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I racconti di Alda: La Badata

vecchia con gatto
La vieille dame au chat. Alain Amevet

Difficile che ci si pensi quando si sta bene, quando si è autonomi, gambe e cervello ancora ben funzionanti, nonostante il tempo abbia portato avanti anche te, molto avanti, oltre un limite che non è più scontato. Lo stesso tempo che ti rimpicciolisce, che ti segna impietosamente con rughe, macchie e capelli che cadono sbiadiscono perdono consistenza, ma tutto questo devi e puoi accettarlo. Sei sempre tu. Viva. Ne vedi tante di tue coetanee in giro in carrozzella, lo sguardo spento, le labbra strette incapaci ormai di sorridere, di mettere insieme un discorso che abbia un senso. Occhi che non leggono più, orecchie che non sentono più. Mai più sole e libere di poterlo e volerlo essere. Mai più vive.
E tu che sei ancora padrona della tua mente e del tuo corpo non pensi che un giorno potrebbe succedere anche a te e vai avanti forte, orgogliosa della tua solitudine, sia pure guadagnata attraverso il dolore e la perdita di tante persone care. Vai avanti tu e va avanti il mondo. Sei padrona nella tua casa, sola nelle tue scelte di uscire, camminare, fare spese, andare al cinema, quando e se vuoi, libera in compagnia o sola. Stai bene perché sai che non sei e non sarai mai sola nel tuo cuore, ci sono tante altre persone che, anche se non possono sostituire quelle perdute, ti portano avanti, molte appartengono alle nuove generazioni, ti danno nuovi stimoli e un amore che tu ricambi, non solo perché sei ancora in grado di darne ma perché per te tutto questo è vita. L’età non ti ha tolto la capacità di amare, di fare un regalo, dare una carezza, un sorriso e poi hai ancora i tuoi libri, la musica, la tv e la memoria del tuo passato. I tuoi ricordi. Il tuo presente e il tuo futuro. E poi e poi… c’è lei, la tua fantastica gatta che riesci ancora ad accudire senza problemi.
Sei fortunata sì, privilegiata sì. Ma poi un giorno un incidente imprevisto e inevitabile cambia tutto, o quasi tutto. Non puoi, anzi non devi più rimanere sola la notte. Brutale sentenza dello specialista. Però di giorno puoi farlo, è diverso, c’è sempre qualcuno che viene a trovarti, qualcuno con il quale uscire… e sì perché è meglio non avventurarsi da sola, con i nostri disastrati marciapiedi, le nostre strade “groviera”. Ma come, fino a ieri uscivo da sola, passeggiavo, facevo la spesa, andavo a messa, al cinema, a… “Ieri era ieri, oggi è diverso, si tratta di buonsenso signora”. Fine del discorso, anzi fine del monologo perché la mia protesta è così timida, così disperatamente silenziosa che cade nel cestino della carta straccia insieme con una ricetta sbagliata che il dottore – giudice ha buttato. Non dimenticherò mai la sua enorme pancia premuta contro il bordo della scrivania e il suo faccione che mi osserva con una specie di smorfia. Forse una brutta imitazione di un sorriso ma che a me sembra soltanto l’espressione del suo sadismo.
Ed ecco che anch’io divento una “badata”. Termine coniato da me stessa, ma che ha un senso perché se arriva da me una badante, è ovvio che io divento una “badata”. E così comincia un tempo senza tempo con questa nuova indesiderata avventura. È una persona che conosco da tanti anni e che in altri tempi ho anche frequentato, che dice “che bello, dai che siamo amiche, staremo bene insieme”. Anche se io dell’amicizia ho un concetto molto diverso dal suo, cerco di dispormi in un modo meno ostile. A che serve? Non ho scampo, con un’estranea forse sarebbe anche peggio. Penso. Quando la sera arriverà, guarderemo insieme la televisione, ci faremo compagnia, anche se a me bastava la mia gatta e poi chissà quali sono i programmi che piacciono a lei. Lo scopro molto presto e la cosa rende impossibile una condivisione serale. È così che molte delle mie abitudini cambiano, si sgretolano cercando di adattarsi alle novità, non richieste, non gradite. Io che rimanevo sveglia fino a tardi sul divano con la mia gatta, nella stanza dove adesso dorme lei, la sera alle otto sono già nella mia camera, a letto con la settimana enigmistica, un libro, il cellulare, la tv accesa o la radio. Ho tutta la giornata senza di lei, cerchiamo di guardare i lati buoni di questa forzata convivenza. Con lei molte delle mie abitudini si perdono nell’aria come la polvere dei tappeti, mi arrivano in gola, mi schiacciano piano piano, giorno dopo giorno. Non ho messo paletti, non ho stabilito orari particolari. La sera arriva quando vuole, la mattina può alzarsi quando vuole e se si sveglia dopo di me, le sue prime parole sono “Indo stai? Ciao, che fai?” Sono in bagno, rispondo e dopo qualche minuto eccola di nuovo con lo stesso tono cantilenante: ”C’hai molto? che dovrei entrare”.
Poi però c’è il lato positivo perché lei è quasi sempre disponibile per una passeggiata mattutina, per fare la spesa insieme e si occupa anche dei miei capelli senza essere pagata. Scelta sua, non certo mia. Un’autentica perla. Ormai non sono più in grado di uscire da sola, abituata a camminare a braccetto con una persona ho scoperto un nuovo lato delle mie paure. Da sola non posso farlo più. E mi dispiace, mi dispiace tanto, così il mio atto di ribellione e di libertà quando lei non c’è, è di scendere dall’alimentari sotto casa. Tre portoni dopo il mio. Vado spavalda anche se mi sembra di essere come una carcerata con la sua ora di libertà. Ci sono tante cose buone in quel negozio, dal pane ai biscotti freschi di forno, alle pietanze, ma soprattutto ci sono la gentilezza, la simpatia e la disponibilità dei proprietari a farmi sentire bene, sicura. Quel pezzetto di strada, quel sole che batte quasi sempre nella via, quegli alberi, gente che va gente che viene. Chissà quanti stanno peggio di me, penso e un brivido attraversa il mio corpo. Vergogna, senso di colpa. Poi passa, non sono cattiva, non sono invidiosa, sono… Non lo so più chi sono, cosa sono.
Mi fermo poco nel negozio, ma quel poco lo difendo tenendolo per me. So che se dovessi aver bisogno di qualcosa, se mi trovassi in difficoltà, loro per me ci sarebbero. Ogni volta, dopo quei momenti rubati, mi sento meglio. Più ben disposta, meno tesa. E così ci sono sere in cui io, la badata, organizzo una pizza o una piadina ed è soprattutto lei che cucina e poi mette ordine. Peccato che, a volte… Nessuno è perfetto, del resto chi ci crede alla perfezione. Non io. Il fatto è che prima ero io la badante di me stessa, ora sono la badata. Una badata che non genera fatica e stress emotivi. Sono autonoma in tutto. Amo la vita. Amo. Ecco, sono a letto, la gatta è con me. Russa. Ha un bel timbro. Sento la porta di casa aperta e poi richiusa con la chiave. Sento il mio nome ripetuto due volte e poi la sua voce. “Che stai a fa”. “Sono a letto” rispondo. Va a lavarsi le mani. Entra nella mia stanza. Mi mette le gocce negli occhi. Potrei farlo da sola, ma lo lascio fare a lei perché questa è l’unica assistenza che può darmi. Non ho bisogno d’altro, almeno per ora. Sono una persona piena di difetti. Credo. Ma sono una “badata” ideale. Forse.

Alda Gasparini

Alda Gasparini

Musicista e scrittrice, da sempre amante di tutto ciò che è bello e trasmette emozioni, si è diplomata in pianoforte e per un certo periodo della sua vita ha eseguito concerti. Poi si è dedicata al giornalismo, scrivendo recensioni e critiche musicali; successivamente ha iniziato a scrivere romanzi e racconti, pubblicati su numerose riviste di settore, ha collaborato con autori importanti come Scerbanenco e Morante. Ancora oggi scrive racconti, brevi e avvincenti, toccando molti aspetti della natura umana.

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