Vörös Fekete 2007 Simkó Kőporos Borászat Eger

Zoltán Simkó è un gigante buono. Quando mi ero allontanato dal gruppo degli “enodopati” polacchi sul monte Eged a Eger per andare a godermi da solo l’incantevole paesaggio dalla terrazza naturale in cui l’indimenticabile Tibor Gál voleva costruirsi la nuova casa, lui mi ha seguito come fa una chioccia con un pulcino un po’ monello, non troppo vicino, ma non troppo lontano. Ci aveva scarrozzato anche lui fin lassù, ma siamo rimasti piuttosto silenziosi, perché non riuscivamo a scambiare neanche una parola (il magiaro è una delle lingue più difficili del mondo, di origine finnica, non slava e il nostro inglese era tutto a monosillabi. Zoltán Simkó è uno dei veterani dell’enologia di Eger e della sua rinascita, cioè dei magnifici hét (sette) come li chiamo io.
È architetto, ma si è legato alla vitivinicoltura per puro caso, com’è capitato anche a qualcun altro di queste parti (per es. Lajos Gál, di cui vi ho già parlato). Gli era andata così: nel 1975, per dare una mano al futuro suocero (cosa non si fa per amore?) lo aveva aiutato a curare una piccola vigna di un ettaro e a ricavarne anche il vino e da allora non è riuscito più a smettere. Però ha cominciato a occuparsene seriamente soltanto nel 1993, partendo dai primi 7 ettari circa di vigne proprie. In poco tempo ha più che sestuplicato questa superficie (oggi supera i 44 ettari), visto che insieme con la sua famiglia è cresciuta anche la fama della sua cantina, tanto che è diventato fornitore di vino della business class delle aviolinee Malev.
La tenuta Simkó Kőporos Borászat si trova sul versante più ripido della collina Kőporos, chiamato Nagykőporos, dove abita un altro dei magnifici sette di Eger, József Simon, e a poca distanza dalla nuova cantina di Gróf Buttler, che sono altre due colonne di cui vi parlerò. Stanno in una strada particolare, perché lì di case ce n’è poche e nelle antiche cantine (scolpite tutte in fila nel tufo) che si affacciano da entrambe le parti si concentra proprio tutta la vita locale. In quegli oscuri sotterranei si fa il vino, si fanno trattative, si festeggiano le ricorrenze, si banchetta, si ricevono gli ospiti.
I “propri”, ma anche quelli dei vicini, senz’alcun problema. C’è un cameratismo sconosciuto altrove, che dipende dalla solida condivisione degli obiettivi enologici, da una comune battaglia di rinascita che è cominciata con il crollo della cortina di ferro e che dura ancora. Questo suscita un’impressione un po’ irreale in chi capita qui per la prima volta, proveniente da mondi dove impera la competizione oppure dominano l’invidia e la gelosia.
È come entrare all’improvviso in un “mondo parallelo” per quant’è fiabesco nei rapporti umani e non soltanto perché bucolico. Eppure è reale. Sono proprio le bottiglie che emergono da questi abissi “impellicciati” di nero a ricordarcelo, dunque non si tratta di un’illusione.
Zoltán Simkó non è un tipo originale come il sanguigno József Simon, ma è una figura carismatica che ha il proprio ruolo nella stessa favola. Questo gigante bonario e taciturno ha bisogno di un po’ di tempo per intavolare una conversazione, ma quando lo fa, vale la pena di ascoltarlo a orecchie tese perché non dice mai cose inutili, ma concrete, sagge, da architetto, appunto, anche di ottimi vini.
E i suoi vini sono come lui, armoniosi, per nulla eclatanti, eppure solidi e sostanziosi. Ci ritroviamo di nuovo nella tipicità tradizionale di Eger, che sa di spezie e di buona terra asciutta, con vini che fermentano sui propri lieviti naturali e che maturano un anno e più (eccetto i bianchi) in grandi botti.
Prezzi sobri, un buon posto per gli acquisti e per le visite con degustazione e spuntino, perfino un autobus pieno alla volta, ma con prenotazione. Fa circa 100.000 bottiglie di vini di qualità, ma vende anche molto vino sfuso, leggero, però mica male. Anche il topolino reclama la sua parte, no?

Come al solito, allora avevo preferito concentrarmi sui rossi, anche se meritano pure i bianchi da uve Leányka, Olaszrizling e Zengő, perciò prometto che rifletterò meglio prossimamente sullo Chardonnay in purezza e sul Sonata (Leànika e Chardonnay).
Quella volta mi sono goduto invece il Kékfrankos e il Pinot noir in abbondanza. Purtroppo di Kadarka késői szüret (vendemmia tardiva), amabile e raro ma straordinario, ce n’era pochissimo, il tempo d’inseguire poche gocce e via. Il buon Vörös Fekete 2003, che allora era invece un uvaggio di Cabernet Sauvignon, Merlot e Blauburger, negli anni successivi è cambiato. Il Vörös Fekete 2006 era già fatto da Syrah in purezza, mentre il Vörös Fekete 2007 era un taglio di Syrah e Merlot. Questo vino mi è sempre piaciuto, anche se nel nome ricorda l’altra squadra di Milano e io sono interista fin dai tempi del mago don Helenio Herrera. Vörös fekete vuol dire, infatti, rossonero (mannaggia).
Ammetto di aver fatto pure un pensierino al grande rossonero Liedholm (mi mordo le dita, mannaggia due volte, per non averlo messo in campo noi…) e al suo cristallino Grignolino, perché mi sono sempre piaciuti tutti e due, l’uno a San Siro e l’altro nel calice, ma da Zoltán Simkó il vino è tutta un’altra scuola di pensiero e di trasparenze proprio non c’è ombra.
Le uve del 2007 sono state vendemmiate a fine ottobre, ben mature, dopo una primavera di calda e umida, un’estate assolata e secca, molte piogge nel mese di agosto e un autunno caldo e lungo. La fermentazione con macerazione delle bucce è durata in tini aperti da 25 a 30 giorni e i vini sono maturati in botti di rovere da 12 a 18 mesi e assemblati per un affinamento in bottiglia di almeno 6 mesi.
Per Zoltán Simkó si tratta del vino rosso più ambizioso di ogni annata, quello che riscuote medaglie d’oro e d’argento in tutta l’Ungheria. Colore molto scuro, un cuore nero con riflessi viola, sebbene non troppo carico. Aroma ricco, complesso, intenso, attraente, con spezie (pepe e chiodi di garofano) ben armonizzate che anticipano un fruttato fresco (prugne, amarene, lamponi) e un buon sentore leggermente fumé.
Palato compatto, pulito e, come raramente accade a Eger, con tannini domati, vellutati. Finale lungo e diabolicamente saporito, dove l’alcool (14,3%) regola la sensazione di caldo e la morbidezza. Semplicemente delizioso. Un vero icon wine.
Mario Crosta
Simkó Kőporos Borászat
3300 Eger, Nagykoporos ut 11
Tel. +36.36.516241 (fax 516242), cell. +36.30.9450327
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