I vini delle sabbie del Bosco Eliceo

Comacchio non mi esce mai dal cuore. Quand’eravamo ragazzi, impegnati insieme in quella Milano che (quando vuole) sa ribellarsi a tutto, l’amico Manrico Mezzogori, perdutamente innamorato del suo luogo natio, me l’aveva sempre minuziosamente descritta come una minuscola, incantevole Venezia, ma molto più popolare e soprattutto libera dalle forzature dell’industria turistica. Un’oasi di pace, il respiro d’altri tempi, la gente dedita al lavoro nelle Valli, la semplicità contadina della sua cucina, anguille gustose in tutti i modi, vino genuino e santa tranquillità. Tutto vero.
Della storia e delle caratteristiche naturali di questo piccolo paradiso bucolico avevo già scritto il 12 febbraio 2004 nella rubrica ”Strade del vino” di quel Winereport diretto allora da un irripetibile Franco Ziliani e, dato che quel portale è purtroppo scomparso recentemente dal Web, ne riporto gran parte del testo (che era stato anche plagiato il 9 luglio 2007 da uno scaltro webzine senza nemmeno citare la fonte). La città di Comacchio e le sue Valli rappresentano il vero cuore del Delta del Po e sono di fatto il polmone verde dell’intera costa adriatica dal Bosco della Mesola fino alla Sacca di Bellocchio. La sua storia è intimamente legata all’impeto del Po, che trascina montagne di detriti fin dentro il mare e soltanto in epoca moderna è stato efficacemente imbrigliato. Spina, che costituisce il suo primo importante insediamento umano e vanta un’origine greco/etrusca, già dal VI secolo a. C. si era affermato come un attivissimo centro di commerci tra l’entroterra padano e l’Adriatico. Dopo 9 secoli era andato in declino nel periodo delle numerose incursioni dei Galli a causa dei diversi spostamenti piuttosto irregolari della costa, quando venivano strappate sempre più terre al mare dai depositi fluviali dell’immenso delta del Po a spese dell’abbassamento del suolo e dell’impaludamento di larghe fasce costiere.

A fare uscire questo territorio dall’isolamento c’è voluto l’impero romano con le sue strade consolari (come la via Popilia, in parte lungo il percorso dell’attuale S.S. Romea) e con lo scavo di ampi canali (come la Fossa Augusta), grazie all’ascesa di Ravenna e del suo porto in Classe, che l’imperatore Ottaviano aveva fortemente voluto per ospitare la flotta navale romana d’oriente. Grazie alle poderose saline, durante il periodo bizantino, Ferrara e Comacchio avevano strappato a Ravenna l’egemonia commerciale e in seguito erano riuscite a infastidire non poco l’ascesa di Venezia, tanto da scatenare conflitti e attacchi fino a rimanerne quasi distrutte.
A metà del XII secolo la rotta di Ficarolo (una disastrosa alluvione che sconvolse il corso del Po nel 1152) e la serie di successive diverse rotte non governate per circa una ventina d’anni avevano spostato il corso principale del Po più a nord e reso secondari i rami fluviali di Volano e Primaro, così Ferrara aveva perso il legame con il fiume per dedicarsi al recupero di nuove terre coltivabili, invece Comacchio aveva convertito l’economia con lo sfruttamento delle sue Valli, uno dei più preservati complessi lagunari d’Europa.

Le Valli di Comacchio inizialmente erano valli di acqua dolce formate intorno al X secolo in seguito alle alluvioni dei fiumi e ai fenomeni di abbassamento del suolo che si estendevano per una superficie di 73.000 ettari. A partire dal XVI secolo però sono state aggredite dalle acque marine per gli impaludamenti della zona costiera e oggi, dopo la grande bonifica del primo ‘900, si estendono per più di 11.000 ettari tra Comacchio e il fiume Reno e sono collegate al mare tramite i canali di Bellocchio, Gobbino, Logonovo e Magnavacca. Adesso sono riempite di acqua salmastra di elevata salinità e sono state dichiarate di interesse internazionale dalla Convenzione di Ramsar del 1971.
Le vicende storiche ed economiche di Comacchio sono fortemente dipendenti dalle Valli, intorno alle quali si è sviluppata un’integrazione esemplare fra l’ambiente naturale e le attività umane. Essendo quasi assente l’agricoltura e mancando il turismo, sono state la produzione del sale e la pesca a svilupparsi e a condizionare l’artigianato. La grande bonifica ha lasciato inalterata quella parte dove ancora oggi ci sono i casoni (stazioni di pesca e di appostamento), le tabarre (magazzini per gli attrezzi) e le cavanne (ricoveri delle barche).

Molti dei casoni anticamente fatti di pali, canne e giunchi, tra il XVII ed il XVIII secolo sono stati rifatti in muratura. Oggi sono una dozzina, ma se ne possono visitare pochi, tra cui il casone Foce, sede del ristorante Bettolino di Foce, il casone Serilla, che era uno dei maggiori, provvisto di tabarra e cavanna, e un casone minore, il Pegoraro. Attualmente sono attive cinque stazioni di pesca e sette case di appostamento e vigilanza. Si pratica soprattutto la pesca tipica dell’anguilla attraverso l’uso dei lavorieri, che sono dei sistemi di bacini comunicanti e sbarramenti per selezionare i pesci più grossi dalle anguille e far convergere le anguille fino alla cattura. Le zone di pesca sono delimitate da arginature artificiali e dalle acque emergono dune, dossi e barene. Questa è una zona particolarmente ricca di nutrimento per gli uccelli delle aree umide, infatti c’è la più grande varietà di uccelli (circa 300) che si conosca in uno spazio tanto ristretto, tra cui svassi, aironi, cormorani, anatre, germani, folaghe, pivieri, fenicotteri, trampolieri, rapaci e alcune rarissime specie.
La flora delle Valli e del Delta del Po è caratterizzata da varietà che sanno adattarsi alla salinità delle acque. Queste sono terre di pianure e acque, non offrono una situazione pedoclimatica favorevole alla coltivazione della vite, eppure qui fiorisce una vitivinicoltura interessantissima. I vini tipici della zona nascono tutti sulla sabbia. Da vitigni rossi (fortana e merlot) e bianchi (sauvignon, malvasia bianca di Candia e trebbiano romagnolo) che vanno a comporre la DOC Bosco Eliceo nelle sottodenominazioni Bosco Eliceo Fortana, Bosco Eliceo Merlot, Bosco Eliceo Sauvignon e Bosco Eliceo Bianco.

I vini rossi non offrono grande concentrazione e complessità, ma talvolta presentano note organolettiche accattivanti, soprattutto il Fortana, che esprime una gradevolezza vinosa al naso, un buon nerbo acido in equilibrio con una discreta tannicità e aromi di frutta scura e matura. Alcuni dei vini più vivaci e frizzanti richiamano in qualche modo il Lambrusco, cioè si caratterizzano per la generosa bevibilità, l’immediatezza delle sensazioni, la notevole vivacità di carattere e si accompagnano benissimo con i prodotti delle Valli, soprattutto l’anguilla. I bianchi sorprendono certamente all’assaggio per acidità e vigore ma in veste elegante.
La DOC Bosco Eliceo si estende sulla fascia adriatica tra le bocche del Po di Goro e la foce del Reno, lungo la strada Romea ed è l’unica zona vinicola della provincia di Ferrara, caratterizzata dai dossi di dune marittime che dal sud del Po di Volano si allungano parallelamente al litorale fino alla provincia di Ravenna, fra il mare, le Valli, i boschi di lecci e le pinete. In questo paradiso naturale la maturazione delle uve è favorita da un ambiente particolarmente umido e da un clima mitigato dalle brezze salmastre e dal caldo delle spiagge. L’origine di questi vigneti è molto antica e sembra proprio che risalga all’antica civiltà di Spina.
Sicuramente le vigne in quest’area sono state sviluppate intorno al X secolo dai Benedettini dell’Abbazia di Mesola e il vitigno fortana, detto anche uva d’oro, è stato certamente importato dalla Costa d’Oro della Borgogna nel 1528 da Renata di Valois, figlia segretamente calvinista di Luigi XII e diventata duchessa di Ferrara sposando Ercole II d’Este. L’eccezionale adattabilità del vitigno alla sabbia gli ha consentito di sopravvivere bene all’attacco della fillossera, tanto che ancora oggi la grande maggioranza dei ceppi è a piede franco, senza il portainnesto americano. Merlot e Sauvignon sono invece di più recente introduzione.
Per le regole del disciplinare dei vini vi rimando alla bella scheda di Lavinium, ma brevemente vi riassumo anche le mie impressioni.

Il Bosco Eliceo Fortana è prodotto dalle uve dell’omonimo vitigno, detto anche Uva d’oro, almeno per l’85% e possono concorrere anche altri vitigni a bacca rossa raccomandati o autorizzati nelle province di Ferrara e di Ravenna, ma non aromatici, fino ad un massimo del 15%. Il tipo fermo può essere secco o amabile, il tipo frizzante può essere secco, abboccato o amabile. Di colore rosso rubino più o meno intenso, ha un aroma vinoso, gradevole, caratteristico. È asciutto, corposo, moderatamente tannico, sapido e con una vena acidula. Accompagna bene i piatti saporiti e grassi tipici della cucina ferrarese tradizionale, piatti di carne o selvaggina, i salumi e soprattutto l’anguilla (che lo predilige) e i pesci fritti delle Valli.
Il Bosco Eliceo Merlot è prodotto dalle uve dell’omonimo vitigno, almeno per l’85% e possono concorrere anche altri vitigni a bacca rossa raccomandati o autorizzati nelle province di Ferrara e di Ravenna, ma non aromatici, fino ad un massimo del 15%. Può essere fermo o frizzante. Di colore rosso rubino intenso da giovane con riflessi violacei, diventa più chiaro maturando nel tempo. Aroma caratteristico, leggermente erbaceo. Secco, asciutto, sapido, armonico, tannico da giovane, si ammorbidisce dopo almeno un anno di maturazione. Vino da tutto pasto, scorrevole, indicato per i primi piatti asciutti tradizionali. Maturando, accompagna bene piatti robusti, arrosti, salama da sugo, selvaggina e formaggi.

Il Bosco Eliceo Bianco è prodotto da uve di trebbiano romagnolo almeno al 70%, sauvignon e/o malvasia di Candia fino ad un massimo del 30% e possono concorrere anche altri vitigni a bacca bianca raccomandati o autorizzati nelle province di Ferrara e di Ravenna, fino ad un massimo del 5%. Il tipo fermo può essere secco o amabile, il tipo frizzante può essere secco, abboccato o amabile. Di colore da giallo paglierino a più o meno dorato. Aroma tenue, delicato, gradevole e sapore asciutto, fresco, con una leggera vena di acidità ma gradevolmente armonico. Ottimo come aperitivo (soprattutto quello frizzante), accompagna bene antipasti e fritture di pesce.
Il Bosco Eliceo Sauvignon è prodotto dalle uve del vitigno omonimo, coltivate a spalliera col sistema Guyot, almeno per l’85% e con uve di trebbiano romagnolo fino a un massimo del 15%. Il tipo fermo può essere secco o amabile. Il tipo frizzante può essere secco, abboccato o amabile. Di colore giallo paglierino scarico. Aroma delicato, leggermente aromatico. Sapore asciutto, caldo, vellutato e lievemente acidulo. Accompagna bene i primi piatti con sughi di pesce, i piatti di pesce piuttosto saporiti, le verdure e i formaggi freschi.
Sono tutti vini da cucina tipica, che a Comacchio e sul suo litorale non è, come si potrebbe pensare, di origine estense come a Ravenna e a Ferrara, ma si tuffa letteralmente nelle sue acque, dove il pesce, delle Valli o di mare, è l’autentico protagonista della tavola e dove l’anguilla è regina, marinata, affumicata oppure cucinata in mille modi diversi: alla graticola, in brodetto, in umido, a becco d’asino o con le verze, salata, cotta a braciolette, eccetera. Dal centro storico di Comacchio (che vale davvero una gita) fino a Porto Garibaldi e lungo tutti i sette Lidi, ci sono ristorantini, trattorie e locali tipici di ogni genere, con ricchi menù a base di gustosissimo pesce. Si possono scegliere appetitosi antipasti, capesante, astici, canocchie, peveracci, vongole veraci, cozze, acquadelle, gamberi, seppie ripiene. E poi: risotti di mare e alla pescatora, spaghetti ai granchi o alle canocchie, zuppe e grigliate di pesce, l’immancabile anguilla accompagnata dalla polenta.

Un consiglio: lasciate perdere per una volta i bianchi, quelli usateli come aperitivo o con i formaggi freschi. Provate l’ottimo e corposo rosso Fortana del Bosco Eliceo, che si sposa perfettamente col pesce cucinato secondo le ricette locali, una scoperta dell’indimenticabile esploratore enogastronomico Mario Soldati. A proposito, ma perché mamma Rai, invece di trasmetterci tutta una serie di minchiate dei Vip sul vino, non ci ripropone i suoi bellissimi viaggi alla scoperta del territorio, magari inframezzati dalle divertenti imitazioni che ne fecero in televisione Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello?
E non mancate di fare anche delle belle passeggiate nel vicino parco demaniale del Bosco della Mesola, di oltre 1.000 ettari, incluso nell’Oasi di protezione della fauna denominata Bosco Mesola (oltre 1.900 ettari) e che al suo interno comprende pure la Riserva Naturale Integrale “Bassa dei Frassini e Balanzetta” (220 ettari), il Parco delle Duchesse e l’incantevole laghetto Elciola. Circa 100 ettari sono visitabili di martedì, venerdì, sabato e festivi (con l’esclusione di Pasqua) dal 1° marzo al 31 ottobre, dalle 8 alle 18 in regime di ora legale e dalle 8 alle 16 in regime di ora solare. L’accesso è libero ed è consentito a piedi o in bicicletta e c’è anche un percorso naturalistico dedicato ai non vedenti. Le visite per scolaresche e gruppi organizzati devono essere preventivamente concordate per iscritto con l’Ufficio Territoriale Carabinieri per la Biodiversità di 48122 Punta Marina Terme (RA). Per informazioni su questo servizio rivolgersi al Posto Fisso del Parco delle Duchesse (Tel. 0533.794285). Poco prima dell’ingresso al Boscone si trova il Giardino del Delta, piccolo giardino botanico con un itinerario sulla flora caratteristica del Delta del Po. Ingresso a pagamento, aperto in primavera ed estate.
Alcuni tra i circa 30 produttori che mi sono piaciuti:
– Ca’ Nova a San Giuseppe di Comacchio
– Cooperativa Agricola Braccianti Comprensorio Cervese ”vini della Bassona” a Cervia
– Corte Madonnina a Pomposa di Codigoro
– Mirco Mariotti “fondo Luogaccio” o “Duna della Puia” a Consandolo
– Mattarelli a Vigarano Mainarda
Mario Crosta



