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Il mercato del vino in USA


Vigneto in VirginiaLa prima volta che mi recai negli Stati Uniti d’America, avevo un’idea di questo Paese come devoto al consumo di bibite di ogni sorta, più che al consumo del vino, certo ero a conoscenza della Napa Valley in California, ma la consideravo una mosca bianca nel panorama vitivinicolo americano. Col passare degli anni mi sono dovuto ricredere, non solo sui consumi che sono in continua crescita, ma anche sulla qualità di moltissimi produttori, che ha fatto traballare quella certezza di superiorità del vino “europeo”. Negli ultimi anni, la gente negli Stati Uniti si è maggiormente avvicinata al consumo del vino, soprattutto nelle grandi città e nei luoghi di turismo. Alcune aree, per esempio New York o la Florida, trainano un largo consumo e, con esso molte attività di divulgazione, dai “wine tasting” ai “wine class” che tanto appassionano gli americani. Quando parlo con dei miei amici rivenditori, periodicamente mi ricordano, come meno di una ventina di anni fa il mercato fosse praticamente monopolizzato da vini di bassissima qualità, come il White Zinfandel o il White Merlot, che non son altro che vini rosati dolciastri e fruttati, ma allora erano i più acquistati da un pubblico che non era ancora pronto. Oggigiorno entrando in un’enoteca di medie dimensioni, si trova una selezione di tutto il mondo, sicuramente i vini domestici la fanno da padrone, ma seguono subito dopo i vini francesi, italiani, australiani, spagnoli e cosi via, ed il livello dei prodotti venduti ora è decisamente buono, anche se per gli occhi di un europeo i costi sono decisamente alti.

Per capire meglio il mercato del vino americano e le differenze con quello europeo, bisogna riflettere su alcuni capisaldi: la tradizione, la produzione e il marketing. Tutti e tre sono strettamente collegati e hanno dato vita a due mercati molto diversi. Tra l’Europa e gli Usa penso che sia quest’ultimo il mercato che più è in movimento ed allettante, in quanto il bacino di potenziali nuovi consumatori è ancora enorme ed è voglioso di apprendere. In America la tradizione vitivinicola è molto più giovane che quella multi secolare europea, e solo alcune aree possono vantare una tradizione centenaria, tra le quali vediamo la California e la Virginia, dove addirittura il Presidente Thomas Jefferson, autore della Dichiarazione d’Indipendenza ed intenditore di vino, importò molti vitigni italiani, tra i quali l’uva trebbiano che è ancora oggi coltivata nella sua casa coloniale di Monticello in Virginia. Per il resto la tradizione di molti Stati si è sviluppata solo negli ultimi trent’anni, dando dei risultati a volte ottimi come i vini prodotti nello Stato di Washington, a volte meno come la curiosa ed abbondante produzione, fatta in Texas, che non è uno dei migliori posti sulla terra per coltivare la vite, visto che il clima è per otto mesi all’anno costantemente al di sopra dei 40 gradi notte e giorno, ma c’è anche da dire, che il consumo dei prodotti del Texas viene trainato dalla fierezza dei consumatori texani, che sono disposti a scendere a compromessi sul gusto purché possano bere il loro vino, quindi sostanzialmente grande parte del vino di questo Stato se lo bevono solo i suoi abitanti.

Vigneto in Virginia visto da un'altra angolazione Ancora diversa dall’Europa è la tradizione al consumo, che in USA, sebbene sia cambiata moltissimo soprattutto sulla qualità, è ancora legata ad un consumo sociale legato ad eventi mondani o cene con amici. Bisogna pur dire che molte persone iniziano a bere un bicchiere di vino rosso ad ogni pasto, come in Europa, e qui in America il “paradosso francese” sicuramente aiuterà ad alzare questa tendenza. Lo specchio dei consumatori ha fatto sì che le aziende vinicole più forti e sviluppate, fossero da una parte quelle di larga produzione, che hanno invaso anche l’Europa con i loro prodotti, e dall’altra quelle di altissima qualità che hanno raggiunto risultati impressionanti con i loro vini. In Usa un attento lavoro di marketing ha aiutato a incrementare gli acquisti, di due distinti tipi di consumatore, il primo che tende a spendere meno di sette dollari per una bottiglia di vino, attratto da etichette colorate e una buona dose di pubblicità, e il secondo disposto ad acquistare vini dai venti dollari in su, quasi sempre prodotti da riconosciute e apprezzate Vinerie. Per il primo consumatore il profilo dei vini prodotti è molto standardizzato, si dà quasi sempre prevalenza alla consistenza del corpo, alla densità, e generalmente questi vini hanno un basso contenuto in acidità per i bianchi e tannini per i rossi. Per il secondo consumatore, la competizione diventa una battaglia di marketing e di chi riesce a vendere la sua bottiglia al maggior prezzo ottenendo i migliori punteggi dalle riviste di vino americane, che fanno il bello e cattivo tempo per i vini di media e alta categoria, indubbiamente i prodotti per il consumatore disposto a pagare di più sono di ottima qualità, e viene a dimostrazione di ciò la recente competizione con i Bordeaux francesi, ampiamente vinta dalla California, ma per me che vengo dal Piemonte è così rammaricante dover pagare per una bottiglia di vino decente, cifre superiori ai venti dollari, quando nel supermercato sottocasa mia a Torino riuscivo a comprare ottime bottiglie per pochi euro. Quelle brevemente descritte sono probabilmente le fasce di consumatori più importanti ora nel mondo a stelle e strisce, ma visto il continuo interesse da parte di nuovi consumatori ed il crescente aumento di produttori, molto probabilmente si verrà a creare una fascia di mercato più esigente nel rapporto qualità prezzo e una maggiore reperibilità di prodotti locali.

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