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Essere all’altezza della qualità: Viaggio in Alto Adige tra altitudini e vini (e fumetti) iconici

Le vigne dell'Alto Adige viste dall'aereo
Le vigne della Cantina Tramin

Il buffo e arguto cane con le grandi orecchie nere, il muso ovale e qualche altra macchia sulla schiena si chiama Snoopy, fu disegnato dal genio di Charles Monroe Schulz ed è –presumibilmente- un beagle. È il cane di Charlie Brown. Non di rado si produce in pensieri metafisici o poetici. Li scrive a macchina su fogli che spesso poi accartoccia. Oppure li confida al canarino Woodstock. Come quando sul tetto della sua cuccia, puntando il naso in su, esclamava: “Riesco con un dito a toccare una nuvola anche se so che è lontana chilometri… mi piace essere all’altezza della mia fantasia!”.

Essere all’altezza della qualità potrebbe invece essere a buon diritto uno slogan per rappresentare il modo in cui in Alto Adige la viticoltura si è organizzata su più quote, trovando per ogni altitudine e condizione, la varietà più opportuna, la più adatta e capace quindi di esprimere a quella altezza specifica il suo potenziale al meglio.

Tra i 200 metri e i 1100 metri sul livello del mare si organizzano poco più dei 5000 ettari vitati della regione. Come su più gradi, o gradini, a scendere e a salire, assolvendo alle condizioni diverse, oltre venti varietà coltivate in regione trovano così l’altitudine migliore per esprimersi. In più combinandosi a terreni di natura diversa dalle sabbie, alle argille, ai sedimenti dolomitici e morenici, fino ai porfidi rossi vulcanici, ai graniti, allo gneiss realizzano un frammentarsi e ricomporsi di unicità di inestimabile virtù. Da nord a sud, lungo l’Adige e per l’Isarco fino al Brennero, altitudini diverse, esposizioni e terreni mutevoli, ci danno vini che assai spesso approfittano al meglio di queste variabili.

In generale, salendo dal livello del mare, ad ogni 150 -200 metri, si calcola che si registri una diminuzione della temperatura di 1° C. La maturazione e l’accumulo zuccherino cambiano notevolmente da un’altitudine all’altra e si calcola che ad ogni 100 m di aumento dell’altitudine vi sia una diminuzione di quasi un grado della gradazione zuccherina dell’uva. Le differenze di altitudine contribuiscono molto alla qualità dell’uva e del vino che ne deriva poiché oltre al tenore zuccherino influenzano il patrimonio aromatico dell’uva, le sostanze coloranti, i tannini, l’acidità, il pH e ancora molti altri componenti dell’uva stessa. Salendo e scendendo, tutto cambia.

Per cui in Alto Adige, appena varcato il confine della provincia, hai Cortaccia che già ti rivela a pieno questa esclusiva attitudine. I vitigni bordolesi, per intuizione di Edmund Mach già dalla seconda metà del 800, vestono i primi pendii a fondo valle, a quote tra i 250 e i 300 metri, trovando espressioni strepitose per qualità e continuità di rendimento (come dimostrano lo Iugum di Peter Dipoli e il Rot del vigneto Auhof di Baron Widmann, il Lincticlarus Cabernet di Tiefenbrunner e il Freinfeld di Kurtasch) che hanno nulla da invidiare ad altri terreni -magari più celebrati- per queste stesse varietà. Un’evidenza questa già ampiamente svelata in due edizioni di Cortaccia Rossa, per degustazioni cieche di vini di Bordeaux e di Bolgheri vicino agli omologhi vini dell’area Cortaccia. Che poi, come scrivevo, non è solo rossa, anzi, alle stesse quote dei vitigni bordolesi si trovano Gewurztraminer ragguardevoli (il Brenntal di Kurtasch arriva da qui) e poi Sauvignon Blanc, salendo più su (il Voglar di Dipoli), fino ad arrivare a 900 metri e oltre dove ancora troverai vigna prima di Pinot Bianco e poi di Müller Thurgau e di Kerner, tra il Penone, l’Hofstatt e Corona e più su fino al vigneto tra i boschi che produce il Müller Thurgau Feldmarshall di Tiefenbrunner, una delle espressioni più stentoree e sublimi di questo vitigno. Da lì, sei su una terrazza, il pendio precipita quasi verticale fino alla piana del fiume Adige e di fronte hai Egna, Montagna e Ora, la cunetta del Mazzon e, volgendo lo sguardo a nord, il lago di Caldaro e una vaga percezione di Bolzano, il suo profilo, i tetti delle case e i palazzi, dentro la sua conca di porfidi disgregati e vigneti resistenti alla urbanizzazione.

vigneto in Alto Adige

Ma ci si deve fermare almeno un istante di più sulla cunetta del Mazzon, in una situazione unica quanto ad esposizione (decisamente a ovest, al più tiepido sole del pomeriggio) e composizione dei terreni, il Pinot Nero da decenni produce meraviglie per le cure di aziende come Haas, Hofstätter, Girlan, Gottardi, Brunnenhof, Carlotto e altri ancora, capaci di vinificare alcuni dei migliori Pinot Nero fuori dalla Borgogna. A quel punto a guardare di fronte e appena più in su, hai Caldaro, Termeno e Appiano. Vigneti a perdita d’occhio. La Schiava svela la sua grazia sui piani e sui primi pendii tra Caldaro e Colterenzio (innanzitutto con lo Gschleier di Girlan, poi con tante altre magnifiche), quindi il Gewürztraminer più sopra, anche a 500 m slm e al suo meglio (basti pensare a Nussbaumer e Terminum di Tramin, al Kolbenhof di Hofstätter), a seguire sulle stesse quote ancora il Pinot Bianco in alcune delle sue espressioni più complesse e articolate, poi grandissimi Sauvignon Blanc (primo il Sanct Valentin di Eppan e non di meno il Lafoa di Schreckbichl). A questo punto, sei alle porte di Bolzano e di un bivio. Più in basso nella zona ovest di Bolzano, avrai Gries, i suoi terreni a bassa quota, non oltre i 300 m slm, producono alcuni dei più sontuosi Lagrein lì (ad esempio quelli di Muri Gries e della cantina Bozen) e negli immediati paraggi (ovvero quelli di Heinrich Mayr, Josephus Mayr, Waldgries). Più a est già in odore di Isarco hai Santa Maddalena, i suoi porfidi, la sua quota variabile altre straordinarie Schiava (Ramoser, Obermoserhof, Bozen, sono solo tre dei più efficaci e affidabili).

Se segui la rotta verso est sei già in Valle Isarco, subito al Praesulis hai sensazionali Pinot Bianco, Schiava e Pinot Nero di alta quota come quelli di Markus Prakwieser del Gumphof, quindi puntando al Brennero, l’altitudine aumenta, il cono di luce tra i due fronti di montagne diminuisce, le uve a bacca scura quasi scompaiono e si entra nel regno dei vitigni bianchi d’alta quota: Riesling Renano, Muller Thurgau, Kerner, Gruner Veltliner, Sylvaner. I Pliger del KuenHof, Abbazia di Novacella, Manni Nossing, Kofererhof, Pacherhof, Garlider, Strasserhof, sono solo alcuni degli indirizzi presso cui trovare questi bianchi al loro meglio.

Se invece da Bolzano punti a Merano e alla Val Venosta, allora appena abbandoni la città hai già l’area di Terlano da un lato del Adige e di Nalles dall’altra parte. Curioso anche qui constatare come la variabilità di terreni e di esposizioni determini espressioni singolari e magnifiche. Il Vorberg sul lato di Terlano e il Sirmian sul lato di Nalles, si guardano dal disgelo dei ghiacci, da sempre. Su entrambi i fronti allignano vigneti di Pinot Bianco e non solo, ma di Pinot Bianco principalmente. Il Vorberg su rocce porfidiche è esposto ad ovest. Il Sirmian, su un mosaico di rocce diverse e argille poche profonde, è esposto ad est. Il primo, una delle opere più ragguardevoli del compianto Bastian Stocker, è il paradigma del vino bianco minerale, teso, cupo sulle prime e profondissimo, longevo al infinito. Il secondo è l’emblema del Pinot Bianco maturo e generoso, mediterraneo ma già alpino, immediatamente espressivo e ancor carico di potenziale evolutivo. Sono due vini strepitosi da vigneti che toccano i 600 metri e a volte salgono ancora più su. Seguendo la stessa direzione raggiungi l’area del meranese e a seguire la Val Venosta. In Val Venosta l’altitudine e la pendenza sono ancora diverse. Vigne di Pinot Bianco e Riesling sopra i 500 metri, esposizione a pieno sud, pendenze vertiginose, per vini che trattengono tensione aspra e bilanciata, magnifica verticalità, scintillante luminosità (in questo senso, i vini di Falkenstein e di Castel Juval sono tra i più iridescenti d’Italia e non solo).

Pierluigi Gorgoni

Per quasi 10 anni tra gli autori della guida I Vini d'Italia de L'Espresso, docente di materie vinose ad ALMA - La Scuola Internazionale di Cucina Italiana fin dalla sua fondazione, membro del Comitato editoriale e Responsabile delle degustazioni di SpiritodiVino già dal suo primo numero in edicola. Gli piace viaggiare, assaggiare, curiosare, incontrare e soprattutto gli piace raccontare tutto.

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