Gemme di Vino tra le “Stelle”: un viaggio tra l’Italia e i diversi territori del Mondo

La parola “gemma” ha una pluralità di significati, un vocabolo che non fa riferimento solo ai cristalli di pregio, in botanica si riferisce al germoglio, mentre in biologia è l’escrescenza embrionale di un nuovo individuo; infine, in senso figurato viene usato come sinonimo di stella o astro, basti pensare all’espressione “le gemme del firmamento”.
In ogni ambito allude a un elemento di genesi, dal valore prezioso e sfaccettato.
Proprio come un nuovo germoglio nel 2019 Damiano Meroi mette in atto il suo progetto di distribuzione dando vita a Gemma. Un lavoro di ricerca che è in grande crescita e che ha preso il via non solo dalla passione di Damiano per il vino, ma prima di tutto dalle sue numerose esperienze che gli hanno consentito di guardarsi intorno e di confrontarsi con il territorio nazionale ed internazionale e non da ultimo dal fatto del suo legame familiare con il mondo del vino.
Damiano decide così di importare vini non solo italiani, parte dalla Francia e dall’Italia, tocca Croazia, Slovenia, Spagna e Germania e apre le pagine del suo catalogo anche a terre lontane, dagli Usa all’Australia, dal Marocco al Sud Africa.
La sua è una selezione moderna e agile, che punta a mettere in primo piano produttori in grado di portare nel calice vini autentici e rappresentativi del territorio di provenienza.

Come racconta Damiano: ”Siamo nati con le radici ben ancorate alla nostra terra ma siamo cresciuti con il desiderio di viaggiare la voglia di conoscere ci ha portato sempre più in là, verso la ricerca più estrema. Da sempre la passione per il vino ci accompagna, inevitabilmente scorre nelle nostre vene. Nella nostra ricerca abbiamo scoperto piccoli produttori lungimiranti nel loro lavoro, i vini e gli spiriti, cogliendo la loro devozione e la loro scelta di vita. I vini rispecchiano la semplicità del vignaiolo, racchiudono il suo carattere, l’anima di un territorio e portano con sé una spiccata eleganza: alcuni sono biologici, altri biodinamici, altri ancora tradizionali. Importiamo e distribuiamo queste piccole gemme in tutta Italia”.

La voglia di mettersi in gioco e farsi conoscere, selezionando luoghi sensibili a questo minuzioso lavoro di ricerca, è continua e costante; dimostrazione concreta è stata la presentazione di alcune delle diverse referenze in catalogo, che si è svolta lo scorso giovedì 4 Novembre. L’evento si è tenuto in una cornice davvero peculiare, Taverna Estia, ristorante due stelle Michelin di Brusciano (NA), luogo magico e accogliente. La cucina dello chef Francesco Sposito è capace di coccolarti e di farti vivere le emozioni più vere; un luogo raffinato, impreziosito dai colori della natura dell’erbaio situato nel giardino che conduce l’ospite in questa oasi gastronomica. L’elegante cantina trasparente e la cucina a vista disegnano la sala interna, trasmettendo una dimensione familiare che mette l’ospite a proprio agio. Un percorso intenso dove l’eleganza e le sfumature dei vini presentati sono stati brillantemente assecondati dalle coinvolgenti e tangibili preparazioni. Si aprono le danze con le bollicine francesi, rassicurante e snello lo Champagne Enfant de la Montagne di Bertrand Delaspierre; si tratta di una piccola azienda situata nel comune di Chamery, premier cru nel versante ovest della montagna di Reims. Chantal e Didier Bertrand lavorano solamente le uve di proprietà cercando sempre di migliorare la qualità e l’eleganza dei tre cepage (pinot noir. pinot meunier e chardonnay) tipici nella zona di appartenenza. Carattere e persistenza, espressione fresca ed elegante quella della Cuvée Assemblée Extra Brut di Bruno Michel; uno Champagne che nasce nella zona di Pierry, in un Domaine familiare condotto secondo i principi dell’agricoltura biologica.

Dallo Champagne ci si sposta in Alsazia con il Côte d’Eguisheim di Paul Ginglinger, bottiglia da litro per questa cuvée di Pinot bianco, Pinot Grìs, Gewürztraminer e Riesling, per nulla esuberante nell’aromaticità, si dimostra agile e disteso nel sorso. Sempre in Alsazia, ma stavolta nel piccolo villaggio di Zellenberg, a un chilometro da Riquewihr, si trova la cantina di Marc Tempé; il suo Zellemberg Pinot Gris 2017 regala al naso intensi profumi di nocciola tostata e spezie orientali, ravvivati da suggestioni di scorza di lime. Pieno e coinvolgente, un vino decisamente gastronomico. Un salto in Croazia e precisamente in Istria con la Malvasia Kuca Glavic 2018 di Meneghetti, una malvasia delle Lipari da terra rossa, con note fruttate di mela gialla, pera e pesca, intrecciate a sentori di fiori. Di lunga persistenza gustativa e freschezza. Si torna in Francia, stavolta nel Périgord, con l’Hirsute Blanc 2019 di Les Equilibristes, un’impresa impresa vinicola originale nel progetto e negli esiti. Frutto delle menti di due personaggi eccentrici, Franços de Monval e Florent Giroud, che hanno scelto di vinificare uve provenienti da proprietari diversi e da terroir diversi e lontanissimi, esaltandone gli aspetti territoriali in cerca soprattutto di un perfetto equilibrio (come da nome aziendale). Il vino in assaggio è una miscela rinfrescante di Sémillon, Sauvignon Blanc e Chenin che esplode con carattere agrumato e sapido. Ubicata lungo il corso della Mosella, a metà strada tra Trier (Treviri) e Bernkastel, si trova l’azienda di Carl Loewen; il suo Alte Reben Riesling 2020 è ottenuto da vigne di settant’anni su ardesie blu. Un vino che cattura con la sua freschezza di mela, pesca, pompelmo e miele agrumi. Molto ben equilibrato, sottile ed elegante nel sorso.

Dalla Mosella si va a Bordeaux nel cuore dell’altopiano di Pomerol, con il Bordeaux du Paysan Blanc 2020 di Chateau Gombaude Guilliot; un 100% Sauvignon espressivo, fresco e leggibile, con intriganti note di limone e albicocca. Non può mancare un passaggio in Borgogna con il Montagny Le Clou 2018 di Domaine du Clos Salomon, siamo nel cuore della Côte Chalonnaise, un’appellazione che si estende su 350 ettari distribuiti nei comuni di Montagny, Buxy, Jully-lès-Buxy e Saint-Vallerin. Un vino masticabile e consistente, lungo e complesso, con note di frutta bianca arricchita da sentori fumè. Sorprendente il Cartology 2018 di Alheit Vineyards, siamo in Sud Africa trova a Hemelrand, nella regione di Walker Bay. Cartology è il risultato di un blend di Chenin Blanc e Sémillon da appezzamenti rari e viti mature su terreni aridi, un vino che si apre con un olfatto espressivo e generoso con toni cerosi di agrumi e nocciola che lasciano il posto a un sottofondo minerale. Al palato emergono suggestioni di marzapane, burro nocciola, una buona morbidezza, che non stanca; un vino pieno e sicuramente longevo.

Emozionante il Sancerre Le Tournebride 2013 di Vincent Gaudry, un vignaiolo che lavora oggi 11 ettari di vigna a Sury-en-Vaux, su tutte e tre le matrici geologiche esistenti nell’areale del Sancerre, ossia le terres blanches argillo-calcaree, le zone ciottolose e gessose (caillottes) e le distese silicee più prossime alla Loira (silex). Il vino che ne deriva è allo stesso tempo molto espressivo, ma anche molto composto; complesso e di sostanza. Sempre Sauvignon, ma di tutta altra area il Vipavska Dolina Sauvignon 2017 Kmetija Hedele, proviene da vigne situate nella Valle del Vipacco, in Slovenia; un vino che si apre lentamente, ma si dimostra di bella personalità, affascinante e ben bilanciato nel sorso. Ritorniamo in Francia, nel quadro dei vini della Loira, Vouvray è un terroir leggendario, un areale piccolo ma complesso, nel quale lo Chenin Banc esprime forse la sua massima complessità e originalità. Le vigne scendono fin quasi al fiume, dove le piante affondano nelle argille tra strani ciottoli di silice; nell’immediato entroterra, a Chançay, il giovane Sébastien Brunet ha avviato il suo progetto di viticoltura sostenibile, dove mostra la duttilità dello Chenin Blanc. “La Rocherie” Vouvray Méthode Traditionelle Brut AOC è uno spumante metodo classico prodotto con uve chenin blanc in purezza risulta un prodotto versatile e di grande espressività. Un salto lungo il Reno con il Oppenheimer Herrenberg Riesling 2019 di Carl Koch, coinvolgente e di carattere. Prima di entrare nel vivo dei rossi un veloce passaggio in Marocco con il Tandem Rosé 2019 Zenata Thalvin, un Syrah 100% fresco e di beva. Andiamo in Italia con il Femminelle di Marco Sambin un IGT Trevenezie Rosso, un taglio bordolese con piccolo saldo di Syrah, molto frutto, un vino morbido, ma di buona acidità e facile beva. Sempre Veneto il Valpolicella Classico Fapulito 2020 di Novaia, prodotto senza l’aggiunta di solfiti, è rosso rubino scarico alla vista, sincero e pulito. Bella stoffa per il Langhe Nebbiolo 2019 di Poderi Fogliati, siamo nel comune di Castiglione Falletto, proprio al confine con Barolo; un vino reattivo, il tenore alcolico non è indifferente, ma la freschezza ne alleggerisce il sorso.
Dalla Langa andiamo in Toscana, con il Chianti Classico Tenuta la Novella 2017 di Casa di Colombo, un vino succoso ed elegante, appagante e piacevole. Pignolo e Merlot sono il blend che caratterizza il Nero Magis 2014, un vino che nasce dal progetto dalla visione dei Perazza del “to be unique and universal” applicata al vino. Siamo nella zona Doc Friuli Colli Orientali, il risultato è un vino di impatto e possente. Intrigante e sfaccettato il Mar I Muntanya 2019 di Domaine de l’Horizon, un Côtes catalanes IGP, siamo nella regione Languedoc-Roussillon; un blend di Syrah (90%) e Grenache (10%) elegante e fresco. Ancora in Francia, ma stavolta nel Rodano con il Clos Beatus Ille Côtes du Rhône 2018 Domaine Saint Préfert, un Blend: 85% Grenache, 15% Cinsault, succulento e di grande complessità. Si va verso le battute finali con il Ventoux Le Clos Rouge 2019 Domaine Hélène Bleuzen, un vino che trasmette profondità e golosità, mostrando tutto il suo grande potenziale con un finale lungo e sottile. Si chiude questo splendido viaggio con il Ramandolo Docg di Filippon di Comelli Lorenzo, un vino prodotto con uva Verduzzo Friulano (localmente Verduzzo Giallo). Ramandolo è anche il nome della frazione del comune di Nimis, nei Colli Orientali del Friuli, quasi al centro del ristretto areale di produzione; un vino che sin dall’antichità porta il nome della località di produzione, esprimendo l’intimo legame con il suo territorio di appartenenza. Un vino raro, ottenuto da vendemmia tardiva con parziale sviluppo di muffa nobile, dolce ma per nulla stucchevole, sorretto da una giusta acidità e versatile nell’abbinamento.
Fosca Tortorelli




