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Tra i vini della Repubblica di Macedonia il poker di Vranec a Popova Kula

Popova Kula Winery

Oggi i vini della Repubblica di Macedonia, per la maggior parte, sono decenti, di pronta beva, a buon mercato, ma dallo stile però tecnologico, soprattutto quelli bianchi provenienti dalle uve dei soliti vitigni internazionali che sono vinificate con maggiore attenzione per il largo consumo, ma a discapito della personalità.  Secondo i miei gusti, quelli ottenuti invece dai vitigni autoctoni sono un po’ più sapidi e sembrano avere delle prospettive migliori, in primis i rossi Vranec, Stanushina, Kratosija, Prokupec e i bianchi Temjanika e Zilavka, che devono però conquistare una qualità più regolare e una maggiore accessibilità all’estero.
I suoi vini non sono, però, ancora particolarmente affascinanti per gli enoappassionati, con alcune valide eccezioni. I produttori devono dunque rimboccarsi meglio le maniche e mettersi a lavorare sodo. Eppure è il Paese che ha le migliori condizioni pedoclimatiche d’Europa per la viticoltura. Possiede, infatti, il record europeo dei giorni di esposizione al sole e anche quello delle vigne situate ad altitudini elevate sul livello del mare, là dove possono sfruttare la migliore ventilazione nelle estati lunghe, calde, secche, cioè tutti gli elementi che secondo alcune ricerche determinano la maggiore concentrazione dei polifenoli del vino e sono perciò ideali per lunghi periodi di affinamento.

Popova Kula Winery

Ci sono ancora vigne arretrate, pochi investimenti privati, troppi piccoli vignaioli che d’abitudine conferiscono le uve alle grosse cantine il giorno dopo la vendemmia, dunque con una fermentazione fuori controllo che s’innescata già sui carrelli dei trattori o sui pianali dei camion e che ne danneggia la qualità. Capita dunque che, accanto a vini sani, onesti, beverini e a volte anche davvero buoni, circolino pure quelli organoletticamente deboli o addirittura con quel gusto stantio, tra l’annacquato e l’ossidato, che s’incontrava spesso ai tempi della federazione jugoslava, di cui la Macedonia faceva parte prima dell’indipendenza conquistata nel 1991 a furore di popolo (2 milioni di abitanti).
Il governo aveva istituito subito il catasto della superficie vitata, l’elenco delle varietà di uve autorizzate alla produzione di vino, il registro delle tre regioni vinicole (Povardarie nei pressi della capitale, Pcinja-Osogovo a Ovest vicino al confine con la Bulgaria e Pelagonia-Polog a Est nei pressi del lago Ohrid, al confine con l’Albania) e dei 16 distretti con le denominazioni d’origine protette. Sono state estirpate le vigne dai terreni meno indicati per la produzione di uve da vino, tanto che la loro superficie vitata totale è passata dai 39.000 ettari del 1982 agli attuali 24.777 e sono state ridotte le rese, aumentando la densità degli impianti. Infatti, una quindicina di anni fa la produzione ammontava a quasi 2 milioni di ettolitri di vino e oggi invece è soltanto di circa 1,2 milioni di ettolitri, anche se la capacità di trasformazione delle 84 cantine ufficialmente registrate sarebbe molto più alta, si stima tra i 2,2 e i 2,5 milioni di ettolitri.
Anche la qualità della confezione dei vini, cioè le bottiglie e i tappi, non ha più niente da invidiare alla nostra, mentre prima faceva, in effetti, un po’ pietà. Va detto che i vini sono per la maggior parte esportati sfusi per essere confezionati all’estero dagli stessi importatori e che la Macedonia imbottiglia soltanto un terzo del proprio vino. Lo stato attuale della viticoltura nella Repubblica di Macedonia non è ancora conosciuto a fondo, ma questi pochi dati sono già in grado di dare un’idea piuttosto reale del quadro d’insieme in cui si muove questo Paese di lunga tradizione enologica, nata addirittura prima ancora dell’antico impero romano.

Fra le 84 cantine ufficialmente registrate, suggerirei quello per me più qualificato e cioè Popova Kula, ma ce ne sono anche altri che meritano attenzione: VV Tikves, Povardarie AD, Skovin, Imako Vino, Lozar Pelisterka, Bovin, Fonko Wines, Pivka, Vinarija Grkov, Vinarija Elenov, Vinarija Popov, Vardarska Dolina, Filovski, Ezimit Vino, Stobi, Dalvina, Vizba Valandovo e ZIK Kumanovo. L’immediata privatizzazione che aveva fatto seguito all’indipendenza ha consolidato la supremazia di un paio di colossi enologici che non remano certo a favore della qualità, ma in generale la qualità del vino è molto migliorata, grazie all’iniziativa dei privati più abbienti e ad alcuni investimenti stranieri, in gran parte tedeschi. Non è più a livello di serie B, però non è balzata all’evidenza sui mercati internazionali e non è colpa del vino, ma è stata causata dalla controversia in corso fino al giugno 2018 con la Grecia sull’uso del nome “Macedonia” o dell’aggettivo “macedone” nelle etichette di ogni prodotto che Skopje intendeva fare circolare nell’Unione Europea e perfino su documenti, mappe e manuali.
Solo da poco il consumatore comune li conosce come vini di Macedonia perché prima non poteva individuarli con questo nome, ma soltanto dalla sigla FYROM, quindi era impossibile emergere da un anonimato in cui li relegava la diffidenza per i vini dell’ex Yugoslavia, perciò era difficile che potessero conquistare qualcosa di meglio degli scaffali più bassi dei supermercati, magari a fianco dei bottiglioni.
C’è una regione, la Tikveshiya, al confine con la Grecia, che ha una tradizione vinicola risalente ai tempi dell’Impero Romano, soprattutto nella parte sudorientale, ai piedi dei monti Kozuf, dove le acque pulite e spumeggianti del fiume Doshnica confluiscono nel Vardar, tanto che viene considerata da molti come una Napa Valley dei Balcani. È la microregione di Demir Kapija, una cittadina a 106 km da Skopje e a 65 da Gevgelija che è velocemente raggiungibile con la E75. Qui il paesaggio è veramente pittoresco, il clima e i suoli sono ideali per la viticoltura e in un posto così bello non può che essere prodotto un vino buono.

Alle pendici meridionali del monte Velko Brdo, a ovest della cittadina di Demir Kapija, si trova un’antica vigna che agli inizi del XX secolo dava il suo vino al principe regnante di Serbia Aleksandar Karađorđević. Pur avendo a disposizione un territorio immenso che andava dalla costa della Dalmazia fino alla Pannonia (suo figlio Pietro diventerà il primo re di Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia e Macedonia), il principe aveva scelto personalmente questo posto per mettere a dimora la sua prima vigna nei Balcani avvalendosi di una squadra di consulenti francesi di vitivinicoltura. La costruzione di Popova Kula è iniziata l’8 ottobre 2004 ed è terminata entro il 28 agosto 2005 in tempo per la prima vendemmia e la vinificazione del primo grappolo d’uva. Secondo il calendario ortodosso, il 28 agosto è la festa della Beata Vergine Maria, una delle più celebrate dai Macedoni e allo stesso tempo la più importante per gli abitanti di Demir Kapija, perché è la patrona della città e della chiesa locale.
Ogni anno, perciò, il 28 agosto è un giorno speciale per Popova Kula. Entro il 10 agosto, tutti i dipendenti terminano le vacanze estive e tornano ai loro posti di lavoro per preparare le vendemmie, come gli altri 700 piccoli produttori di Demir Kapija. Nei 20 ettari di vigneti di sua proprietà Popova Kula coltiva solo le uve di alcuni vitigni come stanushina (unico produttore al mondo), vranec, cabernet sauvignon, mentre acquista le altre uve dai proprietari di vigneti che ne producono di altissima qualità, alcuni distanti anche 10 km. La prima vendemmia (quella di chardonnay) finisce tra il 20 e il 25 agosto, perciò rimangono dei giorni liberi per la festa della Vergine Maria prima d’iniziare le altre a cominciare dal sauvignon, riposando nell’hotel della cantina con 33 camere e 60 posti al ristorante più altri 80 in terrazza nella bella stagione.

Durante la vendemmia, i grappoli vengono raccolti a mano in piccole cassette e portati immediatamente in cantina. Popova Kula utilizza piccoli serbatoi d’acciaio inox a temperature regolabili e controllabili separatamente per la fermentazione dei vini e usa botti di rovere americano, francese, ungherese e macedone, con diversi gradi di tostatura. I magazzini per l’affinamento in bottiglia e lo stoccaggio sono a temperatura controllata.
Permettetemi di spendere due parole su un vitigno da cui Popova Kula ricava un vino rosso e un “grigio”, un rosato che ha un colore più scuro di tutti gli altri. Con i tempi che corrono, è anche poco definirli d’autore, perché sono i tipici vini da pasto di una volta, quelli rinfrescanti, beverini, stuzzicanti, fragolini, che vanno serviti a temperatura di cantina (tra i 12 e i 16 ºC). La varietà Stanushina non richiede tanta attenzione in vigna quanto le altre varietà di uva perché è ideale per il clima della Macedonia ed è un ceppo molto resistente. Ma quando la sua uva arriva in cantina dalle vigne che si arrampicano ad altitudini anche oltre i 600 metri, la situazione cambia completamente perché richiede grande cura, passione e conoscenza oltre all’uso della tecnologia. Attualmente l’unico produttore  di quest’uva, che è chiamata in zona anche makedonsko devojce, cioèvergine macedone”, è Popova Kula. Era in via di estinzione perché tutti avevano cominciato a espiantarla per mettere a dimora i vitigni internazionali ed è stata salvata solo dalla lungimiranza, dall’amore verso la propria terra e dal duro lavoro di dirigenti, cantinieri e dipendenti tutti che hanno rinunciato ai più facili guadagni con altri vitigni pur di mantenere ben vivo il suo tradizionale vino, ideale compagno delle bevute in grande e allegra compagnia.
E passo ai Vranec prodotti in purezza, fatti in tre versioni secche e una amabile.

Vranec Classic 2006
La linea di produzione Classic comprende solo vini base, attualmente 4 rossi e 5 bianchi, tra cui il Vranec secco, il primo vino di Popova Kula che ho bevuto con piacere alcuni anni fa grazie al decano delle penne polacche del vino Stefan Zatorski quando era redattore tecnico di Rynki Alkoholowe (che ha pubblicato per anni i miei articoli in polacco sui vini italiani) che mi aveva fatto conoscere questa azienda con molti punti vendita in Polonia prima di salutare questo mondo il 15 giugno del 2013 all’età di 88 anni. Di quell’annata avevo scritto per Enotime una nota per sottolinearne l’aroma di prugne un po’ fumé e di resina con un tocco di cioccolato. In bocca era rotondo e gustoso, dal sapore di confetture di frutta in una bella veste di seta con tannini leggeri.

Vranek Perfect Choice

Vranec Perfect Choice 2013
Viene da un’annata di moderate precipitazioni invernali e una primavera calda che hanno sfruttato piogge di livello medio e un’insolazione estiva che hanno fornito uve di alta qualità. Questo sorprendente vino da vendemmia tardiva è ottenuto da uve raccolte a mano nelle tarde e fredde ore notturne da una vigna di 30 anni verso la fine di ottobre, quando oltre 1/5 degli acini erano già secchi. Macerazione a freddo di 48 ore a 15 °C per estrarre meglio i tannini, fermentazione di 10 giorni a 23-25 °C con due rimontaggi completi, malolattica completa per mitigare l’acidità e aumentare la complessità del gusto, maturazione di almeno 6 mesi in quattro diversi tipi di botti di rovere. Dopo la filtrazione, la stabilizzazione e l’imbottigliamento, il vino si è affinato in bottiglia per 12 mesi prima di essere messo in vendita. Tenore alcolico del 14%, acidità totale 6,1 g/l, zuccheri naturali residui 3 g/l. Ha un colore rosso porpora intenso con un bouquet di aromi di ciliegie mature e mirtilli. In bocca è ricco e complesso, potente, denso, con un finale pieno e lungo. Consiglio di decantarlo un po’ prima del consumo programmato. Servitelo a 18-20 °C con umidi, arrosti sugosi, selvaggina, dolci al cioccolato fondente.

Vranek Reserve 2013

Vranec Reserve 2013
I vini rossi Reserve vengono prodotti solo nelle annate eccezionali raccolto, dove si raggiunge la migliore simbiosi tra clima, suolo e vitigno. Anche questo vino viene da un’annata con moderate precipitazioni invernali, una primavera calda con piogge di medio livello e un’insolazione estiva che sono state capaci di fornire uva di alta qualità. La vendemmia si è svolta a mano in tre fasi: 23-25 ​​settembre, 4-6 ottobre e 8-10 ottobre, in modo da portarle in cantina solo dopo aver raggiunto il miglior livello di zucchero, acidità e maturazione polifenolica. I grappoli sono stati selezionati e raccolti a mano in cassette da 10 kg per mantenere gli acini interi (nell’ultima fase sono stati raccolti alcuni acini secchi che hanno dato al vino un gusto specifico. Macerazione di 12 ore, fermentazione di 10 giorni in regime di aerazione speciale a temperature controllate, malolattica completa per ottenere un’ acidità e una complessità ottimali. Dopo la filtrazione, la stabilizzazione e l’imbottigliamento, il vino si è affinato in bottiglia per 4 mesi prima di essere messo in vendita. Tenore alcolico del 14,25%, acidità totale 5,9 g/l, zuccheri naturali residui 2,2 g/l. È un vino rosso secco con un colore rosso intenso e un bouquet di aromi di mirtilli, ribes nero, pesche gialle e un piacevole gusto di marmellata di prugne. È scuro e ricco, solidamente costruito con un finale liscio e lungo. Servitelo a 18-22 °C con tutte le pietanze di carne della cucina tradizionale balcanica e macedone, verdure cucinate, olive dolci e al forno, formaggi vaccini di media stagionatura.

Vranec Victory 2015

Vranec Victory 2015
Il colore di questo vino amabile è incredibilmente profondo e intenso e più dei precedenti dimostra l’origine del nome Vranec (”stallone nero”). Primavera calda dopo un inverno piovoso moderato, piogge in quantità normale e distribuite uniformemente durante tutto l’anno. Queste buone condizioni meteorologiche hanno favorito uve di alta qualità che sono state raccolte a mano nelle tarde e fredde ore notturne da una vigna di 30 anni alla fine di ottobre , quando oltre 1/5 degli acini erano già secchi.
Macerazione di 48 ore a 15 °C per estrarre meglio i tannini, fermentazione di 10 giorni a 23-25 °C, con due rimontaggi e malolattica completa per mitigare l’acidità e ammorbidire il gusto. Maturazione di almeno 5 mesi in vasche d’acciaio inox per la stabilizzazione prima dell’imbottigliamento. Tenore alcolico del 14,5%, acidità totale 6,9 g/l, zuccheri naturali residui 24,6 g/l. È un vino rosso dal bouquet degli aromi molto espressivo e intenso in cui predominano ciliegie, more, mirtilli e aronia. In bocca è complesso e ricco, conferma ed esalta gli aromi con un corpo pieno e caratterizzato da un’elevata acidità appena percettibile e molto ben integrata che offre una piacevole sensazione di freschezza. I tannini sono ben domati, morbidi, vellutati e l’elevata gradazione alcolica è talmente ben fusa che non si avverte, se non nelle gambe. Per una gradazione alcolica così alta, il Vranec Victory è inaspettatamente un vino di grande equilibrio, affascinante, con un sapore armonioso, dal finale estremamente lungo. È ideale in abbinamento con le carni bianche arrostite e condite da salse alla frutta (come l’anatra all’arancia o l’oca alle prugne), bistecche alle confetture, formaggi erborinati, pecorini stagionati e olive piccanti. Pur non essendo il più premiato della cantina è un vino fantastico, che mostra perfettamente le grandi doti del vitigno vranec e nella sua cantina lo considerano il migliore prodotto finora nei 14 anni della sua storia. D’estate può essere servito a 14-16 °C, ma normalmente a 16-18 °C.

Mario Crosta

Vinarska Vizba Popova Kula (Popova Kula Winery)
Bulevar na vinoto 1, 1442 Demir Kapija, REPUBBLICA DI MACEDONIA
Tel/Fax +389.(0)43.367400
coordinate GPS: lat. 41.410778 N, long. 22.226649 E
sito www.popovakula.com.mk
e-mail contact@popovakula.com.mk
indirizzo per la corrispondenza: Dame Gruev 5-7/3, 1000 Skopje, REPUBBLICA DI MACEDONIA
Tel. +389.(0)2.3216716, fax +389.(0)2.3228781
distribuzione vini: cellulare +389.75.432630
e-mail: sales@popovakula.com.mk
prenotazione hotel ristorante: cellulari + 389.76432630 e 389.76432640
e-mail: reservation@popovakula.com.mk

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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