutta e spezie e poi il sale.  Il colore rosso rubino intenso, al naso pungente, per una beva succosa, un gusto pieno richiamando melograno, ciliegia matura e lampone. Persistenza finale e toni vinosi con risvolti balsamici e minerali. Il processo di vinificazione tutto in acciaio ne mantiene l’autenticità. Perfetto da abbinare al pesce.
Grazie all’azienda per le foto originali, all’ufficio stampa Federica Schir e al contributo di Massimo Casali.

Susanna Schivardi

Cà du Ferrà
Via Nuova per San Giorgio, 27/Bis – 19011 Bonassola (SP)
Sito: caduferra.wine
Email: info@caduferra.wine

Susanna Schivardi

Amante della letteratura classica, consegue la Laurea in Lettere, indirizzo filologico, con una tesi sperimentale sull’uso degli avverbi nei testi arcaici della tradizione classica. Appassionata di viaggi e culture nel mondo, dai suoi studi impara che la tradizione è fondamentale per puntare all’innovazione, e si avvicina al mondo del vino dopo vari percorsi, facendone un motivo conduttore di tante esperienze. Conoscere le aziende da vicino, i territori e la visione da cui nasce una bottiglia, rimane una ricerca alimentata da una curiosità che si rinvigorisce viaggio dopo viaggio. Affianca al vino la pratica di uno sport come l’arrampicata, che richiede concentrazione, forza di volontà e perseguimento di obiettivi sempre più alti. In questo riconosce un’affinità forte con i produttori di vino, che investono vite intere per conseguire risultati appaganti, attraverso ricerca e impegno. Da quattro anni cura la rubrica Sulla Strada Del Vino finora online sulla testata giornalistica gliscomunicati.it, grazie alla collaborazione di Massimo Casali, sommelier da anni e studioso del vino. Attualmente lavora in Rai, ed è giornalista pubblicista dal 2005.

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