Úrágya 57 Tokaji Furmint és Hárslevelű 2012 Demetervin

Dal 2003, ogni volta che vado a Tokaj, specie in settembre per la festa dell’uva di Tarcal, il pittoresco centro vinicolo della Tokaj-Hegyalja che sta appunto a cinque minuti di strada da Tokaj, mi fermo a dormire un po’ prima, qualche chilometro dopo Szerencs, in mezzo ai vigneti alle pendici dei monti Zémplen tra Mezőzombor e Mád, proprio a un tiro di schioppo dal rondò presso la grande tenuta Disznókő, al motel con campeggio Bortó Panzió (aperto da fine marzo a metà dicembre, tel/fax +36.47.369475 e +36.47.369124, cell. +36.30.7037098 e +36.70.3686701), ben segnalato sulla strada.
Questo posto mi ricorda le montagne della Nurra, in Sardegna, manca soltanto il mare, ma è uno dei più tranquilli e bucolici che abbia conosciuto. Camere in linea con la campagna e l’atmosfera da campeggio sul laghetto, che è pescoso e balneabile, senza nessuna pretesa, ma con bagno; in compenso il silenzio è assicurato, la colazione è molto ricca, asburgica e si parcheggia l’auto davanti alle camere, tutte a pianterreno in uno stabile che un tempo era una fattoria con maneggio incastonata tra pruneti e vigne e con un terreno di proprietà molto vasto e molto verde.
Da qui ci si può infilare a nord nella pittoresca valle del rio Fürdő-patak che s’inoltra dietro il laghetto di Bortó Panzió verso le foreste dei monti Cigáni-hegy, Bogdán-tető, Szokolya e dell’antica cava di Bomboly-bánya, oppure ci si può tuffare a sud nei vigneti della tenuta Disznókő (significa “muso di cinghiale”), niente motori né trattori, solo delle coppie di falchi che dall’alto scrutano queste colline selvagge di origine vulcanica.
Varcando il rio a monte del laghetto si arriva al silenzioso paese di Mád fra vigne meravigliose come Nyulászó e Szent Tamás (entrambe első osztályú dűlő, cioè cru di prima classe) che ho scoperto su indicazione di István Szepszy, il discendente dell’inventore storico del Tokaji che dirige la famosa cantina di Királyudvar a Tarcal, ma ne possiede anche una sua proprio nell’agro di quel paese di 2.200 anime e ben 25 cantine, tutte raccolte in un grappolo e perciò visitabili senza mai spostare l’automobile da un comodo parcheggio attorno al centro. Non c’è produzione di vino rosso da queste parti, anche se ci stanno provando con del Pinot Noir sia la cantina Dobogó nella vigna Úrágya, che dà il rosso Izabella utca, sia la cantina Sauska nella vigna Birsalmás, che lo spumantizza con altre uve bianche nell’extra brut Rose Pezsgő.

Una delle cantine di Mád che consiglierei di visitare è Demetervin, vicino alla Posta, in Berksényi utca 5, proprietà dell’ex ministro Ervin Demeter che si è ritirato qui a far vino con suo figlio Endre fin dal 2002 in una bella casa in pietra che fu del fondatore del Museo Nazionale Magiaro, Ferenc Pulszky. Ne hanno anche ricavato camere e appartamentini per vacanze agrituristiche. Il podere comprende circa 12 ettari a coltivazione integrata, sebbene senza certificazione bio, grazie alla passione naturistica e alla vitalità di Endre, che ricordo come fondatore dell’associazione dei giovani enologi “Junibor”, da cui si è tolto solo per raggiunto limite di età. Le vigne migliori sono Betsek, Holdvölgy, Kakas, Király e Úrágya (particella 57, dove si trovano anche ceppi di 80 e 90 anni), metà delle quali sono coltivate ad alberello col sistema gobelet, alcune su piccole terrazze in pietra, lavorate a mano o con l’aiuto del cavallo. La resa è molto bassa, circa 1 kg per pianta, e le ambizioni sono evidenti, visto che si producono praticamente due tipologie di vino: una di vini-base, leggeri, freschi, da bere quotidianamente e l’altra di vini di razza, complessi, con l’etichetta del cru da cui provengono, ma in tutto stiamo parlando di circa 16.000 bottiglie l’anno.

Vorrei suggerire il vino di ciascuna delle due tipologie che mi ha più convinto, anche perché vanno proprio nel senso del rinnovamento in atto nella zona di Tokaj per slattarsi dalla produzione esclusiva dei famosi vini dolci, oggi veramente molto buoni, che sta diventando economicamente più rischiosa, dato l’orientamento del mercato verso i vini secchi e spumanti. Mi sono convertito nel 2003 alla tradizione autentica e alla forza del passato che, travolte dal periodo di giogo russo, sono riuscite a far tornare i vini dolci ai fasti di una volta, più freschi, floreali e fruttati. Ma la nuova generazione dei vignaioli e degli enologi sta scoprendo anche l’enorme potenziale dei vini non botrytizzati, non ossidati, ma di eccellente acidità e gran carattere. Perciò bisogna provarli per capirli e arricchire le loro sperimentazioni con pareri, eventuali critiche e ben accolti suggerimenti.

Comincio dal Délceg, un bianco fresco, frizzante e secco che riflette la crescente piacevolezza dei vini di Mád. La resa d’uva sana per ettaro e di mosto fiore in vino sono rigidamente limitate in modo naturale. I grappoli di Furmint (80%) e di Hárslevelű (20%) sono raccolti in anticipo, all’inizio di settembre, e pressati sofficemente. La fermentazione avviene spontaneamente in serbatoi di acciaio inox a freddo, secondo la sperimentazione che qui hanno fatto dal 2003 al 2010 per gli sparkling wines. Dal 2010 si è ottenuto un vino davvero buono da bere, al punto che si è deciso di imbottigliarlo e commerciarlo con tappo a vite.

L’Úrágya 57 è una delle migliori rappresentazioni dei vini di terroir secchi della regione di Tokaj-Hegyalja. Le uve di Furmint e Hárslevelű sono raccolte dalla cima della collina di Úrágya, il “letto del signore”, esclusivamente da una vecchia vigna di appena mezzo ettaro con tutte le caratteristiche dell’agricoltura tradizionale di una volta, senz’alcun intervento meccanizzato nel terreno e sui ceppi.
Il mosto è ottenuto dalla spremitura in un vecchio torchio e fermenta spontaneamente in botti di legno dove compie anche la malolattica, poi è affinato in botti di rovere ungherese da 1 a 3 anni. Il carattere di questo vino ricco, completamente asciutto, di buon corpo, è espresso dalla sua mineralità. La complessità che gli proviene dal terreno vulcanico e dai due più nobili vitigni della regione gli dona un’eccezionale lunghezza e ne mantiene l’equilibrio tra il livello elevato di alcool e l’acidità. Il bouquet si apre lentamente, ci vuole un po’: cera d’api, pietra, qualcosa che ricorda gli idrocarburi, pepe e olio. In bocca è denso, grasso, potente, pieno, ricco e complesso, ha un finale nature, un po’ selvatico ed erbaceo. È sempre meglio servito a 13 °C dopo una mezz’oretta di arieggiamento in caraffa. Può accompagnare tutti i tipi di pasti dalle insalate alle carni bianche, dal pesce all’agnello, ma è una vera goduria con la pacalpörkölt, la trippa all’ungherese, che una volta veniva veduta per le strade e porta a porta dai pacal eladók, gli scomparsi ormai venditori di trippa.
Mario Crosta
Demetervin
Bercsényi utca 5, 3909 Mád, UNGHERIA
tel. +36.20.5550880, +36.20.9312234
sito www.demetervin.hu
e-mail info@demetervin.hu




