Marchesi Alfieri e il Barbera d’Asti

Marchesi Alfieri è una realtà vitivinicola che ho già avuto modo di illustrare ai lettori di Lavinium grazie ad alcuni articoli su Terre Alfieri, Docg che sta facendo sempre più parlare di sé. La storica cantina di San Martino Alfieri (AT), vanta origini che si perdono davvero nella notte dei tempi, basti pensare alla data d’inizio che risale al 1616, epoca in cui Carlo Emanuele I di Savoia concede a Urbano Alfieri il feudo di San Martino.

Oggigiorno Emanuela, Antonella e Giovanna San Martino di San Germano, affiancati dalle nuove generazioni della famiglia, gestiscono un patrimonio di 140 ettari di cui solo 20 vitati, questo testimonia quanto sia importante per l’Azienda il concetto di biodiversità visto che tutto il resto è coltivato a noccioleti, prativi, boschi, campi coltivati e parco storico. Le nuove leve, con grinta e determinazione, continuano un viaggio che parla di grandi tradizioni piemontesi attraverso alcuni tra i vitigni più importanti della regione. Tra questi vi è senza ombra di dubbio la barbera, cultivar del popolo, vino onnipresente nelle tavole di tutti i giorni ma al contempo, se scelta opportunamente in cantina, nettare in grado di non sfigurare davanti a nessuno altro cavallo di razza autoctono a bacca rossa italiano.

Impossibile non citare il noto castello, icona indiscussa dell’Azienda, realizzato dal 1696 al 1721 dall’ingegnere Antonio Bertola, ripreso e restaurato nell’Ottocento, grazie alle opere di rifacimento in stile neobarocco dell’architetto Ernesto Melano; uno vero spettacolo per tutti i grandi appassionati del genere, ma non solo, una gioia per gli occhi di tutti. Veniamo ai due vini presentati da Marchesi Alfieri; le uve, vinificate ovviamente in purezza, provengono da vigneti differenti per età, esposizione, tipo di terreno e clone. Il territorio fa parte della storica denominazione sopracitata, eletta Doc nel 1970, Docg nel 2008; soprattutto l’area compresa tra i comuni di San Martino Alfieri e Govone.

Barbera d’Asti La Tota 2019
Le uve vengono raccolte e vinificate separatamente e solo dopo la fermentazione malolattica si provvede all’assemblaggio finale. In vigna si pratica il diradamento dei grappoli nella prima metà di agosto al momento dell’invaiatura, la produzione per ceppo è di 1,2 – 1,4 Kg. Vendemmia manuale in cassette nella seconda parte del mese di settembre. In Cantina si inizia con la scelta ed il controllo delle uve sul tavolo di cernita seguita da diraspa-pigiatura soffice. Fermentazione sulle bucce in vasca di acciaio alla temperatura di 28 – 30 °C per 12 – 15 giorni con dèlestage e rimontaggi delicati. Riguardo l’affinamento, la malolattica viene svolta in acciaio e successivo travaso in botti e barriques di rovere francese (Allier e Troncais). Veniamo al vino, figlio di un’annata che sta mostrando doti di grande personalità aromatica. Rubino caldo, profondo, a bordo bicchiere nuance violacee-porpora, trama fitta ed impenetrabile, medio estratto. Timbro olfattivo importante tuttavia leggiadro, incentrato su frutti neri tra cui mirtillo e susina, amarena matura, garofano selvatico e rosa rossa su una spezia che si palesa via via che il vino prende confidenza con l’ossigeno; ecco che il pepe rosa e la bacca di ginepro aprono la strada a scie balsamiche dolci e stimolanti, eucalipto su tutti, contornato da un accento di legni nobili ben fusi alla materia. In bocca vi è sinergia tra corpo, densità gustativa e un profilo che mostra slancio, freschezza e la giusta grip tannica; la stessa viene attraversata letteralmente da una lunga scia sapida che si scontra con un finale leggermente sopra le righe, anche per via della giovane età. Son certo che tra un paio d’anni il vino raggiungerà maggior equilibrio e un insieme ancor più armonico, la materia c’è e si sente tutta. Magistrale l’abbinamento con un piatto di pasta al forno con peperoni, cipolla di Tropea, pochissima passata di pomodoro e provola piccante; provare per credere.

Barbera d’Asti Superiore Alfiera 2017
L’Alfiera, anno dopo anno, sta guadagnando sempre più consensi sia a livello di pubblico che di critica; nella versione superiore esprime tutte le potenzialità di un territorio indubbiamente vocato e le capacità evolutive della barbera. Ci troviamo di fronte ad un’annata che ha generato non pochi problemi a livello agronomico, l’elevata siccità e le temperature quasi sempre sopra le media hanno costretto i vignaioli a giocare in difesa, a proteggere i grappoli mediante una parete fogliare più che mai indispensabile; cura maniacale nel vigneto, dunque analisi continue sull’acidità dell’uva, hanno dato la possibilità di portare in Cantina una materia di buon livello. Il vino, come spesso accade in Piemonte, prende il nome da un vigneto storico di Marchesi Alfieri, piantato nel 1937, le dimensioni sono pari a 4,5 ettari. Riguardo la vinificazione le caratteristiche sono più o meno simili a quelle del vino precedente, salvo una minor resa per ceppo pari 1 – 1,2 Kg.; affina 18 mesi in barriques di rovere francese (Allier e Troncais) e 6 mesi in bottiglia prima della massa in vendita. Rubino caldo, riflessi granato, estratto da vendere, si muove lentamente all’interno del calice. Al naso è un profluvio di frutti maturi di bosco, tra cui mirtillo nero e ribes, amarena, tocchi empireumatici di notevole complessità e una spezia dolce, suadente, puntellata qua e là da ricordi balsamici di eucalipto e una scia terrosa che richiama il sottobosco e la grafite. Al palato l’equilibrio del vino è già piuttosto pronunciato, reso accattivante da una freschezza che rimanda inesorabilmente al DNA del vitigno e da guizzi sapidi che mostrano il potenziale del territorio; tannino serico, dolce, il finale è coerente al comparto frutta-spezie con una lieve nota ammandorlata finale che invoglia il sorso successivo. Carni brasate di manzo e formaggi di buona stagionatura anche a base di latte di capra, gran bell’abbinamento.
Andrea Li Calzi



