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Costa di Sera dei Tabacchei di Alfonso Rinaldi: verticale di un grandissimo bianco piemontese

Alfonso Rinaldi al Lido di Gozzano sul lago d'Orta
Alfonso Rinaldi al Lido di Gozzano sul lago d’Orta

Conosco Alfonso Rinaldi dal lontano 2003, ben 17 anni, fra noi è nata subito una grande stima e amicizia, i 630 km di distanza non hanno impedito che si consolidasse. I miei 60 anni li ho festeggiati da lui, a Suno, ed è stato un giorno bellissimo, passato insieme ad altri amici vignaioli del Novarese; e non mi sono perso la sua festa per gli 80 anni due anni fa.
Purtroppo il 23 ottobre 2019 Alfonso ha perso l’amata compagna di vita Gianclara, una donna dolcissima, con dei lineamenti che richiamavano stranamente qualcosa di orientale; bravissima in cucina, soprattutto con il pesce, di poche parole come da tradizione piemontese, ma con un cuore grandissimo, erano davvero fatti uno per l’altra.
Un dolore inimmaginabile che ha sottratto ad Alfonso tutte le energie che da oltre vent’anni dedica alle sue vigne, poco più di 2 ettari ripartiti intorno alla sua casa (già, perché non ha la cantina di vinificazione, si è sempre appoggiato ai Guidetti per imbottigliare il suo vino). Per fortuna ha due figli, Antonella e Riccardo, che certamente gli sono vicini, ed è proprio Riccardo che si sta impegnando per proseguire l’attività viticola, perché un vino così straordinario deve continuare a esistere, non solo, ma quasi sicuramente crescerà anche di quantità. Attualmente viene prodotto in soli 5.000 esemplari, più o meno secondo l’annata, con il tempo potrebbe arrivare a 10.000, vedremo.
Ho amato il Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei sin dalla prima annata assaggiata, la 2001, è un vino speciale, tra i più veri e sinceri che conosca, erbaluce in purezza, che per una diatriba assurda fra il consorzio di tutela delle Colline Novaresi e quello del Caluso, vinta da quest’ultimo, non può più mettere in etichetta. Non so quali vantaggi abbia portato al consorzio torinese questa esclusiva, ma è proprio il principio a essere sbagliato, in questo modo è stata sottratta al consumatore la possibilità di sapere di quali vitigni è composto il vino che vuole acquistare, un’informazione non secondaria, che non può essere esclusiva di nessuno.

L'etichetta per gli 80 anni di Alfonso che lo ritrae con Gianclara
La simpatica etichetta per gli 80 anni di Alfonso che lo ritrae con Gianclara

Alfonso comunque non si è certo perso d’animo, ha cambiato etichetta ed è andato avanti, d’altronde il suo vino ha un nome unico, questo sì esclusivo, che è semplicemente il toponimo dove risiede la vigna, Costa di Sera dei Tabacchei.
Da tempo avevo in mente di fare una verticale di questo grande bianco, il cui prezzo è davvero stracciato rispetto al suo valore qualitativo, ma Alfonso è un vero vignaiolo, non gli interessa fare soldi, vuole vedere la gente contenta, soddisfatta, che torna da lui anno dopo anno e si porta via una cassetta. È il massimo critico del suo vino, e forse anche il peggiore, perché lo ha sempre considerato da bere subito, fresco, con quell’acidità citrina spiccata che caratterizza l’erbaluce giovane, non crede che invecchiando possa essere più buono. Che abbia ragione lui? Questa verticale, purtroppo non estesa quanto avrei voluto, ha proprio lo scopo di verificarlo una volta per tutte, andando indietro dalla 2019 fino alla 2012, sette annate (non ho la 2014 purtroppo).

Verticale Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei Alfonso Rinaldi

Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei 2019, gradazione 13% vol.
Ogni volta che assaggio questo vino, a prescindere dall’annata, rimango letteralmente affascinato dalla sua purezza espressiva. Difficile non rimanerne coinvolto, eppure è un bianco semplice, senza arzigogoli, lavorazioni, aggiustamenti, è quello che è, ed è una meraviglia; per certi versi, pur trattandosi di vitigno e zone completamente diversi, dal punto di vista squisitamente emozionale, lo trovo affine ai vini di Luca Fedele. Hanno in comune un prezzo che altri avrebbero potuto tranquillamente raddoppiare, hanno in comune un approccio “naturale” nel senso più concreto del termine, ovvero fedeli al 100% all’annata, di grande pulizia, sinceri e diretti, maledettamente coinvolgenti.
Alfonso non fa nulla di più (e non è poco, anzi) che trattare la vigna come una figlia, coccolarla pianta per pianta, stagione dopo stagione, spesso è lui stesso a rimanere stupito della bontà dei suoi vini. Da persona semplice e verace qual è, non pensa mai a vincere premi, a lui interessa il rapporto umano.
Il 2019 parla per lui, ancora giovane e scalpitante ma generoso nei profumi, che spaziano dalle erbe aromatiche agli agrumi freschi, succosi, trame che ritornano perfettamente al gusto, dove il carattere schietto ma non banale dell’erbaluce emerge con fierezza. L’anima rock, che è l’altra passione di Alfonso, emerge chiaramente in questo vino.
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Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei 2018, gradazione 12,5% vol.
Annata interlocutoria, per certi versi ha il respiro corto, non so quale sia la ragione, bisogna darle tempo per schiudersi, poi ci riesce ma è comunque contratta e ha toni maturi, troppo  per la sua età, però fa riflettere il fatto che abbia un colore oro intenso (aperte altre due bottiglie per sicurezza), segnale anche questo da vino già un po’ avanti, come se le uve avessero preso una botta di caldo. Quale sia la ragione effettiva è difficile saperlo, se avesse sulle spalle 6-7 anni sarebbe tutto più comprensibile, con soli due è inspiegabile. Intendiamoci, quanto sto esprimendo nasce dal fatto che conosco molto bene questo vino, so che sa invecchiare e so che non è così se non c’è qualcosa che è andato storto. Che poi a berlo ha una certa intensità, non è ossidato, ma si sente l’alcol e manca di quella freschezza che in altre annate lo caratterizza e gli fornisce i requisiti per una maggiore eleganza. Chissà, magari fra un anno migliora…
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Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei 2017, gradazione 13% vol.
Ecco, questa è una bella prova, perché come tutti sanno la 2017 è stata un’annata davvero calda, che ha messo in crisi parecchi vigneti. Ebbene il Costa di Sera sembra non averne sofferto più di tanto, eppure non siamo a quote elevate, bisogna cercare questo risultato in altri fatti, ad esempio i giorni della raccolta devono essere stati scelti con la massima attenzione, così come sarà stata fatta un’accurata cernita dei grappoli, inoltre c’è da dire che questa vigna ha ormai un numero di anni tale che le sue radici hanno sicuramente raggiunto profondità rassicuranti, dove quel minimo di riserva idrica si trova ancora.
Insomma, il vino nel calice non mi delude, ha un colore intenso, quasi dorato (meno spinto della 2018), profuma di albicocche e pesche bianche, di mandorle e agrumi maturi, su una base ancora minerale. Si sente un po’ la presenza alcolica, non a caso è l’unico ad aver toccato i 13 gradi, però nel complesso lo trovo convincente, si beve bene, senza spigoli, ma certamente non ha una lunga vita davanti.
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Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei 2016, gradazione 12,5% vol.
Cominciamo a entrare nel vivo di questa verticale, per comprendere dove questo erbaluce è in grado di andare man mano che passano gli anni.
Intanto possiamo dire che il colore è meno carico del 2017, è un paglierino intenso luminoso e limpido; al naso è un po’ più riservato, meno aperto, si coglie una buona traccia minerale e una componente agrumata matura, ricordi di fiori di campo e camomilla, bisogna farlo salire di temperatura perché possa distendersi meglio; se proprio vogliamo essere pignoli, si coglie una leggerissima sfumatura ossidata, ma è davvero contenuta, magari inattesa questo sì, nel complesso però il vino tiene piuttosto bene e riesce a farsi apprezzare, ha più acidità del 2017, manca però di allungo e profondità, in questo caso però non mi sembra abbia già dato tutto.
@@@3/4

Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei 2015, gradazione 12,5% vol.
Ecco, questo è il vino che, a mio avviso, toglie qualsiasi dubbio sulla sua infinita classe. La sua condizione perfetta testimonia che quella leggerissima vena ossidativa della 2016 era una pura casualità, qui abbiamo una situazione di assoluta integrità. Lo testimonia benissimo il colore, che non ha alcun cedimento, un paglierino intenso e luminoso che sa di vino vivo, come infatti si mostra già al naso; finalmente qui ritrovo quei tratti freschi e fruttati, quella mineralità generosa che mi hanno fatto innamorare del Costa di Sera. C’è un’arancia gialla pimpante che si manifesta altrettanto bene all’assaggio, fa davvero impressione per freschezza e slancio, alla cieca potrebbe sembrare al massimo un bianco di un paio d’anni. Bellissimo, sapido, quasi iodato, lungo, con quella componente appena più cremosa data dal lungo affinamento che lo rende completo, direi superbo.
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Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei 2013, gradazione 12,5% vol.
Non chiedetemi perché la 2014 non c’è, non lo so, l’ho bevuta più volte quando è uscita, esile ma godibilissima, purtroppo però non me n’è rimasta neanche una bottiglia e non posso dirvi come sarebbe oggi. “Accontentatevi” della 2013, che ha sette anni sulle spalle, laddove comincia a ridursi il numero di bianchi italiani in grado di arrivarci senza problemi. Qui il colore torna a caricarsi, è molto simile a quello della 2017, oro pieno e caldo, ma senza derive ambrate o aranciate. Certo non ci si può aspettare quella grinta che manifesta da giovane, si tratta di un vino più maturo, ovvio, ma non morto! E questo è importante, soprattutto se pensiamo che la vinificazione e l’imbottigliamento non può farli Alfonso. Se fosse tutto in mano sua, il Costa di Sera sarebbe davvero tra i top d’Italia.
A me piace questa leggera evoluzione, sentire tutto più integrato, il frutto maturo, diventa ovviamente un altro vino, adatto ad altri piatti, ma certamente non “minore”, solo diverso, ed è bene che sia così.
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Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei 2012, gradazione 12,5% vol.
Siamo all’ultimo vino, il più “vecchio”, otto anni dalla vendemmia, qui siamo arrivati al limite, ricordo che a due anni di vita mi piacque molto, ma oggi ho davanti altro, ribadisco ancora una volta che non è un vino finito, e questo è fantastico, le sensazioni sono certamente più evolute, quasi di mela cotogna, miele, propoli, senza averne ovviamente la dolcezza, il vino rimane assolutamente secco. La componente ossidativa, che è presente, non è deviata, questo è importante, però indubbiamente il vino appare aver dato quello che poteva dare, ora ha iniziato la discesa. Attenzione però, non è defunto! Ha ancora da dare, ha sapore e lunghezza, mangiatelo con i crostacei e andrà alla grande.
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In conclusione: il Costa di Sera dei Tabacchei è un signor vino, ora che a seguire il lavoro in vigna c’è il figlio di Alfonso, Riccardo, mi auguro che in qualche modo riesca a investire in una propria cantina, perché a mio avviso è la nota mancante di questa bellissima storia, è un vino che va seguito in ogni suo aspetto, solo Alfonso e Riccardo lo possono fare con amore e conoscenza. Sono sicuro che a quel punto terrà ancora meglio il passare degli anni, dimostrando una volta per tutte di poter essere considerato fra i migliori bianchi in circolazione.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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