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Assaggi dall'Italia e dall'EsteroIl vino nel bicchiereUngheria

Egri Bikavér Superior Síkhegy 2009 Simon Pincészet és Szőlőbirtok

Jozsef SimonJózsef Simon è l’unico viticoltore di Eger che si è fatto un terreno a terrazze su un contrafforte dell’Eged. Quant’erano ripide quelle forre prima che ci mettesse lui le mani per renderle adatte a coltivarvi la vite! È un personaggio che ti sta ad ascoltare anche quando non capisce la lingua (si deve fare aiutare dai famigliari), ma riesce a interpretare i tuoi schizzi, i tuoi gesti, le tue espressioni del viso con tanta attenzione e, siccome padroneggia la materia benissimo, ti capisce comunque e forse anche meglio degli altri.
Ne ho avuto la prova quando, durante la Bormustra del 2003, gli stavo descrivendo la “doppia maturazione ragionata” (proposta dal prof. Giovanni Cargnello dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano) e la necessità di differenziare i portainnesti per tipi di terreno (proposta da Tibor Gál senior, il quale aveva l’impressione che lasciasse un po’ troppa superficie fogliare su alcune viti).
Serio, ma anche simpatico e interessante, un personaggio eccezionale in tutti i sensi, come mi hanno confermato tutti quelli che hanno avuto la fortuna di essere stati suoi ospiti.
Con József ci si aspetta soprattutto di parlare di vino, ma si troverà una marea di altri temi, divagazioni, discussioni su tutto, dall’arte alla poesia, dal prosciutto tipico del maiale di razza mangalitza fino alle barzellette e poi… ma certo che i vini si gustano meglio con una bella fetta di pane integrale spalmato di strutto di montone! È il primo che si stufa di degustare, se si commenta in modo asettico e raffinato e allora, versando lentamente un po’ di vino in più lungo le pareti del calice, invita a berlo anziché sputarlo.

Le vigne terrazzate

Con József ci si diverte dall’inizio alla fine. Gli piace organizzare spuntini con le pietanze tipiche locali, con tutta una serie di piatti che può andare senza difficoltà da una mezza dozzina fino a una quindicina, a seconda di quanti vini si vuole degustare quando si prenota.
A volte si mette anche a cantare popolari melodie ungheresi per vincere quei silenzi che i wine-writers intercalano agli assaggi, ma diventa addirittura formidabile quando descrive il vino con degli esempi, alcuni fin troppo osé, tanto spinti che abbassa da solo il suo sguardo se vede arrossire chi gli sta facendo da interprete, anche se non recede dal farli.
Il suo vino va descritto com’è, senza fronzoli… diamine!
Quest’uomo sanguigno, il classico tipo che dopo un eccesso di bevute ti caricherebbe sulle spalle e ti porterebbe a casa sano e salvo, insegna anche quando ride e scherza. Se non ci sono bambini presenti, bisognerà pure sottolineare anche quelle caratteristiche organolettiche che non sono né floreali, né fruttate, né minerali, ma animali. “Niente sesso, siamo inglesi” va bene solo per gli inglesi. E poi ci sono parole che descrivono note ambigue, se proprio non si vuol scendere nei particolari, magari perché c’è un prelato presente.
Foxy, pipi de chat, sueur, litière, per esempio, possono essere un odore o una puzza, oppure un aroma di donna… e qui ci vuole la massima precisione esplicativa, ma senza toni professorali. Il vino buono non li meriterebbe. Altrimenti, ragazzi, lasciamo pure qui il monsignore e andiamo a berci una bella birra al pub…

Vigne terrazzate

“Don” Simon si occupa di produzione di vini “nel suo cortile” soltanto dal 1992, perché prima, sotto il regime precedente, lavorava per il complesso vinicolo Egri Csillagok. Conduce la sua vigna con una saggezza pari almeno alla sua simpatia. Ha una tenuta modesta di 24 ettari vitati su 38, (tra i migliori cru: Síkhegy, Janó, Márika, Áfrika, con esposizione da sud-est a sud-ovest, coltivati a cordone alto e basso), quindi ne ha presi altri 30 in affitto. Ci sono i vitigni autoctoni come Kadarka, Kékfrankos, Kékoportó, Királyleányka, Leányka, Zefír, Zengő, Zenit e anche quelli internazionali come Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Blanc, Pinot Noir, Savignon Blanc, Syrah, Viogner.
In totale produce circa 4.000 ettolitri in una grande cantina ricavata dentro la roccia (riolite, tufo vulcanico) alla periferia di Eger, sulla strada per Ostoros.
È qui che József sa dimostrare vera classe, sebbene senza fronzoli né orpelli né dispositivi ultramoderni. Infatti i suoi vini sono in tutto e per tutto “frutti della terra”, anche se non vengono mai lasciati al caso, ma seguono con precisione un profilo, una strategia, un progetto. József si attiene ai metodi naturali, possibilmente senza interferire, trattenendo l’impeto e le tentazioni che la tecnologia porta con sé.
Usa delle piccole botti, qui le chiamano barrique solo per le dimensioni che sono abbastanza simili a quelle francesi, ma sono fatte da aziende artigiane del posto con il legno di rovere locale, che è molto delicato e quindi non cede al mosto quei tannini prepotenti che soffocano quelli dell’uva e i suoi aromi: la pianta ha foglie e ghiande di un tipo simile a quello della Sardegna, le cui foreste furono disboscate per costruire le ferrovie della nostra intera penisola.
Egri Bikavér Superior Síkhegy 2009 Simon Pincészet és SzőlőbirtokAlcuni vini di questo “miglior enologo di Eger dell’anno 2003” suscitano però anche delle controversie e delle polemiche. La naturalità non fa compromessi e il clima in Ungheria non è più come una volta, ma in certe annate è diventato così torrido che favorisce livelli di zucchero straordinariamente elevati che si trasformano in tenore alcoolico esagerato nel caso dei vini bianchi, se non si anticipano le vendemmie.
A Eger questo è capitato già in tre o quattro annate dall’inizio del terzo millennio e non solo ai vini di Simon, che anzi è riuscito a trattenere più di altri quei “puledri imbizzarriti” del 2002; solo per fare un esempio, ripreso da molti wine-writer, penso ai bianchi di János Arvay e Lajos Takács.
Apriti cielo fra chi preferisce le bombe di fruttato nello stile dei vini del Nuovo Mondo e chi preferisce condividere con l’enologo la scelta di sotterfugi agrotecnici ed enologici per forzare le uve a fare soltanto ciò che il mercato pretende…
Sui rossi, comunque, niente discussioni, anzi chapeau bas. Lajos Gál, con la sua esperienza di accademico e vignaiolo, nel 2003 mi disse che i rossi di Eger sono ottimi tra i 5 e i 10 anni, salvo quelli di József Simon, in particolare i Don Simon, che in vitalità possono superare anche i 30. Avendo bevuto il Don Simon Cabernet Sauvignon Selection 2000 (8.000 bottiglie da 2 ettari), non posso fare altro che confermare. Ma i vini della serie Don Simon vengono fatti soltanto nelle annate eccezionali.
Un vino che a noi comuni mortali con il borsellino più modesto può rendere bene l’idea della produzione di József è l’Egri Bikavér Superior, in particolare quello del vigneto Síkhegy, di cui ho degustato le annate 2002, 2006 e 2009.
C’è da dire che L’Egri Bikaver Superior Síkhegy 2009, da uve Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Noir, Kékfrankos è un vino complesso e ricco, che si sviluppa meravigliosamente nel bicchiere. È succoso e, oltre all’ampiezza e all’intensità del fruttato di amarena, ha quel leggero fondo speziato tipico di Eger, con note di rosa canina, ibisco, mortellina di palude, un ricordo di buon cuoio e una puntina di peperoncino.
Un vino ben fatto e bilanciato, con una bella, pulita, terrosità. Un vino maschio, aitante, che rappresenta bene il carattere del vino tipico di Eger e che ha un notevole potenziale di affinamento in bottiglia.

Mario Crosta

Simon Pincészet és Szőlőbirtok
3300 Eger, Negykopőros u. 79-83
Tel. +36.36.515045, Fax +36.36.413182, cell. +36.20.3668415
sito www.simonbor.hu
sikhegy@chello.hu

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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