Arrivederci, Ilio Raffaelli

No, Ilio, non sei morto, non ci posso credere. Hai semplicemente deciso di andare a vivere nel paradiso dei giusti, quello che ti sei meritato per tutta la vita da boscaiolo, carbonaio, partigiano, comunista, sindaco della resurrezione di Montalcino e generoso scrittore popolare.
La prima volta che mi hai accolto nella tua casa ci ero entrato con una vera e propria soggezione. Non so se sia possibile comunicare a un lettore che non l’abbia conosciuto di persona cosa trasmettevano quei muri della Ruga di fronte all’antico palazzo vescovile, quella scala, quella saletta, dove ero entrato come i credenti entrano in una cattedrale. Forse perché lì con te c’era tanta storia che si era venuta accumulando, la storia della comunità di Montalcino e del Brunello, delle donne e degli uomini che l’avevano vissuta da protagonisti, forse proprio perché c’eri tu, con la tua Franca che mi sembravate dei monumenti.
Quelli come te che amministravano un borgo storico che era stato il più importante e florido crocevia sulla Cassia, la strada più percorsa d’Europa, ma che all’inizio degli anni ’60 era caduto nella miseria più nera, con quasi 7.000 persone che hanno dovuto emigrare su 10.000 abitanti e lasciando ben 400 iscritti all’elenco dei poveri del Comune sui 3.000 rimasti, siete stati una leggenda e una realtà. Avete deciso di realizzare il sogno d’invertire il corso degli avvenimenti senza svendere alle grandi industrie e ai centri commerciali il territorio, puntando sul Brunello, poi sul Rosso, poi sul Bio, vi siete battuti da leoni con le braccia forti dei contadini e dei vignaioli anche contro certi dirigenti del vostro partito nell’interesse della popolazione.
Quando ti ho incontrato, quando chiacchieravamo tra i tuoi gatti, quando mi hai raccontato tutto ciò che avete avuto il gran coraggio di fare e la tenacia per cambiare, in tanti piccoli, ma grandi, episodi, io sono cresciuto bevendo le parole dalle tue labbra, poi leggendo i tuoi libri. Il debito è grande, perciò dico a tutti che non dobbiamo dimenticarci di essere nani seduti sulle spalle di giganti. Ora potrai discutere a tu per tu anche con Democrito, caro Ilio, il tuo sogno. Mi viene un nodo in gola, non riesco ad andare avanti (i lettori possono eventualmente qui). Che la terra che hai sempre trattato con tanta dedizione ti sia leggerissima. Arrivederci.
Il tuo Mario Crosta


