I vini dei Monaci di San Masseo ad Assisi: cura del creato, cura dell’umanità

Ho sempre visto le comunità monastiche come qualcosa di lontano, perché mi sono soffermato solo sul fatto di non essere un credente, ma in realtà una parte di me sente chiaramente che hanno molto da insegnarmi.
Siamo da tempo abituati a parlare di fare vino nel rispetto per l’ambiente, di agricoltura “sostenibile” (purtroppo in alcuni casi ancora a sproposito), di biologico e biodinamico, ma nessuno riflette mai sulla cura dell’anima e quindi dell’umanità. La si cerca nel vino, l’anima, come se fosse disgiunta da chi lo fa, quello che ci troviamo di fronte è un mondo che corre a velocità vertiginosa, sempre più nevrotico e bisognoso di cure. Ci si esalta a pensare quanto siano utili le tecnologie, l’intelligenza artificiale, si guarda alla salute più dal lato della cura medica che del vivere quotidiano, si insegue un mondo sempre più meccanicistico e lontano dal contatto umano.

Le farmacie sono diventate un emporio, ci sono le code più che nei supermercati, si invecchia più a lungo, ma per merito di una vita migliore? Più salutare? No, per merito dei medicinali. Del resto come fai a vivere in città tossiche come Roma, Milano, New York, Shangai, Tokyo, Londra, dove respiri costantemente un’aria insalubre e vivi nel caos, nel rumore, dove è impossibile mangiare una mela appena colta e immune da trattamenti, dove incontrare un sorriso, una persona serena che semplicemente ti saluta è pura utopia? Molti sono anche consapevoli di vivere in uno stato di insofferenza continua, ma è come se si fosse ingabbiati in uno stile di vita al quale ci siamo adattati e del quale fatichiamo a fare a meno, pur se questo non ci rende minimamente felici e in sintonia col creato.

Mi sono sempre chiesto come si possa vivere in serenità facendo una vita ritirata, dedita alle cose semplici (ma fondamentali), alla cura dell’anima, senza distrazione alcuna se non nell’ammirare la bellezza di ciò che ci circonda, lavorando non per guadagnare, arricchirsi, ingrandirsi, comprare oggetti, case, macchine, barche, smartphone ipertecnologici, ma con la disposizione a fare qualcosa di cui il resto del mondo possa beneficiare, alla ricerca di un contatto profondo con l’ambiente in cui si vive, in pace, spesso in un meraviglioso silenzio (che in nessuna città al mondo sentirete mai), alla ricerca di una ritrovata fusione con il creato.

Dovrebbe essere l’obiettivo di tutti, invece ce ne allontaniamo sempre di più, basta vedere l’immondizia che si produce sui “social”, ennesimo prodotto di un’umanità che ha perso il gusto dell’abbraccio, quello vero, in cui non metti muri ma li abbatti attraverso il calore umano, l’unico vero strumento per non perdere il contatto con se stessi e con gli altri.
Ma non siamo qui per filosofeggiare, piuttosto per parlare di vino, e non solo, ma prima due righe sulle origini di questa comunità monastica, fondata nel 1968 a Bose, frazione di Magnano (BI) da Enzo Bianchi, che ne fu Priore fino al 2017. Conta una settantina di membri tra fratelli e sorelle di cinque diverse nazionalità ed è presente, oltre che a Bose, anche a Ostuni (BR), Assisi (PG) e Civitella San Paolo (RM).

Agribose è la società agricola costituita dalla Comunità monastica di Bose per lavorare la terra e poter vendere o prodotti poiché la Comunità monastica di Bose è una comunità religiosa e non un ente commerciale.
Nella sede di Assisi, fondata nel 2011 nell’antico Monastero di San Masseo risalente all’XI secolo, i vigneti sono lavorati a mano dai monaci, secondo i dettami dell’agricoltura biologica certificata dall’ente Bioagricert. Ovviamente la confraternita non dispone di una propria cantina di lavorazione, pertanto le uve vengono conferite all’Azienda Agraria Carlo e Marco Carini sita a Colle Umberto (Perugia), azienda biologica autorizzata al conto lavorazione. Per il lavoro in campo e in cantina i monaci si avvalgono della consulenza dell’enologo dott. Fabrizio Fimiani oltre che del supporto logistico e tecnico fornito dalla Cantina Carini.
Le uve utilizzate sono il grechetto biotipo G5 di Todi, da cui nascono l’Assisi DOP Grechetto e l’Assisi DOP Masseo, e il merlot da cui nasce il Rubeum Umbria IGT, tutti rigorosamente biologici.

– Assisi Grechetto 2021: solo acciaio per questo grechetto dal colore paglierino intenso e luminoso, il bouquet regala piacevoli note di gelsomino, ginestra, fiordaliso bianco, poi pesca e leggero mandarino giallo.
Al palato ha spiccata freschezza, corpo snello e buona sapidità, una bevibilità notevole, la materia appare davvero digeribile, si sente il lavoro che c’è dietro e il risultato è davvero appagante.
13% vol. Prezzo 7 euro.

– Assisi Grechetto Masseo 2021: le uve sono state fermentate e affinate in barriques di rovere francese per un anno, poi 6 mesi in bottiglia. Probabilmente le barriques non sono nuove, poiché della loro presenza non vi è alcuna traccia olfattiva, emergono invece piacevoli note agrumate, mela golden, leggera mandorla, susina e cenni di erbe officinali.
All’assaggio mostra una notevole pienezza e una spiccata vena sapida, qui una leggera traccia del passaggio in legno c’è, ma è davvero sottile e sparirà velocemente, mentre l’acidità e una delicata tannicità ne fanno un vino coinvolgente, succoso, profondo, con tutte le carte per un buon invecchiamento.
14% vol. Prezzo 11 euro.

– Rosso Rubeum 2022: appena finito il periodo di imbottigliamento, quindi giovanissimo ma, trattandosi di un merlot, sicuramente già in grado di dare piacere a chi lo assaggerà. In effetti il colore rubino vivo e i profumi di viole e frutti di bosco sono già fortemente invitanti, affiorano il ribes, la mora e il mirtillo, poi sfumature di grafite e mentuccia. Prezzo 8 euro
Bocca fresca, davvero giovane, reattiva, lontana anni luce da quei timbri morbidi e setosi di tanti merlot, qui c’è energia, spinta, il sorso non stanca per nulla, un altro vino che convince per bevibilità e piacevolezza.
14% vol. Prezzo 8 euro.
Al dl là delle impressioni sui vini, che ritengo perfetti per la buona tavola e la buona compagnia, mi preme dire che provo una grande ammirazione, e forse anche un po’ di invidia, per come questi fratelli e sorelle abbiano saputo trovare una comunione d’intenti nel vivere quotidiano, dediti alla terra ma anche alla cultura dell’accoglienza, quella vera, che non fa differenze fra colore della pelle o religione, che ti propone un legame con il creato fatto di momenti di condivisione, di impegno quotidiano, di raccoglimento, di nutrimento dell’anima.
Roberto Giuliani
I monaci di San Masseo non fanno solo vino, ma anche olio, marmellate, miele, biscotti e tisane, che potete acquistare direttamente sul sito di Agribose.




