“Il vignaiolo usa mani, testa e sensibilità”, questa la filosofia di Cesare Lodi Corazza

“Il vignaiolo del 2020, come quello del passato, usa le mani, la testa e la sensibilità”. Questa una delle affermazioni in cui Cesare Corazza crede e che applica nel suo modo di fare il vino. Siamo nei Colli Bolognesi, un’area in cui da sempre ci si dedica all’agricoltura, dove vigneti e frutteti convivono; nei suoli prossimi al comune di Zola Predosa, si trovano le vigne dell’azienda Lodi Corazza, un terreno magro che assume un colore rossiccio. Una tradizione agricola quella della famiglia di Cesare Corazza, che ha origine con la famiglia Lodi nel lontano ‘700. Verso la fine degli anni ’50 del 1900, Maria Luisa Lodi diventa unica erede della proprietà e con il marito Corrado Corazza danno vita all’attuale Lodi Corazza, oggi portata avanti dai fratelli Silvia e Cesare Corazza.
Il vino nasce come prodotto agricolo. Quindi, chi lavora in vigna è, a tutti gli effetti, un contadino che produce una materia prima, l’uva, che poi deve essere trasformata in un succo fermentato. Tuttavia esistono molte sfumature sul ruolo del vignaiolo, dovute al prodotto che si vuole ottenere, al modo e agli strumenti che si utilizzano per ottenerlo, al consumatore cui si rivolge. Negli anni i due fratelli hanno rinnovato la struttura e i vigneti, proseguendo lo sviluppo vitienologico dell’azienda e selezionando i cloni autoctoni e internazionali già presenti sui loro terreni. La loro idea richiama il pensiero che il vino sia un prodotto della terra, ed è il risultato vivente di un’idea e di una tradizione millenaria che ha bisogno dei suoi tempi e dei suoi equilibri per migliorare e durare nel tempo, come testimonianza di ciascuna annata.
Così Cesare racconta quello che per lui è fare e produrre vino e soprattutto la sua visione sull’essenza di essere vignaiolo.
Tutti si definiscono vignaioli, ma cosa si cela realmente dietro all’utilizzo di questo termine?
Non so se tutti si facciano chiamare così o meno. Sento spesso la parola produttore invece. Fatta anche ai vignaioli.
Come si identifica il vignaiolo secondo te?
In colui che dalla potatura, alla gestione della terra, alla legatura, alla difesa fitosanitara, alla vendemmia, alla vinificazione, all’imbottigliamento e alla vendita passando per la contabilità e la burocrazia, gestisce la sua azienda agricola
Tu pensi di rientrare a pieno titolo in questo ruolo? Quali sono i caratteri distintivi e quale il senso che dai a questo termine?
Penso di poter rientrare in questo ruolo. A mio avviso i segni distintivi sono le mani, la differenza sta che il produttore vuole le botti piene in novembre e vuote in agosto, mentre il vignaiolo ottiene il vino dalla sua vigna e ne segue le esigenze e rispetta le rese, non compra uva e riempie le botti col vino che quella vendemmia gli ha dato. La vigna e il vino sono tutto quello che ha, e non le svenderebbe mai per questioni di spazio, anzi, sa che migliorano col tempo, altro ingrediente fondamentale.

A tuo modo di vedere artigiano e vignaiolo sono parenti stretti?
Sì senza dubbio, per me lo sono sempre.
Come ci si può orientare in modo corretto in una serie di definizioni e attributi che vengono utilizzati in modo – a volte – generico e superficiale?
Questa è una domanda a cui non so rispondere. Dipende dalle sensibilità e dalla stessa capacità dell’interlocutore. Spesso succede che il vignaiolo ti racconta la sua terra, mentre il produttore sa raccontare il suo metodo.
Esiste un rapporto fra vignaiolo e modo di lavorare in vigna e cantina? Ovvero il vignaiolo è automaticamente sinonimo di approccio più “naturale”?
A volte anche sovra naturale! Nel senso che la vigna e la terra sono talmente importanti che il 90% delle energie va li. Ma il vignaiolo del 2020, come quello del passato, usa le mani, la testa e la sensibilità. E se le mani non cambiano, la testa deve essere quella del 2020 quindi serve imparare la scienza e la tecnica di oggi, mentre la sensibilità deve dirci quale di queste tecniche serve applicare.
“Nulla deve essere segreto… Il vino deve essere parte di voi!”, un’espressione concreta e tangibile di chi, per passione e tradizione, cerca ogni giorno di raccontarsi e di far esprimere attraverso il proprio lavoro, la forza del proprio territorio.
Fosca Tortorelli


