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Assaggi dall'Italia e dall'EsteroAustriaIl vino nel bicchiere

Pannobile rot 2011 Weingut Judith Beck

Vigneti azienda Judith Beck

Converrete certamente con me che l’Austria sia più famosa all’estero per i suoi vini bianchi, alcuni davvero favolosi come quelli di Bründlmayer e Holzapfel, ma senza dimenticare Achs, Auer, Gsellmann, Heinrich, Peck & Umathum, Pöckl, Sattlerhof, Stift Klosterneuburg, Umathum… e via alla grande.
Da alcuni anni, però, cioè da quando hanno deciso di fare sul serio sul piano della qualità, sono i nuovi rossi d’Austria quelli che mi stanno incuriosendo sempre di più. Ogni volta che torno a casa in Polonia, adesso, non vado più di fretta, ma mi fermo anche a mangiare e dormire nei paesini a poche decine di km da Vienna, fra boschi di favola e aria buona e siccome non sono un degustatore professionista, ma soltanto un amatore, a pranzo e cena nelle tipiche heurige e nelle gasthaus cerco vini da bere, non da sputare. Preferisco berli, limitando la quantità dell’assaggio allo stretto necessario (ci tengo alla patente), ma riesco lo stesso a capirne il valore.
Posso perciò suggerirvi di andare a scoprire i vini rossi austriaci del Burgenland, perché oggi sono diventati dei signori vini. Sono piacevoli, puliti, beverini, senza appesantimenti dovuti all’eccesso di legno e senza stucchevoli note di vaniglia, due caratteristiche che purtroppo trovo ancora in evidenza in alcuni vini italiani rossi presentati all’estero da grandi manovre di marketing.
Judith BeckAnche il giovane produttore Paul Achs, alla presenza dell’allora ambasciatrice austriaca a Cracovia, mi disse con un sorriso molto largo che la vaniglia piacerà forse molto alle donne, ma non va troppo d’accordo per esempio con il Blauburgunder, il Blaufränkish, lo Zweigelt e il St. Laurent, cioè con quei vitigni che meglio si adattano al clima austriaco e in particolare a quello del Burgenland, la regione con la più prolungata esposizione solare di tutta l’Austria, ma che ben si combina con l’altissima umidità e la moderazione delle temperature fornite dal lago Neusiedl.
In Austria si preferiscono i vini dai delicatissimi, ma ben pronunciati, profumi di lampone, di ribes rosso, di ciliegie, di melograno, che sono l’espressione naturale migliore di queste uve e che si abbinano benissimo sia con le pietanze montanare sia con le squisitezze viennesi.
La vaniglia, il cuoio e il tabacco sono dei profumi potenti, ma non appartengono alla tradizione locale e soprattutto non si sposano neanche bene con la sua cucina, perché sono aromi estratti dal legno e soffocano i vivaci bouquet floreali e fruttati delle uve autoctone austriache.
Già una dozzina di anni fa, in quella regione che soltanto da un secolo non è più ungherese, avevo trovato una novità interessantissima, il Pannobile rosso, un vino che ormai piace sempre di più ed è fatto da 9 produttori della zona di Gols con le idee molto chiare: Achs, Beck, Gsellmann, Heinrich, Leitner, Nittnaus, Pittnauer, Preisinger, Renner. L’ideatore del nome è stato Nittnaus, che ha sposato l’antico nome della regione “Pannonia” con l’aggettivo “nobile” per rappresentare in una sola parola il progetto e il programma del gruppo. In queste vigne di Gols, Ungerberg, Altenberg, Gabarinza, Salzberg e Spiegel, sui fianchi meridionali del Parndorf Plate, una zona chiamata anche Wagram, si sono sempre fatti vini di grande stile, ben maturati, opulenti e di corpo pieno.
Con il Pannobile si è combinata la tradizione con il know-how più moderno e ne sono nate fin dal 1994 due cuvée: un vino rosso e un vino bianco. Il bianco è prodotto preferibilmente da uve Chardonnay, Neuburger, Rauburgunder (pinot grigio) e Weissburgunder (pinot bianco), cui si può aggiungere il Sauvignon. Il rosso è prodotto da uve Blauer Zweigelt, Blaufränkisch e St. Laurent, cui si può aggiungere eventualmente Pinot Noir e Cabernet Sauvignon. La maturazione del vino avviene in piccole botti, in gran parte di rovere locale o ungherese (ma non solo) per ammorbidire i tannini delle bucce delle uve, mantenerne la struttura e combinare una piacevole beva alla capacità di notevole maturazione e invecchiamento.
Pannobile rot 2011 - Weingut Judith BeckSoltanto le uve migliori sono destinate ai vini Pannobile, le rese sono limitate e i controlli di qualità sono severi, perché il gruppo li verifica tutti con degustazioni in proprio, promuove lo scambio delle esperienze, organizza corsi di formazione e confronti professionali e autorizza infine l’uso del nome Pannobile soltanto quando i vini esaminati corrispondono ai requisiti richiesti. Ciascun produttore imbottiglia in proprio, ma la commercializzazione e la promozione sono in comune, fin dalla vendemmia 1997. Il primo che mi aveva impressionato è stato quello di Heinrich dell’annata 2001, ma devo dire che oggi sono tutti di alto livello qualitativo.
Vi descrivo perciò l’ultimo degustato, quello della Weingut Judith Beck di Gols, che mi ha colpito per delicatezza, eleganza e personalità. Doti non da poco per una modesta cantina a conduzione famigliare nata nel 1976, ma che è cambiata notevolmente quando la giovane Judith si è decisa a prenderla direttamente nelle sue mani dal padre Matthias dopo gli studi al Klosterneuburger Weinbauinstitut e praticantato a Château Cos d’Estournel di Saint Estèphe in Gironda, a Rocchetta Tanaro da Braida e a Viña Errazuriz presso Santiago del Cile. Per realizzare un suo progetto nato già nel 2000, è passata in poco tempo da 5 ettari a 15 e tra il 2005 e il 2007 ha cominciato a coltivare in regime biologico e biodinamico, ma applicati con certosina, oserei dire femminile, gradualità, per ottenere qualità senza compromessi.
Il Pannobile rosso del 2011 è fatto con 60% di Blauer Zweigelt, 30% di Blaufrankisch e 10% di St. Laurent da uve coltivate su suoli limosi e calcarei, vendemmiate nella seconda metà di settembre, fermentate in acciaio inox con malolattica in piccole botti e maturazione in legno per 16 mesi (resa di 35 ettolitri per ettaro).
Senz’altro migliore di quelli del 2007 (che ha un legno più evidente) e del 2010 (un’annata non molto favorevole, quindi niente St. Laurent). Di colore rosso rubino scuro, con un cuore nero dai riflessi rossi violacei, è un vino caldo e avvolgente, presenta note di ribes nero, mirtilli e un finale di ciliegia matura delicatamente speziata. Ottimo con il paté di lardo di maiale di razza mangalitza e olive nere (dörrzwetschke olivenschmalz) o il leberkäse di cavallo spalmati su fette di pane nero tostato, con i cosciotti d’oca al crauto rosso e canederli, con il Rindsgulasch di bovino grigio della steppa e con lo stufato di maiale lanuto di razza mangalitza.
In serata, proprio quando avrei potuto cominciare a bere sul serio, dopo questa autentica delizia mi sono invece fermato, perché volevo tenermela a lungo nella memoria, o forse perché è importante anche sapersi fermare per godersi anche la notte con tutte le altre sue curve e profondità.

Mario Crosta

Weingut Judith Beck
In den Reben 1, 7122 Gols, Austria
Tel. +43.2173.2755
Fax +43.2173.22175
judith@weingut-beck.at
www.weingut-beck.at

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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