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Sorgono e i suoi quattro garagisti, una piccola realtà sarda tutta da scoprire

I 4 garagisti da destra Simone Murru Pietro Uras Andrea Macis e Renzo Manca
I 4 garagisti, da destra: Simone Murru, Pietro Uras, Andrea Macis e Renzo Manca

Cannonau, Muristeddu (Bovale Sardo), Monica e alcuni vitigni che sanno di antico come il Girò, la Niedda Manna e altri, queste le uve che con amore e passione coltivano quattro giovani ragazzi sardi nel piccolo comune di Sorgono, nel centro geografico della Sardegna, luogo di incontro fra Barbagia e Campidano. Capoluogo del Mandrolisai, regione storica della Sardegna, da cui prende il nome l’omonima Doc., è un territorio da sempre noto come luogo molto vocato alla viticoltura, dove la maggior parte delle famiglie coltiva vigneti, talvolta centenari, ereditati dai loro avi, le cui uve sono in parte vinificate in casa con metodi tradizionali e in parte vengono conferite alla cantina sociale.

Quattro ragazzi, quattro vini, quattro bottiglie, questo sono i Garagisti di Sorgono, un nome e un volto che con fierezza viene rappresentato dalla bottiglia di ciascuno di loro; per i nomi dei vini hanno scelto i loro cognomi, e per le etichette ci hanno voluto letteralmente mettere la faccia per dimostrare la voglia di essere parte del loro territorio.

Parliamo di Pietro Uras, Simone Murru, Renzo Manca e Andrea Macis, che appassionati di viticoltura e di vino, decidono di vinificare le loro uve e racchiudere in ciascuna bottiglia l’essenza del loro territorio, terra apparentemente povera, ma al contempo ricca e preziosa.

Hanno avuto la fortuna di ereditare i vigneti tramandati dai loro nonni ai loro genitori e oggi cercano di coltivarli, conservarli e preservarli per i loro figli.

Un’avventura che nasce nel 2015, quando insieme decidono di provare a vinificare le loro uve e far conoscere il frutto del loro lavoro, prima fuori dai confini del loro comune e poi della regione.

Spronati nell’intraprendere questa strada, grazie alla conoscenza e alla disponibilità di persone di grande rilievo enologico – conosciute tramite un concorso enologico di livello regionale – hanno organizzato la loro prima vendemmia proprio nel 2015, per un totale di appena 6000 bottiglie tra tutte le quattro referenze.

Le quattro etichette

Dalle vigne più vecchie nasce così l’Uras, vino che rappresenta il Mandrolisai, simbolo del territorio, che è l’uvaggio delle tre varietà più quelle minori, vendemmiate e vinificate insieme come da tradizione, vista la promiscuità varietale dei filari di queste viti centenarie. Un vino fresco e saporito che profuma di fragoline di bosco, timo ed erbe aromatiche, elegante, succoso, coinvolgente e lungo. Un vino che nonostante il tenore alcolico non trascurabile ha grazia e bevibilità, ideale con piatti tipici del territorio.

Dagli altri vigneti, relativamente giovani (dai 15 ai 40 anni) hanno deciso di scorporare le singole varietà, dando vita al Murru, frutto della loro Monica al 100%, proveniente dai vigneti di Pischina e Bau perdosu nel Mandrolisai, un rosso che profuma di mora e ciliegia, dalle tinte calde, di carattere, saporito e che spicca per la gentile rotondità, tanto che potremmo azzardare un abbinamento apparentemente ardito, con un piatto a base di sarde o aringhe. Dalla Monica passiamo al Macis, questa volta ci troviamo davanti a un 100% Muristeddu, un vino dalla grande espressività e profondità olfattiva, ampio e coinvolgente, da provare con i classici Culurgiones tipici della Sardegna, una pasta fresca con un profumato ripieno di patate, pecorino e menta. Chiudiamo con il Manca, prodotto con il 100%, di uve cannonau, un vino che sorprende e non si smentisce per il suo corpo austero e di gran carattere, proprio del cannonau, ma che risulta carico di sapore, con un tannino presente ed elegante e dalle ammalianti tinte speziate che accompagnano sia il gusto sia l’olfatto, ideale per pietanze terragne o con un Casizolu di Santu Lussurgiu semistagionato, uno dei pochi formaggi di vacca a pasta filata tipico della Sardegna, prodotto prevalentemente dalle donne del luogo con latte di vacche di razza sarda-modicana, che unisce sensazioni verdi di erba e di latticello a sentori di bosco e di foglia.

In definitiva una bella e giovane realtà da tenere sotto osservazione, con l’annata 2016 presentata lo scorso Vinitaly in anteprima, che già promette molto bene. Ogni singolo vino si esprime in modo autentico e carico di una peculiare personalità, proprio come ognuno di questi quattro giovani ragazzi.

Altra curiosità è il nome che li contraddistingue, un volo pindarico al mito dei “vins de garage” francesi, con l’intento di voler cercare di dare valore a questi piccoli gioielli che l’entroterra sardo custodisce e che vale la pena conoscere e apprezzare.

Fosca Tortorelli

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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