Péter Bora Egri Cuvée 2004 Gál Lajos Pincészete

Lajos Gál è una figura di spicco della costellazione di Eger e mi onora della sua amicizia. Anche se proviene da una famiglia senza tradizioni vitivinicole, da giovane ha deciso di studiare enologia a Budapest (laureandosi, manco a dirlo, con una tesi proprio sul Bikavér) e di diventare contemporaneamente il vignaiolo d’azione e l’accademico pur di ricostruire la reputazione allora incrinata del famoso “Sangue di toro” magiaro. Due in uno! Wojtek Bosak, un comune amico polacco che si occupa della ricostruzione dell’enologia in Polonia ci ha proprio azzeccato, parafrasando Robert Louis Stevenson, a chiamarlo “Dottor Gál e Mister Bikavér“.
Ha redatto una caterva di ricerche scientifiche e si è impegnato in una marea di progetti riguardanti Eger. Con pazienza certosina ha acquistato piccole vigne sparse qua in numerose località (in tutto 8 ettari, ma ne altri 1 e mezzo sotto controllo): Síkhegy, Nagy-Eged, Ferenc-Hegy, Kántor Tag, Tóbérc, Kamra-Vőlgy, Ostoros, Pajados. La sua cantina è piccola, 300 mq, tutta scolpita nella roccia di tufo e granito riolitico in un quartiere cittadino immerso nel verde, in ut. Rózsásdűlő, dove ha fatto il primo vino nel 1999.
È stato per lunghi anni a capo dell’Istituto della Vite e del Vino di Eger, studiando con passione la genetica della botrytis cinerea e vinificando da uve rosse parzialmente attaccate da questa muffa nobile anche un vero gioiellino che sono stato fra i pochi a bere: un rosso 2002 proveniente da una piccola parcella di 3.000 metri quadrati a bassa resa piantumata con viti di Kékmedoc (Medoc Blu), una cultivar dell’Istituto di Ricerca della Vitivinicoltura FVM-SzBKI. Insegna alla scuola agraria superiore Eszterházy Károly College ed è segretario del distretto vinicolo di Eger.
Instancabile divulgatore, animatore e spiritus movens di molti cambiamenti dell’immagine e della qualità dei vini di Eger, trova ancora il tempo di condurre le vigne, visto che il figlio Péter (dopo gli studi enologici e uno stage che aveva perorato da Marco Felluga dieci anni fa) è più impegnato nel mondo del vino a Budapest, presso la Presidenza della Repubblica. Gli sforzi di Lajos per correggere la condizione del Bikavér sono noti a tutti, come il suo amore per la tradizione e la sua volontà di mantenere lo stile classico del vino locale con norme più severe, tanto che ha introdotto la tipologia dei Bikavér Superior e la dichiarazione del terroir di provenienza sulle etichette delle bottiglie.
Lo stile dei suoi vini si può definire veramente tipico di Eger, in particolare un po’ austero e che sa di buona terra asciutta. Oggi sta dedicando la massima attenzione al bianco Kántor Tag Egerszóláti Olaszrizling (in botte l’ho trovato favoloso) e al rosso che porta il nome del figlio, il Péter Bora, ma c’è anche il riuscitissimo, ormai famoso, Pinot Noir e il sempre più piacevole Pajados Egri Bikavér.
Alla prima edizione del MiWine (Milano, 14, 15 e 16 Giugno 2003) Enotime Magazine aveva organizzato due degustazioni guidate dei vini di Eger e di Tokaj. La presentazione di questi grandi vini è stata fatta da Lajos Gál, accompagnato dal figlio Péter, giunti con un furgoncino bianco che mi hanno incautamente affidato per attraversare Milano (infatti dopo avermi lasciato pirateggiare per strada mi hanno detto «guidi come uno di Budapest…»).
Péter era molto emozionato in hotel a Garbagnate, la sera, quando ci ha messo in tavola il primo vino col suo nome, il Péter Bora 2002, nato dal suo impegno con il papà. Era già allora un grande vino, ma il primo fatto in un vigneto appena acquistato e che doveva farsi le ossa negli assemblaggi; Lajos non produce vini da monovitigno in purezza come invece altri produttori, ma è convinto che il futuro sia nella cuvée e le chiama col nome di uno dei figli: Péter, András e Eszter (… «per ora», gli ho detto sorridendo, augurandogliene altri, visti i risultati notevoli sia in figli sia in vini). Scherzandoci su, nel suo sguardo sorridente ho visto però che aspetta di fare la stessa cosa piuttosto con i nipoti.
Sono stato da lui l’anno scorso e aveva in commercio l’annata 2004 del Péter Bora, che proviene da uve allevate a cordone medio-alto del trentennale vigneto Síkhegy, che si trova in alto a destra sulla strada per Noszvaj, di fronte al monte Eged. Lajos ha comprato qui due piccole parcelle a distanza di un lustro una dall’altra all’alba del nuovo millennio per un totale di mezzo ettaro, in cui sta trasformando l’impianto per ottenere una densità ideale, oggi 5.556 piante per ettaro distanti fra loro nello stesso filare di 60 cm, con una resa circa 40 ettolitri per ettaro.
Agli aromi speziati della potente base di Kékfrankos (che prima delle recenti analisi del DNA è stato considerato erroneamente un clone, forse di origine bulgara, del Gamay) fanno da corredo il bouquet floreale del Kékmedoc (Menoire) e il fruttato del Pinot Noir. I mosti sono fermentati per 20 giorni in tini aperti di legno in questa cantina dalle pareti nere per il racodium cellare tipico di Eger e frequenti immersioni del cappello, la maturazione del vino si fa in piccole botti nuove di rovere ungherese. Circa 1.800 bottiglie.
Un vino raffinato ed elegante che esprime a meraviglia la rinascita di Eger, la liberazione dall’incubo enologico del passato regime che ancora sopravvive in alcuni kombinat che sfoggiano la fascetta tricolore. Un vino rosso concentrato e intenso. C’è il profumo della terra, della carne arrosto, dei piccoli frutti di bosco e delle erbe aromatiche. Una buona acidità e un estratto di gran dignità gli assicurano un potenziale insolito e la possibilità di un continuo, attraente sviluppo nel tempo. Un vino a modo suo esigente, seducente per la finezza, la delicatezza e lo stile (anche nella “zona di confine” di quello che definiamo stile, perché ha un’anima un po’ rustica, contadina, non è asettico come i vini pastorizzati e/o filtrati). È dunque un tantino old-school e perciò interessante. Infatti ho accantonato il notes di appunti per descriverlo e me lo sono bevuto in santa pace.
Me lo gusterei con polenta, salsicce e funghi alla valsesiana, formaggi pecorini a media stagionatura e olive al confetto arrostite, pietanze di oca o di capretto in casseruola, leprotto alla cacciatora, costolette d’agnello allo scottadito. In Ungheria provatelo con lo stufato di quattro carni hétvzér tokány.
Mario Crosta
Gál Lajos Pincészete
Szent Miklós u. 6, 3300 Eger, Ungheria
tel. +36.36.518194, cell. +36.20.9150570 (dr. Lajos) e +36.20.4634633 (Péter)
sito www.gallajoseger.hu, e-mail info@gallajoseger.hu




