Radici antiche per Il Teroldego Rotaliano della Cantina Donati

Elisabetta Donati è la sesta generazione della Cantina Donati Marco, l’azienda trentina di Mezzocorona, realtà che affonda le sue radici nelle valli, colline e montagne della Piana Rotaliana, attiva dal 1863.
Marco, Emanuela ed Elisabetta Donati vignaioli da sempre, sono particolarmente attenti alla valorizzazione del territorio, sia attraverso la cultura e la conoscenza del patrimonio varietale autoctono tipico trentino, sia allo stesso tempo attraverso la sperimentazione di nuovi vitigni.

L’azienda e le vigne sono state pensate in modo da consentire ad ogni cultivar le condizioni climatiche migliori, tali da ottenere una perfetta maturazione delle uve; ogni vitigno ha quindi una sua zona di coltivazione ideale.
Oggi i Donati coltivano in dieci piccoli appezzamenti, azienda a conduzione privata, quasi familiare, che cercano di produrre ogni tipologia in ogni zona vocata, da qui gamma ampia di vini rappresentativi del territorio. I vigneti crescono nel conoide alluvionale della Rotaliana, sulle colline di Trento, nella Valle dei Laghi, fino a raggiungere la Vallagarina: questa Regione rappresenta situazioni di terreni e microclimi molto diversificati, con altitudini che variano da 180 a 600 metri sul livello del mare.

Come racconta Elisabetta: ”La Val di Cembra – ad esempio – è perfetta per i bianchi, il Muller in particolare, la zona vicino Trento è vocata per varietà bianche come lo Chardonnay che viene usato come base spumante per il loro Trento DOC; l’area che si estende fino al Lago di Garda è vocata per la Nosiola, adatta anche per il Vino Santo e/o il Gewurztraminer; mentre la zona più a Nord – dove ha sede la nostra cantina storica – area che lambisce l’Alto Adige, si presta molto bene alla bacca rossa in particolare il Teroldego”.

Un lavoro che risulta molto dispendioso in quanto il Trentino, orograficamente parlando, è piuttosto complesso e variegato; ne consegue che i vigneti sono distanti anche 50 km da Mezzocorona e quindi molto diversificati fra loro. Questa differenza di terroir però favorisce una ricchezza varietale di cultivar con cicli vegetativi distinti e permette di organizzare in maniera ottimale le fasi di coltivazione e di programmare tranquillamente la raccolta delle uve – tassativamente manuale – in un lungo arco di tempo che può raggiungere e superare i quaranta giorni. Il Teroldego è un vitigno al quale la famiglia Donati è storicamente legata, il cui nome secondo la maggior parte degli studiosi deriverebbe o da un toponimo, la località “Teroldeghe” situata nel comune di Mezzolombardo, documentato sin dal XV-XVI secolo, o come racconta Elisabetta Donati, da “Tiroler Gold“, oro del Tirolo, termine usato alla corte di Vienna per indicare il vino proveniente dal Trentino fatto con queste uve.

La Zona di Produzione del Vino DOC Teroldego Rotaliano – riconoscimento ottenuto nel 1971 – è localizzata in provincia di Trento e comprende il territorio dei comuni di Mezzolombardo, Mezzocorona e la frazione di Grumo del comune di S. Michele all’Adige.
Un vino simbolo dell’identità culturale della zona, che oggi, grazie ai Teroldego Evolution, sta vedendo una nuova luce. Come racconta Elisabetta: “siamo un’associazione di 9 produttori della Piana Rotaliana, che ha come scopo la valorizzazione della più piccola e più vecchia DOC del Trentino Alto Adige: ovvero il Teroldego Rotaliano. Le nostre radici sono profondamente legate alla Piana Rotaliana, crediamo nella cultura del nostro territorio, che coltiviamo pensando al presente e al futuro, a noi e agli altri. Attraverso il confronto e la sinergia puntiamo alla crescita e alla valorizzazione di questo vitigno unico. Pensiamo valga la pena farlo conoscere di più”.

Il Teroldego è infatti estremamente versatile, tanto che si presta a diverse interpretazioni, da qui la vinificazione in rosato. Il loro Teroldego Rotaliano Rosato 2020 gioca su una intensità olfattiva ed una tinta cromatica carica e luminosa. Un vino che già Pierfranco, il nonno di Elisabetta produceva.
Vinificato in bianco, dalle prime uve mature di Teroldego, fa solo acciaio. Un rosato dove esplode il frutto di bosco rosso, seguito da un floreale di rosa purpurea e carnosa. Si tratta di un vino di grande personalità, autentico; come lo definì Mario Soldati nel suo Vino al Vino: ”Ne viene fuori quel delizioso Teroldego Rosato, che è uno dei pochi autentici rosé che conosco e comprendo nella mia memoria tutti i rosé francesi che ho assaggiato. Ha, in fondo, lo stesso sapore del Teroldego Granato: ma più vellutato, più leggero, più irresistibile: soprattutto con più profumo”.

Scorrevole e disimpegnato il loro Teroldego Rotaliano Marco Donati 2020, un vino che proviene rigorosamente da vigne a pergola doppia trentina, come del resto tutti i Teroldego della cantina. Un vino dai profumi netti e fruttati di lampone, frutti di bosco e floreali di violetta, suadente al palato, decisamente un vino contemporaneo. Discorso diverso per il Teroldego Rotaliano Vigna Bagolari 2019, che porta il nome di uno dei cru storici; Bagolari è una vigna
particolarmente vocata, per questo si è deciso di vinificarla separatamente, i ceppi sono di 40 – 50 anni di età con una esposizione perfetta. Fermenta in acciaio con un successivo affinamento in barrique di secondo e terzo passaggio. Frutta acidula matura e spezie ne caratterizzano l’olfatto, ritroviamo dal lampone alla mora selvatica; un vino carezzevole, ma perfettamente bilanciato ed elegante.
Chiude il cerchio il Teroldego Rotaliano Sangue di Drago 2018, un vino che potremmo definire iconico e anche leggendario. Le uve provengono dalla vigna storica, piantata nel 1911 dal bisnonno Marco novant’anni fa. Situata ai piedi del Monte di Mezzocorona, continua ancora a donare uva di altissima qualità. Il nome si ispira ad una leggenda legata all’”imprendibile” Castel San Gottardo, che domina la vigna, nelle cui grotte c’era un drago, che venne affrontato e ucciso da un giovane cavaliere locale, il Conte Firmian. Si narra che proprio dalle gocce di sangue di quel Drago, siano germogliati i primi ceppi di questo vitigno rosso autoctono. Un vino complesso e al contempo di grande eleganza e profondità. La 2018 come ha sottolineato Elisabetta è stata senza dubbio un’annata più calda con una produzione più scarsa, nel calice ritroviamo senza dubbio un fruttato più maturo, corredato da note balsamiche e terrose. Potenza ed eleganza ne caratterizzano il sorso, lungo e coinvolgente.
Fosca Tortorelli




